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Lo stupore delle prese elettriche

La forza dello sviluppo tecnologico e del mercato contro il climate change

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22 aprile 2018

Oggi parliamo finalmente di una notizia positiva, frutto di una analisi pubblicata recentemente e che ci apprestiamo ad esaminare.

Per illustrarla partiamo però da un antefatto.

Nel 1972 un gruppo di scienziati e attivisti ambientalisti si riunirono nel club di Roma e pubblicarono un rapporto, il famoso “i limiti dello sviluppo”, nel quale si prevedevano grossi problemi per il secolo successivo sul fronte della sostenibilità ambientale del ritmo di crescita economica tenuto fino ad allora.

Non starò a parlare di tale rapporto, qui basterà ricordare che a quasi 50 anni dalla sua pubblicazione, se la credenza della finitezza della crescita è politicamente ancora ben presente, soprattutto in paesi come il nostro ormai da vent’anni in crisi, dal punto di vista pratico la sua attendibilità è via via sempre minore e anche la notizia di cui parleremo dopo, contribuisce a falsificarlo ulteriormente.

Comunque, dove risiede se esiste, l’errore che questi scienziati hanno fatto?

Essenzialmente in 4 punti:

1) l’assunzione dell’invarianza tecnologica

2) la totale incapacità di capire cos’è la crescita economica capitalista, da questi scienziati assunta come maggiore produzione, quando è in realtà la soddisfazione dei diversi bisogni, quindi non necessariamente tesa alla maggiore produzione.

3) La totale incapacità di comprendere il meccanismo dei prezzi di mercato.

4) L’assunzione dell’invarianza dei comportamenti sociali rispetto ai mutamenti economici indotti dal capitalismo.

La combinazione dei 4 punti porta a dinamiche completamente diverse rispetto a quelle prese in esame dal club di Roma e epigoni postumi.

Abbiamo così che ad esempio nuove tecnologie hanno aumentato da allora l’efficienza energetica del sistema produttivo, ma anche e soprattutto che la maggiore ricchezza del pianeta frutto della crescita capitalista nei paesi emergenti dagli anni ’80 in poi, ha mutato la fertilità globale portandola verso una sostanziale stasi per la fine del secolo, fissando un picco demografico massimo nel 2100 a 10-11 miliardi di persone    http://www.repubblica.it/esteri/2017/06/22/news/onu_la_popolazione_mondiale_aumentera_di_500_milioni_in_cinque_anni-168788850/

Certamente tante, ma molto inferiori a quanto stimato negli anni ’70 e tranquillamente sfamabili dall’agricoltura attuale.

Ma torniamo a noi.

Uno dei punti focali della ricerca del 1972 erano le fonti energetiche.

Fonti che all’epoca rispondevano essenzialmente al nome di petrolio.

In realtà rispondevano allora a quel nome, ma ne rispondono anche oggi.

Anzi, con la rottamazione della fissione nucleare come fonte energetica, almeno da parte dell’occidente, il petrolio è tornato centrale come fonte energetica.

Ma anche qui il meccanismo di mercato ha sconvolto le previsioni.

Come?

Con l’aumento dei prezzi avutosi nel decennio passato su una fonte energetica, il quale ha portato poi allo sviluppo di due innovazioni tecnologiche.

Da notare a questo punto la vera e propria……bellezza estetica di questo processo evolutivo guidato dal mercato.

Processo negato risolutamente dai tipi del club di Roma.

Comunque, il cambiamento di un prezzo ha mutato non una, ma ben due tecnologie, le quali in un meccanismo di feedback hanno cambiato il prezzo originario e sconvolto tutto il nostro futuro.

Almeno quello ipotizzato dai teorici del limite allo sviluppo.

Qual’è stato questo prezzo aumentato e le due nuove tecnologie comparse?

Il prezzo mutato è quello del petrolio nella seconda metà del decennio scorso.

Dai 10 dollari al barile di fine anni ’90 il petrolio ha raggiunto nel 2008 i 100 e passa dollari al barile, e su quei livelli è rimasto per qualche anno.

Questo prezzo ovviamente ha ridotto i margini di chi produce energia, e ha gonfiato invece i portafogli di chi produce petrolio.

Questa compressione e espansione dei margini delle varie aziende ha portato i soggetti colpiti da tale dinamica a due comportamenti opposti.

I primi hanno cercato nuove fonti energetiche.

I secondi hanno cercato nuovo petrolio da immettere nel mercato.

Dopo qualche anno entrambi i soggetti hanno trovato, in un caso anche grazie all’aiuto dello stato, ciò che cercavano.

Ecco così che abbiamo avuto l’introduzione dello shale oil, l’olio di scisto, che ha aumentato di decenni la disponibilità di petrolio a relativamente basso prezzo.

Ed ecco invece, e questa è la notizia di cui abbiamo accennato all’inizio e di cui finalmente parliamo, che le fonti energetiche alternative, pulite e inesauribili, sono diventate economicamente competitive.

Una su tutte: l’energia fotovoltaica.

Esaminiamo quest’ultimo punto.

La società di analisi e informazione Bloomberg, tramite la sua sussidiaria bloomberg new energy, ha recentemente pubblicato un rapporto nel quale analizza i costi mondiali delle varie fonti energetiche   https://www.bloomberg.com/news/articles/2018-03-28/fossil-fuels-squeezed-by-plunge-in-cost-of-renewables-bnef-says

Quello che trova non solo è interessante, ma ha implicazioni rivoluzionarie.

Dal 2010 ad oggi il prezzo dell’energia fotoelettrica è sceso del 79%.

Attualmente l’energia fotoelettrica negli Usa è concorrenziale con quella del carbone e nei migliori impianti è comunque competitiva con quella a minor prezzo, ovvero quella degli impianti a ciclo combinato a gas.

Le previsioni a breve-medio termine, quelle perciò più attendibili, ovvero fino al 2025, vedono il definitivo superamento al ribasso per costo del carbone, ma anche del gas, rendendo il fotoelettrico la fonte energetica più economica di tutte.

E non solo negli Usa, ma anche in tutto il resto del mondo.

Ma questo non basta.

Per risolvere in via definitiva il problema energetico la produzione deve assicurare un rifornimento continuo.

Cosa che il fotoelettrico non può assicurare.

Ma a questo punto entra in gioco una terza innovazione tecnologica.

Anzi, entra in gioco il meccanismo economico dei rendimenti di scala applicato ad una tecnologia relativamente giovane.

Stiamo parlando delle batterie al litio.

Batterie che unite ad un impianto di produzione fotoelettrico assicurano la continuità dell’erogazione di energia.

Ora, fino al 2010 tale impianto era costosissimo.

Talmente costoso che nessuno prendeva in considerazione l’idea di applicare batterie ad un impianto fotoelettrico su scala industriale.

Ma sempre dal 2010 ecco che entrano in gioco le economie di scala.

Economie che fanno crollare il prezzo delle batterie al litio dell’80%, esattamente come l’energia fotoelettrica.

Il risultato del crollo combinato dei due prezzi delle due nuove tecnologie?

Semplice: come ci informa bloomberg una centrale fotoelettrica combinata con un sistema di accumulo a batterie già oggi è concorrenziale con le fonti energetiche più costose (non è specificato, ma sicuramente il nucleare, che a questo punto diventa completamente inutile), ed entro il 2025 sarà concorrenziale con le centrali a gas, ovvero la fonte energetica meno costosa.

Qual’è il significato pratico di tutto questo?

Visto che il sole sicuramente sorge ogni giorno e visto che il costo dell’energia prodotta e stoccata da questo è comunque concorrenziale con tutte le altre fonti energetiche, possiamo concludere che l’umanità ha finalmente trovato una fonte energetica pulita, abbondante e inesauribile con la quale supportare il suo sviluppo.

E direi che questa è una ottima e rilevante notizia.

Ma purtroppo di solito a questo punto arriva il decrescista ideologico a sostenere che il problema è solo rimandato, in quanto la finitezza delle risorse è stata semplicemente spostata dal petrolio al litio.

Purtroppo e di nuovo si dimenticano le leggi del mercato.

Se la richiesta di litio aumenta, il prezzo sale.

Ma col prezzo che sale, da un lato i produttori aumenteranno la produzione e la ricerca di nuovi giacimenti, dall’altro gli utilizzatori del metallo rincarato cercheranno nuovi metalli e tecnologie più economiche con le quali sostituire eventualmente il litio più il prezzo salirà.

E questo senza considerare le economie di scala, che come detto in 7 anni hanno diminuito dell’80% il costo delle batterie al litio.

Favole di un pericoloso liberista monetarista?

No, puri fatti, come possiamo leggere qui  http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-02-26/prezzo-litio-dimezzato-quattro-anni-morgan-stanley-205536.shtml?uuid=AEpgKK7D   , dove solo grazie al primo meccanismo esaminato, ovvero la ricerca di nuovi giacimenti, Morgan Stanley stima esserci un eccesso di produzione di litio mondiale così elevato, che per riportare semplicemente in equilibrio domanda e offerta di questo metallo, la quota di auto elettriche mondiali prodotte sul totale delle auto, dovrebbe aumentare fino al 31% entro il 2025.

Cosa che sicuramente NON avverrà.

Quindi?

Quindi:

– grazie alla crescita economica capitalista, la demografia mondiale è sotto controllo.

– grazie al meccanismo dei prezzi e all’evoluzione tecnologica abbiamo vecchie fonti energetiche più abbondanti

– grazie al meccanismo dei prezzi e all’evoluzione tecnologica abbiamo nuove fonti energetiche pulite, concorrenziali e inesauribili

Possiamo parlare in questo contesto di limiti allo sviluppo?

No.

L’unico limite che abbiamo è solo quello che la nostra intelligenza ci pone.

Ogni altro discorso è solo fuffa.

E come al solito, la morte del capitalismo anche per il prossimo secolo sarà rimandata.

Ma questo lo sapevamo  😉

 

 

 

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