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L’approccio economico alla crescita della popolazione

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Da:”Environmental and natural resources Economics” di Tom Tietenberg

Il tasso di crescita attuale della popolazione è efficiente? E’ sostenibile? La dimostrazione che la crescita della popolazione riduce il reddito procapite non basta a provare l’inefficienza. La riduzione della produzione per persona può essere dovuta alla scelta consapevole dei genitori di sacrificarla allo scopo di avere pù figli. Il beneficio netto di avere più bambini eccederebbe la perdita di benefici netti dati dalla diminuzione dell’output a testa.

Per stabilire se il controllo della popolazione è efficiente, dobbiamo scoprire ogni bias comportamentale rispetto alla sovrappopolazione. I genitori prenderanno sempre delle decisioni efficienti nel numero dei bambini?
Una risposta negativa sembra appropriata per tre ragioni specifiche. Primo. La decisione di fare un figlio impone dei costi esterni al di fuori della famiglia. Secondo. I prezzi delle materie prime chiave o dei servizi colletati alla nascita e alla cura dei figli potrebbero essere inefficienti e mandare quindi i segnali sbagliati. Terzo. I genitori potrebbero non essere completamente informati o non avere accesso ad adeguati mezzi di controllo delle nascite.

Due fonti di fallimento di mercato possono essere idenfiticate subito. Aggiungere più persone in uno spazione limitato produce delle esternalità da congestione: i costi più alti risultanti dal tentativo di usare le risorse in misura maggiore rispetto alla capacità ottimale. Degli esempi comprendono troppe persone che cercano di coltivare troppa poca terra o molti viaggiatori che cercano di usare una specifica strada. Questi costi sono intensificati quando la risorsa base è trattata come una proprietà comune ad accesso libero. Inoltre la crescita della popolazione può esacerbare la disuguaglianza di reddito. Tale disuguaglianza è un bene pubblico. La popolazione nel suo complesso non può essere esclusa dal grado di uguaglianza dei redditi esistente. In più, è un bene indivisibile, poiché, in una data società, la distribuzione dei redditi prevalente è la stessa per tutti i cittadini di un paese.

Perché gli individui dovrebbero preoccuparsi della disuguaglianza di per sé anziché occuparsi semplicemente del proprio reddito? A parte una questione di umana preoccupazione per gli altri, in particolare per i poveri, la disuguaglianza può generare delle tensioni sociali e quando queste tensioni esistono, l’ambiente in cui quella società vive è un posto meno piacevole in cui stare.

La domanda per ridurre la disuguaglianza di reddito esiste, come dimostra l’esistenza di tutte le organizzazioni che se ne occupano. Poiché tale disuguaglianza è un bene pubblico, però, sappiamo anche che non è possibile contare su queste organizzazioni per ridurre la disuguaglianza così tanto quanto sarebbe socialmente giustificato.

Quando i genitori decidono di fare un figlio non terranno in considerazione gli effetti sulla disuguaglianza o sulle esternalità da congestione. Le decisioni potranno essere ottimali per le famiglie, ma potrebbero dare come risultato delle popolazioni grandi in modo inefficiente.

Due altre fonti di inefficienza possono essere date da prezzi eccessivamente bassi delle materie prime base. Tali fonti sono il costo del cibo e il costo dell’istruzione. E’ normale nei paesi in via di sviluppo sussidiare il cibo mantenendo i prezzi sotto i livelli di mercato. Prezzi più bassi del normale abbassano anche il costo dei figli finché le quantità di cibo disponibili sono mantenute dai sussidi governativi. (Notiamo, tuttavia, che se il cibo è prodotto localmente e gli effetti dei controlli sui prezzi sono quelli di abbassare il prezzo che gli agricoltori ricevono per i loro raccolti, un effetto sarà di avere una domanda più bassa di figli nel settore agricolo.)

La seconda area in cui i costi dei figli non sono interamente sostenuti dai genitori riguarda l’istruzione. Le scuole primarie sono di solito finanziate dallo stato, che raccoglie i fondi attraverso le tasse. Il punto non è che i genitori non paghino questi costi: in parte li pagano. Il punto è piuttosto che il loro livello di contribuzione è indifferente al numero di figli che hanno. Le tasse scolastiche che i genitori pagano sono generalmente le stesse sia che i genitori abbiano zero, due o dieci figli. Così il costo marginale dell’istruzione per un genitore, il costo addizionale dell’istruzione dovuto alla nascita di un figlio, è sicuramente più basso rispetto al vero costo sociale di educare un figlio. (Ndrr: questo punto non coglie il fatto che dall’istruzione addizionale possono anche aversi maggiori benefici marginali sociali: che quell’istruzione porti a ripagare in futuro quei costi, cioè.)

Sfortunatamente, non ci sono molti studi empirici su queste esternalità. Fatto sta che l’interesse nel controllo della popolazione è chiaro in molti paesi. Imporre per legge di non fare figli è non è accettabile. D’altronde i figli che nascono e crescono in povertà in paesi dove la popolazione è ad alta crescita e a basso reddito avranno difficoltà ad essere nutriti ed istruiti. La malnutrizione ritarda lo stesso sviluppo motorio e cognitivo e il circolo diventa vizioso.

Cosa è possibile fare in uno stato democratico, allora? Come è possibile controllare la crescita della popolazione pur consentendo alle famiglie di scegliere in piena libertà quanti figli fare?
Un controllo della popolazione efficace comprende due componenti. Uno: abbassare la dimensione desiderata della famiglia. Due: fornire un accesso adeguato ai metodi contraccettivi e alle informazioni sulla pianificazione familiare per far sì che le famiglie abbiano effettivamente quella dimensione.
L’approccio economico alla popolazione controlla indirettamente la popolazione attraverso l’abbassamento della dimensione desiderata della famiglia. Questo si ottiene identificando i fattori che influenzano tale dimensione desiderata e cambiando tali fattori. Per usare l’approccio economico, dobbiamo sapere come la presa di decisioni delle famiglie in merito alla fertilità è influenzata dall’ambiente economico.

Il modello principale che cerca di individuare le determinanti delle decisioni di far nascere i figli da un punto di vista economico si chiama “teoria microeconomica della fertilità.” Il punto di partenza per questa teoria è vedere i figli come beni di consumo durevoli. L’intuizione chiave è che la domanda di figli sarà una normale curva di domanda inclinata verso il basso. Tanto più costosi diventano i figli e tanto minore sarà la loro quantità desiderata.
Mettiamo sull’asse delle ascisse la quantità di figli. Sull’asse delle ordinate stanno i prezzi, vale a dire in questo caso, i “dollari per figlio.” La curva di offerta (che rappresenta i costi marginali, cioè quanto costa un figlio in più) è una linea retta. La curva di domanda (che rappresenta i benefici marginali, cioè quali sono i benefici di un figlio in più) ha un andamento discendente. Partendo da un punto di equilibrio in cui le curve si intersecano e che corrisponde alla quantità di figli desiderata in quel momento dai genitori, cerchiamo di studiare come sia possibile spostare le curve. Uno spostamento della curva dei costi marginali verso l’alto o uno spostamento della curva dei benefici marginali verso sinistra o ambedue gli spostamenti determinano una riduzione della quantità di equilibrio: in sostanza le famiglie desidereranno fare meno figli per motivi economici.

Cosa può far scivolare la curva dei benefici marginali verso l’interno? In altri termini: perché le famiglie possono pensare di ottenere meno benefici dall’avere un figlio in più? Quali sono le cause della transizione demografica dal lato della domanda? Vediamo

1. Il passaggio da un’economia agricola a una industriale riduce la produttività dei minori. In un’economia agricola delle mani in più sono utili, mentre in una industriale, le leggi sul lavoro minorile risultano in un contributo economico dei bambini alla famiglia sostanzialmente inferiore. Perciò la domanda di investimenti in figli si riduce.
2. Nei paesi con sistemi di risparmio primitivi, uno dei pochi modi attraverso i quali una persona può provvedere alla propria sicurezza durante la vecchiaia è avere molti figli che vi provvedano a lui o a lei. In molte società i figli sono esattamente un sistema di sicurezza sociale. Quando esistono dei metodi alternativi per fornire sicurezze durante la vecchiaia, i benefici marginali derivanti dall’avere un figlio in più diminuiscono.
3. In alcuni paesi lo status di una donna è definito esclusivamente in termini di numero di figli allevati. Se lo status personale è correlato positivamente con famiglie pià grandi, questo aumenta il beneficio marginale del figlio addizionale. Se lo status non è più definito dal numero di figli, allora tale beneficio diminuirà.
4. Una diminuzione nella mortalità infantile determina uno spostamento della curva dei benefici marginali verso l’interno. Quando la mortalità infantile è alta, occorre un maggior numero di figli per arrivare alla dimensione desiderata della famiglia.
5. Il modo in cui l’aumento di occupazione associato con lo sviluppo economico è distribuito attraverso i membri della società determina in parte, secondo varie evidenze, in che ammontare la curva dei benefici si sposta a causa della crescita economica. Quelle nazioni che sono entrate in una fase di consistente declino della fertilità nonostante bassi livelli medi di reddito procapite sono di solito caratterizzate da una distribuzione relativamente egualitaria dei redditi e da una relativamente ampia partecipazione ai benefici della crescita. Un esempio è dato dal forte declino di fertilità che ha conosciuto la Corea tra il 1960 e il 1974.

La dimensione desiderata della famiglia è influenzata anche dalle variazioni nel costo dei figli. I costi di allevare un figlio possono essere cambiati in modo da controllare la popolazione? Vediamo.

1. Uno dei principali elementi del costo di allevare un figlio è il costo opportunità del tempo della madre. Aumentando l’istruzione e le opportunità nel mercato del lavoro delle donne, il loro costo opportunità di allevare un figlio cresce. Questo può influenzare il tasso di fertilità osservato sia perché ci si sposa più tardi, sia perché a fronte di opportunità alternative, il desiderio di creare una famiglia numerosa cala.
2. Nelle società urbanizzate e industrializzate (e quindi via via che si verificano questi due fenomeni,) il costo degli spazi di alloggio aumenta poiché la domanda si concentra in luoghi specifici. Così, mentre il costo di uno spazio extra per i figli può essere basso in un ambiente rurale, lo stesso è più alto in un ambiente urbano.
3. Il costo dell’istruzione è molto rilevante. Quando una nazione cerca di migliorare il tasso di alfabetismo e impone l’obbligo scolastico, simultaneamente alza il costo dei bambini. I costi crescono non solo per le spese dirette che i genitori devono sostenere nell’istruzione dei figli, ma anche perché vengono meno i guadagni derivanti dal fatto che i bambini sono a scuola anziché al lavoro. (Ndrr: fermo restando che in futuro potrebbero esserci maggiori guadagni proprio per il fatto di essere andati a scuola, resta il fatto che per un lungo periodo di vita aumenta il costo dell’”istruzione di un figlio in più” è maggiore rispetto a quello di “dieci figli mandati a lavorare nei campi a cinque anni.”)
4. Via via che un paese si sviluppa, i genitori chiedono più istruzione, di qualità più alta, per i loro figli. A seconda del sistema attraverso cui l’istruzione è finanziata, fornire questa educazione di qualità può alzare il costo di ogni figlio anche se il costo totale dell’istruzione fornita non cresce.

Tutto ciò fornisce un menu di opportunità per controllare la popolazione. Questi metodi dovrebbero essere usati con parsimonia. Indurre le famiglie ad avere meno figli senza assisterle nel soddisfacimento dei bisogni di base che i figli assicurano è ingiusto. In Cina le famiglie con figlio unico ricevevano spese mediche sussidiate, priorità nell’istruzione, nella sanità, nell’alloggio e cibo addizionale. Al crescere del numero di figli le famiglie subivano riduzioni di reddito e fine dei sussidi alimentari. Il tasso di fertilità in Cina è sceso da quasi sei nel 1968 a quasi 2 nel 2000. (Ndrr: la stessa cosa l’ha fatta ovunque lo sviluppo economico.)
Politiche come migliorare lo status delle donne, fornire strumenti alternativi che assicurino la sicurezza agli anziani, fornire opportunitò di impiego che tendano a rendere la distribuzione del reddito più egualitaria sono sia più umane che più efficaci.

Ora molti studi hanno dimostrato che:
1. Una maggiore ricchezza delle famiglie consente livelli di istruzione e di salute migliori;
2. la crescita nel valore del tempo impiegato dalla madre ha un effetto positivo sui servizi contraccettivi e un effetto negativo sulla fertilità;
3. la crescita nei redditi disponibili ha effetti positivi sulla dimensione della famiglia, la salute dei figli e la loro istruzione;
4. l’incremento nella scolarità della madre ha effetti negativi sulla fertilitò e sulla mortalità infantile ed effetti positivi sulla nutrizoine e sulla scolarità dei figli.
Come permettere alle donne di aumentare il loro potenziale di incremento di reddito? Attraverso investimenti in capitale umano (istruzione, training) o capitale fisico (macchine agricole ecc.)
I fondi per gli investimenti sono ottenuti normalmente dalle banche, che richiedono delle garanzie. Poiché in molti paesi poveri alle donne non è consentito possedere delle proprietà, esse sono escluse dall’accesso al credito e molte opportunità di investimento sono perse.
Una soluzione innovativa a questo problema è stata sviluppata dalla Grameen Bank in Bangladesh. Vengono concessi dei piccoli prestiti a delle donne che fanno parte di un gruppo di cinque o sei. Se tutti i prestiti individuali vengono ripagati, al gruppo possono essere concessi nuovi crediti. Se anche solo un prestito non viene ripagato, tutto il gruppo viene escluso da nuovi crediti finché i precedenti non sono pagati. In questo modo i tassi di restituzione sono aumentati e la capacità di generare reddito grazie ai prestiti concessi ha realizzato gli stessi effetti della pianificazione familiare.
Secondo Lawrence Summers, che è stato a capo della Banca Mondiale, il tasso di rendimento degli investimenti in impianti e macchinari nei paesi in via di sviluppo era in media pari al 4%. Investimenti nell’istruzione delle ragazze rendevano anche più del 20%.

Abbassare la dimensione desiderata delle famiglie, tuttavia, non è sufficiente se le informazioni sul controllo delle nascite e l’accesso ai contraccettivi sono inadeguati. Laddove l’accesso è molto buono, la fertilità è declinata, in particolar modo quando l’accesso viaggia in coppia con un’istruzione migliore e più opportunità per le donne.

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