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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Maratona di Torino 2012 (km 40-41)

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QUARANTA Al ristoro la prendo comoda. Penso di essere rimasto fermo una trentina di secondi tra bevute e sistemazione dei rifiuti. Riparto nel modo migliore possibile, cioè, buono: provo stanchezza e fatica, ogni tanto qualche tendine manda un sos, ma cose come l’affanno sono ancora molto distanti. Persone da ricordare negli ultimi cinque chilometri. Donna vestita in maschera che parla con una signora raccontandole quando ha iniziato a correre. Coppia di colore che mi incita quando passo per una rotatoria. Faccio il gesto di dare loro il cinque. Non vengo ricambiato. Chissà dove avrò buttato la mano sinistra. Corridore davanti a me. Non essendo dotato di specchietto retrovisore non vede che ho messo la freccia a sinistra. Mi sposto e lo supero a destra. “Maledetto cartello!” Dice un uomo ad un compagno, riferendosi a quello col numero quaranta. “Benedetto cartello!” Penso io. Due chilometri? Restano davvero solo due chilometri? QUARANTUNO Gli ultimi due chilometri li corro sorridendo. Mi sgancio il giacchetto per mostrare il pettorale. Sorrido mentre tengo il mio passettino regolare. Chiuderò correndo. So di avere fatto una grande gara. Alcuni fermi immagine resteranno inchiodati nella mia memoria. Adesso, nella zona dell’arrivo, riappare molta gente. Sono le stesse vie fatte stamattina. Sono le stesse vie percorse ieri sera. “Dai che manca solo il rettilineo.” Un atleta ci incoraggia così. Decido di gustarmi il rettilineo finale: rallento, guardo il pubblico, continuo a sorridere. Vedo i tendoni in lontananza. Il rettilineo non finisce mai. Il pezzo da Piazza San Carlo a Piazza Castello era così lungo anche ieri sera? Una donna, che ho superato in precedenza, e arrancava, mi supera. Scatto e la supero. Mi risupererà alla fine. Se intervenisse la signora maratona direbbe che non ne avevo più. Avrebbe avuto ragione, ma l’ultimo sprint di cento metri l’ho fatto lo stesso. Le tribune in piazza Castello sono gremite di gente che applaude e incita. Mi butto sul traguardo con un gran bel sorriso. “Se vuoi vedere come sarai tra dieci anni, gurdati all’arrivo di una maratona.” “Cioè felice.”

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