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Lo stupore delle prese elettriche

Parigi 2015. Il giorno della partenza

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PARIGI 2015: IL GIORNO DELLA PARTENZA
A Stia c’era la neve, poca, e il vento, molto. E soprattutto non c’era l’energia elettrica. Questo comportava entrare in un bar e rivivere atmosfere d’altri tempi dove la gente non consumava, bensì parlava tra di sé, a esclusione di pochi lettori di giornali e di confidanti nella durata delle batterie dei propri componenti elettronici.
Non c’era molto tempo per effluvi nostalgici: il pullman della Sita per Firenze sarebbe arrivato puntuale e sarebbe solo stato fermo per una decina di minuti lungo la strada a causa di un albero caduto che sarebbe prontamente stato rimosso dagli operai del Comune.
Arrivato a Firenze, il tabellone degli orari dei treni indicava ritardi stratosferici. Malgrado ciò, il primo treno per Pisa era in orario e quindi l’ho subito preso. Peccato che, a causa delle avverse condizioni meteorologiche consistenti forse nella paura che un meteorite cadesse sui binari, il viaggio avrebbe accumulato un’ora di ritardo.
La fermata di Pisa aeroporto se ne è andata e non esiste più: forse era troppo utile per essere mantenuta. Così eccomi girare in lungo e in largo davanti alla stazione dei treni. Hai voglia a chiedere da dove partono gli autobus per i cieli. Due tipi con la valigia hanno seguito le vecchie indicazioni per la fermata aeroporto, solo che i cartelli sono l’unica cosa rimasta in funzione, a differenza dei binari. Un tizio omertoso ha detto di non sapere niente. Un caio omertoso mi ha mandato a una fermata dei bus che aveva la simpatica caratteristica di non essere quella giusta. Finalmente due sempronie mi hanno mostrato la luce, anzi la Lam per l’aeroporto. Ok. Facevo prima ad andare a piedi, ma avrei probabilmente sbagliato strada e quel chilometro di distanza rischiava di diventare troppo lungo.
Il problema vero era che erano le 15,15, il gate avrebbe chiuso alle 15,45 e non ero ancora in aeroporto. Io che, di solito, arrivo in quei luoghi efficacemente descritti da Douglas Adams, con due ore di anticipo sulla partenza.
Per fortuna l’aeroporto di Pisa è piccolo e possiamo sbrigarci, pensavo, ma non avevo fatto i conti con una fila chilometrica che mi aveva buttato indietro, diciamo, tipo, quasi a Pontedera. (Sì, è un’esagerazione.)
Una sbirciatina rapida ai biglietti altrui dava qualche speranza di non dovere rinunciare al secondo viaggio della mia vita a Parigi e in effetti, malgrado la codau, siamo stati tutti imbarcati. Io ho dovuto accettare che la valigia finisse nella stiva, ma poco male: sarebbe stato peggio fare io il viaggio in stiva.
Attorno alle diciotto ho quindi messo piede sul rivoluzionario suolo francese. A Orly, il luogo, a una quindicina di chilometri a sud di Parigi, da cui partono gli Orlybus per quella comunarda Ville Lumière.

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