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Lo stupore delle prese elettriche

La fallacia dell’accento

La fallacia dell’accento consiste nel porre l’accento su una parola o su una parte della frase con l’intenzione di dare un significato diverso da quello letterale.
Se dico “accendo la tua sigaretta” a seconda di dove metto l’accento posso intendere semplicemente di accendere la sigaretta, di accenderla e non ad esempio di schiacciarla, di accendere la tua e non quella di un altro, di accendere la tua sigaretta e non la tua lampada.

Se dico “Gli uomini sono nati uguali ma non c’è ragione di dare loro uguaglianza di voto” ponendo l’accento su “nati” posso implicare che dopo la nascita non siano più uguali.

La fallacia dell’accento può essere usata per rendere le proibizioni più permissive o per far finta che sia così:
“Mamma ci ha detto di non tirare le pietre alle finestre. Possiamo allora tirare dei bastoni”. Al che lei potrebbe ribattere:
“Vi ho detto che non vi avrei toccato con un dito. Non vi ho detto che non vi avrei tirato un calcio”.

In molte storie tradizionali l’eroe vince usando la fallacia dell’accento per trovare un buco in una maledizione.
Sansone fu accecato dal Re che gli aveva promesso di non “toccarlo”.
Perseo sapeva che sarebbe rimasto impietrito chiunque avesse “guardato” la Medusa.

Si possono screditare gli oppositori ponendo l’accento in modo da far loro dire ciò che non intendevano. “Disse che non avrebbe mai mentito agli americani. Quante cose si è quindi dichiarato libero di far loro!”

Richelieu disse che sarebbe riuscito a trovare qualcosa contro l’uomo più onesto facendogli scrivere sei righe. Con un adeguato uso della fallacia dell’accento gli sarebbe bastata mezza riga.

La fallacia dell’accento permette di rendere meno negativa una certa azione. “È scorretto fare una guerra batteriologica nelle terre lontane. Allora è corretto farla nelle terre vicine”.

 

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