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Lo stupore delle prese elettriche

Nel mondo il cibo aumenta più velocemente della popolazione

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Da “Voltremont”
I dati della Fao mostrano che dal
1969 (anno in cui questa
organizzazione ha iniziato
a produrre statistiche
sulla fame) a oggi la
frazione della
popolazione mondiale che
è sottonutrita (ossia con
un introito energetico
giornaliero inferiore alle
milleottocento calorie) si
è quasi dimezzata, dal
ventiquattro percento al
quattordici percento. Considerata la
significativa riduzione del
prezzo dei beni
alimentari, è ragionevole
aspettarsi una
diminuzione
dell’incidenza della
malnutrizione
nell’immediato futuro.

Nella figura qua sotto è rappresentata la percentuale di persone sottonutrite nel mondo. Dati FAO.

image
I dati della Fao
indicano, dal 2000, un
aumento nel numero
assoluto di persone
sottonutrite, ma questo
numero va naturalmente
rapportato alla
popolazione mondiale. In
questo modo vediamo che
l’incidenza della fame è
stata quasi dimezzata
negli ultimi quaranta

anni. Ossia, mentre la
popolazione mondiale
cresceva a ritmi molto
sostenuti, il
numero di persone
sottonutrite non
aumentava o aumentava
molto più lentamente.
Poiché la popolazione è
cresciuta più velocemente
nei paesi poveri e
all’interno di questi la
fertilità è maggiore nelle
famiglie a più basso
reddito e a più bassa
istruzione, se ne deduce
che la malnutrizione deve
aver allentato la presa
come fenomeno di lungo
periodo. Quindi il
problema della fame nel
mondo, che era e resta
drammatico, è meno
diffuso e certo meno
tragico di quaranta anni
fa.
Questa deduzione è
confermata dai dati
sull’introito medio di
calorie nei vari paesi del
mondo raccolti e diffusi
dall’Organizzazione
mondiale della sanità.
Con tre sole eccezioni
(Burundi, Afghanistan e
Zambia) in tutti i
paesi dove
la
malnutrizione nel 1991
era un problema serio,
l’introito medio di calorie
è aumentato. In molti casi
come Etiopia (un paese
con ottanta milioni di
abitanti), Ghana,
Mozambico, Angola,
Haiti, e Chad, l’aumento è
stato così consistente da
portare l’introito calorico
medio al di sopra della
soglia di malnutrizione
definita dalla Fao.
Bisogna naturalmente
considerare anche i paesi
che nel 2001 e non nel
1991 erano sotto le 2.000
calorie medie giornaliere
e che quindi non
compaiono nella figura
precedente. Si tratta di
cinque paesi.
Il caso più
drammatico è la
Repubblica democratica
del Congo, dove l’introito
medio calorico è passato
da quasi 2.200 (ben sopra
la soglia di
malnutrizione) a 1.500
(ampiamente sotto la
soglia). Ma il problema
del Congo è forse la
disponibilità di cibo, la
dinamica demografica o il
prezzo degli alimentari?
È forse il mercatismo?
No, il problema è la lotta
per il potere, che assume i
connotati di una
sanguinosa e distruttiva
guerra tra bande. Il dato
riflette infatti una delle
guerre africane più
drammatiche del
ventesimo secolo, iniziata
nel 1998 e ufficialmente
terminata nel 2003. Lo
stesso vale per Liberia e
Sierra Leone. Comunque,
nei cinque paesi dove l’introito di calorie è diminuito  vivono
circa centoventi milioni
di persone, mentre in quelli in cui è aumentato vivono quasi
trecento milioni di
persone. Quindi la
direzione è quella di una
diminuzione netta della
malnutrizione.

I dati succitati sono riassunti in due grafici nel libro “Voltremont” e nei rapporti indicati in fondo a questo articolo.

Una ricerca più approfondita si può fare cercando “who calories intake african countries” su Google.

Un interessante report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul tema è il seguente: http://www.afro.who.int/index.php?option=com_docman&task=doc_download&gid=1395&ItemId=2111

A questo punto il
lettore attento non potrà
fare a meno di citare i
polli di Trilussa, una
metafora che calza a
pennello parlando di fame
nel mondo. In altre
parole, se l’introito
calorico medio in un
paese aumenta questo non
implica affatto che si stia
riducendo il numero di
quelli che sono affamati:
potrebbe benissimo essere
che siano quelli già ben
nutriti ad accaparrarsi le
calorie aggiuntive.
Per questa obiezione
ci sono due risposte.
Primo, quello che stiamo
dicendo è che il totale
calorico è aumentato in
misura sufficiente a
ridurre la malnutrizione
nel mondo. Se esiste un
problema di ripartizione
non equa di questo totale
calorico allora la
questione primaria è la
giustizia nella
distribuzione delle risorse
alimentari all’interno dei
paesi poveri, non una
cronica carenza di cibo
dovuta all’aumento della
popolazione mondiale.
come le dichiarazioni di
Secondo, il
fatto che la percentuale
della popolazione
mondiale malnutrita sia
passata dal ventiquattro
percento della fine degli
anni Sessanta del secolo
scorso al quattordici
percento dell’ultima
rilevazione Fao, assieme
al fatto che la fertilità è
maggiore tra i poveri dei
paesi poveri, fa
concludere che buona
parte dell’aumento
calorico che osserviamo
deve essere andato a
beneficio di chi altrimenti
sarebbe stato malnutrito.
Insomma,
riassumendo, due più due
fa quattro: la popolazione
mondiale aumenta,
soprattutto nei paesi più
poveri, mentre il numero
di malnutriti resta
pressoché costante e il
totale calorico aumenta.
Quindi il cibo aumenta
più velocemente della
popolazione.

Note sui dati indicati nel testo:

Dati sulla fame nel mondo sono disponibili online presso il sito della Fao: http://www.fao.org/hunger/en/.

I dati sull’introito medio di calorie si trovano nel sito dell’Organizzazione mondiale della sanità: Global Database on Body Mass Index, disponibile online presso http://apps.who.int/bmi/index.jsp. Il rapporto delle Nazioni unite sul consumo d’acqua nel mondo si intitola World Water Development, ed è disponibile online presso http://www.unesco.org/ water/wwap/wwdr/wwdr3/tableofcontents.shtml. Il rapporto di Water Footprint è disponibile online presso http://www.waterfootprint.org/?page=files/home.

 

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