there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

9 Agosto 2021
di riccardoricciblog
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Tokyo 2020. Nuoto. Prima giornata

Nuoto, prima giornata di gare.

400 misti uomini.
I trials avevano sancito la superiorità presunta degli australiani sugli americani poi iniziano le Olimpiadi e a chi vanno oro e argento?
Razzetti è stato grandissimo in batteria. Si è poi peggiorato in finale come tutti tranne il vincitore: Kalisz, uno di quelli nominati a suo tempo come nuovo Phelps.
Il grande deluso: il giapponese Seto.

400 misti donne.
La giapponese Ohashi o come si scrive è arte natatoria pura e può anche permettersi di nuotare con le orecchie fuori dalla cuffia. Detto che anche qui le statunitensi non hanno deluso come sarebbe stata bella una medaglia della Belmonte? Della Hosszu invece? Anche no.
La Ilaria Cusinato degli ultimi due anni è già stata molto brava a entrare in finale.
Controprestazione di Sara Franceschi in batteria: questi 400 una volta le entrano e una volta no.

100 farfalla donne.
Possono vincere in sei stanotte. Io tifo Sarah per tutto quello che ha passato in stagione: una rottura del gomito, per dire.
La francese Wattel è stata strepitosa e ha esultato come se avesse vinto la finale: lo sapeva che era una semi?
Ilaria Bianchi deve aver fatto il suo personale stagionale per entrare in semifinale. La finale quest’anno era oggettivamente impossibile.
Elena Di Liddo ha fatto lo stagionale in batteria. Le sono mancati forse gli ultimi quindici metri per la finale.

400 stile libero uomini.
Il tunisino che non ti aspetti estrae il coniglio dal cilindro e vince battendo tutti gli altri, non solo Detti.
Marco De Tullio è rimasto fregato in batteria dall’andamento lento degli australiani favoriti.
Gabriele Detti ha perso un’occasione (bicchiere mezzo vuoto) ma in tutta la stagione non ha mostrato di valere un tempo più basso di 3’44 (bicchiere mezzo pieno) e la sua preparazione è stata fermata due volte per malattia (bicchiere delle attenuanti generiche).
Visti i 200sl oggi dispiace la condizione di Detti, De Tullio e forse Megli in ottica staffetta.
Tra i grandi delusi Rapsis, lo stesso Winnington, Malyutin. E’ stata la gara dei grandi delusi.

100 rana uomini.
Peaty e Kamminga si scanneranno, Andrew soffre le finali (come Martinenghi finora, ndrr) e non ha entusiasmato (oltre a nuotare male), Schimanovich o come si scrive ha entusiasmato ancora meno, Martinenghi sembra convinto delle sue possibilità e tatticamente sembra avere imparato cosa deve fare. L’obiettivo è indiscutibilmente il podio e lo dicono sia lui che il suo allenatore che quanto fatto vedere fin qua.
Federico Poggio ha fatto il personale in batteria e ha pagato lo sforzo in finale.

4×100 stile libero donne,
Le australiane sbriciolano il record del mondo e mettono chilometri tra loro e il resto del mondo come previsto, ma soffrendo un po’ nelle prime due frazioni. Poi Emma McKeon stampa un sotto 52” da urlo.
Tornano le canadesi terribili per conquistare l’argento allo sprint sugli USA. La Svezia cala dopo due prime frazioni al top e l’Olanda arriva quarta e conquista il titolo di migliore europea.

Nota a margine.
A Rio erano entrate due donne italiane in semifinale. Qui sono entrate già quasi tutte. A Rio anche molti uomini non avevano superato un turno. Qui ogni gara in cui hanno partecipato italiani almeno uno ha superato il turno, che è l’obiettivo minimo ma non è per niente scontato, visti anche i trascorsi olimpici azzurri.

Ora ho due opzioni: andare a letto perché c’è da fare nottata o scrivere un post sulle prestazioni di oggi pomeriggio: fantastiche per la 4x100sl, eccellenti per Ceccon, ottime per la Carraro e i duecentisti, buone per la Panziera, disastrose per Benny Pilato.

Forse è meglio prepararsi per stanotte: c’è da conquistare due podi. Indiscutibilmente.

23 Luglio 2021
di riccardoricciblog
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Nuoto. I potenziali azzurri medagliati olimpici

Paltrinieri, se la mononucleosi non l’ha ucciso. Nelle condizioni dell’europeo poteva puntare a tre ori o almeno tre medaglie, 10km di fondo compresa. La mononucleosi può portare a tre legni?

Quadarella, se la febbre non l’ha uccisa e ha davvero ritrovato il suo piglio da combattente. La medaglia è più probabile nei 1500sl che negli 800. Certo: può arrivare due volte quarta.

Panziera, se non fa trenta volte la gara nella sua testa prima di farla davvero. A oggi è argento potenziale dietro alla McKeown. Metti che Kylie Masse la batta. Resta sempre possibile un bronzo. Oppure un legno.

Martinenghi, se non tira troppo nei primi 50 e non si peggiora all’ultimo turno. A oggi è quarto nel ranking dietro a Peaty, imbattibile, Andrew che purtroppo avrà la garra degli americani, Kamminga, battuto al Settecolli. Nicolò potrebbe fare il suo pb e arrivare quarto. Dato che sono in dieci su un livello enorme intanto c’è da fare un tempone per entrare in finale.

Burdisso, se non fa il record mondiale dei 150 metri farfalladelfino e poi scoppia. Lui è quarto nel ranking (con Milak e Andrew davantissimo) e rischia di prendere un legno come ai mondiali. Rischia anche di non entrare in finale per lo stesso motivo di Martinenghi. Però se ci entra ha dalla sua la spavalderia  che può essere il suo limite o il suo vantaggio.

Carraro, se abbassa il suo personale di mezzo secondo. L’avevo messa più giù di Miressi ma se fa 1’5″3 può essere da bronzo. Ha dalla sua l’esperienza, la testa, l’allenatore, il fidanzato.

Pilato, se abbassa il suo personale di mezzo secondo. L’inesperienza, l’esuberanza, la gioventù la faranno essere la Meilutite azzurra già a Tokyo? Comunque una ranista deve prendere una medaglia perché hanno tolto il posto alla mia Arianna, quindi se non lo fanno terrò loro il broncio. Come sarebbe anche un legno ex aequo?

Miressi, se riesce a fare tre turni sui suoi massimi livelli e se Popovici si sgonfia o se la fa sotto. Il legno è una possibilità non molto remota. Possono peggiorare anche gli altri (ma è improbabile che peggiorino Dressel e Chalmers) ma il livello è altissimo e quindi può spuntarla chiunque. Anche Miressi, certo.

4x100sl, se tutti e quattro si migliorano (ma quattro chi? Compreso Ceccon che avrà i 100 dorso 15 minuti prima della finale della staffetta?). Coi tempi attuali la staffetta sta lì in bilico tra il terzo e il, indovinate un po’, quarto posto.

Fin qui ho citato gente con serie e realistiche possibilità di finire tra i primi cinque.

Andiamo avanti.

Detti, se non è quello di quest’anno e mantiene l’obiettivo di 3’41 nei 400. Qui il livello non è altissimo quindi un Detti in forma almeno un bronzo lo prenderebbe. Confidiamo nel lavoro del gruppo Morini malgrado le prestazioni di quest’anno non siano state esaltanti.

De Tullio, se fa il Detti di Rio. Ha fatto vedere cose migliori di Detti in stagione e è più giovane.

Razzetti, se si trova nel mischione della finale e non perde troppo a dorso. Il livello non è altissimo e lui è galvanizzato. Le sorprese positive devono produrle solo gli altri?

Pellegrini, se entra in finale e poi si tiene almeno a 1’54. Se entra in finale ho l’impressione che potrebbe anche salire in questa classifica. Davanti ha la Titmus e la Ledecki ma poi, dopo il forfait della McKeon, con cinese e hongkonghiana poteebbe giocarsela.

Mista maschile, se il  farfallista fa una prestazione inattesa.

Mista femminile, se la Panziera supera il suo record italiano e si verificano diverse congiunzioni astrali.

Franceschi, se si trova nel mischione della finale dei 400 misti e indovina la gara perfetta. Se non si riperde, Parigi potrà essere sua.

Il resto ha intanto da superare almeno un turno di gara, come richiesto dal dt e dalle attese di battere il record di finali olimpiche nel nuoto che è di dodici.

L’importante è non ripetere Rio, che è stata come gruppo la peggiore olimpiade del nuoto da decenni. Gente troppo giovane da una parte e troppo vecchia dall’altra più errori di allenamento e tante distrazioni nel villaggio? Boh. Storia passata.

Domani è un altro giorno e tra poche ore è già…scherma più canottaggio più tiro più ciclismo più volley più aiutoooooo! La prima settimana!

29 Giugno 2021
di riccardoricciblog
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Un po’ di appunti dal settecolli 2021

C’erano atleti da tutt’Europa con presenze indiane e sudamericane

Per ranisti e raniste vedi il post “cuori di rana”

Ogni volta che Lorenzo Galossi e Michele Lamberti gareggiano si migliorano.


Quanto detto al punto precedenteè valso anche per Costanza Cocconcelli.

I tempi ottenuti ai campionati uzbeki sono stati ritenuti falsi dalla FINA dopo segnalazioni degli stessi atleti che li avevano ottenuti. Tra questi non c’era il tempo realizzato nei 100 dorso dall’indiano Srihaj Nataraj, ma si deve essere comunque sentito colpito nel vivo. Ha partecipato al Settecolli, è arrivato secondo nella gara individuale, ha provato il tempo limite di qualificazione olimpica da solo domenica pomeriggio e ha passato l’esame! 53”77. Tie’!


“Siam venuti fin qui siam venuti fin qui per vedere un Ceccon così”.


Le chances di podio olimpico per la 4x100sl sono in crescita. Per la 4×200 ci vorrebbero il Megli e il Detti di due anni fa.


Gabriele Detti e Stefano Morini vogliono dire fiducia, quindi fidiamoci quando dicono che al Settecolli era solo imballato.


Anche Burdisso, Miressi e la Panziera erano piuttosto imballati: li aspettiamo a Tokyo.

Chi non era imballato era Sara Franceschi: vince i 200 misti battendo anche la Hosszu con un tempo che sta a un centesimo dal record italiano. Con l’accresciuta consapevolezza nei suoi mezzi può divertirci e divertirsi anche per i prossimi anni. A cominciare da Tokyo.

Riecco due duecentiste giovani sotto i due minuti! La campigiana Annachiara Mascolo e la piemontese del 2005 Giulia Vetrano. Che il futuro possa essere (anche) vostro. Intanto vanno a Tokyo. Con loro anche Stefania Pirozzi, che ultimamente si è abbonata all’1’59”.

Si è rivista Alessia Polieri, che ha vinto i 200 farfalla.


Simona Quadarella ha detto di aver ritrovato il divertimento e la cattiveria. Oltre al tempo nei 1500sl. Il sorriso era una sfida a chiunque: per starle davanti alle Olimpiadi dovrete sudare, comunque vi chiamate.


Le gare di velocità a stile libero sono state entusiasmanti.


I 50 e i 100sl femminili avrebbero potuto essere un campionato europeo: Sjostrom, Coleman, Blume, Ottesen, Hemskeerk, Kromowidjodjo.


Anche se con la capienza limitata è tornato il pubblico e quindi sono tornati gli applausi, i brusii, il tifo, i lanci della cuffia ai bambini, i cacciatori di autografi. Tutto bellissimo, anche per gli atleti.

29 Giugno 2021
di riccardoricciblog
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Settecolli 2021. Cuori di rana

Arianna Castiglioni, riassunto delle puntate precedenti. Non ha mai deluso, ha sempre dato il massimo, è stata troppo spesso colpita da infortuni, ha vinto medaglie europee anche quest’anno, ha conquistato finali mondiali, si è beccata il covid prima degli assoluti di quest’anno, ha sbriciolato il record italiano nei 100, ha fatto tre pb al Settecolli, è quarta nel ranking mondiale dei 100 rana a un mese dall’Olimpiade. Chi più di lei merita la convocazione ai Giochi olimpici in gara individuale? Martina Carraro e Benedetta Pilato, che si sono qualificate quando era il momento. Le regole sono queste e la preparazione delle atlete e le loro finalizzazioni sono inevitabilmente diverse. Naturalmente se già da qualche anno mi auguravo la medaglia olimpica per Arianna adesso me la auguro e gliela ancora di più. A Parigi avrà solo 26 anni. Nel frattempo ci saranno diversi Europei e Mondiali da affrontare.

Martina Carraro a un certo punto ha deciso che non le andava più di perdere, ha cambiato staff e ha iniziato a vincere e conquistare medaglie in Italia, in Europa e nel mondo (il bronzo di due anni fa). La ciliegina sulla torta sarebbe proprio la medaglia olimpica.

Benedetta Pilato ha già un argento mondiale e un record del mondo alle spalle. Nei 100 rana è nel club delle 1’05”. Ha prospettive di carriera luminose. Se riuscisse ad abbassare i suoi tempi anche lei di mezzo secondo potrebbe farcela anche lei a vincere una medaglia a Tokyo.

Nicolò Martinenghi ha toccato davanti a Kamminga, per di più nuotando per una volta in progressione anziché fare i primi cinquanta alla morte e sopravvivendo dopo il passaggio. Cosa significa questo, oltre al record italiano? Che un possibile legno potrebbe trasformarsi in un possibile metallo a Tokyo.

Francesca Fangio zitta zitta dopo anni di miglioramenti non solo è riuscita a qualificarsi per Tokyo, ma ha anche battuto un record storico: quello di Ilaria Scarcella nei 200 rana. 2’23”06 è un tempo da finale olimpica. Mica pizza e fichi. La sua è una bella storia, quella di chi magari non emerge a quindici anni ma piano piano tesse la sua tela e colpisce alla fine. Fine che non è certamente avvenuta al Settecolli.

Alessandro Pinzuti che deve dire? Ha nuotato in stagione tempi migliori di Federico Poggio –già definito il nuovo Martinenghi – ma quest’ultimo ha fatto meglio al Settecolli, che era l’evento qualificante dopo gli assoluti di marzo. Peccato perché Pinzuti, medagliato europeo, si è sentito male, ma il regolamento è impietoso. Anche lui ha comunque tutta la vita davanti. Sulla sua strada avrà ancora Martinenghi, Poggio e pure Scozzoli. La rana è viva e la concorrenza interna è uno stimolante scotto da pagare per gli atleti.

29 Giugno 2021
di riccardoricciblog
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Boom di trials

Un po’ di cose dopo i trials australiani, canadesi, statunitensi, francesi e prima del Settecolli

1. I ranking di prima delle Olimpiadi vengono sempre sconvolti alle Olimpiadi quindi parlare oggi rischia di essere come parlare del nulla.

2. Le australiane oggi hanno una tale superiorità nella velocità a stile libero che se vale il punto uno rischiano di essere la grande delusione dell’anno. Nei 100sl hanno quattro atlete sotto i 53” e la sesta ha 53”25. La staffetta 4×200 che includesse le piazzate tra il tredicesimo e il sedicesimo posto batterebba la staffetta azzurra che ha partecipato agli Europei. A oggi dovrebbero dominare quindi le staffette veloci, mentre sarà battaglia nelle gare individuali. Cate Campbell comunque è sempre là davanti, dall’alto dei suoi ventinove anni e anche da quel che dice sembra veramente una capitana che porta per mano le compagne di squadra. Bronte Campbell invece è frenata dai problemi fisici, ma parteciperà probabilmente alla staffetta e comunque io la amo da Kazan 2015.

3. A proposito di 100sl. Trasferiamoci in Svezia. Saraaaah: come sta il gomito?

4. Simone Manuel è andata in sindrome da sovrallenamento, quindi non si è allenata per tre mesi, ha fatto dichiarazioni pubbliche in favore di George Floyd e del movimento BLM, si è presentata ai trials e è stata eliminata nei 100sl ma poi ha conquistato Tokyo coi 50sl (e un posto nella 4x100sl, direi). Felicità e congratulazioni da tutte a fine gara, dagli intervistatori durante le interviste e la sua storia ha avuto un lieto fine. Oddio. Magari il lieto fine lo avrà a Tokyo.

5. L’Australia sembra complessivamente messa meglio degli Stati Uniti. Peccato che fosse così anche prima di Rio e poi là i risultati rovesciarono le aspettative.

6. Prendi Emma McKeon. Potrebbe vincere i 100 stile libero, ma ci arriverà viva dopo aver nuotato a delfino (con possibilità di podio), in qualche staffetta e in tre turni di 200 stile libero (con possibilità di podio)?

7. Ariarne Titmus ha una nuotata meravigliosa, ha avvicinato il record mondiale della Ledecky nei 400sl e quello della Pellegrini nei 200sl. Io mi auguro che batta la Ledecky anche se quest’ultima mi è rimasta simpatica nelle interviste della NBC. In alternativa piuttosto che prendere tre argenti (200, 400, 800) potrebbe lasciare spazio alle azzurre. O meglio: potrebbero conquistarselo loro lo spazio.

8. A proposito di interviste: a un numero inatteso di atleti e atlete è morto recentemente qualche parente ma soprattutto quasi tutti e tutte si sono rivelati e rivelate simpatici e simpatiche. Se scrivo un’altra volta in questo e questa modo e moda sparatemi.

9. A proposito di streaming tv. Promossa a pieni voti la trasmissione di Amazon Prime video dei trials australiani (poi c’era Grant Hackett a commentare) e promossa a pieni voti la vpn, che permette di guardare i trials usa sun NBC Olympics e quelli canadesi su CBC Sport bypassando l’inconcepibile geoblocking.

10. Kaylee McKeown ha fatto il record mondiale nei 100 dorso e è prima con distacco nel ranking dei 200 dorso. Sepercasodeludesseproprioleimagarisolonei200nonsarebbemaleperquantomirestisimpaticaanchelei,no?

11. I 400sl li vincerà Malyutin ma Winnington darà battaglia.

12. I 100 sl maschile sembrano una gara tra Dressel e Chalmers. Sempre salvo inserimenti. Qualcuno ha detto Miressi?

13. Attenti a quando Carso Foster acquisirà il killer istinct.

14. Attenti a quando Popovici diventerà il dominatore dei 100sl. Dalla Romania con furore.

15. Il record del mondo dei 100 farfalla è in bilico: se lo contenderanno insieme all’oro olimpico un’australiana (McKeon), un’americana (Huske), una canadese (Macneil)

16. Michael Andrew sembra l’anti Peaty in semifinale e poi si qualifica per un pelo, cioè per sette centesimi di vantaggio.

17. Michael Andrew fa il record del mondo dei 150 misti e poi riposa in pace a stile libero. Dato che il britannico Scott ha un andamento di gara opposto e il giapponese Seto è più equilibrato ci aspetta un 200misti entusiasmante a Tokyo.

18. A proposito di misti. Ryan Lochte non si è qualificato. Intervistatrice:”Ryan: this is the end of the road”. Lochte:”This isn’t the end of the road”. Lui continuerà finché non smette di divertirsi, ha detto.

19. La rana è sempre più muscolare e delfinata. Guardare Stubblety Cook è un piacevole ritorno al passato.

20. Hai voglia a dire che ci vorrebbe una 4×100 rana femminile per glorificare le raniste azzurre. Ti arrivano quattro statunitensi tutte sotto 1’06”. Tra di loro la diciassettenne Jacoby è venuta dall’Alaska a rompere le uova nel paniere delle pretendenti al podio olimpico. Nei 200 rana è stata emozionante la qualificazione della King e della Lazor, che si allenano insieme e Anne era morto il fratello (se non ricordo male) e la King le è stata vicina e insomma è stata una bella storia la loro qualificazione.

21. Tra l’altro avevo visto le finali NCAA su Espn player e alla fine le tipe della University of Virginia non si sono prese solo quelle ma anche diverse qualificazioni olimpiche.

22. Il nuoto francese è abbastanza in crisi ma ci sono nuovi prospetti, come Marchand e vecchie volpi come Metella sempre in agguato.

23. Nei 100 farfalla ci saranno una decina di nuotatori in grado di nuotare 1’54 già in semifinale. Tra loro Federico Burdisso. La differenza di probabilità tra salire sul podio e uscire in semifinale non è così ampia e questo vale un po’ per tutte le speranze di medaglia azzurre. L’oro lo vincerà Dressel, comunque.

24. Regan Smith fuori dai 200 dorso, di cui è primatista mondiale con un 2’03” sbalorditivo ottenuto due anni fa. Si aprono praterie per Margherita Panziera? Regan ha raccontato di diversi suoi problemi in questo periodo di covid. Comunque può vincere due medaglie: nei 100 e nella mista.

25. 200sl donne. Toh chi si rivede: Alyson Schmitt. Un’altra che ne ha passate mille. E’ bello che si sia qualificata.

26. Trials canadesi. Kylie Masse ha un tempo che non impensierirebbe una Panziera in forma. Nei 100dorso invece se la vedrà con Regan Smith. Nell’intervista post 200 dorso non ha detto di essere delusa dal tempo ma ha ribadito per cinque minuti di doversi allenare per migliorare per arrivare al massimo a Tokyo quindi sarà il caso di temerla.

27. Un giorno Filippo Magnini vinse l’oro mondiale nei 100sl ex aequo con Brent Hayden. A 38 anni Brent Hayden si è qualificato per l’Olimpiade nei 50sl e poi il mal di schiena lo ha bloccato nei 100.

28. A proposito di trials canadesi: il gigante (Brent Hayden) e la bambina (Summer Mcintosh).

29. A proposito di fenomeni precoci canadesi. Taylor Ruck si è un po’ persa, Penny Olesiak si è ritrovata nei suoi 100sl.

30. I 100 dorso maschili statunitensi sono una battaglia all’ultimo sangue dove vince sempre Ryan Murphy.

31. “You are the future” ha detto la Ledecky alla quindicenne Grimes. “You are another rompipalle” (però carina nelle interviste pure lei, ndrr) ha pensato Simona Quadarella.

32. La 4x100sl uomini a Tokyo potrebbe essere sorprendente. Metti la vicinanza dei 100 dorso un quarto d’ora prima che può creare guai a Russia (Kolesnikov) e Italia (Ceccon). Metti che gli USA non si sono dimostrati così superiori soprattutto nei rincalzi. Metti che già adesso c’è un gruppo di squadre potenzialmente da podio, tra cui l’Italia. Metti che comunque la Russia è più forte e gli Stati Uniti in staffetta riescono sempre a estrarre il coniglio dal cilindro. C’è spazio per diverse nazioni per fare il colpo a sorpresa e salire sul podio: Italia, Australia, Brasile, Francia, Giappone.

33. La 4x200sl uomini la vince la Gran Bretagna.

34. La staffetta mista femminile dovrebbe essere una battaglia tra Stati Uniti e Australia. Oggi sono alla pari. La differenza la farà la rana di Lily King?

35. La staffetta mista maschile a oggi vede una lotta per il legno tra Italia e Australia dietro Stati Uniti, Russia e Gran Bretagna. Se ritrovassimo il Codia del 2018 e qualcuno deludesse si potrebbe fare un pensierino al podio.

36. Ci sono state belle storie anche dai trials di atletica ma ne parleremo un’altra volta.

29 Giugno 2021
di riccardoricciblog
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Valanga azzurra a Budapest

Insomma dai ci sono stati gli Europei di nuoto a Budapest. Sembra ieri che si tornava da Glasgow. Sembra ieri l’altro che si tornava dai Mondiali di Budapest, laddove si pranzava con un gelato perché bisognava fare in tempo a raggiungere l’Alfred Hajos – fu Arnold Guttmann – dalla Duna Arena.

Cinque ori, nove argenti, tredici bronzi, primo posto come numero complessivo di medaglie, primo posto nella classifica per nazioni, limitatamente al nuoto in vasca. Aggiungi le acque libere e i tuffi e ottieni dieci ori, quattordici argenti, venti bronzi, ancora un primo posto come numero complessivo di medaglie e un telecronista.

Da aprile di quest’anno i 100 rana femminili non sfigurerebbero in una finale mondiale. Beata concorrenza: senza il pungolo di Benedetta Pilato, Martina Carraro e Arianna Castiglioni sarebbero scese sotto l’1’06”? Probabilmente sì, ma con più calma.

In ogni caso sarebbe bello se tutte e tre vincessero una medaglia olimpica e se lo meriterebbero. Facciano pure a turno. Io sono qui che aspetto. Mentre loro si fanno il mazzo, by the way. Ps. Carraro & Pilato hanno già una medaglia mondiale, ri by the way.

Benedetta Pilato, a proposito. Fa il record del mondo dei cinquanta rana in semifinale. Tutti se lo aspettavano dopo la batteria. Peccato che il telecronista anziché pensare a raccontare l’evento in diretta come un Galeazzi qualsiasi abbia preferito andare a funghi proprio durante la gara.

Tre ori sono serviti a Simona Quadarella per acquisire di nuovo il sorriso di chi ha ritrovato piena fiducia in vista di Tokyo dopo un anno complicato.

Simona Quadarella dice alla Gazzetta che è carica, le piace la fama, le piace vivere in piscina dodici ore al giorno, ha una vita che le piace, un ranista che le piace, degli amici. Che vuole di più dalla vita? Facciamo una medaglia olimpica? Magari anche due, grazie.

Federico Burdisso, per ora campione mondiale dei 150 farfalla, il giorno che dovesse fare un record del mondo dirà di essersi trattenuto. Per la successiva staffetta mista dei sogni, ovviamente.

Dai la caccia a Peaty, peggiora i tempi di turno di gara in turno di gara, perdi una medaglia che sembrava alla portata, vincene un’altra in una specialità non olimpica, contribuisci alla grande al bronzo della staffetta mista. Per Nicolò Martinenghi questi Europei sono stati come la semina prima della raccolta olimpica.

Le cosiddette seconde linee si saranno galvanizzate dopo aver partecipato a questi Europei? A giudicare dai post su Instagram di Lisa Angiolini (ottimi tempi a rana e una partecipazione a sorpresa con bronzo vinto nella 4x200sl) si direbbe di sì. “Ho ancora più voglia di ricominciare a nuotare per vedere fin dove posso arrivare”, ha scritto tra un festeggiamento e l’altro presso la Virtus Buonconvento. A proposito di ranisti toscani: Alessandro Pinzuti e Francesca Fangio miglior prestazione in tessuto di sempre in Italia.

Me li sono segnati tutti i “Però stiamo preparando il Settecolli”, che vale come qualificazione olimpica per chi ancora non l’ha ottenuta e che non vedo l’ora di vedere. Dal vivo, possibilmente.

Le medaglie che non ti aspetti prendono il nome di Alberto Razzetti. Non gli è bastato il bronzo nei 200 misti, ha deciso di gareggiare nei 400 misti dopo tre anni (“Mi sono ricordato di perché avevo smesso di farli”), durante la gara si è riposato durante la frazione a dorso e in due stili è passato dall’ottavo al secondo posto.

Jeanette Ottesen: “Pensavate che un figlio mi impedisse di qualificarmi alla mia quinta Olimpiade?”. Ehi, ehi, ehi. Come sarebbe a dire la quinta Olimpiade? Sembra ieri che ho iniziato a seguire intensamente il nuoto…

“Non succede ma se succede” si esulta come Femke Hemskeerk.

Margherita Panziera si è fatta zen durante il periodo Covid ma intanto è la più forte dorsista europea

Loughborough Swimming: quarto posto nel medagliere. UK ha ricostruito uno squadrone.

Freya Anderson è alta quanto Alessandro Miressi. Nelle foto sul podio insieme alle compagne sembra Biancaneve.

Alessandro Miressi stampa tre volte tempi da 47” e ci ricorda che i 100sl olimpici sono aperti a qualsiasi risultato.

Benedetta Pilato si è arrabbiata per essere rimasta esclusa dai 100 rana. “Dimostrerò di essermi meritata le Olimpiadi”. Nessuno mette in discussione che si sia meritata la qualificazione ma se serve per avere un risultato migliore continui pure a essere incazzata.

Martina Carraro ha detto di non avere preparato questi Europei ma di avere rosicato per le sconfitte (che le sono valse un bronzo, anyway). Mentalità vincente

La vasca di ritorno di Arianna Castiglioni in batteria nei 100 rana è stata la stessa che mi entusiasmò a Berlino 2014.

Federica Pellegrini ha perso l’oro nei 200sl (dopo aver sfogliato la margherita e deciso di farli) solo perché non ha le unghie di Ilaria Cusinato.

A proposito di Federica Pellegrini e di tutti gli altri e di tutte le altre: ma quanto sono belle in media le staffette azzurre? Cominciano a piacermi anche le staffette gender mixed: anche le medaglie aiutano.

C’era Pernille Blume e non l’hai notata? No perché è stata sovrastata dall’eterna Ranomi Kromowidjodjo.

A proposito di 2014. Martina Caramignoli ha conquistato di nuovo un bronzo dopo anni difficili. C’è spazio per le medaglie fino a trent’anni e oltre nel nuoto moderno. Sembra ieri che ero a Berlino e sono già passati sette anni.

Non ci saranno tedeschi e francesi a far confondere e allora ecco i finlandesi e gli svizzeri. O le svedesi, vero Sophie Hansson?

Nel mare di successi o di personal best malgrado nessuno avesse preparato questo evento c’è anche un torrentello di insuccessi spiegabili col fatto di non aver preparato l’evento. Aspettiamo fiduciosi il Settecolli e poi Tokyo.

Gabriele Detti e il gruppo Morini vogliono dire fiducia anche quando le cose per loro non girano.

Gente che non è chiaro cosa voglia fare da grande: Costanza Cocconcelli ma soprattutto Thomas Ceccon (che però potrebbe essere sul punto di fare esplodere il suo talento).

In Ungheria hanno una fabbrica che produce mististi: questa volta lo showroom ha mostrato Hubert Kos.

A proposito di misti: Sara Franceschi aveva un vecchio futuro da predestinata. Questo Europeo potrebbe essere stato il passo per farlo diventare un presente.

A proposito di ungheresi: Katinka si pronuncia con l’accento sulla prima a. Cose che si scoprono al crepuscolo (suo?)

Secondo me il bestemmiometro quest’anno segna i  segnerà i valori più alti quando gli passa vicino Filippo Megli.

Ntountounaki! Popovici! Milak! Se li urlate fanno paura anche come nomi di battaglia.

Avete mai visto una gara avendo la certezza che un’atleta azzurra avrebbe vinto l’oro? E’ successo due volte. Grazie a Benedetta Pilato e alla “ragazza che nuota guardando le stelle” (cit.Cento Sciolto) Margherita Panziera. Sembra ieri e era il 2010 che il nuoto femminile sembrava estinto (tranne che per la coppia Pellegrini-Filippi) e i forum traboccavano di commenti tragici.

 

 

4 Giugno 2021
di riccardoricciblog
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Riflessioni a caldo dopo il primo corteo organizzato dai fff

UNO

 

  1. La notizia è che i cambiamenti climatici sono diventati una notizia. Sono usciti da alcune mie bolle e sono entrati negli articoli dei media, nelle opinioni degli opinionisti, nei post sui social network, nelle pagine che di solito si occupano di altro, nei post di persone che “non pensavo potessero interessarsi del problema”, nei post di persone i cui figli magari sono tornati dalla manifestazione e hanno detto loro che è tempo di agire.  
  2. Io sono entrato in Greenpeace perché volevo difendere le foreste e il mare. Volevo essere una specie di loro avvocato. Nelle relazioni tra gli uomini esistono i contratti. Se vai a deforestare, chi dà voce agli alberi? Insomma il concetto per me era più o meno questo. Non credo di averlo spiegato benissimo, ma non importa adesso. Una volta entrato in quell’associazione ho studiato l’energia solare, mi sono interessato alla questione dei cambiamenti climatici di cui non sapevo niente e mi sono entusiasmato all’idea di una rivoluzione energetica che avrebbe reso il mondo interamente “rinnovabile”. Un nuovo mondo, un futuro pulito, tantissimo cambiamento tecnologico e disruptive innovation come se piovesse. Poi ho iniziato a leggere rapporti, blog, siti, libri e a cercare anche un po’ più di razionalità e di critiche, ma senza mai perdere tutto l’entusiasmo e alcune convinzioni. Questo punto che significa? Che il tema mi ha sempre appassionato, tutto qua.
  3. Ricordo cortei con più foto che persone, attività fatte in piazza in quattro gatti e di fronte a due gatti, ma anche marce più partecipate o addirittura cortei piuttosto imponenti come quello di Copenaghen, anno 2009. Però anche quello era un corteo organizzato dai soliti ambientalisti rompipalle e al quale partecipavano le solite associazioni. Le manifestazioni in tutto il mondo di venerdì scorso sono state soprattutto degli studenti per gli studenti, tanto che non avevo considerato l’idea di partecipare fino a…quando ho deciso di assentarmi dal lavoro giusto in tempo per arrivare a corteo finito. 

È stato emozionante vedere quelle facce, leggere alcuni cartelli,  guardare video e foto da tutto il mondo, per esempio sul live della CNN o in articoli del New York Times. 

  1. L’iniziativa di Greta ha portato studenti nelle piazze di tutto il mondo e ha fatto prendere coscienza del problema del cambiamento climatico a loro e ad altri milioni di persone, compresi quelli che la criticano e di cui non voglio parlare perché mi sale il disgusto, per loro e per i loro presunti argomenti.
  2. Si possono criticare le parole di Greta e di alcuni o molti studenti? Certamente. Affermano che le soluzioni già ci siano, siano prontamente eseguibili (senza costi, evidentemente) e non vengano messe in pratica perché i politici e le elite non vogliono. Dicono che siano gli scienziati ad aver posto un ultimatum e quindi i politici dovrebbero ascoltare almeno loro. Fanno un po’ di pauperismo terzomondista colpevolizzando i paesi ricchi che in cui la gente si preoccupa dell’ambiente proprio perché si è arricchita. Dicono che in sei-dieci anni si dovrebbero eliminare le emissioni di anidride carbonica. Il rischio è quello di credere che se il mondo fa come dice lei o come dicono gli studenti allora è un bene e andrà tutto bene, mentre altre soluzioni non sono previste e quindi forse nemmeno accettate. Su questi punti si può discutere. Non sulle minchiate dei sovranisti o su quelle di molti negazionisti (immagino che possano esistere anche dei negazionisti che portano argomenti validi e non solo quelli che vengono pubblicati da roba come primatonazionale o imolaoggi o liberolaverità). 
  3. E  adesso vorrei parlare di speranze, sogni, utopie, esperienze, illusioni, disillusioni,  di soluzioni possibili, di soluzioni presunte che potrebbero invece rivelarsi dannose tra venti o trent’anni, di rapporti da leggere per bene, di incertezze nei modelli e nelle stime, di rapporti UNEP che tra le soluzioni parlano di carbon pricing e di innovazione e non sono così catastrofici come si fanno passare, di rapporti IPCC che sembrano affermare che i costi delle azioni da intraprendere siano maggiori dei danni causati dai cambiamenti climatici, di allarmi passati e futuri, di catastrofismi e realismi, di attività messe in atto dalle cosiddette elite e dalle imprese e perfino dai politici e osteggiati dalla gggente di merda (gilet gialli, per esempio, ma metti anche un agricoltore a cui il governo impone, come azione concreta, che il suo trattore non deve più andare a gasolio e deve comprarlo elettrico, ammesso che esista), di idee come la decarbonizzazione totale immediata che non può che avere come conseguenza quella che dovremmo smettere tutti e subito di consumare e di produrre beni e servizi (niente più viaggi aerei, pochi viaggi in auto, uscite in discoteca, acquisti di cellulari ultimo modello, fast fashion, riscaldamento, docce calde e così via),  di opinioni (non sarà meglio cercare di adattarsi, non sarà meglio lasciare che la natura faccia il suo corso, non sarà meglio evitare a tutti i costi la scomparsa delle barriere coralline, non sarà meglio questa o quell’altra cosa?), di carbon pricing, di economia ambientale, di climatologia, di Greenpeace, di   Tutto questo mi appassiona, quindi da qualche parte ne dovrò parlare, ma non in questo post perché è già troppo lungo e poi ogni volta ho nuovi dubbi e devo leggere qualcosa di nuovo. Però è bello così.

 

Ma se per caso i costi delle azioni che vorrebbero intraprendere fossero maggiori dei danni causati dal climate change, come sembra sostenere anche lo stesso IPCC? Ma se certe soluzioni danneggiassero soprattutto i paesi poveri che, innanzitutto devono uscire dalla povertà? Ma se i famosi dieci anni da qui alla fine del mondo fossero solo una lettura esagerata e catastrofista dei rapporti dell’IPCC e dell’UNEP che per ora ho solo sfogliato? Il rapporto dell’UNEP tra l’altro cita tra le possibili soluzioni, da accelerare, il carbon pricing e l’innovazione e non una specie di decrescita infelice. Ho letto or ora un fisico affermare che l’obiettivo dovrebbe essere ridurre del 75% le emissioni in 30 anni, che è cosa diversa dalla totale decarbonizzazione in dieci anni. Che poi, se fosse fattibile e poco costosa, ben venga! Però attenzione! Chi si oppone anche solo a una semplice tassa sulla benzina? Il popolo di merda rappresentato ad esempio dai gilet gialli e non le elite o le imprese che in buona parte conoscono il problema. Sono i cittadini che spesso non vogliono sopportare i costi delle misure necessarie (se chiedi il divieto di produzione e vendita delle auto a benzina e diesel sei disposto a non ascoltare le proteste di chi perderà il lavoro a breve salvo forse ritrovarlo nelle auto elettriche più avanti negli anni, per dire)? Una soluzione che non preveda lo sviluppo tecnologico, la ricerca e il mercato e che porti a una decarbonizzazione totale in una decina di anni è possibile: smettere di consumare, di produrre, di vivere. Niente viaggi in aereo, pochi viaggi in auto, niente fast fashion, niente ultimo modello di cellulare. Da subito. Tutti. Anche quelli che hanno scioperato venerdì. 

 

  1. Per non cadere nella retorica e parlare di speranza a potrei cadere nella retorica opposta e dire che ognuno deve percorrere la parabola delle proprie disillusioni. Ma no, il social forum del 2002 lo citerò solo di passaggio e non darò spiegazioni, almeno non qui. 
  2. Il problema in molti cortei e nelle parole di Greta qual è? Le soluzioni. Non ci sono soluzioni già pronte all’uso, che non vengono messe in pratica solo per l’inazione dei governi o delle elite. Altrimenti sarebbe troppo facile. Se non costasse niente metterle in pratica e fossero già disponibili e supportate dalle persone, quindi fossero convenienti e accettate, già il mondo sarebbe decarbonizzato. Quello che chiede Greta è eliminare totalmente le emissioni di anidride carbonica in sei-dieci anni o sbaglio? È impossibile a meno che…invece che chiedere ai governi di agire, tutte le persone in tutto il mondo smettessero di…vivere. Niente più acqua calda, riscaldamento, spostamenti in automobile, produzione di beni e servizi, acquisto di cellulari ultimo modello, fast fashion ecc. Meno consumi e meno figli. 

5b. I governi potrebbero intervenire imponendo, che so, il divieto di circolazione e vendita delle auto a benzina e a gasolio? Certamente. Come reagirebbero i lavoratori delle aziende automobilistiche ma anche i cittadini costretti a fare a mulo d’asino il percorso da casa a lavoro (ipotizzando che vivano in campagna e lavorino in città?) E’ bastato aumentare le tasse sulla benzina per far scatenare una rivolta di parassiti pieni di invidia sociale in Francia. Già. Le elite e le imprese stanno facendo qualcosa. Sono i cittadini il problema, perché non vogliono sopportare i costi delle politiche

  1. Il problema principale dei cortei è stato l’aspetto anticapitalista e anti mercato e addirittura anti sviluppo tecnologico presente in almeno alcuni cartelli e in troppi pensieri. Se ti arricchisci inizi a pensare anche all’ambiente. I paesi sviluppati ci pensano perché possono permetterselo. Il problema sono i paesi emergenti. Alcune delle soluzioni proposte potrebbero essere dannose per i paesi poveri. Il mercato e lo sviluppo tecnologico hanno fatto fare progressi e solo loro potranno farne ulteriori.
  2. I rapporti non sono così catastrofici. Parlano di carbon pricing, di innovazione. C’è incertezza nella modellizzazione. C’è incertezza sulle stime. I costi dei cambiamenti climatici sono ritenuti dall’IPCC inferiori ai costi per affrontare i cambiamenti. Potrebbe convenire non fare niente. Non è peggio fare qualcosa e scoprire tra 50 anni che ci siamo sbagliati? O invece dobbiamo tener conto anche dei benefici dei cambiamenti nel sistema economico? E alla natura in sé non pensa nessuno?

 

DUE

 

Le manifestazioni in tutto il mondo di oggi sono state degli studenti per gli studenti, tanto che non avevo considerato l’idea di partecipare fino a…stamani quando ho deciso di assentarmi dal lavoro giusto in tempo per arrivare a corteo finito. 

Eppure è stato emozionante vedere quelle facce e leggere quei cartelli. È stato emozionante o sarà ancora più emozionante guardare video e foto da tutto il mondo. L’ho già detto “tutto il mondo?” Esempi potete trovarli qui: il live della CNN https://edition.cnn.com/world/live-news/global-climate-strike-students-protest-climate-inaction-intl/, gli hashtag climatestrike, fridaysforfuture ecc., o altri siti come questi: https://thinkprogress.org/youth-climate-strikes-b6c5e2f8866f/https://www.cbc.ca/news/canada/saskatchewan/ada-dechene-climate-change-pov-1.5056541. Quelli di Bloomberg vi appoggiano, ragazzi: https://www.bloomberg.com/opinion/articles/2019-03-15/why-your-kids-are-absolutely-right-to-go-on-climate-strike

Be’. Le foto di Firenze, piazza Santa Croce: https://firenze.repubblica.it/cronaca/2019/03/15/foto/firenze_migliaia_nelle_strade_con_greta_per_l_ambiente_il_cambiamento_siamo_noi_-221613207/1/?ref=fbpr#1

Per non cadere nella retorica e parlare di speranza affidata ai giovani  potrei cadere nella retorica opposta e parlare di disillusioni dettate dall’esperienza (social forum 2002, does anybody remember?)

Comunque è stato già bello vedere le piazze piene di giovani desiderosi di avere un futuro. 

Ora, oltre ai video, ai post, alle pagine Facebook, ad alcuni profili, a Instagram, ci sono tutta una serie di articoli da leggere, da quelli di Linkiesta che il venerdì diventa Greenkiesta, a quelli ricavati da Flipboard o dallo stesso Facebook. Poi ho tipo una ventina di pagine di articoli da leggere dai blog di economia ambientale in materia di climate change, carbon tax, cap and trade. 

Inoltre bisognerà pur comprare qualche libro, per esempio questi: http://greeneconomics.blogspot.com/2018/07/some-general-interest-reading-in.html e/o questi: https://www.env-econ.net/2018/10/climate-change-book-reviews-do-nothing-do-a-little-do-a-lot-or-just-drink-beer.html. Tra questi libri mi ispira “climate shock” anche se una pecca è che non parli di come adattarsi al climate change, cosa che fa parte delle possibilità. Una lista di “libri di testo di economia con qualche riferimento al climate change” consigliati o sconsigliati è questa: https://www.sightline.org/research_item/2014-update-grading-economics-textbooks-on-climate-change/

Ci sono i vecchi marpioni che pensano solo a criticare i ragazzi e direi di ignorarli. Se sono pensionati, pensino al fatto che stanno rubando il futuro (e un bel po’ di presente) ai giovani anche da pensionati, tra l’altro. Ma non divaghiamo. 

Ci sono quelli che dicono che il problema esiste, ma le soluzioni non sono necessariamente quelle che pensano gli studenti o quelle proposte da Greta, un po’ troppo tirate con l’accetta. Noi siamo il bene e voi siete il male. Anche no. Due articoli interessanti sono quelli di Lomborg https://eu.usatoday.com/story/opinion/2019/03/15/climate-strike-greta-thunberg-nobel-peace-prize-school-walkout-column/3155906002/ e Francesco Costa: http://www.francescocosta.net/2019/03/14/greta-thunberg/

Il cartello che mi è piaciuto di più? Anche i dinosauri pensavano di avere tempo.

I cartelli che mi sono piaciuti di meno? Quelli anticapitalisti, ovviamente. La pianificazione economica non funziona in teoria (assenza di informazioni, cattura del regolatore, impossibliità di prevedere i comportamenti degli agenti e il cambiamento nelle loro aspettative…) e non ha funzionato in pratica.  Non basta il mercato a risolvere i problemi ambientali, forse, ma il mercato, lo sviluppo tecnologico, la capacità dell’uomo di adattarsi, l’arricchimento dei paesi poveri (nei quali quindi la gente potrà pensare all’ambiente anziché a sopravvivere, come è avvenuto in Occidente), quindi l’allocazione efficiente delle risorse scarse che dà il mercato e non dà lo Stato possono essere risolutivi. Almeno per quanto riguarda la capacità di contrastare i cambiamenti climatici da parte dell’uomo o quella di adattarsi senza che vi siano conseguenze catastrofiche. Una questione diversa è l’interesse per gli effetti sulla natura: come consideriamo i ghiacci artici, le barriere coralline, le specie in via di estinzione, le margherite a gennaio (che poi a loro che frega di spuntare a gennaio o in primavera?). Se la nostra priorità, il nostro interesse primario è per loro, allora per noi il beneficio dell’inversione del climate change può essere superiore al costo. A proposito, leggete Massimo Fontana, sui pericoli di declinare la lotta al climate change in chiave anticapitalista: https://www.facebook.com/100000647346579/posts/2411298862235002/ 

Esistono poi le soluzioni propugnate dagli economisti, quasi tutti, e che si trovano nella ventina di articoli pubblicati. Magari un giorno ne faccio un riassunto. Erano interessanti quelle proposte da Tirole, è interessante l’idea dei carbon dividend. In generale: put a price on it.  Volevo scrivere un cartello così oggi, ma poi non ne ho avuto il tempo. Affinché carbon tax o cap and trade siano efficaci sulla CO2 bisogna che ci sia un accordo globale. Il problema è questo: vai a fidarti degli Stati.

Altre cose stucchevoli sono: noi contro le multinazionali che pensano al profitto. Il profitto intanto è il voto che il consumatore dà all’impresa e, come il prezzo, ha una funzione fondamentale. Scacciare gli inefficienti. I prodotti lo sono da parte delle imprese perché soddisfano dei bisogni che determinano la domanda di quei prodotti. Il petrolio è richiesto non solo per il profitto del petroliere (che in molti casi è uno Stato), ma perché le persone vogliono riscaldarsi e muoversi e usare l’elettricità a basso costo e quindi chiedono o hanno chiesto petrolio o gas o carbone una volta che è diventato economico utilizzarli (lato offerta e lato domanda) ed averli. Il petrolio porta profitti al petroliere, ma anche a chi usa il bene di consumo derivato dal petrolio. Le macchine non fanno bene solo al portafoglio di chi lavora nelle aziende automobilistiche (a proposito: anche nelle imprese lavorano le persone, vi sembrerà strano ma non è persone contro imprese ma al limite persone contro altre persone), ma anche a tutti coloro che lavorano nell’indotto o nelle carrozzerie o nelle officine o a chi usa le macchine e paga l’azienda perché ne ricava un beneficio, cioè una soddisfazione di bisogni, cioè un suo profitto personale. 

Poi c’è la questione dei dodici anni che mancano alla fine del mondo. I rapporti dell’Onu già parlavano di dieci anni a fine anni Novanta. Secondo Al Gore il ghiaccio nell’Artico si sarebbe già dovuto estinguere. Se non facciamo niente entro il Duemila sarà impossibile intervenire, si leggeva. Quando sono entrato in Greenpeace nel 2009 sembrava che o si agiva subito o entro pochi anni (non più di dieci) si sarebbero verificati i peggiori cataclismi. The Age of Stupid era un film catastrofista, smentito recentemente, visto che le sue previsioni già non si sono verificate: https://m.youtube.com/watch?feature=youtu.be&v=GqHKYwxEIRA Comunque va bene: bisogna leggere i rapporti e magari verificare i gradi di probabilità delle ipotesi fatte, i margini di errore, come viene scontato il futuro, qual è il grado di incertezza (che, secondo Nordhaus, è sempre molto alto).

Poi ci sono i costi. Allora. Intanto a me piaceva molto dieci anni fa l’idea di decarbonizzazione totale. Dai. Un mondo completamente nuovo. Tutto rinnovabile. Tutto rinnovato. Tutto possibile, come dicevano i rapporti di Greenpeace. Una rivoluzione tecnologica. Tutto bellissimo e futuristico. Bene. Ma i costi? Le ipotesi sulla base delle quali il mondo rinnovabile a breve era possibile? Non è che il costo atteso dalla decarbonizzazione totale e immediata è superiore ai benefici, che sono incerti e su obiettivi non del tutto chiari? Se il rapporto ipcc di ottobre dice che il costo in termini di pil del non far nulla è pari al 2% del pil mondiale entro il 2100, sembra preferibile non far nulla. Anche perché probabilmente per il 2100 ci saranno delle tecnologie che avranno risolto il problema, per noi, anche se forse non per la natura, che sarà stravolta, ma quanto gliene frega a lei? 

Cose positive Sulle auto elettriche: https://www.facebook.com/100000647346579/posts/1751820258182869/ Eppur si muove:https://www.facebook.com/100000647346579/posts/1712998418731720/

 

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16 Dicembre 2020
di riccardoricciblog
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Jim Thorpe, campione defraudato

James Francis Thorpe nacque il 28 maggio 1887 in una fattoria vicino alla città di Bellemont in quello che era conosciuto come il territorio dell’Oklahoma. Suo padre era in parte irlandese e in parte nativo indiano. Sua madre era in parte francese e in parte nativa indiana. Sua madre gli dette il nome indiano Wa Tho Huck, sentiero luminoso. Il fratello gemello di Jim, Charles, morì di polmonite all’età di otto anni. La madre di Jim morì quando lui aveva dodici anni e suo padre quando ne aveva quindici.

Educato alla scuola indiana di Haskell e Carlisle, Thorpe non divenne un atleta famoso fino al 1907. Nella primavera di quell’anno passò camminando da una pista dove si allenavano i saltatori in alto della scuola. Lui, vestito con abiti da lavoro, saltò l’asticella al primo tentativo realizzando il record scolastico.

A livello nazionale si fece notare innanzitutto come giocatore di football. Nel 1911 Carlisle superò Harvard 18 a 15. Thorpe segnò tutti i gol, compreso un touchdwon. In un’altra occasione fece tutto il campo di corsa prima di realizzare un touchdown. Come atleta a tutto tondo guadagnò lettere di ammissione per undici diversi sport e nel 1912 vinse anche un campionato di ballo. Eccelleva così tanto negli sport dell’atletica leggera che fu scelto come rappresentante degli Stati Uniti nelle olimpiadi del 1912.

A Stoccolma Thorpe iniziò vincendo il pentathlon. Il giorno seguente arrivò quarto nel salto in alto e finì settimo nel salto in lungo. Infine prese parte al decathlon, che si svolse in tre giorni consecutivi. Anche se non aveva mai gareggiato nel decathlon e aveva più preso in mano un giavellotto da due mesi, ha vinto facilmente. La sua performance fu così impressionante che gli avrebbe fatto guadagnare una medaglia di argento alle Olimpiadi del 1948.

Oltre alle medaglie d’oro Thorpe ricevette un calice ingioiellato dallo zar Nicola di Russia per la vittoria nel decathlon e un busto di bronzo di re Gustavo quinto di Svezia per aver vinto nel pentathlon. Quando Gustavo gli dette il busto disse:”Signore, siete il più grande atleta del mondo”. La timida risposta fu:”Grazie, re”.

Negli Stati Uniti Jim Thorpe diventò un eroe nazionale. Portato in trionfo per le strade di Broadway a New York si sorprese perché la gente urlava il suo nome. “Non riuscivo a capire come una persona potesse avere così tanti amici”.

Però a gennaio 1913 Thorpe ricevette un brutto colpo. Fu scoperto che nel 1909 e nel 1910 aveva ricevuto un premio di venticinque dollari a settimana giocando a baseball in una lega minore di baseball in Carolina del Nord. Nel rispetto delle regole del tempo questo significava che lui era un professionista e non poteva partecipare alle olimpiadi. Thorpe scrisse una lettera al capo dell’Amateur Athletic Union, ammettendo il fatto ma chiedendo clemenza.

Scrisse: “Spero di essere parzialmente scusato per il fatto che ero solo uno studente indiano e non sapevo niente di queste cose. In effetti non sapevo che stessi facendo qualcosa di sbagliato poiché facevo quello che facevano anche altri studenti, solo che loro non usavano il proprio nome. Ho ricevuto offerte per migliaia di dollari dopo le mie vittorie dell’estate scorsa ma le ho rifiutate perché non mi interessa fare soldi grazie alle mie capacità atletiche. Spero quindi che l’AAU e le persone non siano troppo dure nel giudicarmi”.

Le persone non furono dure nel giudicarlo ma lo fu l’associazione. Thorpe fu pubblicamente sconfessato e il suo nome fu tolto dal libro dei record. Il comitato olimpico americano si scusò ufficialmente con il comitato olimpico internazionale che chiese la restituzione delle medaglie e dei trofei conquistati da Thorpe.

Appena fu dichiarato professionista Thorpe ricevette un’offerta per giocare nella major league di baseball. Giocò nei New York Giants, nei Cincinnati Reds, nei Boston Braves fino al 1919. Giocò anche come professionista nel football tra il 1915 e il 1928. Durante gli anni della Depressione Thorpe passò da un lavoro a un altro. Fu scoperto con vanga e piccone in un cantiere edile a Los Angeles e nel 1932 fu invitato a sedersi a fianco del vicepresidente degli Stati Uniti Charles Curtis, che era anche lui in parte indiano. Lavorò anche a Hollywood recitando soprattutto in ruoli da capo indiano. Apparve anche come ballerino in King Kong. Dette delle lezioni, si unì alla marina mercantile nel 1945 e lavorò come buttafuori nel 1949.

Nel febbraio 1950 un gruppo di scrittori sportivi raccolto dall’Associated Press votò Thorpe come il più grande atleta della prima metà del secolo. L’anno seguente fu realizzato “Jim Thorpe All American”, un film sulla sua vita con attore protagonista Burt Lancaster. Tuttavia due mesi più tardi Thorpe finì all’ospedale per un cancro alle labbra e le cure furono garantite da una charity poiché lui era senza soldi. Aveva venduto i diritto cinematografici della sua vita alla MGM nel 1931 per 1500 dollari. Quando la MGM vendette i diritti alla Warner Bros lui credette che sarebbe stato pagato ma non aveva letto bene il contratto di vendita. Morì di infarto a Lomita in California nel 1953 e fu sepolto a Mauch Chunk, in Pennsylvania, una piccola città che accettò di cambiare il proprio nome in Jim Thorpe in cambio del diritto di averne il corpo.

Il movimento per riabilitare Jim Thorpe e far sì che i record e i trofei fossero assegnati di nuovo a lui iniziò nel 1914 ma non riscontrò alcun successo durante la sua vita. “Le regole sono come un rullo compressore”, scrisse, “non c’è niente che non faranno per abbattere l’uomo che si trovassero di fronte lungo il loro percorso”. È interessante notare come Avery Brundage, che è stato presidente del CIO dal 1952 al 1972 e che non ha fatto niente per sostenere la causa di Thorpe, aveva partecipato alle olimpiadi di Stoccolma, arrivando sesto nel pentathlon e non completando il decathlon.

Il 13 ottobre 1982 il CIO tolse il ban contro Thorpe e permise che il suo nome tornasse nei libri dei record. Il 18 gennaio 1983 le sue medaglie d’oro furono restituite ai figli. Va notato che secondo le regole del 1912 le medaglie non avrebbero dovuto essere tolte a Thorpe. Le regole stabilivano che ogni disputa sulle gare avrebbe dovuto essere portata all’attenzione del comitato olimpico svedese entro trenta giorni dall’attribuzione delle medaglie. L’obiezione da parte dell’AAU arrivò dopo sei mesi dalla fine delle olimpiadi. Gli svedesi fecero effettivamente notare la cosa ma gli ufficiali americani ignorarono il fatto e si rivolsero direttamente al CIO.