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Ma scrivi un po' cosa ti pare

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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Glasgow 2018 (2)

 

Europei di Nuoto, prime due giornate. Diluvi di emozioni e record che scoppiano come tappi di spumante.

1. C’erano una volta i record italiani di sempre-sia-lodata- Alessia Filippi. Al Settecolli sono stati la Cusinato nei 400 misti e la Panziera nei 200 dorso a toglierglieli. Agli Europei è stato il turno di Simona Quadarella negli 800sl. 8’16”35, tempo di livello mondiale. Un anno fa bronzo mondiale nei 1500sl. Ieri oro europeo negli 800sl. Diciannove anni e un futuro da regina del mezzofondo europeo e, augurabilmente, non solo.

2. Sarah Sjoestroem e Pernille Blume giocano a hunger games. Ne rimarrà solo una. Vederle appaiate per cinquanta metri a dare botte all’acqua senza respirare chiedendosi chi avrebbe toccato per prima è stato bellissimo. Ha vinto la più lunga e robusta di un centesimo e forse di un centimetro. La sfida si ripeterà nei cento stile e sarà ancora lotta dura senza paura. Terza è arrivata, come da attese, Ranomi Kromowidjodjo. Lei è abituata ai piazzamenti, io forse ho finalmente scritto bene il suo cognome.

3. Elena Di Liddo, ovvero un lungo pianto di felicità dopo le mille tribolazioni e la rinascita avvenuta a Copenaghen a dicembre col bronzo in vasca corta nei 100 farfalla. Non aveva mai vinto una medaglia in vasca lunga. Adesso è arrivata. Ilaria Bianchi è finita al quarto posto, battuta da una connazionale. La storia si è poi ripetuta per lei stamani: si sono qualificate per le semifinali dei 200 farfalla Alessia Polieri e Ilaria Cusinato, lasciando fuori, per la regola delle due qualificate per nazione, la Bianchi, che è arrivata subito dietro loro.

4. Adam Peaty distrugge record del mondo anche quando va in bagno? In un cento rana di livello straordinario prende il largo nella seconda vasca e annuncia al mondo che la rottura del muro dei 57” è lì a un passo. Secondo arriva lo scozzese di Glasgow James Wilby, che racconterà un giorno ai nipoti la storia di un atleta che ha vinto un argento europeo a casa sua.

5. Staffetta 4x100sl. A un certo punto è apparso un aereo: airbus Miressi. 46”99 lanciato e tocco solo un soffio dietro i fortissimi russi. Certo che in staffetta è sempre difficile che tutti e quattro siano al top e funzioni tutto alla perfezione. Stavolta è stato Vendrame a non essere al massimo della forma. Inoltre a Zazzeri si è rotto il costume e questo può averlo condizionato.

6. Il giovane predestinato campione russo Kolesnikov imita Peaty nei 50 dorso: 24 secondi netti. A proposito di record: al mattino Georgia Davies ha realizzato quello europeo nei 50 dorso femminili: 27”21. A seguire la russa Fesikova l’ha sfiorato: 27”23.

7. Partenze e altri record italiani. Fabio Scozzoli ha la migliore al mondo, è sul podio ai cinquanta metri, poi i trent’anni si fanno sentire e arriva quinto in una finale stratosferica. Carlotta Zofkova fa il record italiano dei 50 dorso con 27”94, superando di due centesimi Silvia Scalia, che lo aveva superato nella semifinale precedente. Sì, ma le partenze? La contessa Zofkova, con cui ho da qualche parte una foto, tende a lasciare metri in partenza e in virata. Peccato. La ricordiamo tesa ed emozionata, ma brava, nella staffetta mista di Rio.

8. Fantine Lesaffre, chi era costei? La più alta ragazza del circuito e la vincitrice della medaglia di bronzo nei 400 misti a Copenaghen in vasca corta, per dire. Si migliora di quattro secondi in vasca lunga, nuota bene, approfitta dell’assenza di Katinka Hosszu, lascia d’argento (bellissimo, comunque) la multilingue Ilaria Cusinato (alla quale Stefano Morini ha lasciato il lunedì libero per studiare). Lo sentite, però, quel po’ di amaro in bocca per Ilaria?

9. L’applaudito di turno perché arrivato dopo la musica nelle batterie della sua gara (i 1500 sl): l’albanese Franc Aleksi.

10. Charlotte Bonnet avrà dedicato l’oro e il suo strepitoso tempo di lancio nella staffetta 4x100sl femminile a Camille Muffat. Buon or ti faccia.

11. Altri nomi, altre cose. Cseh e Morozov sono finiti fuori dalle semifinali. Gli ungheresi intendono monopolizzare i 200 farfalla. Attenti ai nomi relativamente nuovi come Milak ma anche come Burdisso. Complimenti a Pinzuti. Le stileliberiste veloci hanno fatto il loro (a parte i problemi di stomaco della Pirozzi, ma quando arrivano i ricambi? Romanchuk è sempre più un pericolo per Paltrinieri, che per vincere deve essere al 100%. Il livello è alto e si alza ogni anno di più in diverse specialità, anche in Europa e non solo nel mondo: non c’è mai tempo per rifiatare.

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
Commenti disabilitati su glasgow 2018 (3, 4 e 5)

glasgow 2018 (3, 4 e 5)

Questi articoli su Glasgow sono stati inizialmente pubblicati su facebook. i punti 4 e 5 erano solo delle introduzioni ai post di cento sciolto.

1. Il trionfo della Bastianelli. Seduto nel tronco di albero che fa da sedia collettiva davanti all’ingresso della piscina ho visto gli ultimi tredici meravigliosi chilometri della gara di ciclismo su strada. Longo Borghini e olandese in fuga. Vengono riprese dal gruppo a un chilometro dalla fine. A cinquecento metri ci sono tre olandesi in testa al gruppo. A trecento metri spunta la Bastianelli e zac! Va a vincere. Certo che sarebbe stato bello vedere il finale in diretta dal vivo. L’arrivo, come la partenza, erano a Glasgow Green, praticamente a cinque minuti a piedi da dove alloggio. Se fossi rimasto lì avrei avuto l’ansia da oddio ho da vedere il nuoto arriverò in ritardo, per cui ho fatto bene a non spostarmi col bus (con le linee deviate, peraltro) e ho fatto bene a vedere la gara sull’ipad grazie a Eurosport Player. Anche Rai Play va benissimo, comunque.

2. Non sono ancora stato in centro.

3. Non sono ancora stato al velodromo.

4. Nell’indecisione se andare o no a vedere dal vivo un pezzo di gara di ciclismo femminile su strada sono rimasto a passeggiare lungo Tollcross Road tipo prostituto e poi sono stato fermo alla panchina della fermata del bus, senza prendere mai il bus.

5. In Tollcross Road ci sono due agenzie indipendenti di organizzazione e gestione dei funerali. Il motto di una è “accidents will happen”.

6. In Tollcross Road ci sono due pub col loro bancone di birre, i loro tavoli di legno con la gente seduta, la loro tv che trasmetteva Aberdeen – Rangers (1-0 per i Rangers a fine primo tempo). Sono entrato due volte in ambedue con l’intenzione di prendere o una birra o un caffè o un permesso per andare in bagno, ma poi sono uscito. Pensiero fondamentale: “Se mi metto a sedere, qualcuno di questi avventori cercherà di intavolare sicuramente una conversazione con me”.

7. In Tollcross Road c’è mmm…delicious, il locale in cui ho fatto colazione due giorni fa e che oggi mi ha servito un ottimo fish and chips mentre in tv trasmetteva la bbc che trasmetteva il canottaggio evitandomi di guardarlo sull’ipad. Intanto ne ho approfittato per scrivere il precedente post su Facebook. (Sì, presto passerò definitvamente al blog).

8. Ora. Tollcross Road è una via lunghissima, di qualche chilometro, ma le cose citate da me si trovano in un raggio di cinquecento metri.

9. Domenica pomeriggio, quasi adesso. In piscina è apparsa la mascotte! Il problema è che ha inscenato i balli di gruppo. Poteva restare nascosta dove era stata finora.

10. Gara femminile di ciclismo su strada significa deviazione degli autobus che ha significato farsi cinquanta minuti di cammino per raggiungere la piscina. Tutto bene, tranne il fatto che il percorso è più piacevole di quello della mezza maratona di Signa, ma di poco.

11. Sarà la zona ma vicino a dove alloggio molta gente gira con le magliette del Celtic. Ho visto un bambino con strisce biancoverdi nei capelli. Da un bar vicino a casa mia (ormai) ieri sera partivano cori pro Celtic. Dei Rangers nessuna notizia, a parte quella degli incidenti durante la partita contro una squadra croata.

12. Aggiornamento: ieri sera si è disputata Celtic – Livingston. Risultato finale 3-1 per la squadra di casa. Non ho pensato di andare a vedere una partita di calcio. Strano. Forse non mi aspettavo che il campionato di calcio scozzese iniziasse così presto.

13. Vabbe’, ora non c’è più tempo per scrivere altro.
Go Ary, go Greg, go AirbusMiressi.
See you later.

Comunque prima o poi vado in centro e anche sulle highlands e a vedere laghi e castelli, eh. Più poi che prima.

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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Glasgow 2018 (6)

1. Il sole ci prova, ma non si impegna abbastanza. Fa capolino e si ributta presto sotto, anzi sopra, le nuvole. In compenso è apparsa la subdola pioggerellina di Glasgow, quella che non senti per niente ma ti bagna del tutto.
2. Dicono sorry con la o chiusa (“stiamo per chiudere, il caffè e finito, soooooooorry”), continuano a salutare e a intavolare conversazioni, cioè ti inseguono finché non hanno finito il discorso “morning, see you later, enjoy, hope you enjoyed…”. Dicono cheps per chips, berger per burger, non pronunciano le t finali nemmeno qua, spesso.
3. Con una all day breakfast (pron. brekfest) vai avanti fino a metà pomeriggio.
4. In George Square ci sono maxischermi da cui si vedono le gare, tavolini, sdraio, ambulanti del cibo tossico e salutare (“healthy and hearthy food”, dicono), concerti dal vivo, persone sedute, persone che camminano, persone che ballano, persone che conversano, persone che bevono birra, persone che fotografano altre persone (ehm…), persone imbalsamate sotto forma di statua e poi palazzi, negozi e una scritta gigante su un grattacielo: people make Glasgow.
5. Allora, primo approccio col centro città. Palazzi vittoriani, vie larghe, case a mattoni in vista, look right e look left lungo le strade. Quello che ti aspetti da una città del Regno Unito. Giudizio da rimandare, ma Edimburgo mi era apparsa fin da subito più bella, scura, misteriosa (tipo che dalle parti del castello potevano apparirti fantasmi e vampiri), selvaggia.
6. Dice il saggio: se mentre fai una foto vedi il buio ed è mezzogiorno, guarda dove hai il copri obiettivo.
7. Dice l’altro saggio: prima di cercare ovunque dove abbia messo il copri obiettivo, guarda se per caso non stia già coprendo l’obiettivo.
8. L’inno russo si conferma il più bello di tutti, seguito da quello inglese. Devo scegliere tra quello francese e quello tedesco per la medaglia di bronzo.
9. Cose che ho pensato di fare nei prossimi giorni, tra un evento e l’altro: fare il tour dello stadio del Celtic, visitare l’hunterian museum (già fatto a Londra, comunque), visitare lo scottish football museum, entrare nel negozio Forbidden Planet (tanto per far finta di essere a Londra, di nuovo).

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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Glasgow 2018 (7 e 8)

Glasgow 2018 (8)
Sì, Simona, sei forte.
Carlotta Zofkova: una vita da fiaba.
Anche le danesi impazziscono.
Julia Efimova quando muove le spalle in acqua sembra proprio una rana.
Scott come Wilby: l’aria e l’acqua di casa portano medaglie.
Standing ovation per l’espressione “i back brothers”.
E anche domani ci sarà da divertirsi. C’è anche il time trial event di ciclismo sulle strade di Glasgow.
Ps. Ho visto i tuffi mentre mangiavo un hot dog al velodromo e il finale della mtb seduto sul mio amico tronco d’albero davanti alla piscina. Lo stesso su cui avevo visto vincere la Bastianelli nella gara di ciclismo su strada.
Per saperne di più: leggete i post di cento sciolto dedicati agli europei di nuoto di Glasgow

Glasgow 2018 (7)

1. Ho visto l’omnium con Letizia Paternoster un po’ sull’ipad e un po’ sul maxischermo di George Square. Bellissimo bronzo, il suo.
2. Adesso adesso, che è mezzogiorno, sono proprio al velodromo a guardare il ciclismo su pista, che visto dal vivo è ancora più elettrizzante, e a cercare di ricordarmi come si fa l’effetto panning con la fotocamera. Quindi Yeah! Vedrò dal vivo Letizia Paternoster!
Peccato aver perso Elia Viviani, per incomprensioni tra me, gli orari, le distanze, i trasporti e la voglia (e un po’ la fame) nei giorni scorsi.
Il suo omnium l’ho visto in casa.
Cioè. Perché?
Le gare dell’inseguimento mi era effettivamente impossibile seguirle dal vivo, invece.
3. Qua stanno facendo un casino! Si alzano in piedi, urlano, battono le mani. Nemmeno avesse vinto un britannico. (L’elimination race, Matthew Walls, ndrr).
4. Per ora i tentativi di panning sono stati un fallimento e devo pensare che la carica della batteria della fotocamera è una risorsa scarsa e preziosa.
5. Servono lezioni di matematica e fisica per chi dice che Miressi in staffetta mista mista ha “fatto tutto lui”. Tempi, velocità, distanze, somme, queste cose qua. Servivano anche per chi diceva che la Pellegrini a Kazan e a Berlino aveva conquistato da sola le medaglie nella staffetta 4x200sl.
6. Questione merchandising: il numero di oggetti che acquisterò è direttamente proporzionale al tempo che aspetto a comprare il primo.
7. Record personali, record stagionali, prove tirate anche al mattino, poche scuse e molti fatti, poche controprestazioni e molte ottime prestazioni. Il nuoto italiano si conferma molto solido e competitivo. La prova del nove sarà a Tokyo, ma intanto divertiamoci volta per volta. Volevo fare i commenti del giorno tutti i giorni, ma i ritmi di vita sono incalzanti e tanto c’è Cento Sciolto: che volete di più?
8. Vogliamo menzionare Matteo Giunta, allenatore di Federica Pellegrini, ma anche di Luca Pizzini, ma anche di Carlotta Zofkova? Chi diceva che non era un allenatore vero o un allenatore buono starà facendo ammenda?
9. Despanches. Oro alla svizzera in uno sport che non è lo sci o Federer o la cioccolata.
10. Mi davano fastidio ieri sera i “go Molly” e simili urlati a squarciagola dai tifosi britannici dietro di me, ma mai quanto gli “allez Je Je (Stravius, ndrr)” dei francesi a Barcellona 2013 e Berlino 2014. Colpa mia, comunque: si chiama sindrome della vecchia zitella.
11. Accanto a me, ieri, avevo dei pacati tifosi olandesi che hanno avuto un moto di pacata rabbia quando hanno visto che sia come sia la Hemskeerk arriva sempre seconda. Io sono felice per Charlotte Bonnet e se non si è capito lo ribadisco.
12. Tipo che adesso sono al velodromo. Verso le tre dovrò andare alla piscina. Da guardare sull’ipad in diretta ci saranno anche i tuffi, che sono a Edimburgo, e l’atletica, che è a Berlino. Stasera vorrei fare un nuovo giro in centro. Manca qualcosa, per esempio mangiare? Eh, ma non si può fare tutto: ci sono delle priorità. Per la sazietà la all day breakfast aiuta, comunque.
13. Ieri sera avevo anche una posizione fantastica per vedere i movimenti, anche dei muscoli, dei nuotatori. Anche stasera dovrei essere nella stessa zona. Valeva la pena spendere quei 55 pound. Ah. Ho potuto fare tutte le foto che mi pareva, nessuno mi ha detto niente e nessuno mi sta dicendo niente nemmeno al velodromo. Indi per cui l’altro giorno mi è capitata una tipa pignola, tignosa, ignorante, spagnola, spugnosa, ignobile, agnostica. Gli ultimi aggettivi non c’entrano niente ma mi è preso di scrivere aggettivi che contenessero gn.

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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Glasgow 2018 (9)

Ore 8. C’è il sole, fa abbastanza caldo e il cielo è azzurro.
Ore 10. Piove, fa abbastanza freddo e il cielo è grigio.
Finiscono le batterie delle gare di nuoto in piscina. Che faccio? Esco. Prima c’era il sole. Adesso piove. L’ho già detto, lo so, ma è che ho cambiato l’inizio. Entro nel negozio di merchandising con l’ipad aperto per vedere il nuoto di fondo, cinque chilometri femminile. Rachele Bruni arriverà terza e Arianna Bridi quarta. C’è, fuori dal negozio, Anna Pirovano coi capelli fluorescenti che si fa fare una foto davanti alla gigantografia di Glasgow.
Dove vado? Ci sono le deviazioni dei bus perché alcune strade sono chiuse. È il giorno delle cronometro di ciclismo.
Decido di passare da casa e poi andare al Glasgow Green. Niente Celtic tour stadium perché dovrei stare per un’ora e mezzo senza aggiornamenti, o Scottish football museum o West end e Kelvinqualcosa art gallery ecc.perché per arrivarci a piedi ci vuole tempo e i bus non passano e il pomeriggio devo tornare in tempo alla piscina.
Ah. Ieri sera sono stato alla Cattedrale. Dietro c’è la necropoli, ma è aperta in orari inaccessibili per motivi sportivi. Diciamo che non consiglierei Glasgow per turismo, ma soprattutto per il cibo: per ora è la peggiore, meno tipica e meno varia di tutti i posti in cui sono stato.
Comunque basta divagare parlando di chiese e palazzi. Piuttosto una cosa bella c’è: i graffiti forse sono più belli e numerosi di quelli di Bruxelles.
Insomma, torniamo a stamani. Dopo aver visto il finale della cinque chilometri di nuoto in acque libere a casa (a volte ci passo), mi dirigo verso Glasgow Green, così vedo anche questa attrazione e il suo People’s palace, un palazzo come ce ne sono settecento migliori in qualsiasi posto vi venga in mente.
L’atmosfera a Glasgow green è di festa. C’è l’arrivo della cronometro maschile di ciclismo. Ci sono negozi di merchandising, tavoli, sdraio, ambulanti del cibo, kitchen garden. Ci sono tante famiglie. C’è il maxischermo per seguire il ciclismo. A un certo punto stormi di gabbiani volano bassi.
Inizia a diluviare.
Prima era caldo e c’era il sole.
Tipo, cinque minuti prima.
Adesso piove.
Cinque minuti prima faceva caldo.
Adesso fa freddo.
Tipo che prima non era necessario nessun giacchetto.
Adesso sono necessari due giacchetti oltre alla t shirt estiva.
Tutto questo a distanza di cinque minuti.
Il gran ballo del meteo continuerà per una mezzoretta.
Allora. Mentre piove arrivano gli atleti.
Questo comporta alcune contorsioni riccardiane, visto che voglio vedere i tuffi sull’ipad, ripararmi con l’ombrello dalla pioggia a vento e fotografare almeno un ciclista che taglia il traguardo.
Ci riesco.
Tiro fuori la fotocamera. Il terzo atleta che arriva al traguardo lo prendo. Il primo era reso invisibile dalla massa di spettatori, per cui mi sono spostato. Fotografare il secondo mi è stato impossibile perché una vecchina stava battendo sulla ringhiera (come facevano tutti: il pubblico batteva su cartelli e ringhiere per make some noise e quei bastardi in diretta tv chiedevano di make some noise che va benissimo ma io dovevo make anzi take only one photo e poi andarmene e avevo l’ansia di fare tardi, ansia immotivata ovviamente, ma vabbe’).
Faccio la foto al terzo arrivato al traguardo (che non è necessariamente il terzo in classifica), quindi, uno spagnolo. Temo di aver girato la rotella della compensazione dell’esposizione, cosa che mi capita inavvertitamente troppo spesso. Non ho tempo di controllare. Ripongo la fotocamera nella tasca dello zaino.
Riapro l’ombrello.
Riapro l’ipad.
Accendo il telefonino.
Mi incammino velocemente verso una strada che mi conduca alle fermate degli autobus che mi conducano alla piscina.
Quindi: tengo l’ombrello nella sinistra, insieme al telefonino dove ho Google Maps per arrivare alle fermate dei bus senza fare affidamento al mio senso dell’ orientamento, che peraltro non esiste .
La mano destra è occupata a fare equlibrismi con l’ipad, su cui, grazie a Eurosport e a Vodafone video plus, guardo i tuffi senza preoccuparmi dei gigabyte consumati.
Mi dirigo verso le fermate. Mentre cammino le braccia sono occupate come sopra. Guardo ogni tanto Google Maps e ogni spesso i tuffi.
Passano altri cinque minuti, smette di piovere, l’ombrello torna inutile. Faceva freddo e fa di nuovo caldo. Pioveva e ora c’è il sole. Alla mia sinistra il cielo è grigio. Alla mia destr il cielo è azzurro.
Gli autobus non arrivano.
Quasi quasi vado a piedi.
Scrivo questo post su un colonnino vicino a una fermata di un bus. Una ragazzina ha con sè un vassoio con del cibo molto Tesco style e lo mangia mentre è seduta ad aspettare che passi il bus. Tutto ciò mi ricorda Londra style: sarebbe ancora meglio se mangiasse camminando. Ci faremmo compagnia: camminiamo insieme e lei mangia e io guardo i tuffi sull’ipad.
Passa un 240. È pieno. Salire è verboten. Torno a scrivere.
Passa un 61.
Salgo.
Miracolosamente il lettore del qr code del biglietto che ho sul telefonino lo riconosce subito. Spesso è tutto un non legge, autista preme pulsanti, sposta a destra, sposta avanti, sposta dietro, dai legge, qr accepted, yeah!
Continuo a scrivere.
Arrivo alla fermata di Tollcross Road.
Entro da Mmmdelicious e prendo un espresso dal costo di un pund. Per dire: il prezzo fuori è attorno ai due pound e il prezzo in quei luoghi monopolizzati dai monopolisti ambulanti supera i 2,50 pound.
Non so se sia buono o cattivo il caffè e non mi interessa. Non ho tempo da perdere nel gustare. So che mi serve. Intanto posso finire questo post seduto al tavolino, servito dalla cameriera che si è gentilmente offerta di servirmi il caffè al tavolo e mi ha invitato a sedermi. Non mi sono accorto che la gara dalla piattaforma dei tuffi, che guardo sull’ipad, la posso vedere sullo schermo della tv del locale. La cosa è utile per risparmiare batteria.
Ok. Sono arrivato alla fine.
Adesso forza Noemi (Batki, tuffi, piattaforma, per chi non lo sapesse).
Poi sarà di nuovo tutto un Carnevale di Rio in piscina.
O almeno si spera.
Ciao.
Ah, dimenticavo. Ho deciso di tifare Celtic e non Rangers.
Ah, ho anche fatto delle foto. Somewhere somehow sometimes le pubblicherò.

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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Glasgow 2018 (10)

Glasgow 2018 (10)
Ilaria Cusinato: Dalle lacrime di Riccione per il suo primo titolo italiano di qualche anno fa all’entusiasmante argento europeo di oggi arrivato dopo una battaglia a quattro senza esclusione di colpi. Quando l’ho vista arrivare pochi metri davanti a me, in testa dopo la frazione a rana ho creduto nella vittoria dell’oro.

Matteo Restivo: gara perfetta, record italiano e bronzo europeo. Le malelingue sono servite.

Facciamo tutti gli scongiuri possibili e diciamo sotto voce che Margherita Panziera si è qualificata per la finale dei 200 dorso di domani col miglior tempo.

Andrea Vergani è così carico e in forma che potrebbe uccidere un bue se se gli desse i colpi che dà all’acqua. Il tempo che gli è valso il record italiano è il sesto all time in tessuto sui 50sl. Scusate se è poco.

Non si riesce quasi a stare dietro a tutti questi atleti azzurri che hanno fatto il record italiano o personale o stagionale nella manifestazione più importante dell’anno e tirano a tutta le batterie, le semifinali e ovviamente le finali quando ci arrivano. Stamani Arianna Castiglioni ha migliorato il record italiano dei 50 rana (30”30), oggi Martina Carraro si è qualificata per la finale facendo il suo personal best (30”70).

Avete bisogno di lezioni di intelligenza natatoria? Chiamate Fabio Scozzoli e fatevi spiegare la cura che mette in tutti i particolari: partenze, subacquee (nei 100), calcolo del ritmo giusto delle bracciate per toccare al meglio (questa cosa del ritmo delle bracciate l’hanno scritta sul forum di Corsia 4).

La Hosszu ha rinunciato ai 200 dorso. I tempi in cui gareggiava anche in vasca di riscaldamento e di defaticamento sono finiti?

Altre cose.
Ricordiamo che a questo Europeo mancavano per infortunio Detti, Martinenghi e anche Silvia Di Pietro. Alcuni, come Rivolta o la Franceschi, hanno avuto una stagione deludente e la Pellegrini, be’, lei è un caso a parte. Li ritroveremo l’anno prossimo, l’anno dei Mondiali, quello per il quale una voce mi sta dicendo di preparare un viaggio in Corea del Sud.

Il nuoto, come la vita, è fatto di conferme, come Rachele Bruni sul podio, e rinascite, come Noemi Batki, che ha vinto l’argento nei tuffi dalla piattaforma 10m. Sì, questa cosa che ho scritto è penosamente retorica, però dovevo trovare il modo di rimarcare le medaglie conquistate da loro due.

Così è finito il penultimo giorno delle gare di nuoto in piscina,che comunque non è il penultimo giorno del mio viaggio in Scozia.

Stay tuned.

Ah. Filippo Tortu, voto 10 per la frase: “La tosse non c’entra un cazzo con la mia sconfitta”.
Nell’atletica, purtroppo, le cose non stanno andando bene, ma questa è un’altra storia e ne parleremo un’altra volta.

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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Glasgow 2018. le chiamavano seconde linee

Le chiamavano seconde linee.

Poi un giorno, anzi una settimana, hanno deciso di trasformarsi in punte. Tutte quante. I loro successi, i loro record, i loro primati nazionali-personali-stagionali, le loro medaglie, le loro storie, sono quelle di chi ci ha sempre creduto, di chi non ha mai mollato, di chi non finisce spesso sotto i riflettori, ma si fa un mazzo tanto quanto le star, di chi conquista qualche successo e subisce diverse delusioni e magari viene ricordato per queste, ma non demorde e alla fine riesce a occupare lo spazio finora destinato alle stelle.
Anni di fatiche e botte e vinci casomai gli Europei.

Quei successi che si è sempre augurato chi segue in tv il nuoto costantemente dai primi anni Duemila e dal vivo dal 2009 tra Europei, Mondiali, Settecolli e Assoluti (no, alle Olimpiadi dal vivo ancora non ci sono arrivato) finalmente si sono realizzati. C’è sempre un domani a cui pensare, ma non c’è giornata migliore di oggi per godere e festeggiare. Chi ha seguito tutti questi atleti per tutti questi anni può sentirsi parte un pochino di questi successi?

Stasera si viaggiava quasi al ritmo di una gara una medaglia.
Già. Perché oggi il nuoto ha regalato all’Italia tre ori, un argento, due bronzi, un disastro, una disillusione e diversi record sbriciolati. In un giorno solo. Li ha regalati anche ai commentatori che trovano il motivo di sminuire sempre tutto.

Giulia Gabbrielleschi nella 10 km nelle acque del Loch
Lomond sta attaccata ai piedi della Rouwendaal e non la molla un attimo. Argenti pistoiesi.

La mista maschile riesce a non qualificarsi per la finale. È giusto che ci sia stato lo spazio anche per un disastro.

Andrea Vergani si ricorda dopo un po’ troppo tempo che per arrivare bisogna prima partire, ma non perde il treno delle medaglie. Bronzo che avrebbe potuto essere argento ma chi se ne frega.

Arianna Castiglioni vola sull’acqua anche se nuota a rana e lascia a secco la Meylutite. Bronzissima. Quanto potrà ancora migliorare? Fosse per la determinazione, sarebbe campionessa olimpica.

Piero Codia stavolta non si perde al momento decisivo, anche se l’arrivo è da infarto. Il rischio lo aveva superato in semifinale. Rimbalza sull’acqua tirando a tutta e scacciando con le bracciate i mostri che lo avevano frenato in passato. Record italiano servito su un piatto d’oro.

Margherita Panziera sorrideva dopo le semifinali. A Kazan, di lei, una tipa ranista conosciuta lì, Amelia, mi disse che era forte e quindi andava seguita. Mi disse anche che un altro forte, tra gli emergenti, era Codia e andava seguito. A Londra 2016 combinò un pasticcio in virata. A Rio era stata brava a nuotare 2’09”, ma il mondo era a 2’07”. Un mese e mezzo fa ha nuotato in 2’07”. Oggi ha limato un altro secondo, raggiungendo il decimo tempo all time mondiale, con la grazia che ha sempre avuto, ma anche con quella convinzione che sembra sia cresciuta negli ultimi due anni. Anche lei ha avuto dei mostri da scacciare, ma lo aveva già fatto qualche tempo fa, stando a quel che ha raccontato. A ogni passaggio, oggi, dava la convinzione che l’oro fosse alla portata. Nell’ultima vasca c’è stato un brivido quando sembrava esserci il ritorno delle avversarie, ma in realtà non l’ha mai subito. Alla fine il tabellone ha mostrato il suo nome al primo posto e un tempo strabiliante, il tempo delle meraviglie. Dorata anche lei.

La mista femminile illude, tutte le atlete danno il massimo, l’argento sembra raggiungibile, ma entra in scena la Blume e fa un tempone pure la Anderson e allora ecco che arriva la medaglia di legno. In fin dei conti mancava alla collezione, no?

Simona Quadarella e i quattrocento metri. Sai cosa? Io intanto parto coi miei 29 secondi di parziale. Poi mi sembra di andare bene. Le altre sono sempre qui accanto. Sai che? Io mi metto davanti. Vedete che non scappate? Pensate di fregarmi con le ultime vasche? Ciao cori, ve saluto! Io metto le gambe, voi state a guardarmele da dietro. Ah, scusate, chi è che ha fatto il triplete? Oh, il prossimo anno dovrebbe tornare anche la mia controfigura al maschile, lo sapete, vero? Gabriele Detti è il suo nome, se io sono la regina del mezzofondo, lui è il re. Dite che c’è la Ledecki? Intanto oggi ai panpacifici l’han battuta due canadesi nei 200. È lunga la strada per Tokyo e in due anni chissà…Bravissima, bellissima, doratissima.

Intanto non so se avete notato che abbiamo vinto ventidue medaglie, di cui sei d’oro (cioè potrei sbagliarmi, ma credo che siano i numeri giusti) e mancavano Detti e Martinenghi (e Silvia di Pietro), la Pellegrini era in fase anno quasi sabbatico e Paltrinieri non ha stranamente vinto un oro. Ci pensate se per una congiunzione astrale un anno siamo tutti in forma allo stesso modo? Ci pensate se quell’anno fosse il 2020? Spaccheremmo a bestia.

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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Glasgow 2018. Ultimi appunti

1. Se sai suonare e vuoi esibirti in pubblico, vai a Glasgow: qualunque strada può essere la tua e troverai sempre un pubblico che ti ascolta. Se sei fortunato, finisci in un locale. Se sei sfortunato, finirai all’ospedale?
2. Nel tempo che aspetti che un semaforo diventi verde potrebbe apparire Godot.
3. A volte i bus se la giocano coi semafori per l’attesa.
4. Andò in Scozia con un adattatore. A metà settimana ne aveva tre. Partì lasciando tre adattatori per prese anglosassoni attaccati alle prese anglosassoni. Tornò in Italia con zero adattatori.
5. “Sì, cara Wild Atlantic Way irlandese, sei meglio tu ed erano più belli anche i tuoi tour organizzati. Sì, ho capito che eri gelosa e che hai temuto che ti tradissi, ma non era necessario: sei più bella tu. Solo nella prima parte del tour delle Highlands ho visto spazi sconfinati in cui cullarsi, il verde più verde e poi colline, fiumiciattoli, cascate, qualche pecora, quasi nessun insediamento umano e pezzi di “maestosa selvaggitudine” che trasmettevano pace e rilassatezza. Però la Wild Atlantic Way, le isole Aaran, le Cliffs of Moher, Galway, i Burren li ho ancora nel cuore. Questo tour l’ho già dimenticato, castelli e laghi compresi. Una cosa da fare che mi ci potrebbe far tornare: il viaggio in treno sulla ferrovia di Harry Potter. Naturalmente avanza ancora della Scozia da vedere, soprattutto le isole. Ma avanza anche tanta Irlanda da vedere.
6. Schermidori di metallo, facce sospese dal soffitto che esprimono le loro emozioni, animali impagliati, oggetti che narrano la storia del mondo, riproduzioni della vita nelle foreste tropicali, quadri d’autore, varie ed eventuali. Tutto questo e altro ancora è esposto gratuitamente al Kelvingrove Museum (7,5)
7. Chi non si perderebbe per niente al mondo la possibilità di vedere un cervello malato di un uomo adulto o il suo cuore, anche se non è iscritto a Medicina? Chi non vorrebbe avere degli esempi su come venivano tagliuzzate le persone senza anestesia qualche secolo fa (o guarisci o muori)? Io. L’Hunterian Museum è bellissimo: 8.
8. Volete giocare al piccolo grande scienziato e farvi tornare la voglia di approfondire alcune conoscenze? Andate al Glasgow Science Centre (7). Non è come la superstar Museo della Scienza di Londra o come il Museo dell’Arte e della Scienza di Valencia, ma è carino e divertente.
9. Zona preferita di Glasgow: il West End, dove ci sono i primi due musei citati e l’università.
10. Esiste un lungofiume, nei pressi delle cui rive si muovono a volte animali come i podisti, i ciclisti o i camminatori. Però non è un lungofiume che si fa ricordare. La cosa più bella che c’è: la statua di Dolores Ibarruri. “It is better to die on your feet than to live on your knees”.
11. Qualunque età tu abbia, se risiedi a Glasgow, nei weekend la sera vai a bere e a ballare in qualche locale.
12. Siete appassionati di storia del calcio? Allora lo Scottish Football Museum è imperdibile: 8,5.
13. Come espiare il peccato di non essere andato a vedere una partita del Celtic e i suoi tifosi, quando ce ne sono state due in dieci giorni a Celtic Park, che è anche vicino al velodromo? Andando a Hampden Park, lo stadio della nazionale scozzese e del glorioso Queens Park, la squadra che ha rivoluzionato il gioco a fine Ottocento svelando al mondo (o meglio, agli inglesi) che può convenire passarsi il pallone ogni tanto. Ad Hampden Park si è fatta davvero la storia del calcio. Esserci è stato affascinante. Nel 1933 per un match tra il QPG e i Rangers Glasgow c’erano 95000 persone.
14. La partita contro il Berwick Rangers invece somigliava a una brutta partita del campionato Arci in Italia. Quando il pallone viaggiava rasoterra partiva l’applauso per lo stupore.
15. “Sir, non può fare foto qua dentro”. Frase pronunciata all’85’ quando avevo già fatto almeno cinquecento foto.
16. A proposito di passaggi: chi ha scritto che la particolarità di Liam Brady era che sapeva passare il pallone?
17. Ancora a proposito di passaggi. Chi ha detto che dopo un suo passaggio sbagliato San Siro si mise ad applaudire per la sorpresa?
18. “Qui nei Glen hanno girato diversi film”. Sapessi che film verrebbero se fossero ambientati nella foresta della Lama. Solo che è più difficile arrivarci e la gente non parla inglese.
19. Can I borrow a chair, come lo pronuncereste? Cnboce, no?
20. In nessuna lingua esiste l’espressione “è bello come dormire in aeroporto”, ma i divanetti liberi, i pochi viaggiatori e i pochi annunci dello speaker hanno messo l’aeroporto di Prestwick tra quelli in cui è preferibile dormire. Rispetto a Edimburgo, Dublino e Mosca, per esempio.
21. Nel viaggio dalla stazione centrale di Glasgow all’aeroporto di Prestwick una fermata si chiama Paisley Gilmour Street. David Gilmour potrebbe comprarla e farle cambiare nome.
22. Libri e riviste acquistati.
1. Sapiens, la storia dell’evoluzione dell’uomo dalla nascita a oggi.
2. Lo speciale di “how it works” dedicato al funzionamento del cervello.
3. Uno speciale di Four Four Two sulla nuova stagione del calcio inglese (compresa la Championships) e sulla premier league scozzese.
4. Notes from a nervous world, un libro il cui acquisto mi ha messo l’ansia dell’hosbagliatocazzocosacazzohocomprato e allora l’ho letto tutto in aereo e è un libro che mi ci voleva in questo momento quindi ho fatto bene quindi l’ansia è sparita tie’.
5. Una raccolta di cruciverba in inglese.
6. Il Sunday Telegraph.
7. L’immancabile libro sulla storia della Scozia.
8. L’immancabile libro sulla lingua e sulle parole scozzesi.
23. A Prestwick c’ero stanotte e non adesso, a dire la verità.
24. Oggi, poi, sono successe altre cose sportive piuttosto rimarchevoli…

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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Bilbao 2018 (3)

 

1. Non per fare paragoni con le città italiane, ma anche a Bilbao è possibile sedersi pressoché ovunque, perché è una città piena di panchine.

2. La proprietaria di casa era gentilissima. Preparava anche una colazione che non facevo lì per motivi di tempo. Mi spiegava tutto il percorso per qualsiasi località dei paesi baschi anche se non avevo tempo. Come avrete capito il problema è che parlava troppo. Anzi. Il problema è che parlava.

3. Entro in un negozio. Cerco delle magliette. Trovo delle magliette. La commessa mi chiede se ho bisogno di qualcosa. Primo allarme AIUTO ESCI DA QUESTO NEGOZIO FINCHE’ SEI IN TEMPO. Guardo le taglie delle magliette. La commessa mi chiede se cerco qualche taglia in particolare. Secondo allarme LA TROVO DA ME LA STO CERCANDO APPOSTA VATTENE SE VOGLIO CHIEDERTI una cosa TE LA CHIEDO DA ME. Purtroppo trovo due magliette che corrispondono a quello che cerco, per due bimbe di tre e di undici anni. La commessa mi parla. LASCIA LE MAGLIETTE LI’. No dai, ormai le ho trovate. Continuo a cercare per vedere se trovo altro…La commessa mi chiede se voglio qualcosa di più grande o di meno grande. NO VOGLIO CHE TI FACCIA I CAZZACCI TUOI. Basta, mi dico. La commessa è andata alla cassa, per fortuna. Vado a pagare. Tutto qua? Mi chiede. SI’ E RITIENITI FORTUNATA. Cari commessi, sappiate che quando mi parlate senza essere interpellati VI ODIO. Vi odio anche quando non mi considerate se invece vi interpello. Vi odio ancora di più se cercate di vendermi qualcosa che non voglio o cercate di vendermi qualcosa senza che abbia le mie informazioni o cercate di vendermi qualcosa di diverso da quello che vi ho chiesto. Quindi ho odiato tanti piccoli negozianti di merda, tanti rappresentanti e tanti venditori che si facevano chiamare consulenti.

4. Primo giorno a Bilbao. Esco di casa. Attraverso la strada. Incontro un signore. Mi saluta. Ho capito subito. Anche qui sono troppo cortesi per i miei gusti. Ah. La signora del punto 2 rientra tra i cortesi. La commessa del punto 3 NO: LEI STA NELL’INSIEME DEI ROMPIPALLE.

5. Una sera attorno alle 22,30. Iniziano i primi botti dei fuochi artificiali. Mi muovo per andare a vederli. Un cane tipo dalmata sta davanti a una taverna, tenuto distrattamente al guinzaglio dalla sua padrona. A ogni botto il cane scatta. In particolare muove la testa a cercare la direzione del botto, che percepisce come diversa ogni volta. È spaesato e impaurito. La padrona dopo qualche botto inizia a carezzarlo. Poi arriva il padrone e lui si lancia in feste. Ambedue gli umani lo riempono di coccole e lui sembra tranquillizzato. Contemporaneamente un altro cane tipo bassotto tenuto al guinzaglio esce da una casa e sembra non battere ciglio.

6. Oggi. L’autobus delle 9,30 per Vitoria da Bilbao non è arrivato che dopo un quarto d’ora. A me frega niente, visto che ho preso quello delle 10,30, ma era per dire. Arrivo alla stazione dei bus. Vado in centro. Vitoria è una città che appare carina al primo impatto, col centro medievale, i tipici balconi delle case spagnole e diversi parchi. Il problema è che non capivo da dove partisse il bus per l’aeroporto, anche se la strada era quella, di fronte alla cattedrale e c’erano ancora due ore prima della partenza. Allora, dopo aver preso dell’italianissima pizza, mi sono fiondato di nuovo alla stazione degli autobus, dove in effetti era scritto da dove partiva il bus. Ero da solo alla fermata. Boh, mi dicevo. Sarà possibile? Ehm. No. Non era possibile. Arriva il bus. Gli faccio segno di fermarsi. Lui si ferma un po’ più avanti e…ecco che appare una mandria di persone. La domanda è: finora dove eravate tutti quanti?

7. Cibo. Perché da Claudio, la fiera del jamon, la cameriera mi ha voluto servire la paleta anziché il jamon considerando anche il fatto che una porzione di questo costava 17 euro e una di quella 12? “Ti fa male la spalla? Mangia il prosciutto” è diventato “Vuoi il prosciutto? E io ti do la spalla, dicendoti che è buona allo stesso modo anche se costa meno”. Allora ne ho approfittato per prendere anche una porzione di dodici acciughe del Mar Cantabrico inzuppate nell’olio. Buone, ma quelle prese a Valencia dal “roy des anchoas” erano più buone, anzi squisite.

8. Mercato della Ribera. Che vi devo descrivere un mercato al coperto? Non ci penso nemmeno. I pintxos che ho preso, calamari fritti, erano un po’ troppo fritti, ma la sangria era eccezionale. A parte questo, come mercato non vale i miei preferiti: quello di Barcellona e i suoi prezzi fantastici oltre alla quantità industriale di roba da mangiare e da assaggiare, quello di Berlino a Kreuzberg con un po’ meno roba ma prezzi altrettanto fantastici e quelli di Londra coi prezzi meno fantastici ma in cui puoi assaggiare il mondo (Borough Market, Camden ecc. Avete presente, no?)

9. Cibo (2). Ho vissuto di pintxos e birra, in pratica, quando avevo il tempo di fermarmi a mangiare, ovviamente. Come al solito dopo un viaggio all’estero I need spaghetti, adesso.

10. Musei. Il marittimo non l’ho visto. Di quello dell’Athletic ho già detto. Quello della storia basca era interessante e soprattutto gratuito durante questa settimana. Il Guggenheim è meglio fuori che dentro, per quanto costa, ma alcune esposizioni mi hanno colpito. Non “matter of time” che richiede troppe spiegazioni per essere capita. Non l’esposizione sull’arte cinese dopo il 1989, ma è colpa mia se non l’ho apprezzata. Con la mostra temporanea su Chagall andavano sul velluto nei miei confronti: è bellissima. (Andare sul velluto nei confronti di qualcuno ha un senso in italiano? Boh vabbe’ andiamo avanti). Mi hanno colpito le opere di tal Kiefer: sono entrato nella sala dove erano esposte e sono rimasto a bocca aperta praticamente di fronte a tutte.

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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Bilbao 2018 (2)

1. Una sera, prima delle 22,30 (1). Io sono seduto su uno scalino di Calle de la Torre. Di fronte a me un ragazzo capelli lunghi giubbotto di jeans maglietta e pantaloni strappati suona i Pink Floyd alla chitarra. Ho ascoltato esibizioni migliori, ma mi ha trascinato in un mondo di riflessioni e mi ha fatto restare a lungo su quello scalino mentre la gente passeggiava o si fermava alle taverne e beveva, ascoltava, ballava.

2. Una sera, prima delle 22,30 (2). La strada in cui mi muovo, Calle del Perro, dove ci sono le famose tre fontane dei cani, è ostruita da gente che balla e canta. Non che sia una novità. I musicisti sono lì piazzati in mezzo alla strada o davanti alle taverne apposta. Questi cantano canzoni tipiche basche. Sono bellissime e trascinanti. La gente balla. Io riprendo la gente che balla. Tra gli obiettivi della settimana metto che devo approfondire Bilbo Kantari. A un certo punto il gruppo si sposta, sempre suonando. La folla lo segue. Il gruppo si ferma da un’altra parte. Un po’ di folla devia, un altro po’ sta col gruppo, altra folla si aggiunge. Chi vorrebbe solo camminare da un punto a a un punto b e trova l’ostruzione del gruppo, che fa? Si arrangia, ovviamente.

3. Una sera, prima delle 22,30 (3). Avanti popolo bandiera rossa bella ciao. Un gruppo chiamato Altzaporrue qualcosa, di cui voglio approfondire la conoscenza, si ferma allo stesso modo e nello stesso punto di quelli di cui al punto 3. Sono un po’ più scatenati, questi, e anche un po’ più indipendentisti e pure un po’ comunisti. Li seguono più giovani e meno adulti, a occhio. Chitarre a palla, voce roca, componenti della band abbastanza fichi (credo), canti e balli (e bicchieri in mano) come se non ci fosse un domani. Inizia a piovere. Il gruppo si piazza davanti a un altro locale. Smette di piovere. Mi piazzo vicino a un tavolino pieno di bicchieri e bottiglie vuoti. Una cameriera del locale mi chiede il permesso di liberare il tavolino e portarlo dentro. *
Il gruppo continua a suonare e a cantare. Ricomincia a piovere. La gente continua a ballare, a saltare, a bere, ad alzare le mani, a cantare in coro insieme alla band. La cameriera si fa aiutare a portare dentro il tavolino. Dalle taverne lì intorno esce altra gente e si unisce al gruppo. Un poeta saprebbe descrivere con poche parole la bellezza di questa scena piena di romanticismo, passione, divertimento, unità, utopia, coinvolgimento, entusiasmo, sale e pepe (questo è per dire sì abbiamo capito falla finita). Have you ever seen the rain?

4. * L’asterisco al punto 3 non era messo a caso. Mi immagino la stessa scena in Italia. Mi immagino la cameriera che viene lì e dice a cattivo muso di spostarsi perché lei ha da lavorare. Contemporaneamente dalle finestre qualcuno tira l’acqua addosso alla folla perché deve dormire. Forse sbaglio, ma laddove io ho visto bellezza, in molti in Italia vedono degrado. Forse perché il degrado ce l’hanno in testa. Ho pensato che in Italia molta gente si è incarognita forse perché manca la musica nelle vie oppure è irregimentata. La musica può anche darvi la forza di risolvere i problemi perché ciò la musica trasmette è una magia positiva (sì, ric, ora calmati che sembra il discorso di uno che si è appena fatto una canna). Scendete nelle strade e nelle piazze per ballare, cantare, suonare. Anche per protestare e lottare, ma è un altro discorso. Se vi isolate, vi incarognite. Volevo dirvi che associo molti posti in cui sono stato alla musica che riempiva le serate: le piazze centrali di Vienna, il porto di Bergen, i locali di Berlino, le strade di Parigi, le piazze di Siviglia, le strade di Glasgow, tutta l’Irlanda.

5. Una sera prima delle 22,30 (4). Cerco di camminare lungo una strada. C’è un problema. Coppie di persone stanno ballando al ritmo di una musica che non capisco. Per schivarli senza dare loro noia anche io devo danzare lungo la strada.

6. Sempre di sera prima delle 22,30: tra color che si mettono a suonare o cantare agliangoli della strada ricordo una ragazzina chitarrista che avrà non più di diciott’anni ascoltata da tanti e un uomo di colore che eravamo ad ascoltare in due (io e una tipa di Madrid che si chiama Sofia) e che si è meritato un euro perché mi ha fatto commuovere con la sua canzone strappalacrime.

7. Ancora di sera prima delle 22,30. In Piazza Nuova c’è il tradizionale palco con bande e gruppi che suonano e la tradizionale piazza piena di gente che o balla o osserva o sta seduta. Sotto i portici della piazza ci sono enne locali segnalati da enne guide, come il cafè bar o il bar charly. Agli ingressi della piazza ci sono gli orinatoi.

8. Che succede alle 22,30? Inizia lo spettacolo dei fuochi d’artificio. Finito quello, inizia quello che succede dopo le 23. Eh, vedrai…