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Ma scrivi un po' cosa ti pare

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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Decimare le piccole imprese

Cose che è bene sapere (dette nel video dal minuto 17): “Il meccanismo che produce crescita economica è quel meccanismo che elimina, attraverso la concorrenza, le imprese inefficienti e le sostituisce con imprese più efficienti.

Lo sviluppo economico del sud Italia potrà avvenire se e solo se si elimineranno tutti i favoritismi (che vanno dai regolamenti comunali al sistema previdenziale) che mantengono in vita assistita una valanga di micro imprese inefficienti.

Il piccolo imprenditore che fa meccanica di precisione nel nord non ha nulla di cui preoccuparsi. Non è lui il problema.

Una grande fetta del settore turistico fatto di micro imprese familiari è inefficiente.

Se queste imprese inefficienti sparissero, non scomparirebbero i posti di lavoro. Si creerebbe spazio nel mercato e le imprese più efficienti assorbirebbero le altre.

Lo sviluppo economico e il progresso tecnologico passano anche dalla crescita delle imprese medio grandi.
Anche se siamo abituati a fare il lavoratore autonomo o l’imprenditore si può diventare lavoratori dipendenti facendolo con capacità, in un mercato del lavoro concorrenziale, che premia il merito, dove i salari si adeguano a quello che si sa fare.

Oggi il sistema mantiene in vita una valanga di imprese inefficienti.

Le imprese nascono piccole. Il problema è che in troppe restano piccole (negli Stati Uniti il 60% delle imprese che arrivano al settimo anno di vita crescono, in Europa questa percentuale è il 20%). Il sistema che mantiene le imprese piccole non è efficiente, non ha le risorse per sviluppare le tecnologie, per collocarsi alla frontiera tecnologica.

Relazione tra dimensione d’impresa e progresso tecnologico. Il cambio tecnologico, settore per settore, rende la dimensione minima efficiente dell’impresa sempre più grande. Se vuoi adottare le tecnologie efficienti devi crescere. Se resti sotto le soglie di dimensione e di occupati diventi inefficiente. Le imprese di successo su internet, per esempio, sono diventate enormi con una rapidità pazzesca. Anche nel passato era così. Ad esempio nel sistema automobilistico, dove continuano a esserci fusioni. Anche i marchi di nicchia stanno in una casa grande e i costi fissi e di ricerca e sviluppo vengono assorbiti. È particolarmente vero questo nei settori di punta.

Se il paese vuol crescere c’è bisogno di cambi legislativi, fiscali, previdenziali, regolamentari che inneschino meccanismi di concorrenza nei settori, in particolare in quello dei servizi.

La concentrazione di micro imprese si ha soprattutto nei servizi. Il problema non è in media nel manifatturiero, nell’industriale, che infatti esporta.

Vanno eliminati gli interventi statali, comunali, regionali, che proteggono e sussidiano la micro impresa inefficiente. Occorre che il sistema di mercato sia messo nelle condizioni di eliminare queste imprese.
Così si liberano risorse che possono andare altrove e anche chi adesso opera in un settore protetto può guadagnarci. Chi oggi fa un lavoro a bassissima produttività in una spiaggia del sud ha probabilmente le capacità di fare un lavoro migliore, più produttivo, di guadagnare di più e stare meglio in un’impresa più grande. Se continua a fare quello che fa vivrà male e si lamenterà.

Il compito della politica è quello di alleviare i costi sociali di questo cambio, ma questo cambio deve avvenire.

Se continuerete a difendere lo status quo resterete sempre più indietro rispetto al resto del mondo perché non starete alla frontiera tecnologica, non adotterete le nuove tecnologie. Una parte grande dell’economia italiana rimarrà indietro, gudagnerà di meno, produrrà di meno, sarà meno contenta.

Ciò di cui si dovrebbe dibattere è come compiere questa decimazione in modo efficace e sostenibile socialmente. Non di come evitarla”.
Ah. Decimazione = riduzione del 10%

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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L’uso della terra e la dieta americana.

Via via che il reddito cresce, le persone consumano più carne.

Questo processo non va avanti all’infinito, però.

I prezzi variano, si modificano le preferenze dei consumatori per vari motivi, cibi la cui produzione richiede più terra (carne rossa) vengono sostituiti da cibi ritenuti più salutari e la cui produzione richiede di usare meno terra (carne bianca, legumi), aumenta la produttività dell’agricoltura.

Così, a fronte di una crescita della popolazione del 36% e della ricchezza del 38%, la quantità di terra usata per sfamarsi negli Stati Uniti non è aumentata tra il 1980 e il 2013.

In compenso altra terra è utilizzata per produrre cibo destinato all’esportazione (perché è profittevole esportarlo) e alla produzione di etanolo.
Mangiare meno carne non porta quindi necessariamente a usare meno terra.
Mangiare meno carne, però, insieme a miglioramenti di produttività, aiuta a usare in modo più efficiente la terra.

http://www.env-econ.net/2013/09/land-use-and-the-american-diet.html

 

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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Più canne, meno cannucce

PIU’ CANNE, MENO CANNUCCE

Da: https://www.strawlessocean.org/faq/
Le cannucce di plastica finiscono negli oceani, inquinano le acque e uccidono animali marini. Non sono riciclabili e si degradano in non meno di duecento anni.

Le cannucce finiscono in mare una volta che vengono lasciate sulla spiaggia o ci arrivano dai tombini o dai rigagnoli. Possono essere buttate via dalle auto mentre si viaggia, fuoriuscire dai cassonetti pieni, gettate semplicemente per terra.

È stata ritrovata della plastica nello stomaco di almeno il 71% degli uccelli marini e il 30% delle tartarughe marine. Quando ingerisce la plastica, un organismo marino su due muore.

La plastica che finisce negli oceani inoltre si riduce in pezzi sempre più piccoli, noti come microplastiche e diventa un’ulteriore minaccia per la vita marina, pesci compresi.

Alcune persone non possono fare a meno delle cannucce: chi ha avuto un infarto, chi è affetto da autismo o da altre malattie. In questi casi esistono delle cannucce di plastica compostabile che possono essere usate. In quei casi la miglior soluzione può essere pure la cannuccia di plastica, ma si tratta chiaramente di casi limitati, per fortuna.

Il problema delle cannucce compostabili è che se finiscono in mare sono equivalenti alle cannucce di plastica. La mancanza di informazioni sui depositi di compostaggio spinge le persone a gettarle anziché a portarle nei luoghi appositi. Per questo motivo non sono consigliabili.

Le cannucce di plastica sono tra i primi dieci rifiuti che si trovano in spiaggia durante le pulizie. Si ritiene che rifiutarne l’uso sia l’azione più semplice che si possa fare per ridurre l’inquinamento da plastica. Il primo passo da fare è, appunto, quello di rifiutarle.

Alternative? Cannucce fatte di altri materiali, dalla carta al bambù, dall’acciaio alla bioplastica, esistono, anche se ancora sono più costose e non sempre di immediata reperibilità. Vedi: https://www.strawlessocean.org/alternatives/
Oppure: http://www.ecostrawz.co.uk/
Oppure: https://strawfree.org/
Oppure, da Amazon: https://www.amazon.com/s/ref=nb_sb_noss_2…
O ancora: http://www.last-straw.org/the-solution/
Ci sono anche cannucce di zucchero glassato prodotte dall’italiana Sorbos. http://sorbositalia.it
Il movimento per mettere al bando le cannucce di plastica è in crescita.
Vedi: www.strawlessocean.org
http://strawwars.org
http://www.last-straw.org

Diverse catene alberghiere, molti ristoranti soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti e diverse aziende, tra cui Starbucks e Mc Donalds, hanno annunciato la loro sostituzione con cannucce di carta o di materiale non inquinante. In molte città bar e locali hanno messo al bando le cannucce. Vedi: https://www.ilpost.it/…/starbucks-smettera-di-usare-cannuc…/
https://www.ilpost.it/2018/06/18/cannucce-carta-mcdonalds/
https://www.nationalgeographic.co.uk/…/…/death-plastic-straw
https://www.nytimes.com/…/new-york-today-plastic-straw-ban.…
Chiaramente c’è anche chi si lamenta del bando. I motivi sono che le cannucce sono divertenti, che con quelle la bocca non va a contatto con i bicchieri, che il liquido dei cocktail non colpisce i denti.https://futurism.com/plastic-straws-disappearing-oceans/

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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Crescita, quale crescita?

Un po’ di link e di video sulla crescita economica di lungo periodo.

Mescolate accumulazione di capitale, demografia, progresso tecnologico, capitale umano e soprattutto conoscenza e idee e avrete la crescita economica di lungo periodo.

Per saperne di più:

Questi sono i capitoli sulla crescita economica dal libro di Greg Mankiw, Macroeconomia, edizione del 2004. Io ho quella del 2011 in inglese, per la cronaca. Devo aggiornarla
Prima parte:
https://www.dir.uniupo.it/…/mod_resou…/content/0/3_cap07.pdf

Seconda parte:
https://www.dir.uniupo.it/…/mod_resou…/content/0/4_cap08.pdf

Questo è un link che spiega l’evoluzione della teoria della crescita in modo chiaro e semplice.
http://docenti.unimc.it/…/Capitale%20umano%20e%20crescita%2…

Questa è una tesi di laurea sull’argomento:
https://tesi.luiss.it/15127/1/173411.pdf

Il video di Marginal Revolution sul puzzle della crescita:
https://youtu.be/u5P8AZRBLac

I sei video di Marginal Revolution sul modello di Solow:
https://www.youtube.com/playlist…

Nuove idee generano nuova crescita economica.
Il video sul tema di Marginal Revolution.
https://youtu.be/4zhPbYYaV5Y

Su Youtube ci sono i video di Michele Boldrin che insegna in inglese “introduction to the theory of economic growth”. La lezione 1.1 è questa: https://youtu.be/RZEdqAn56Rg
La lezione 5.7 è questa: https://youtu.be/NAjz4toNuBQ
Le altre ve le trovate da soli.

Poi se uno vuole leggere un manuale di mille pagine sulla teoria della crescita può scaricare il pdf di Modern Economic Growth di Acemoglu o altri.

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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Verso Glasgow 2018.

La lotta per la conquista dello spazio in valigia è stata dura e ha vinto questa. Il piccolo trolley acquistato da Decathlon non è bastato a contenere la macchina fotografica e l’ipad e tutto il resto, quindi ho dovuto optare per quello più grande, il Carpisa amico di vecchi viaggi. Ho comunque rinunciato alla roba per correre: avrei dovuto prendere l’abbigliamento da 13 gradi ed era troppo ingombrante. Potevo prendere quello anziché l’ambaradan fotografico? Dovevo?

Ho rischiato di fare come il Nardi, che da presto fece tardi. Ero a prendere una spremuta d’arancia al bar interno della stazione Santa Maria Novella. Mi sono fermato a un tavolino. Mi sono messo a sedere. Ho osservato due coppie di ragazzi francesi che giocavano a carte. Ho prenotato il biglietto da Porta Garibaldi a Milano Malpensa. Nel frattempo il mio treno per Milano Porta Garibaldi sarebbe partito solo dieci minuti dopo. Ero arrivato alla stazione un’ora prima.

La bellezza di un treno vuoto. Lo spazio non solo per le gambe, per le valigie sotto le gambe, per i due caricabatterie tutti per te, ma soprattutto lo spazio visivo. A parte il commesso viaggiatore che telefonava davanti a me e che scenderà a Reggio Emilia AV (esistono treni che ci si fermano ed esistono passeggeri che ci scendono), la situazione è ideale. Spazi aperti e abbastanza sconfinati all’esterno: alberi, campi, pianura padana. Spazi e silenzi non interrotti da teste, valigie, gambe, giornali inutili, personal computer, parlottii, chiacchiericci, bambini urlanti, all’interno.

Milano Porta Garibaldi mi accoglie con un corridoio in stile Miglio Verde, un passaggio per la metro chiuso da tornelli e due uscite verso due desolation road. Ne prendo una e vedo un clochard sdraiato per terra coperto da una coperta, tre persone che somigliano a mafiosi cubani in camicia blu che dialogano all’angolo tra una sfilza di binari e un cumulo di case che a prima vista mi sono sembrate diroccate e a seconda vista non lo erano. Al di là dai binari, volgendo lo sguardo a destra, si vedono frotte di grattacieli, su uno dei quali spicca la scritta AXA, che mi ricorda la compagnia assicurativa che rifiuta di assicurare le centrali a carbone, a differenza di Generali.

Mi aspettavo almeno un bar, dentro o fuori dalla stazione. Un locale dove potessi affogare in un bicchiere la depressione causata dall’infausta scelta di scendere in quella desolate land (o così è stata la prima impressione) e poi di fermarmici anche il tempo necessario per pranzarci.
Dopo aver chiesto aiuto via whatsapp, aver letto la storia di Porta Garibaldi su Wikipedia e avere consultato Google Maps, ho deciso di muovermi, così le prospettive di quell’ora e mezzo che mi ero dato prima di prendere il treno per Malpensa sono cambiate.

Ho scoperto un mondo fatto di grattacieli immersi nel verde (guardando in alto oltre la via stretta tra le case), bar, osterie, ristoranti di mare pugliesi, cavalcavia, saliscendi e ingressi principali della stazione. Quegli ingressi che avrebbero finalmente reso attraente anche il solo girovagare per più di un’ora senza meta: da lì si entrava in un mondo dove prendevano vita la Feltrinelli, la toilette a pagamento, la cassatina siciliana, la crema di caffè, il barista che mi chiedeva se volevo un bicchiere di acqua naturale o gasata (nel caso avessi scelto questa mi sarei aspettato una tipa che usciva dal bicchiere con un giubbotto di pelle, una corona in testa e col codazzo di fan dietro che sbavavano per un autografo), il tabellone degli orari che indicava i treni per Malpensa molto dopo che erano già apparsi sul sito Viaggiatreno.

In una situazione di minore ansia e minore fretta e diversi obiettivi avrei probabilmente indugiato volentieri a osservare le vie strette, le case, i graffiti e a origliare i discorsi dei mafiosi cubani e dei camerieri che aprivano il ristorante. Sarei probabilmente anche entrato dal falegname, che dichiara sull’insegna di esistere e di resistere dal 1960. Stamani, però, non c’era tempo per cullarsi in certe cose. Dovevo trovare subito un luogo familiare, commerciale, con del cibo (possibilmente) e soprattutto dovevo arrivare al binario utile con un congruo anticipo. Il resto è poesia a cui ci dedicheremo un’altra volta. A partire dalle strade di Glasgow, magari.

A proposito di Feltrinelli Express. La sezione “economia” dovrebbe intitolarsi “puttanate, incredibili puttanate”.

Intanto un articolo su Oasport mi segnala una Glasgow fredda, grigia e piovosa, cioè affascinante.
Poi ci sarà tanta musica, ovunque. In ogni locale c’è la musica dal vivo. Sì, anche l’whiskey. Poi sembra che la città si sia preparata a questi campionati europei come se fossero le Olimpiadi. Accoglienza a suon di musica e fuochi d’artificio nella piazza centrale. Non vedo l’ora di esserci.

Quello, però, succederà dopo. Immergersi nell’atmosfera di Glasgow 2018, dico. Adesso c’è da superare la solita tensione dell’attesa: arrivare all’aeroporto, separare i liquidi e gli oggetti metallici, superare il terrore dei controlli di sicurezza (terrore dato dalla possibile apertura della valigia o dello zaino alla ricerca di quel minuscolo oggetto che mi ero dimenticato di togliere), riuscire a chiudere la valigia fischiettando anche mentre interiormente impreco in sanscrito, prendere l’aereo sperando che il bagaglio non venga stivato, ricominciare a leggere Guerra e Pace o comunque qualcosa sul Kindle sempre che riesca ad averlo a portata di mano, arrivare a Glasgow, forse prendere Uber e comunque arrivare alla casa prenotata attraverso Airbnb, capire il territorio, salutare la proprietaria di casa, superare senza troppi patemi la fase dei convenevoli, scoprire se lì vicino ci sono abbastanza possibilità di scottish breakfasts, saggiare il territorio, conquistarlo.

Poi sarà tutto un Carnevale di Rio, come dice qualcuno.

Ah, dimenticavo. Celtic o Rangers?

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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Glasgow 2018 (1)

Glasgow 2018. (1)

Bambino che mi fissi mentre sistemo la valigia in aeroporto. Posso cancellarti?

Dopo tre giorni a Glasgow è apparso il sole. Oddio, non è molto convinto. Si è limitato a proiettare i suoi raggi su degli alberi per qualche minuto prima di tornare a nascondersi sotto le nuvole. Avrà particolarmente sonno. Che sia andato a fare bisboccia in qualche paese mediterraneo?

Sono riapparsi i francesi, invece. È bastato loro vincere due ori inattesi e mi sono ritrovato due tifosi francesi accanto. Non è che avessero comprato i biglietti, secondo me. Si sono generati dentro la piscina: sono spuntati come i funghi.

L’accoglienza.
Durante il percorso di uscita dall’aeroporto ti trovi immerso in un pavimento di pietre e legni, delle pareti che sembrano foreste e canti di uccellini.
Gli steward all’esterno della piscina cercano di intavolare una conversazione mentre setacciano tu e le tue borse. Più che controlli sono pacche sulle spalle.
Passi davanti a un locale in cui stanno suonando della musica, un uomo esce nello stesso momento in cui passi tu e ti saluta.
Sei seduto al tavolo di un pub, arriva un gruppo di signori piuttosto attempati, una donna ti chiede se vuoi qualcosa del loro cibo appena arrivato.
Un autista del bus non si preoccupa più di tanto se la tua carta di credito non viene letta o se il qr code del biglietto settimanale del bus non viene riconosciuto, generalmente perché lo disponi non correttamente agli occhi dello scanner. Il bus non parte finché non dimostri che hai pagato (come in un sacco di altri posti in Europa, tranne che in Italia, non si sa perché), ma nel frattempo potete fare una partita a carte.
Non pensiate però di farmi dire più di due o tre frasi di circostanza. Al massimo posso sorridervi.

Ho potuto guardare l’oro azzurro dell’inseguimento maschile e l’argento dell’inseguimento femminile nel ciclismo su pista mentre camminavo dalle piscine verso il velodromo. Stamani ho guardato il canottaggio in piscina mentre si svolgevano le batterie dei 1500sl. Hanno contribuito Ipad, telefonino, Vodafone video plus più Vodafone giga in & out, Easy europe roaming, tariffa Smart all in Tre (con limitazione a un giga al giorno, giga che mi dice sia stato consumato già in una mattina), Eurosport player.

A proposito di velodromo. I successi nell’inseguimento sono importantissimi. Avevo comprato i biglietti per il ciclismo su pista proprio per guardare quelli e li ho visti lungo i marciapiedi di Glasgow a causa della distanza tra la piscina e il velodromo. Dato che era tardi ho anche deciso di non entrare in quest’ultimo. Ci riproverò domenica.

Ogni volta che vengo a questi eventi internazionali succede che mi sieda vicino a tifosi italiani. Ogni volta non so che dire loro, come presentarmi, cose così. A parte la volta di Kazan, in cui conobbi Amelia, potrei avere perso delle occasioni di sana e robusta conoscenza. Stamani è stato il turno di due ragazze fan (o familiari? O fidanzate, almeno una?) di aereo Miressi.

Ovunque mi giri, nei dintorni della piscina, appaiono tifosi italiani: in tribuna, sugli autobus, fuori dalla piscina a prendere un gelato.

Qualcuno sa perché il caffè o il cappuccino debbano essere serviti a una temperatura pari a quella di un altoforno? Così da finirli in una mezzora buona?

Qual è la probabilità che un signore belga che era accanto a me una sera a Budapest durante le gare di nuoto e che poi rividi in aeroporto me lo sia trovato davanti al bar di Glasgow in cui ho fatto “all day breakfast” ieri mattina?

A proposito. Ben contento di aver trovato dove fare colazione tutte le mattine, stamani l’ho trovato chiuso. Mai una gioia.
(In compenso ho scoperto un posto dove fanno buffet con cibo proveniente da tutto il mondo, vicino alle piscine. Non male per i pranzi a 6,95 pound).

Cosa mi ha offerto la proprietaria di casa la prima sera? Ovviamente un ombrello. In realtà per ora è piovuto solo una sera. Il cielo è costantemente grigio tendente al nero. Sprazzi di azzurro sono apparsi solo oggi pomeriggio. La temperatura è sui diciassette gradi. La sera fa quasi freddo.

La piscina è ai confini di un bel parco. I bagni sono solo chimici. I ristoratori sono tre, monopolisti e quindi cari. Gli spazi per sedersi sono pochi: un tronco d’albero e qualche tavolino. Non passa la mascotte. Non si può stare ai tavolini tra le gare della mattina e quelle del pomeriggio perché l’impianto chiude. I posti centrali durante le batterie sono vuoti (perché i biglietti erano davvero troppo cari per le batterie e evidentemente c’è stata un’allocazione delle risorse non ottimale).

Finali di venerdì pomeriggio: “Che bello, sono nelle prime file, alla partenza delle gare di cinquanta metri, a bordo vasca”! Peccato per gli arbitri che si alzano e nascondono la vista degli arrivi e delle virate e per la prospettiva che ti impedisce di vedere le posizioni in gara.
Oggi (sabato) sono un po’ più in alto a destra. Dato che la scelta dei biglietti è stata casuale, nel senso che ho scelto solo quelli di fascia di prezzo b (c’erano a,b,c,d) chissà cosa mi riserveranno i prossimi giorni.

Ah, dimenticavo. Ci sono stati due ori e un bronzo nel canottaggio, oggi.

Vabbe’. Stanno per cominciare le finali di nuoto. Ci si aspettano ulteriori scintille.
E quelle di ieri? Eh, oh, le commenterò insieme a quelle di oggi.
See you soon.

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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Glasgow 2018 (2)

 

Europei di Nuoto, prime due giornate. Diluvi di emozioni e record che scoppiano come tappi di spumante.

1. C’erano una volta i record italiani di sempre-sia-lodata- Alessia Filippi. Al Settecolli sono stati la Cusinato nei 400 misti e la Panziera nei 200 dorso a toglierglieli. Agli Europei è stato il turno di Simona Quadarella negli 800sl. 8’16”35, tempo di livello mondiale. Un anno fa bronzo mondiale nei 1500sl. Ieri oro europeo negli 800sl. Diciannove anni e un futuro da regina del mezzofondo europeo e, augurabilmente, non solo.

2. Sarah Sjoestroem e Pernille Blume giocano a hunger games. Ne rimarrà solo una. Vederle appaiate per cinquanta metri a dare botte all’acqua senza respirare chiedendosi chi avrebbe toccato per prima è stato bellissimo. Ha vinto la più lunga e robusta di un centesimo e forse di un centimetro. La sfida si ripeterà nei cento stile e sarà ancora lotta dura senza paura. Terza è arrivata, come da attese, Ranomi Kromowidjodjo. Lei è abituata ai piazzamenti, io forse ho finalmente scritto bene il suo cognome.

3. Elena Di Liddo, ovvero un lungo pianto di felicità dopo le mille tribolazioni e la rinascita avvenuta a Copenaghen a dicembre col bronzo in vasca corta nei 100 farfalla. Non aveva mai vinto una medaglia in vasca lunga. Adesso è arrivata. Ilaria Bianchi è finita al quarto posto, battuta da una connazionale. La storia si è poi ripetuta per lei stamani: si sono qualificate per le semifinali dei 200 farfalla Alessia Polieri e Ilaria Cusinato, lasciando fuori, per la regola delle due qualificate per nazione, la Bianchi, che è arrivata subito dietro loro.

4. Adam Peaty distrugge record del mondo anche quando va in bagno? In un cento rana di livello straordinario prende il largo nella seconda vasca e annuncia al mondo che la rottura del muro dei 57” è lì a un passo. Secondo arriva lo scozzese di Glasgow James Wilby, che racconterà un giorno ai nipoti la storia di un atleta che ha vinto un argento europeo a casa sua.

5. Staffetta 4x100sl. A un certo punto è apparso un aereo: airbus Miressi. 46”99 lanciato e tocco solo un soffio dietro i fortissimi russi. Certo che in staffetta è sempre difficile che tutti e quattro siano al top e funzioni tutto alla perfezione. Stavolta è stato Vendrame a non essere al massimo della forma. Inoltre a Zazzeri si è rotto il costume e questo può averlo condizionato.

6. Il giovane predestinato campione russo Kolesnikov imita Peaty nei 50 dorso: 24 secondi netti. A proposito di record: al mattino Georgia Davies ha realizzato quello europeo nei 50 dorso femminili: 27”21. A seguire la russa Fesikova l’ha sfiorato: 27”23.

7. Partenze e altri record italiani. Fabio Scozzoli ha la migliore al mondo, è sul podio ai cinquanta metri, poi i trent’anni si fanno sentire e arriva quinto in una finale stratosferica. Carlotta Zofkova fa il record italiano dei 50 dorso con 27”94, superando di due centesimi Silvia Scalia, che lo aveva superato nella semifinale precedente. Sì, ma le partenze? La contessa Zofkova, con cui ho da qualche parte una foto, tende a lasciare metri in partenza e in virata. Peccato. La ricordiamo tesa ed emozionata, ma brava, nella staffetta mista di Rio.

8. Fantine Lesaffre, chi era costei? La più alta ragazza del circuito e la vincitrice della medaglia di bronzo nei 400 misti a Copenaghen in vasca corta, per dire. Si migliora di quattro secondi in vasca lunga, nuota bene, approfitta dell’assenza di Katinka Hosszu, lascia d’argento (bellissimo, comunque) la multilingue Ilaria Cusinato (alla quale Stefano Morini ha lasciato il lunedì libero per studiare). Lo sentite, però, quel po’ di amaro in bocca per Ilaria?

9. L’applaudito di turno perché arrivato dopo la musica nelle batterie della sua gara (i 1500 sl): l’albanese Franc Aleksi.

10. Charlotte Bonnet avrà dedicato l’oro e il suo strepitoso tempo di lancio nella staffetta 4x100sl femminile a Camille Muffat. Buon or ti faccia.

11. Altri nomi, altre cose. Cseh e Morozov sono finiti fuori dalle semifinali. Gli ungheresi intendono monopolizzare i 200 farfalla. Attenti ai nomi relativamente nuovi come Milak ma anche come Burdisso. Complimenti a Pinzuti. Le stileliberiste veloci hanno fatto il loro (a parte i problemi di stomaco della Pirozzi, ma quando arrivano i ricambi? Romanchuk è sempre più un pericolo per Paltrinieri, che per vincere deve essere al 100%. Il livello è alto e si alza ogni anno di più in diverse specialità, anche in Europa e non solo nel mondo: non c’è mai tempo per rifiatare.

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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glasgow 2018 (3, 4 e 5)

Questi articoli su Glasgow sono stati inizialmente pubblicati su facebook. i punti 4 e 5 erano solo delle introduzioni ai post di cento sciolto.

1. Il trionfo della Bastianelli. Seduto nel tronco di albero che fa da sedia collettiva davanti all’ingresso della piscina ho visto gli ultimi tredici meravigliosi chilometri della gara di ciclismo su strada. Longo Borghini e olandese in fuga. Vengono riprese dal gruppo a un chilometro dalla fine. A cinquecento metri ci sono tre olandesi in testa al gruppo. A trecento metri spunta la Bastianelli e zac! Va a vincere. Certo che sarebbe stato bello vedere il finale in diretta dal vivo. L’arrivo, come la partenza, erano a Glasgow Green, praticamente a cinque minuti a piedi da dove alloggio. Se fossi rimasto lì avrei avuto l’ansia da oddio ho da vedere il nuoto arriverò in ritardo, per cui ho fatto bene a non spostarmi col bus (con le linee deviate, peraltro) e ho fatto bene a vedere la gara sull’ipad grazie a Eurosport Player. Anche Rai Play va benissimo, comunque.

2. Non sono ancora stato in centro.

3. Non sono ancora stato al velodromo.

4. Nell’indecisione se andare o no a vedere dal vivo un pezzo di gara di ciclismo femminile su strada sono rimasto a passeggiare lungo Tollcross Road tipo prostituto e poi sono stato fermo alla panchina della fermata del bus, senza prendere mai il bus.

5. In Tollcross Road ci sono due agenzie indipendenti di organizzazione e gestione dei funerali. Il motto di una è “accidents will happen”.

6. In Tollcross Road ci sono due pub col loro bancone di birre, i loro tavoli di legno con la gente seduta, la loro tv che trasmetteva Aberdeen – Rangers (1-0 per i Rangers a fine primo tempo). Sono entrato due volte in ambedue con l’intenzione di prendere o una birra o un caffè o un permesso per andare in bagno, ma poi sono uscito. Pensiero fondamentale: “Se mi metto a sedere, qualcuno di questi avventori cercherà di intavolare sicuramente una conversazione con me”.

7. In Tollcross Road c’è mmm…delicious, il locale in cui ho fatto colazione due giorni fa e che oggi mi ha servito un ottimo fish and chips mentre in tv trasmetteva la bbc che trasmetteva il canottaggio evitandomi di guardarlo sull’ipad. Intanto ne ho approfittato per scrivere il precedente post su Facebook. (Sì, presto passerò definitvamente al blog).

8. Ora. Tollcross Road è una via lunghissima, di qualche chilometro, ma le cose citate da me si trovano in un raggio di cinquecento metri.

9. Domenica pomeriggio, quasi adesso. In piscina è apparsa la mascotte! Il problema è che ha inscenato i balli di gruppo. Poteva restare nascosta dove era stata finora.

10. Gara femminile di ciclismo su strada significa deviazione degli autobus che ha significato farsi cinquanta minuti di cammino per raggiungere la piscina. Tutto bene, tranne il fatto che il percorso è più piacevole di quello della mezza maratona di Signa, ma di poco.

11. Sarà la zona ma vicino a dove alloggio molta gente gira con le magliette del Celtic. Ho visto un bambino con strisce biancoverdi nei capelli. Da un bar vicino a casa mia (ormai) ieri sera partivano cori pro Celtic. Dei Rangers nessuna notizia, a parte quella degli incidenti durante la partita contro una squadra croata.

12. Aggiornamento: ieri sera si è disputata Celtic – Livingston. Risultato finale 3-1 per la squadra di casa. Non ho pensato di andare a vedere una partita di calcio. Strano. Forse non mi aspettavo che il campionato di calcio scozzese iniziasse così presto.

13. Vabbe’, ora non c’è più tempo per scrivere altro.
Go Ary, go Greg, go AirbusMiressi.
See you later.

Comunque prima o poi vado in centro e anche sulle highlands e a vedere laghi e castelli, eh. Più poi che prima.

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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Glasgow 2018 (6)

1. Il sole ci prova, ma non si impegna abbastanza. Fa capolino e si ributta presto sotto, anzi sopra, le nuvole. In compenso è apparsa la subdola pioggerellina di Glasgow, quella che non senti per niente ma ti bagna del tutto.
2. Dicono sorry con la o chiusa (“stiamo per chiudere, il caffè e finito, soooooooorry”), continuano a salutare e a intavolare conversazioni, cioè ti inseguono finché non hanno finito il discorso “morning, see you later, enjoy, hope you enjoyed…”. Dicono cheps per chips, berger per burger, non pronunciano le t finali nemmeno qua, spesso.
3. Con una all day breakfast (pron. brekfest) vai avanti fino a metà pomeriggio.
4. In George Square ci sono maxischermi da cui si vedono le gare, tavolini, sdraio, ambulanti del cibo tossico e salutare (“healthy and hearthy food”, dicono), concerti dal vivo, persone sedute, persone che camminano, persone che ballano, persone che conversano, persone che bevono birra, persone che fotografano altre persone (ehm…), persone imbalsamate sotto forma di statua e poi palazzi, negozi e una scritta gigante su un grattacielo: people make Glasgow.
5. Allora, primo approccio col centro città. Palazzi vittoriani, vie larghe, case a mattoni in vista, look right e look left lungo le strade. Quello che ti aspetti da una città del Regno Unito. Giudizio da rimandare, ma Edimburgo mi era apparsa fin da subito più bella, scura, misteriosa (tipo che dalle parti del castello potevano apparirti fantasmi e vampiri), selvaggia.
6. Dice il saggio: se mentre fai una foto vedi il buio ed è mezzogiorno, guarda dove hai il copri obiettivo.
7. Dice l’altro saggio: prima di cercare ovunque dove abbia messo il copri obiettivo, guarda se per caso non stia già coprendo l’obiettivo.
8. L’inno russo si conferma il più bello di tutti, seguito da quello inglese. Devo scegliere tra quello francese e quello tedesco per la medaglia di bronzo.
9. Cose che ho pensato di fare nei prossimi giorni, tra un evento e l’altro: fare il tour dello stadio del Celtic, visitare l’hunterian museum (già fatto a Londra, comunque), visitare lo scottish football museum, entrare nel negozio Forbidden Planet (tanto per far finta di essere a Londra, di nuovo).

22 settembre 2018
di riccardoricciblog
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Glasgow 2018 (7 e 8)

Glasgow 2018 (8)
Sì, Simona, sei forte.
Carlotta Zofkova: una vita da fiaba.
Anche le danesi impazziscono.
Julia Efimova quando muove le spalle in acqua sembra proprio una rana.
Scott come Wilby: l’aria e l’acqua di casa portano medaglie.
Standing ovation per l’espressione “i back brothers”.
E anche domani ci sarà da divertirsi. C’è anche il time trial event di ciclismo sulle strade di Glasgow.
Ps. Ho visto i tuffi mentre mangiavo un hot dog al velodromo e il finale della mtb seduto sul mio amico tronco d’albero davanti alla piscina. Lo stesso su cui avevo visto vincere la Bastianelli nella gara di ciclismo su strada.
Per saperne di più: leggete i post di cento sciolto dedicati agli europei di nuoto di Glasgow

Glasgow 2018 (7)

1. Ho visto l’omnium con Letizia Paternoster un po’ sull’ipad e un po’ sul maxischermo di George Square. Bellissimo bronzo, il suo.
2. Adesso adesso, che è mezzogiorno, sono proprio al velodromo a guardare il ciclismo su pista, che visto dal vivo è ancora più elettrizzante, e a cercare di ricordarmi come si fa l’effetto panning con la fotocamera. Quindi Yeah! Vedrò dal vivo Letizia Paternoster!
Peccato aver perso Elia Viviani, per incomprensioni tra me, gli orari, le distanze, i trasporti e la voglia (e un po’ la fame) nei giorni scorsi.
Il suo omnium l’ho visto in casa.
Cioè. Perché?
Le gare dell’inseguimento mi era effettivamente impossibile seguirle dal vivo, invece.
3. Qua stanno facendo un casino! Si alzano in piedi, urlano, battono le mani. Nemmeno avesse vinto un britannico. (L’elimination race, Matthew Walls, ndrr).
4. Per ora i tentativi di panning sono stati un fallimento e devo pensare che la carica della batteria della fotocamera è una risorsa scarsa e preziosa.
5. Servono lezioni di matematica e fisica per chi dice che Miressi in staffetta mista mista ha “fatto tutto lui”. Tempi, velocità, distanze, somme, queste cose qua. Servivano anche per chi diceva che la Pellegrini a Kazan e a Berlino aveva conquistato da sola le medaglie nella staffetta 4x200sl.
6. Questione merchandising: il numero di oggetti che acquisterò è direttamente proporzionale al tempo che aspetto a comprare il primo.
7. Record personali, record stagionali, prove tirate anche al mattino, poche scuse e molti fatti, poche controprestazioni e molte ottime prestazioni. Il nuoto italiano si conferma molto solido e competitivo. La prova del nove sarà a Tokyo, ma intanto divertiamoci volta per volta. Volevo fare i commenti del giorno tutti i giorni, ma i ritmi di vita sono incalzanti e tanto c’è Cento Sciolto: che volete di più?
8. Vogliamo menzionare Matteo Giunta, allenatore di Federica Pellegrini, ma anche di Luca Pizzini, ma anche di Carlotta Zofkova? Chi diceva che non era un allenatore vero o un allenatore buono starà facendo ammenda?
9. Despanches. Oro alla svizzera in uno sport che non è lo sci o Federer o la cioccolata.
10. Mi davano fastidio ieri sera i “go Molly” e simili urlati a squarciagola dai tifosi britannici dietro di me, ma mai quanto gli “allez Je Je (Stravius, ndrr)” dei francesi a Barcellona 2013 e Berlino 2014. Colpa mia, comunque: si chiama sindrome della vecchia zitella.
11. Accanto a me, ieri, avevo dei pacati tifosi olandesi che hanno avuto un moto di pacata rabbia quando hanno visto che sia come sia la Hemskeerk arriva sempre seconda. Io sono felice per Charlotte Bonnet e se non si è capito lo ribadisco.
12. Tipo che adesso sono al velodromo. Verso le tre dovrò andare alla piscina. Da guardare sull’ipad in diretta ci saranno anche i tuffi, che sono a Edimburgo, e l’atletica, che è a Berlino. Stasera vorrei fare un nuovo giro in centro. Manca qualcosa, per esempio mangiare? Eh, ma non si può fare tutto: ci sono delle priorità. Per la sazietà la all day breakfast aiuta, comunque.
13. Ieri sera avevo anche una posizione fantastica per vedere i movimenti, anche dei muscoli, dei nuotatori. Anche stasera dovrei essere nella stessa zona. Valeva la pena spendere quei 55 pound. Ah. Ho potuto fare tutte le foto che mi pareva, nessuno mi ha detto niente e nessuno mi sta dicendo niente nemmeno al velodromo. Indi per cui l’altro giorno mi è capitata una tipa pignola, tignosa, ignorante, spagnola, spugnosa, ignobile, agnostica. Gli ultimi aggettivi non c’entrano niente ma mi è preso di scrivere aggettivi che contenessero gn.