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Mo Farah: il primo oro britannico ai mondiali di atletica

Lo vedete quell’uomo di colore che gareggia per la Gran Bretagna? Si chiama Mohammed Farah. E’ tra i favoriti. E’ pronto per essere il primo oro britannico ai mondiali di atletica. Sa quanto sarebbe importante ottenere questo successo un anno prima delle Olimpiadi a casa sua. Sa quanta gente inizierebbe a sostenerlo per un anno, fino al grande evento.
Eccolo che parte all’attacco. Mancano ottocento metri e lui fa valere le sue doti di progressione. Scatta e vola verso il traguardo. Le gambe accelerano, malgrado l’acido lattico ormai accumulato, il cuore è a manetta, i polmoni pure, ma ormai è la testa a comandare. E’ davanti, sa di esserlo, non ha riferimenti, vede che non riesce più a resistere, non riesce ad accelerare ancora e sente improvvisamente dei passi dietro. Passi veloci, da predatore, passi che non possono che voler dire una cosa. Che c’è qualcuno che si sta minacciosamente avvicinando.

Eccolo, infatti. Jeilman, che rappresenta l’Etiopia, la nazione che toglie tutto ai cittadini, ma onora gli atleti, unico motivo di orgoglio da presentare al mondo. La nazione orfana, quest’anno, di Bekele e già strabattuta dalle donne keniane.
Lui non parte subito dietro all’inglese, ma fa gli ultimi quattrocento metri in 53”. Altro che acido lattico. La sua corsa è adrenalina pura scaricata sulla pista. E’ la corsa del giaguaro che vede la sua preda avvicinarsi. La corsa di chi vede la distanza assottigliarsi. Basta mantenere questo ritmo. Basta non rallentare. C’è ancora del margine, ma sempre meno. Sempre meno. Sempre meno.
Farah lo vede. Con la coda dell’occhio. Ormai gli è quasi accanto. Sa benissimo come va a finire in queste situazioni. Puoi essere davanti a trenta metri dal traguardo, ma se lui ha più benzina, ti stacca, anche perché tu non sei un velocista. Però non molli. Non ti dai per vinto. I dieci chilometri sono quasi finiti ed ecco che cerchi di spremere tutto te stesso. Digrigni i denti, cerchi di far correre anche i muscoli della bocca, ma è tutto inutile. Devi accontentarti dell’argento. Per l’oro ci dovrai pensare tra un anno. Varrebbe la pena aver aspettato.
Ci siamo. Jeilman lo prende, lo vede in difficoltà, mentre lui ha davanti a sé l’immagine di Bekele e quella della sua nazione. Sa di rappresentare davvero un popolo a cui non è rimasta che l’atletica. Europei, non toglieteci anche quella. O, volendo, non riprendetevela. La pista è nostra. Ce la fa nel modo più entusiasmante: con uno sprint da quattrocentista in una gara di dieci chilometri. Festeggia pure a lungo insieme a Merga, altro etiope, dopo la gara. Puoi essere orgoglioso. Sai che Bekele lo sarà di te. L’Etiopia ha un nuovo campione mondiale

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