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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Londra 2016. (4)

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ASSAGGI DI EAST END
Metti due ore nell’East End londinese. Un tempo questo era un quartiere non raccomandabile. Nel 2010 c’era una barriera a Brick Lane su cui era scritto che oltrepassare quella linea significava accettare il rischio di essere in pericolo. Nel 2013 Brick Lane era nel pieno del processo di gentrificazione di tutto l’East End e adesso è quasi una zona tranquilla, dicono.
Il mio primo impatto con la zona, quest’anno, non è stato dei più piacevoli. Non tanto per me, quanto per il mio telefonino, un Honor 6 versione asiatica, che è simpaticamente scivolato dalla mia mano e, caduto per terra, ha subito la rottura del vetro. No. La protezione anti vetro non c’era. Sì. L’avevo tolta.
Dopo averlo raccolto e avere fatto spallucce, ho visto un Sainsbury’s da cui ho preso una macedonia al volo e una bottiglietta d’acqua. Quindi ho fatto un giro tra Cheshire Road, Brick Lane, Bethnal Green Road, Shoreditch High Street fatto tantissime volte tre anni prima, anche perché abitavo da quelle parti. Sono anche tornato a vedere i bellissimi graffiti sui muri, sempre nuovi anche loro perché qua tutto cambia.
Quella sera, erano le nove di lunedì, c’erano in giro alcuni di quei runner londinesi che corrono con lo zaino addosso. La zona vicino al Truman Brewery non era affollata come durante i weekend, ma dentro i locali vicino al Rough Trade (negozio di musica strepitoso) c’era un gruppo di persone che giocava a mini golf. Stavo lì per lì di chiedere di giocare anch’io, ma poi ho desistito. Da quelle parti si svolge il Brick Lane Market e il Sunday Up Market, mercati di prodotti molto più autentici che a Camden. La gente tende a fare abbastanza casino fino a tardi la sera soprattutto la domenica, il giorno dei mercati. Avevo pensato di andare lì la domenica in cui non c’erano le gare, ma poi hanno vinto i parchi. La domenica delle finali invece il tempo non c’era.
Uscito di lì ho avuto la malaugurata di idea di fotografare i curry house in Brick Lane. Tutta roba buonissima fanno lì dentro, per chi piace mangiare indiano. La spesa non è poca, come ho potuto sperimentare tre anni fa quando ci ho mangiato. Stavolta il tipo davanti alla porta di uno dei locali mi ha visto fare la foto e voleva cinque pounds. Ho cancellato allora la foto, gli ho chiesto indicazioni per la Overground di Shoreditch, mi sono incamminato dall’altra parte, sono tornato indietro, ho sentito la frase “Is he one for me?” (non molto piacevole, credo), ho visto un tizio in moto venire verso di me e indicarmi la strada per levarmi di torno, ho preso quella strada, sono andato verso Shoreditch, quartiere ormai forse neanche più fighetto da giovanile da trendy da artistico da creativo da malfamato. In uno spiazzo c’erano dei chioschi di cibo proveniente da varie parti del mondo e una cameriera argentina mia ha sedotto e abbandonato.
Con un sorriso a trentadue denti mi ha invitato a un acquisto. Ho ordinato un Chorizo. Mi ha chiesto se fossi italiano. Mi ha allora presentato un tizio, Johan, e una sua collega, Giada, dalla provincia di Enna. “Ciao, ehi, perché sei qua, come stai, tu studi alla LBS? Eri a vedere il nuoto? Fantastico! Piacere di averti conosciuto. Torno a fare i panini” “Fantastico!” Riprende la parola Gabriela, la tipa argentina, mi serve il panino al Chorizo, lo mangio, saluto tutti, non mi vengono in mente domande particolari e riparto verso casa, verso l’ultima notte londinese..” IN metro ci sono due italiani. Uno vestito in giacca blu e cravatta a righe, dice che non gli interessa fare il manager perché sono tutti stronzi. Un altro, vestito in modo più informale di me, gli risponde che ha ragione e poi intavolano una discussione in cui infamano i rispettivi colleghi di lavoro. Scendono alla mia stessa fermata. Si salutano. Piacere di averti conosciuto.”
“there is nothing but London

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