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Lo stupore delle prese elettriche

Il libero mercato aiuta i poveri.

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Il protezionismo danneggia i lavoratori alla lunga, ma al politico interessa conquistare consenso elettorale immediato.
Chi si lamenta della concorrenza sleale ha paura della concorrenza.
I negoziati per le liberalizzazioni sono più soggetti a fallimento di quelli che cercano di regolare e tutelare l’esistente mettendo barriere.
I paesi poveri, nella vulgata comune, farebbero concorrenza sleale a quelli ricchi.
Negare a qualcuno di fare concorrenza (produttori cinesi, lavoratori vietnamiti, ingegneri indiani, immigrati senegalesi) equivale a negargli la libertà di farsi scegliere e di migliorare la propria condizione di vita. E’ una forma dichiarata di razzismo e in sostanza significa volere che chi è povero resti tale e chi vuole migliorare la propria condizione di vita non deve poterlo fare se mina la nostra.
I paesi più ricchi sono sempre stati quelli che hanno commerciato di più.
I paesi poveri sono stati spesso chiusi ai commerci. Hanno minori ricchezze e quindi ricavano poco dalla tassazione. Hanno meno diritti, istituzioni meno forti. Queste cose possono svilupparsi, ma non nascono in un giorno.

I paesi più moderni hanno anche macchinari più moderni, hanno partecipato più intensamente agli scambi e sono più produttivi.

Se il prezzo dei fattori di produzione fosse lo stesso nei paesi poveri e in quelli ricchi perché le persone che stanno nei paesi ricchi dovrebbero comprare beni prodotti nei paesi poveri?
Se non fossero le persone che stanno nei paesi ricchi a comprare tali prodotti, a chi potrebbero venderli gli abitanti dei paesi poveri? Dovrebbero rassegnarsi a una vita di stenti?

Col tempo cambiano le scoperte e le tecnologie. Cambia il modo in cui si fanno le cose. Cambiano anche i vantaggi comparati. Chi è più bravo oggi a fare lamiere potrebbe non esserlo più domani. La divisione del lavoro a livello internazionale dipende da come milioni di individui percepiscono il proprio costo opportunità.
Anche la storia cambia, e le valutazioni sull’opportunità di svolgere un certo mestiere.
Grazie all’innovazione oggi tanti lavori richiedono meno tempo, meno fatica e producono di più rispetto a qualche decennio fa. In quei decenni un sedicenne che ogi può andare in vacanza studio a Londra sarebbe stato più probabilmente a lavorare nei campi e la scuola forse non l’avrebbe mai vista.

I paesi in via di sviluppo hanno attratto investimenti stranieri anche grazie ai costi più bassi. Gli investimenti portano sviluppo. La povertà estrema e quella moderata si sono drasticamente ridotte. Vivere con due dollari o con 1,25 dollari al giorno fa la differenza in molti Paesi. Il tasso di povertà estrema (persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno) nei paesi in via di sviluppo è passato dal 50% al 25% tra il 1980 e il 2005. Il tasso di povertà moderata (persone che vivono con meno di due dollari al giorno) è passato dal 69% al 47%.)

Nei Paesi poveri la ricchezza è poca e c’è poco da redistribuire. Prendere allora soldi agli altri attraverso gli aiuti allo sviluppo è efficace? C’è chi ne dubita.

Il maggior donatore di aiuti sono comunque gli Stati Uniti, l’economia più forte del mondo che quindi può permettersi anche di concedere aiuti.

Il governo e le istituzioni dei paesi in cui un’impresa può scegliere di investire sono fondamentali per la loro crescita. Come sono tutelati la proprietà e i creditori? Lo Stato fa rispettare le leggi o interviene direttamente?
Quando si parla di sfruttamento coloniale si ha a che fare sempre con monopoli legali in cui per poter fare impresa è più importante conoscere, rendere amico, pagare il governatore o lo statale che autorizzerà l’impresa a lavorare.
Un paese che protegge i produttori locali non troverà imprese estere disposte a investire là e dato che solitamente queste sono più innovative, con più know how, più ricche, quel paese rinuncia all’opportunità di crescere.
Gli “amici degli amici” politicanti e più o meno corruttibili sono local. Non global. E sono loro a fare la vera concorrenza sleale. Altro che tutela della produzione locale.
Libertà economica, esistenza di regole certe e non discrezionali e sempre rispettate, e non derogabili ogni volta, esistenza e tutela dei diritti di proprietà sono fondamentali affinché sia possibile investire in un paese e generare ricchezza.
Molti paesi africani, che sono più corrotti di quelli asiatici, hanno avuto uno sviluppo inferiore (se non un regresso.) I paesi che si sono sviluppati di più, come l’Uganda, sono quelli che si sono più aperti agli scambi. Non sono le materie che si scambiano, ma anche le persone e le idee: anche i commercianti o gli imprenditori africani possono imparare da quelli europei e americani o australiani e da questo scambio possono nascere vantaggi per tutti.

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