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Ma scrivi un po' cosa ti pare

1 Gennaio 2019
di riccardoricciblog
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Ho preso 24 libri da leggere in 2 mesi

Ho preso ventiquattro libri in due giorni in quattro biblioteche diverse: Scandicci, Isolotto, Oblate, Orticoltura. 

Non so quanti riuscirò a leggere in un mese più uno di rinnovi possibili, ma mi ci sono messo d’impegno e ne ho già letti quattro in quattro giorni, oltre ad averne iniziati altri due.

I libri presi sono una selezione tra quelli consigliati da Ilenia Zodiaco nel suo canale YouTube a ogni Natale e ultimo dell’anno tra il 2015 e il 2018. Per ora non ha sbagliato un colpo: ogni suo consiglio lo ritengo eccellente. Oltre a leggere libri belli, scritti bene, con storie coinvolgenti, a volte divertenti, conosco anche autori moderni finora non conosciuti. I video su YouTube si chiamano “Consigli su come non rovinare il Natale a un lettore” o “I libri del 2017” o “Cosa mi regalo a Natale”. Vado a memoria, quindi potrei sbagliare i titoli e sì magari un giorno metto i link in questo post. 

Io sono così: mi metto su un qualcosa d’impeto, cerco di fare tutto di più di quella cosa, sono ingordo di quella cosa. Se faccio così allora quella cosa la finisco. Altrimenti mi manca troppo spesso la costanza. In quel caso questa lista finirà nel dimenticatoio e ne subentreranno troppe altre. Invece meritano tutte le liste che faccio: dovrei trovare un equilibrio tra la procrastinazione e l’ingordigia e forse riuscirei a fare ancora più cose che voglio fare. 

Comunque ci sono stati degli intoppi nelle mie ricerche.

La biblioteca delle Oblate chiudeva dopo le 19 in questi giorni quasi festivi tra Natale e l’Epifania, quindi ho fatto due viaggi. Nel secondo avevo un’ora di tempo, visto che sono arrivato alle 18 di venerdì sera. Facevo le ricerche con l’ipad aperto in multiview: da un lato Safari per trovare la collocazione dei libri dal sito Opac biblioteche Firenze e dall’altro Note dove avevo la lista dei titoli. Andavo un po’ a sentimento e un po’ a bestemmie se il libro era in prestito. In mezzora avevo i libri. 

Anche all’Isolotto, giovedì, avevo fatto in fretta, anche avrei avuto quattro ore di tempo dopo le 19: ipad sul tavolino, ricerca delle collocazioni, ricerca dei libri, et voilà, presentazione al banco dei prestiti e inserimento nello zaino.

A Scandicci molti libri cercati erano in prestito: la biblioteca è frequentata da altri fan di Ilenia che hanno avuto la mia stessa idea? In particolare l’unica biblioteca in cui ci sarebbe stato l’ultimo libro di Veronica Raimo, che volevo assolutamente, era quella di Scandicci e guarda caso il libro era in prestito. 

Si diceva di intoppi. Mentre mi dirigevo camminando baldanzosamente verso l’Orticoltura da Viale dei Mille e via Don Minzoni ho faticato a trovare l’orientamento per arrivare all’Orticoltura, tra un fiume, via Faentina, i ponti che separano viale Milton e via XX settembre (vado sempre a memoria e non voglio controllare adesso l’esattezza di quel che scrivo). 

Comunque alla fine ho preso quel che volevo. 

Ah, già: mentre camminavo il sabato mattina, leggevo uno dei libri presi il venerdì sera: quello di Ester Viola, l’amore è eterno finché non risponde, che mi ha tenuto incollato alle pagine. Penso che dei libri parlerò in un post successivo, penso che avrei potuto descrivere le peripezie di quei giorni con più ironia, penso che il prossimo post riprenderà con le frasi che ho scritto su “l’amore è eterno finché non risponde”. 

1 Gennaio 2019
di riccardoricciblog
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Letto batte corsa uno a zero

Sabato 29 dicembre ha vinto il letto.
L’appuntamento era per le nove di mattina presso la fontanina che si trova all’incrocio tra viale Fanti (e stadio Ridolfi di atletica) e viale Paoli (quello della curva Ferrovia dello stadio di Firenze).
L’appuntamento era stato indicato nel gruppo Whatsapp “Allenamenti e Gare” sul quale i membri della società di running e simili “La Fontanina” (il nome non è una coincidenza) scrivono di allenamenti e gare (ma dai, davvero?). Esistono altri gruppi Whatsapp dello stesso gruppo: quello dedicato al cazzeggio, quello dedicato ai corsi tenuti dal coach Gianni, quello delle corsette amene dedicato a chi corre più piano e a volte si ferma a raccogliere le more durante una gara (Simona B docet).
Quando il gruppo di corsa ha avuto inizio, nel 2008 se non sbaglio, non esisteva Whatsapp e allora gli appuntamenti ce li davamo usando gli arcaici sms o l’antiquato sistema del passaparola. Non era difficile: quando ho iniziato il corso di avviamento alla corsa eravamo tre. Adesso la società è una vera e propria società e ha più di cento membri.
Io sono  quattro anni che sono un ex runner: inizio e smetto, arrivo a buoni livelli in allenamento ma poi mi infortuno oppure la vita e la non voglia mi portano altrove.
Il 29 dicembre 2018 ero fermo da un mese e mezzo, complice anche un mal di schiena da vecchiaia che un giorno mi ha lasciato fermo lungo una strada, senza che riuscissi a muovermi né a sedermi senza provare un dolore quasi atroce. Questo ha comportato tre giorni di stop. Poi sono andato in Spagna e non ho corso (ricordate i tempi in cui l’abbigliamento da corsa era incluso e usato in ogni viaggio?). Poi ho avuto da fare con Greenpeace. Poi ho trovato altre scuse, come quella del freddo. Insomma ero fermo, ma ero deciso a ripartire.
Stavolta l’obiettivo sarebbe stato quello di andare piano tutti i giorni, per riacquisire la costanza. Affinché questo sia possibile è indispensabile correre in compagnia. L’approccio del tipo “Ora raggiungo i vostri livelli e poi torno” non ha funzionato.
Appena ho visto il messaggio nel gruppo ho pensato che era l’ora di tornare a correre in compagnia con loro. Piano piano all’inizio e a lungo e poi via via più veloce. È il metodo Lydiard, peraltro. Ed è anche puro buon senso: abitua il tuo corpo e la tua mente alla corsa e soprattutto evita di infortunarti perché se no fai come i gamberi.
Allora mi sono deciso ad andare a correre venerdì 28 dicembre. Ed ecco che ho pensato: “Ma vediamo se riesco a correre dieci chilometri in un’ora”. Ci sono riuscito, peraltro accelerando nell’ultimo chilometro, ma la sera avevo un dolore al ginocchio destro e uno alla coscia sinistra.
Malgrado ciò, mi sono detto, la mattina vado. Tanto vado piano. E invece ha vinto il letto. Alle 8,45 ero ancora a cazzeggiare col cellulare e non sarei mai arrivato in tempo per la corsa.
Ecco il pensiero giustificatore: “Meglio così, perché a correre col dolore si rischia di infortunarsi”. In compenso mi sono presentato all’appuntamento per il caffè, dimentico che il motto è “correre per mangiare” (e “correre per stare bene” e “correre per viaggiare”…) e non è “mangiare senza avere corso”.
Fatto sta che oggi è il primo dell’anno e a correre ricomincio domani. 364 giorni di corsa. Lo mettiamo come obiettivo?

29 Ottobre 2018
di riccardoricciblog
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Cinzia Savi Scarponi

Mistista, stileliberista, delfinista.
64 vittorie ai campionati italiani, un bronzo e due quarti posti ai campionati europei, prima donna italiana a scendere sotto il minuto nei 100 metri stile libero (un tempo che avvicinava l’Italia femminile dello stile libero un po’ al resto del mondo), erede designata di Novella Calligaris fin da giovanissima (1977), destinata a dare nuova linfa al nuoto italiano insieme a Marcello Guarducci a fine anni 70, carriera poi proseguita negli anni 80, ma c’è un grandissimo ma: le tedesche dell’est.

Quanto grande sarebbe stata la sua carriera se avesse avuto avversarie che lottavano alla pari?

Un po’ di link

https://it.wikipedia.org/wiki/Cinzia_Savi_Scarponi

https://fattidinuoto.corsia4.it/category/cinzia-savi-scarponi/

https://www.swimbiz.it/portal/5-giugno-1977-il-primo-grande-exploit-di-cinzia-savi-scarponi/

https://www.swimbiz.it/portal/cinzia-savi-scarponi-per-swimbiz-2/

http://www.treccani.it/enciclopedia/cinzia-savi-scarponi_%28Enciclopedia-dello-Sport%29/

http://www.w2opolo.com/2014/07/cinzia-savi-scarponi-la-regina-haba-waba.html

22 Settembre 2018
di riccardoricciblog
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L’uso della terra e la dieta americana.

Via via che il reddito cresce, le persone consumano più carne.

Questo processo non va avanti all’infinito, però.

I prezzi variano, si modificano le preferenze dei consumatori per vari motivi, cibi la cui produzione richiede più terra (carne rossa) vengono sostituiti da cibi ritenuti più salutari e la cui produzione richiede di usare meno terra (carne bianca, legumi), aumenta la produttività dell’agricoltura.

Così, a fronte di una crescita della popolazione del 36% e della ricchezza del 38%, la quantità di terra usata per sfamarsi negli Stati Uniti non è aumentata tra il 1980 e il 2013.

In compenso altra terra è utilizzata per produrre cibo destinato all’esportazione (perché è profittevole esportarlo) e alla produzione di etanolo.
Mangiare meno carne non porta quindi necessariamente a usare meno terra.
Mangiare meno carne, però, insieme a miglioramenti di produttività, aiuta a usare in modo più efficiente la terra.

http://www.env-econ.net/2013/09/land-use-and-the-american-diet.html

 

22 Settembre 2018
di riccardoricciblog
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Più canne, meno cannucce

PIU’ CANNE, MENO CANNUCCE

Da: https://www.strawlessocean.org/faq/
Le cannucce di plastica finiscono negli oceani, inquinano le acque e uccidono animali marini. Non sono riciclabili e si degradano in non meno di duecento anni.

Le cannucce finiscono in mare una volta che vengono lasciate sulla spiaggia o ci arrivano dai tombini o dai rigagnoli. Possono essere buttate via dalle auto mentre si viaggia, fuoriuscire dai cassonetti pieni, gettate semplicemente per terra.

È stata ritrovata della plastica nello stomaco di almeno il 71% degli uccelli marini e il 30% delle tartarughe marine. Quando ingerisce la plastica, un organismo marino su due muore.

La plastica che finisce negli oceani inoltre si riduce in pezzi sempre più piccoli, noti come microplastiche e diventa un’ulteriore minaccia per la vita marina, pesci compresi.

Alcune persone non possono fare a meno delle cannucce: chi ha avuto un infarto, chi è affetto da autismo o da altre malattie. In questi casi esistono delle cannucce di plastica compostabile che possono essere usate. In quei casi la miglior soluzione può essere pure la cannuccia di plastica, ma si tratta chiaramente di casi limitati, per fortuna.

Il problema delle cannucce compostabili è che se finiscono in mare sono equivalenti alle cannucce di plastica. La mancanza di informazioni sui depositi di compostaggio spinge le persone a gettarle anziché a portarle nei luoghi appositi. Per questo motivo non sono consigliabili.

Le cannucce di plastica sono tra i primi dieci rifiuti che si trovano in spiaggia durante le pulizie. Si ritiene che rifiutarne l’uso sia l’azione più semplice che si possa fare per ridurre l’inquinamento da plastica. Il primo passo da fare è, appunto, quello di rifiutarle.

Alternative? Cannucce fatte di altri materiali, dalla carta al bambù, dall’acciaio alla bioplastica, esistono, anche se ancora sono più costose e non sempre di immediata reperibilità. Vedi: https://www.strawlessocean.org/alternatives/
Oppure: http://www.ecostrawz.co.uk/
Oppure: https://strawfree.org/
Oppure, da Amazon: https://www.amazon.com/s/ref=nb_sb_noss_2…
O ancora: http://www.last-straw.org/the-solution/
Ci sono anche cannucce di zucchero glassato prodotte dall’italiana Sorbos. http://sorbositalia.it
Il movimento per mettere al bando le cannucce di plastica è in crescita.
Vedi: www.strawlessocean.org
http://strawwars.org
http://www.last-straw.org

Diverse catene alberghiere, molti ristoranti soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti e diverse aziende, tra cui Starbucks e Mc Donalds, hanno annunciato la loro sostituzione con cannucce di carta o di materiale non inquinante. In molte città bar e locali hanno messo al bando le cannucce. Vedi: https://www.ilpost.it/…/starbucks-smettera-di-usare-cannuc…/
https://www.ilpost.it/2018/06/18/cannucce-carta-mcdonalds/
https://www.nationalgeographic.co.uk/…/…/death-plastic-straw
https://www.nytimes.com/…/new-york-today-plastic-straw-ban.…
Chiaramente c’è anche chi si lamenta del bando. I motivi sono che le cannucce sono divertenti, che con quelle la bocca non va a contatto con i bicchieri, che il liquido dei cocktail non colpisce i denti.https://futurism.com/plastic-straws-disappearing-oceans/

22 Settembre 2018
di riccardoricciblog
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Verso Glasgow 2018.

La lotta per la conquista dello spazio in valigia è stata dura e ha vinto questa. Il piccolo trolley acquistato da Decathlon non è bastato a contenere la macchina fotografica e l’ipad e tutto il resto, quindi ho dovuto optare per quello più grande, il Carpisa amico di vecchi viaggi. Ho comunque rinunciato alla roba per correre: avrei dovuto prendere l’abbigliamento da 13 gradi ed era troppo ingombrante. Potevo prendere quello anziché l’ambaradan fotografico? Dovevo?

Ho rischiato di fare come il Nardi, che da presto fece tardi. Ero a prendere una spremuta d’arancia al bar interno della stazione Santa Maria Novella. Mi sono fermato a un tavolino. Mi sono messo a sedere. Ho osservato due coppie di ragazzi francesi che giocavano a carte. Ho prenotato il biglietto da Porta Garibaldi a Milano Malpensa. Nel frattempo il mio treno per Milano Porta Garibaldi sarebbe partito solo dieci minuti dopo. Ero arrivato alla stazione un’ora prima.

La bellezza di un treno vuoto. Lo spazio non solo per le gambe, per le valigie sotto le gambe, per i due caricabatterie tutti per te, ma soprattutto lo spazio visivo. A parte il commesso viaggiatore che telefonava davanti a me e che scenderà a Reggio Emilia AV (esistono treni che ci si fermano ed esistono passeggeri che ci scendono), la situazione è ideale. Spazi aperti e abbastanza sconfinati all’esterno: alberi, campi, pianura padana. Spazi e silenzi non interrotti da teste, valigie, gambe, giornali inutili, personal computer, parlottii, chiacchiericci, bambini urlanti, all’interno.

Milano Porta Garibaldi mi accoglie con un corridoio in stile Miglio Verde, un passaggio per la metro chiuso da tornelli e due uscite verso due desolation road. Ne prendo una e vedo un clochard sdraiato per terra coperto da una coperta, tre persone che somigliano a mafiosi cubani in camicia blu che dialogano all’angolo tra una sfilza di binari e un cumulo di case che a prima vista mi sono sembrate diroccate e a seconda vista non lo erano. Al di là dai binari, volgendo lo sguardo a destra, si vedono frotte di grattacieli, su uno dei quali spicca la scritta AXA, che mi ricorda la compagnia assicurativa che rifiuta di assicurare le centrali a carbone, a differenza di Generali.

Mi aspettavo almeno un bar, dentro o fuori dalla stazione. Un locale dove potessi affogare in un bicchiere la depressione causata dall’infausta scelta di scendere in quella desolate land (o così è stata la prima impressione) e poi di fermarmici anche il tempo necessario per pranzarci.
Dopo aver chiesto aiuto via whatsapp, aver letto la storia di Porta Garibaldi su Wikipedia e avere consultato Google Maps, ho deciso di muovermi, così le prospettive di quell’ora e mezzo che mi ero dato prima di prendere il treno per Malpensa sono cambiate.

Ho scoperto un mondo fatto di grattacieli immersi nel verde (guardando in alto oltre la via stretta tra le case), bar, osterie, ristoranti di mare pugliesi, cavalcavia, saliscendi e ingressi principali della stazione. Quegli ingressi che avrebbero finalmente reso attraente anche il solo girovagare per più di un’ora senza meta: da lì si entrava in un mondo dove prendevano vita la Feltrinelli, la toilette a pagamento, la cassatina siciliana, la crema di caffè, il barista che mi chiedeva se volevo un bicchiere di acqua naturale o gasata (nel caso avessi scelto questa mi sarei aspettato una tipa che usciva dal bicchiere con un giubbotto di pelle, una corona in testa e col codazzo di fan dietro che sbavavano per un autografo), il tabellone degli orari che indicava i treni per Malpensa molto dopo che erano già apparsi sul sito Viaggiatreno.

In una situazione di minore ansia e minore fretta e diversi obiettivi avrei probabilmente indugiato volentieri a osservare le vie strette, le case, i graffiti e a origliare i discorsi dei mafiosi cubani e dei camerieri che aprivano il ristorante. Sarei probabilmente anche entrato dal falegname, che dichiara sull’insegna di esistere e di resistere dal 1960. Stamani, però, non c’era tempo per cullarsi in certe cose. Dovevo trovare subito un luogo familiare, commerciale, con del cibo (possibilmente) e soprattutto dovevo arrivare al binario utile con un congruo anticipo. Il resto è poesia a cui ci dedicheremo un’altra volta. A partire dalle strade di Glasgow, magari.

A proposito di Feltrinelli Express. La sezione “economia” dovrebbe intitolarsi “puttanate, incredibili puttanate”.

Intanto un articolo su Oasport mi segnala una Glasgow fredda, grigia e piovosa, cioè affascinante.
Poi ci sarà tanta musica, ovunque. In ogni locale c’è la musica dal vivo. Sì, anche l’whiskey. Poi sembra che la città si sia preparata a questi campionati europei come se fossero le Olimpiadi. Accoglienza a suon di musica e fuochi d’artificio nella piazza centrale. Non vedo l’ora di esserci.

Quello, però, succederà dopo. Immergersi nell’atmosfera di Glasgow 2018, dico. Adesso c’è da superare la solita tensione dell’attesa: arrivare all’aeroporto, separare i liquidi e gli oggetti metallici, superare il terrore dei controlli di sicurezza (terrore dato dalla possibile apertura della valigia o dello zaino alla ricerca di quel minuscolo oggetto che mi ero dimenticato di togliere), riuscire a chiudere la valigia fischiettando anche mentre interiormente impreco in sanscrito, prendere l’aereo sperando che il bagaglio non venga stivato, ricominciare a leggere Guerra e Pace o comunque qualcosa sul Kindle sempre che riesca ad averlo a portata di mano, arrivare a Glasgow, forse prendere Uber e comunque arrivare alla casa prenotata attraverso Airbnb, capire il territorio, salutare la proprietaria di casa, superare senza troppi patemi la fase dei convenevoli, scoprire se lì vicino ci sono abbastanza possibilità di scottish breakfasts, saggiare il territorio, conquistarlo.

Poi sarà tutto un Carnevale di Rio, come dice qualcuno.

Ah, dimenticavo. Celtic o Rangers?

22 Settembre 2018
di riccardoricciblog
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Glasgow 2018 (1)

Glasgow 2018. (1)

Bambino che mi fissi mentre sistemo la valigia in aeroporto. Posso cancellarti?

Dopo tre giorni a Glasgow è apparso il sole. Oddio, non è molto convinto. Si è limitato a proiettare i suoi raggi su degli alberi per qualche minuto prima di tornare a nascondersi sotto le nuvole. Avrà particolarmente sonno. Che sia andato a fare bisboccia in qualche paese mediterraneo?

Sono riapparsi i francesi, invece. È bastato loro vincere due ori inattesi e mi sono ritrovato due tifosi francesi accanto. Non è che avessero comprato i biglietti, secondo me. Si sono generati dentro la piscina: sono spuntati come i funghi.

L’accoglienza.
Durante il percorso di uscita dall’aeroporto ti trovi immerso in un pavimento di pietre e legni, delle pareti che sembrano foreste e canti di uccellini.
Gli steward all’esterno della piscina cercano di intavolare una conversazione mentre setacciano tu e le tue borse. Più che controlli sono pacche sulle spalle.
Passi davanti a un locale in cui stanno suonando della musica, un uomo esce nello stesso momento in cui passi tu e ti saluta.
Sei seduto al tavolo di un pub, arriva un gruppo di signori piuttosto attempati, una donna ti chiede se vuoi qualcosa del loro cibo appena arrivato.
Un autista del bus non si preoccupa più di tanto se la tua carta di credito non viene letta o se il qr code del biglietto settimanale del bus non viene riconosciuto, generalmente perché lo disponi non correttamente agli occhi dello scanner. Il bus non parte finché non dimostri che hai pagato (come in un sacco di altri posti in Europa, tranne che in Italia, non si sa perché), ma nel frattempo potete fare una partita a carte.
Non pensiate però di farmi dire più di due o tre frasi di circostanza. Al massimo posso sorridervi.

Ho potuto guardare l’oro azzurro dell’inseguimento maschile e l’argento dell’inseguimento femminile nel ciclismo su pista mentre camminavo dalle piscine verso il velodromo. Stamani ho guardato il canottaggio in piscina mentre si svolgevano le batterie dei 1500sl. Hanno contribuito Ipad, telefonino, Vodafone video plus più Vodafone giga in & out, Easy europe roaming, tariffa Smart all in Tre (con limitazione a un giga al giorno, giga che mi dice sia stato consumato già in una mattina), Eurosport player.

A proposito di velodromo. I successi nell’inseguimento sono importantissimi. Avevo comprato i biglietti per il ciclismo su pista proprio per guardare quelli e li ho visti lungo i marciapiedi di Glasgow a causa della distanza tra la piscina e il velodromo. Dato che era tardi ho anche deciso di non entrare in quest’ultimo. Ci riproverò domenica.

Ogni volta che vengo a questi eventi internazionali succede che mi sieda vicino a tifosi italiani. Ogni volta non so che dire loro, come presentarmi, cose così. A parte la volta di Kazan, in cui conobbi Amelia, potrei avere perso delle occasioni di sana e robusta conoscenza. Stamani è stato il turno di due ragazze fan (o familiari? O fidanzate, almeno una?) di aereo Miressi.

Ovunque mi giri, nei dintorni della piscina, appaiono tifosi italiani: in tribuna, sugli autobus, fuori dalla piscina a prendere un gelato.

Qualcuno sa perché il caffè o il cappuccino debbano essere serviti a una temperatura pari a quella di un altoforno? Così da finirli in una mezzora buona?

Qual è la probabilità che un signore belga che era accanto a me una sera a Budapest durante le gare di nuoto e che poi rividi in aeroporto me lo sia trovato davanti al bar di Glasgow in cui ho fatto “all day breakfast” ieri mattina?

A proposito. Ben contento di aver trovato dove fare colazione tutte le mattine, stamani l’ho trovato chiuso. Mai una gioia.
(In compenso ho scoperto un posto dove fanno buffet con cibo proveniente da tutto il mondo, vicino alle piscine. Non male per i pranzi a 6,95 pound).

Cosa mi ha offerto la proprietaria di casa la prima sera? Ovviamente un ombrello. In realtà per ora è piovuto solo una sera. Il cielo è costantemente grigio tendente al nero. Sprazzi di azzurro sono apparsi solo oggi pomeriggio. La temperatura è sui diciassette gradi. La sera fa quasi freddo.

La piscina è ai confini di un bel parco. I bagni sono solo chimici. I ristoratori sono tre, monopolisti e quindi cari. Gli spazi per sedersi sono pochi: un tronco d’albero e qualche tavolino. Non passa la mascotte. Non si può stare ai tavolini tra le gare della mattina e quelle del pomeriggio perché l’impianto chiude. I posti centrali durante le batterie sono vuoti (perché i biglietti erano davvero troppo cari per le batterie e evidentemente c’è stata un’allocazione delle risorse non ottimale).

Finali di venerdì pomeriggio: “Che bello, sono nelle prime file, alla partenza delle gare di cinquanta metri, a bordo vasca”! Peccato per gli arbitri che si alzano e nascondono la vista degli arrivi e delle virate e per la prospettiva che ti impedisce di vedere le posizioni in gara.
Oggi (sabato) sono un po’ più in alto a destra. Dato che la scelta dei biglietti è stata casuale, nel senso che ho scelto solo quelli di fascia di prezzo b (c’erano a,b,c,d) chissà cosa mi riserveranno i prossimi giorni.

Ah, dimenticavo. Ci sono stati due ori e un bronzo nel canottaggio, oggi.

Vabbe’. Stanno per cominciare le finali di nuoto. Ci si aspettano ulteriori scintille.
E quelle di ieri? Eh, oh, le commenterò insieme a quelle di oggi.
See you soon.

22 Settembre 2018
di riccardoricciblog
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Glasgow 2018 (2)

 

Europei di Nuoto, prime due giornate. Diluvi di emozioni e record che scoppiano come tappi di spumante.

1. C’erano una volta i record italiani di sempre-sia-lodata- Alessia Filippi. Al Settecolli sono stati la Cusinato nei 400 misti e la Panziera nei 200 dorso a toglierglieli. Agli Europei è stato il turno di Simona Quadarella negli 800sl. 8’16”35, tempo di livello mondiale. Un anno fa bronzo mondiale nei 1500sl. Ieri oro europeo negli 800sl. Diciannove anni e un futuro da regina del mezzofondo europeo e, augurabilmente, non solo.

2. Sarah Sjoestroem e Pernille Blume giocano a hunger games. Ne rimarrà solo una. Vederle appaiate per cinquanta metri a dare botte all’acqua senza respirare chiedendosi chi avrebbe toccato per prima è stato bellissimo. Ha vinto la più lunga e robusta di un centesimo e forse di un centimetro. La sfida si ripeterà nei cento stile e sarà ancora lotta dura senza paura. Terza è arrivata, come da attese, Ranomi Kromowidjodjo. Lei è abituata ai piazzamenti, io forse ho finalmente scritto bene il suo cognome.

3. Elena Di Liddo, ovvero un lungo pianto di felicità dopo le mille tribolazioni e la rinascita avvenuta a Copenaghen a dicembre col bronzo in vasca corta nei 100 farfalla. Non aveva mai vinto una medaglia in vasca lunga. Adesso è arrivata. Ilaria Bianchi è finita al quarto posto, battuta da una connazionale. La storia si è poi ripetuta per lei stamani: si sono qualificate per le semifinali dei 200 farfalla Alessia Polieri e Ilaria Cusinato, lasciando fuori, per la regola delle due qualificate per nazione, la Bianchi, che è arrivata subito dietro loro.

4. Adam Peaty distrugge record del mondo anche quando va in bagno? In un cento rana di livello straordinario prende il largo nella seconda vasca e annuncia al mondo che la rottura del muro dei 57” è lì a un passo. Secondo arriva lo scozzese di Glasgow James Wilby, che racconterà un giorno ai nipoti la storia di un atleta che ha vinto un argento europeo a casa sua.

5. Staffetta 4x100sl. A un certo punto è apparso un aereo: airbus Miressi. 46”99 lanciato e tocco solo un soffio dietro i fortissimi russi. Certo che in staffetta è sempre difficile che tutti e quattro siano al top e funzioni tutto alla perfezione. Stavolta è stato Vendrame a non essere al massimo della forma. Inoltre a Zazzeri si è rotto il costume e questo può averlo condizionato.

6. Il giovane predestinato campione russo Kolesnikov imita Peaty nei 50 dorso: 24 secondi netti. A proposito di record: al mattino Georgia Davies ha realizzato quello europeo nei 50 dorso femminili: 27”21. A seguire la russa Fesikova l’ha sfiorato: 27”23.

7. Partenze e altri record italiani. Fabio Scozzoli ha la migliore al mondo, è sul podio ai cinquanta metri, poi i trent’anni si fanno sentire e arriva quinto in una finale stratosferica. Carlotta Zofkova fa il record italiano dei 50 dorso con 27”94, superando di due centesimi Silvia Scalia, che lo aveva superato nella semifinale precedente. Sì, ma le partenze? La contessa Zofkova, con cui ho da qualche parte una foto, tende a lasciare metri in partenza e in virata. Peccato. La ricordiamo tesa ed emozionata, ma brava, nella staffetta mista di Rio.

8. Fantine Lesaffre, chi era costei? La più alta ragazza del circuito e la vincitrice della medaglia di bronzo nei 400 misti a Copenaghen in vasca corta, per dire. Si migliora di quattro secondi in vasca lunga, nuota bene, approfitta dell’assenza di Katinka Hosszu, lascia d’argento (bellissimo, comunque) la multilingue Ilaria Cusinato (alla quale Stefano Morini ha lasciato il lunedì libero per studiare). Lo sentite, però, quel po’ di amaro in bocca per Ilaria?

9. L’applaudito di turno perché arrivato dopo la musica nelle batterie della sua gara (i 1500 sl): l’albanese Franc Aleksi.

10. Charlotte Bonnet avrà dedicato l’oro e il suo strepitoso tempo di lancio nella staffetta 4x100sl femminile a Camille Muffat. Buon or ti faccia.

11. Altri nomi, altre cose. Cseh e Morozov sono finiti fuori dalle semifinali. Gli ungheresi intendono monopolizzare i 200 farfalla. Attenti ai nomi relativamente nuovi come Milak ma anche come Burdisso. Complimenti a Pinzuti. Le stileliberiste veloci hanno fatto il loro (a parte i problemi di stomaco della Pirozzi, ma quando arrivano i ricambi? Romanchuk è sempre più un pericolo per Paltrinieri, che per vincere deve essere al 100%. Il livello è alto e si alza ogni anno di più in diverse specialità, anche in Europa e non solo nel mondo: non c’è mai tempo per rifiatare.

22 Settembre 2018
di riccardoricciblog
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glasgow 2018 (3, 4 e 5)

Questi articoli su Glasgow sono stati inizialmente pubblicati su facebook. i punti 4 e 5 erano solo delle introduzioni ai post di cento sciolto.

1. Il trionfo della Bastianelli. Seduto nel tronco di albero che fa da sedia collettiva davanti all’ingresso della piscina ho visto gli ultimi tredici meravigliosi chilometri della gara di ciclismo su strada. Longo Borghini e olandese in fuga. Vengono riprese dal gruppo a un chilometro dalla fine. A cinquecento metri ci sono tre olandesi in testa al gruppo. A trecento metri spunta la Bastianelli e zac! Va a vincere. Certo che sarebbe stato bello vedere il finale in diretta dal vivo. L’arrivo, come la partenza, erano a Glasgow Green, praticamente a cinque minuti a piedi da dove alloggio. Se fossi rimasto lì avrei avuto l’ansia da oddio ho da vedere il nuoto arriverò in ritardo, per cui ho fatto bene a non spostarmi col bus (con le linee deviate, peraltro) e ho fatto bene a vedere la gara sull’ipad grazie a Eurosport Player. Anche Rai Play va benissimo, comunque.

2. Non sono ancora stato in centro.

3. Non sono ancora stato al velodromo.

4. Nell’indecisione se andare o no a vedere dal vivo un pezzo di gara di ciclismo femminile su strada sono rimasto a passeggiare lungo Tollcross Road tipo prostituto e poi sono stato fermo alla panchina della fermata del bus, senza prendere mai il bus.

5. In Tollcross Road ci sono due agenzie indipendenti di organizzazione e gestione dei funerali. Il motto di una è “accidents will happen”.

6. In Tollcross Road ci sono due pub col loro bancone di birre, i loro tavoli di legno con la gente seduta, la loro tv che trasmetteva Aberdeen – Rangers (1-0 per i Rangers a fine primo tempo). Sono entrato due volte in ambedue con l’intenzione di prendere o una birra o un caffè o un permesso per andare in bagno, ma poi sono uscito. Pensiero fondamentale: “Se mi metto a sedere, qualcuno di questi avventori cercherà di intavolare sicuramente una conversazione con me”.

7. In Tollcross Road c’è mmm…delicious, il locale in cui ho fatto colazione due giorni fa e che oggi mi ha servito un ottimo fish and chips mentre in tv trasmetteva la bbc che trasmetteva il canottaggio evitandomi di guardarlo sull’ipad. Intanto ne ho approfittato per scrivere il precedente post su Facebook. (Sì, presto passerò definitvamente al blog).

8. Ora. Tollcross Road è una via lunghissima, di qualche chilometro, ma le cose citate da me si trovano in un raggio di cinquecento metri.

9. Domenica pomeriggio, quasi adesso. In piscina è apparsa la mascotte! Il problema è che ha inscenato i balli di gruppo. Poteva restare nascosta dove era stata finora.

10. Gara femminile di ciclismo su strada significa deviazione degli autobus che ha significato farsi cinquanta minuti di cammino per raggiungere la piscina. Tutto bene, tranne il fatto che il percorso è più piacevole di quello della mezza maratona di Signa, ma di poco.

11. Sarà la zona ma vicino a dove alloggio molta gente gira con le magliette del Celtic. Ho visto un bambino con strisce biancoverdi nei capelli. Da un bar vicino a casa mia (ormai) ieri sera partivano cori pro Celtic. Dei Rangers nessuna notizia, a parte quella degli incidenti durante la partita contro una squadra croata.

12. Aggiornamento: ieri sera si è disputata Celtic – Livingston. Risultato finale 3-1 per la squadra di casa. Non ho pensato di andare a vedere una partita di calcio. Strano. Forse non mi aspettavo che il campionato di calcio scozzese iniziasse così presto.

13. Vabbe’, ora non c’è più tempo per scrivere altro.
Go Ary, go Greg, go AirbusMiressi.
See you later.

Comunque prima o poi vado in centro e anche sulle highlands e a vedere laghi e castelli, eh. Più poi che prima.

22 Settembre 2018
di riccardoricciblog
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Glasgow 2018 (6)

1. Il sole ci prova, ma non si impegna abbastanza. Fa capolino e si ributta presto sotto, anzi sopra, le nuvole. In compenso è apparsa la subdola pioggerellina di Glasgow, quella che non senti per niente ma ti bagna del tutto.
2. Dicono sorry con la o chiusa (“stiamo per chiudere, il caffè e finito, soooooooorry”), continuano a salutare e a intavolare conversazioni, cioè ti inseguono finché non hanno finito il discorso “morning, see you later, enjoy, hope you enjoyed…”. Dicono cheps per chips, berger per burger, non pronunciano le t finali nemmeno qua, spesso.
3. Con una all day breakfast (pron. brekfest) vai avanti fino a metà pomeriggio.
4. In George Square ci sono maxischermi da cui si vedono le gare, tavolini, sdraio, ambulanti del cibo tossico e salutare (“healthy and hearthy food”, dicono), concerti dal vivo, persone sedute, persone che camminano, persone che ballano, persone che conversano, persone che bevono birra, persone che fotografano altre persone (ehm…), persone imbalsamate sotto forma di statua e poi palazzi, negozi e una scritta gigante su un grattacielo: people make Glasgow.
5. Allora, primo approccio col centro città. Palazzi vittoriani, vie larghe, case a mattoni in vista, look right e look left lungo le strade. Quello che ti aspetti da una città del Regno Unito. Giudizio da rimandare, ma Edimburgo mi era apparsa fin da subito più bella, scura, misteriosa (tipo che dalle parti del castello potevano apparirti fantasmi e vampiri), selvaggia.
6. Dice il saggio: se mentre fai una foto vedi il buio ed è mezzogiorno, guarda dove hai il copri obiettivo.
7. Dice l’altro saggio: prima di cercare ovunque dove abbia messo il copri obiettivo, guarda se per caso non stia già coprendo l’obiettivo.
8. L’inno russo si conferma il più bello di tutti, seguito da quello inglese. Devo scegliere tra quello francese e quello tedesco per la medaglia di bronzo.
9. Cose che ho pensato di fare nei prossimi giorni, tra un evento e l’altro: fare il tour dello stadio del Celtic, visitare l’hunterian museum (già fatto a Londra, comunque), visitare lo scottish football museum, entrare nel negozio Forbidden Planet (tanto per far finta di essere a Londra, di nuovo).