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Lo stupore delle prese elettriche

Il Monte Ulriken? Vale il viaggio a Bergen!

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Bergen. 24 luglio 2016.

Salgo in vetta al monte Floyen. 300 metri di altezza. Lo chiamerei colle Floyen. In un chilometro e mezzo di cammino si arriva a un laghetto. Il mondo ha visto laghetti migliori. Per arrivarci si passa da un boschetto. Per carità: tutto molto carino, ben tenuto, abbastanza selvatico. Tutta natura che sovrasta una città già di suo piena di verde e di blu. Però il mondo ha visto boschi migliori. Il panorama sulla città è bello, ma si sono visti e si vedranno panorami migliori, anche se la Lonely Planet ne parla come di uno che non teme confronti. Si può fare un’escursione di tredici chilometri fino al monte Ulriken. Faccio il ritorno in città a piedi ed è tutto uno zigzag lungo il boschetto ma sulla strada. Diversa gente corre in salita. Io cammino in discesa. E’ la seconda giornata consecutiva di sole e caldo, tra i diciotto e i ventisette gradi.

Vado a fare l’escursione prenotata all’isola di Lysoen. Ne parlavano bene su TripAdvisor. Mi incuriosisce l’isola e poi non è una cosa che fanno tutti, quindi ci vado. Oltre al giro di un’ora di un pezzo di bosco che conduce a una grotta e con la guida che offre una mela a testa, assistiamo a un concerto per violino e pianoforte dedicato a Ole Bull, il quale è stato un musicista famoso e si è costruito una villa a forma di Alhambra su quest’isola. L’età media dei partecipanti era piuttosto alta, sulla settantina. Ci sono due ottantenni marito e moglie con grucce, stampelle, giacca verde e cravatta rossa. C’è l’immancabile gruppo di italiani: figlia, fidanzato, madre, padre e due amici dei genitori. C’è una coppia di meno di trent’anni di età che si esalta durante il concerto, soprattutto la ragazza. C’è una signora interamente vestita di bianco che prenderà il via nel bosco e non la fermerà nessuno. C’è la nostra guida che ci perde quando ci sparpagliamo per arrivare alla grotta. Siamo in ritardo, al ritorno, e una barca “straordinaria” viene a prelevarci per portarci a Bergen città. Il bus che ci avrebbe aspettato alle 14,30 è partito, ma è stato sostituito da un altro, che ci aspetta finché non arriviamo e poi fa una fermata imprevista per scendere i due ragazzi e una deviazione imprevista per accompagnare una signora nella sua zona di residenza, visto che è di passaggio. Quindi va in centro e ci lascia dove ci aveva preso il bus della mattina, cioè davanti all’ufficio turistico. Qua gli autisti dei mezzi pubblici tendono a fare di tutto per non lasciarti a piedi in the middle of nowhere.
Nel muoversi verso l’isola si sale dal livello del mare per poi riscenderci e si vedono cavalli, mucche, prati, boschi e bei panorami. Nell’isola un gruppo di bambini fa il bagno nell’acqua presumibilmente gelida mentre i genitori e altre persone prendono il sole sull’erba a debita distanza.
Dalla villa di Ole Bull, una piccola Alhambra, partono i sentieri che percorrono l’isola attraverso il bosco. La cosa più bella del trekking è che sei in un bosco e magari fai finta di essere nelle foreste casentinesi. Solo che poi ti giri e dagli alberi spunta il mare. In sé l’isola sarà romantica quanto ti pare ed è sempre bello passeggiare nella natura, ma il mondo conosce isole migliori.

Dopo il ritorno a Bergen sono andato sul Monte Ulriken. Devi prendere il bus 3 alla Torget o sulla Smartstrandgaten, di fronte al porto, e scendere all’ospedale. Quindi fai un pezzo di strada in salita a piedi e arrivi alla funicolare che ti porta in vetta al monte per 100 nok sola andata, 160 a/r, 200 se pensi di tornare a piedi e quando sei in cima decidi di riprendere la funicolare perché preferisci restare a lungo ad ammirare quel che hai intorno a te, che è spettacolare.
Da tre lati hai le montagne selvagge. Mi ricorda la zona wild di Edimburgo. Da lì partono tanti bei sentieri escursionistici. In particolare molto brullo e affascinante perché pieno di sola roccia con qualche spuntatatina di verde, è il lato alle spalle della città. Quella montagna para la vista, diciamo. A ovest vedi delle montagne che però non ti sbarrano la vista, perché, avvicinandoti, si vede come scendono a strapiombo su un lago circondato da altre montagne e poi, quelle, sul mare. Guardando verso est si vede l’inizio del tratto dei sentieri, poi il monte scende subito e quindi puoi ammirare le radure verdi, i voli in deltaplano, la grande massa degli escursionisti ma anche dei corridori e poi fiordi, isolotti, altri monti, colline, piccoli paesini o case sparse, le case di una parte di Bergen, altro mare, fino alla linea dell’orizzonte.
La città dei sette fiordi e delle sette montagne è lì davanti a te. La vedi perfettamente, completa e bella: ti accorgi di quanto sia verde e armoniosa, tra le costruzioni sulle colline e in città (colore bianco predominante), i giardini e i prati (verde e giallo), l’acqua dei fiordi, dei laghetti, del mare (blu), a sua volta interrotto da isolotti e ulteriori affiorazioni montane. Questo scenario si ripete, restando girato verso la città e volgendo lo sguardo per tutta la distesa tra est e ovest. Concentrandoti sul davanti e guardando un po’ più in alto, ecco la montagna “di mezzo”, con delle case bianche in basso, a fare da separatore con altro mare e poi più in là ancora altri monti, altra acqua, altre isole e così via.

Note a margine dal Monte Ulriken:
La cinese che mi pianta un passeggino sulla gamba.
L’acqua che sgorga dal rubinetto verso l’alto col rischio di fare dei gavettoni alle persone in attesa o di passaggio mentre riempi la borraccia.
Il ristorante che dice che valga la pena mangiarci qualcosa.
La terrazza del ristorante.
L’uomo con moglie e figlia che indossa una maglietta della nazionale italiana di calcio e i pantaloncini del Milan.
I deltaplanisti.
Le ragazze dell’est Europa, indecise se tornare in giù a piedi o con la funicolare. “Meno male che avrebbe dovuto essere easy,” dicono pochi gradini dopo essere partite per incamminarsi.

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