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Lo stupore delle prese elettriche

L’Italia che resiste(va) creando valore

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Esiste un’Italia che resiste, produce, innova, compete, esporta, crea valore e ricchezza.

I distretti industriali in certi casi crescono a ritmi tedeschi.
Alcune regioni (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto)  sono al top delle esportazioni in Europa come volume. Se prendiamo il dato pro capite si aggiungono Toscana, Piemonte, Marche, Friuli Venezia Giulia.
Più o meno le stesse regioni hanno un pil sopra la media europea e quindi hanno anche tassi di disoccupazione più bassi. Qualcuno, preso dall’entusiasmo ha parlato di nuovo boom industriale.
In certi settori ci sono dei boom di nicchia, come le pmi biotech http://notizie.tiscali.it/economia/articoli/boom-pmi-biotech-pia-1-4-a-nata-negli-ultimi-5-anni-00001/.
C’è anche chi costruisce robot che sostituiscono i baristi e fanno impazzire Las Vegas (e forse arriveranno a sostituire i giovani italiani dequalificati) https://m.youtube.com/watch?v=vK1OY2A0yx0&feature=youtu.be
Poi, certo, si legge anche che la produzione manifatturiera italiana è ancora di un buon 20% sotto i livelli del 2007. Quella del nord va un po’ meglio, solo attorno al 10% sotto, con tassi di crescita in linea con quelli della media europea che però è già tornata ai livelli pre-crisi. Stesso discorso per gli investimenti. Alcuni settori, come la meccanica, crescono bene, mentre altri come il tessile sono più o meno distrutti.

I servizi rimangono tragicamente asfittici e lo stesso vale per la produttività, unica in Europa a non essere cresciuta dal 2001 ad oggi E LA PRODUTTIVITA’ DETERMINA IL BENESSERE ECONOMICO DELLE PERSONE NELLE NAZIONI.
Il PIL pro capite di Emilia, Lombardia e Veneto è circa ai livelli del 1999-2000 e almeno il 5% sotto al livello del 2007, con tassi di crescita che continuano ad essere inferiori a quelli di quasi tutto il resto del continente. Per capirsi, Grecia a parte non esiste caso di paese sviluppato dove il PIL pro capite sia rimasto stagnante per 20 anni.
L’occupazione è cresciuta al nord, ma anche il Lazio e la Toscana  hanno già superato i livelli del 2008.

Purtroppo il confronto con gli altri paesi è disarmante. Crescono tutti più dell’Italia.
Spagna e Portogallo crescono decisamente meglio, Germania & co. non ne parliamo proprio.

Anche l’immigrazione è al minimo da anni proprio perché gli immigrati hanno sempre meno motivi per venire qui; del resto gli stipendi nei paesi più ricchi dell’ex Europa sovietica, come la Repubblica Ceca, sono quasi arrivati ai livelli italiani

Come dice Seminerio: “Ora, se un paese con tali e tante zavorre addosso, prima fra tutte una pubblica amministrazione, che sottrae valore e affossa la produttività totale dei fattori, e la dipendenza per i finanziamenti da un sistema bancario azzoppato, riesce a produrre un simile recupero, c’è motivo di soddisfazione e speranza, oltre che di rabbia per quello che potremmo fare se non avessimo un sistema-paese che è semplicemente frantumato, per non dire spappolato”.https://phastidio.net/2017/03/03/competitivita-eppur-si-muove/

Per i lavori qualificati ormai a Shanghai guadagnano più che in Italia. Ma anche in Romania e in Slovacchia. Quadri e manager guadagnano dal 20% in su (anche parecchio in su) più che in Italia. Programmatori software in Slovacchia guadagnano il 100% in più che in Italia.

Le aziende pagano 50 euro l’ora il meccanico della bmw e si lamentano se devono pagare 500 euro il giorno un team di sviluppo.

In certi casi i distretti industriali crescono a ritmi tedeschi.

Tra le aree dove l’internazionalizzazione delle imprese crea più benessere per tutti, c’è una fetta di Italia del Nord che non ha nulla da invidiare alla Germania del Sud, il motore del commercio estero tedesco. Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna insieme hanno la stessa capacità di creare ricchezza dall’export della Baviera e del Baden-Wurttemberg.
L’Italia conta almeno tre regioni che riescono a generare quasi il doppio di export medio procapite rispetto alla media delle regioni europee. Altre quattro, delle nostre regioni, si collocano comunque al di sopra di questa media europea e sono Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Toscana e Marche.
Nella fascia più bassa, invece, quella che non raggiunge nemmeno la metà della media a 7.500 euro, l’Italia ha ben sette regioni: il Lazio e sei delle aree meridionali, escluse Abruzzo e Basilicata che invece si collocano a quota 75% della media europea.

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