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there is no life b

Ma scrivi un po' cosa ti pare

Non ci sono sportivi minori

Non ci sono sport minori perché non ci sono sportivi minori. Ogni amatore, dilettante, giovane, anziano, professionista, più o meno dotato di talento che sia, si deve allenare, impegnare, sacrificare senza avere la certezza di raggiungere gli obiettivi che si è prefisso. E quando li ha raggiunti, è di nuovo l’ora di ricominciare. Quando finisce una partita, una gara, un campionato, l’atleta rifiata e si gode le ore che seguono la vittoria o rimugina sulla sconfitta. In ogni caso sa che presto tutto ricomincerà: la pista lo vedrà di nuovo correre o saltare, il palazzetto si riempirà delle sue schiacciate o dei suoi palleggi, il campo di calcio assisterà ai suoi lanci o ai suoi tiri, la sua racchetta colpirà mille volte all’ora la palla, gli sci lo porteranno giù a valle.
Quando finisce una partita, una gara, un campionato, viene naturale ripensare a tutto quello che l’atleta ha fatto per arrivare lì. Ripensare alle cene saltate, alle serate passate al freddo ad allenarsi, alle serate in palestra anziché in birreria, agli infortuni, alle paure, agli entusiasmi, alle vittorie o alle sconfitte di tappa, alla vita vissuta fino al minuto finale, quello in cui tutta la sua vita vissuta fino a quel momento in quella stagione è come se implodesse, affinché un nuovo big bang ricominci con la preparazione per il ciclo successivo.
Ecco che in quel momento gli atleti sentono il bisogno di condividere e di esprimere non solo a gesti, ma anche a parole, quello che provano, quello che hanno vissuto, quello che li ha portati all’esplosione finale: alle lacrime di disperazione o al climax della gioia.
Così in questo riassunto dell’weekend sportivo voglio citare per prima una partita di un campionato di serie b di basket femminile. In quanti se lo saranno filato? Be’. È stato emozionante seguire le partite per la promozione in a2, perché sono state combattute, incerte, intense. Però è stato bello scoprire anche le riflessioni delle ragazze dopo la partita e sapere che le due squadre hanno vissuto un terzo tempo fatto di accoglienza e ospitalità. Perché lo sport, molto spesso, unisce. Si vince, si perde, si lotta, poi si cena insieme. Non sempre è così, ma spesso.
Prendiamo la finale di pallanuoto femminile: è stata uno spettacolo, le ragazze se le sono date in acqua di santa ragione (ma correttamente), poi alla fine sono tornate amiche (quelle che si conoscevano), solo alcune campionesse e le altre sconfitte, ma riconoscenti i meriti delle avversarie. Poi anche lì, finita la partita, è stato un profluvio di dichiarazioni mai banali, spontanee, da ricordare. Che importa se la partita è stata confinata in nemmeno mezza pagina sulla Gazzetta?

Adesso passiamo al riassunto un po’ più cronachistico di questo weekend sportivo. 12 e 13 maggio 2018, a Firenze.

CALCIO. IL RITORNO ALLO STADIO.
“Almeno pigliala la sciarpa”. RR uscì di casa e si accorse di non avere preso nemmeno la sciarpa della Fiorentina, il giorno del suo ritorno allo stadio. Tornò a prenderla, ma non la sentiva più come se avesse un tatuaggio. Andò alla fermata del bus, ma un 20 passò senza fermarsi, così per ingannare l’attesa del bus successivo andò a prendere un caffè al bar di fronte all’Esselunga del Gignoro. Il percorso verso lo stadio era come se lo ricordava: gente colorata di viola che si muove lungo i viali Fanti e Paoli, gente ferma davanti alla panineria Scheggi o davanti ai bar, gente che distribuisce giornali o volantini, gente che aspetta il suo turno di fronte agli ambulanti che vendono cibo, bevande o abbigliamento viola. Di nuovo c’erano la sfilata di sciarpe e di striscioni in onore di Davide Astori davanti alla tribuna, il fatto che il biglietto si potesse fare senza caricarlo nella tessera del tifoso e potesse essere caricato sul telefonino, alcune mobike parcheggiate alla meglio. Il tifo se lo era aspettato peggio: non solo la ragazza accanto a me cantava continuamente, ma tutta la curva era abbastanza rumorosa. Non come ai vecchi tempi, magari. O forse sono io che non vivo più come un tempo certe atmosfere: non mi immergo più nel tifo. Per quanto riguarda la partita, persa uno a zero contro il Cagliari, possiamo dimenticarla: era il festival del pallone tirato in aria a campanile, alla viva il parroco. Una partita più da circolo parrocchiale che da serie a.
“Io scoreggio, eh! Sono stato a una grigliata! Se sentite qualcosa sono stato io”. Così urlava continuamente davanti ai tornelli d’ingresso allo stadio un simpatico tifoso che avrebbe continuato a parlare al mondo per una decina di minuti. Sempre prima di entrare un signore ha spintonato tutti dicendo che dovevano passare le macchine coi disabili. Poteva dirlo cortesemente, visto che non c’erano indicazioni di sorta e la gente si metteva in coda dove sembrava dovesse iniziare la coda. “Tu sei disabile nella testa”, gli ha urlato uno a un certo punto, giustamente.

BASKET FEMMINILE. PLAYOFF, PASSIONE ED ENTUSIASMO.
Per la terza o quarta volta negli ultimi cinque anni ho visto perdere una squadra fiorentina di basket femminile nelle qualificazioni in serie A2. La partita tra Ponzano Basket e Pallacanestro Femminile Firenze è stata combattuta, ma alla fine hanno vinto le venete. Oggi le squadre si sono scambiate messaggi di complimenti per la correttezza, l’accoglienza, la disponibilità e il terzo tempo in stile rugbistico che è seguito all’incontro. Poi sono apparsi su Facebook altri post intensi scritti da delle atlete che saranno lontane dalle luci dei riflettori, ma che a maggior ragione meritano apprezzamento per la passione che mettono in gioco e i sacrifici che fanno.

Gepostet von Roberto Montesi am Montag, 14. Mai 2018

https://www.firenzebasketblog.it/24006/coach-corsini-abbiamo-fatto-una-grande-stagione-ci-riproveremo-il-prossimo-anno/

Il Ponzano Basket vuole ringraziare di cuore la Pallacanestro Femminile Firenze per l’accoglienza e l’ospitalità! Un…

Gepostet von Ponzano Basket am Sonntag, 13. Mai 2018

Questo ha scritto una giocatrice della Pff, Silvia Rossini

 

Sicuramente avrei voluto scrivere un altro tipo di post, ma si sa non sempre fatto 30 si riesce a fare 31. Ma questo non cancella tutte le emozioni che questo incredibile anno mi ha regalato. Lo scorso anno sono uscita dai giochi anticipatamente e se mi avessero detto che un anno dopo sarei riuscita a giocarmi i playoff per salire in serie a2, ci avrei messo la firma. Ma se ci sono riuscita non è solo merito mio e il più grande grazie va alla mia famiglia, a mamma Laura, non è semplice essere figlia di una campionessa soprattutto se non si ha il suo talento, ma è facile essere figlia di una donna come lei, forte, determinata, presente, se lei due anni e mezzo fa non mi avesse imposto di continuare a giocare io oggi non sarei qui; a babbo Fabio per avermi accompagnato in giro per tutta Italia, per quel “forza Silvia” prima di ogni partita che mi ha sempre messo i brividi; grazie anche a mio fratello Andrea per ripetermi sempre “ma cosa vai a fare? Resta a casa a cenare” perché mi ha sempre ricordato che non tutti avrebbe fatto quello che stavo facendo e solo così si può provare ad arrivare in alto.
Grazie a Lorenzo, presenza costante negli ultimi due anni e mezzo, per aver con il tempo capito e accettato la mia incredibile passione per questo sport, per avermi sopportata e supportata!
Grazie alla mia ex compagna di squadra e amica Giulia per avermi trascinato al palacoverciano la prima volta due anni e mezzo fa e la seconda volta l’anno scorso dopo l’infortunio, ti dico sempre “il palacoverciano mi ha rovinato la vita”, la realtà è che me l’ha cambiata e oggi ne sono felice.
Grazie a tutta la pallacanestro femminile Firenze, non riuscirò a nominare tutti ma un grazie enorme va al nostro sponsor “il Palagiaccio”, al dottor Bolli e alla sua famiglia per averci sempre sostenuto partita dopo partita, siete sicuramente stati un motivo in più per fare bene. Grazie Pres per tutto quello che hai fatto, per esserci sempre stato. Grazie a Roberto, per avermi portato in questa società, per l’incredibile passione che ogni giorno ci mette. Grazie a Beppe, per la battuta pronta, per la parola di conforto, per l’aiuto dato durante tutte le settimane.
Grazie a Gabriele per aver accolto sempre gli arbitri e per averci creduto insieme a noi.
Grazie a Giulio, per aver cercato di comprendere i nostri bisogni, adattando il lavoro fisico a noi ragazze.
Grazie a al dirigente Fabbri e a tutti i dirigenti, allenatori, accompagnatori e bambine che fanno parte di questa società!
Un incredibile grazie va a Stefano (coach Corsini) perché quando mi ha preso valevo cinque e oggi valgo otto (noi sappiamo cosa vuol dire), per l’Allenatore con la A maiuscola che è, non sai quanto mi reputo fortunata ad essere allenata da un coach così!
Il Grazie va a tutte le mie compagne di squadra che hanno reso la fatica un immenso piacere, per aver condiviso praticamente la quotidianità, per tutte le volte che nello spogliatoio abbiamo trovato lo spirito e il morale per andare ad allenarci alle nove e mezzo al freddo o allo stilnuovo a fare pesi invece di una bella cenetta calda! Grazie a Martina per aver messo a nostra disposizione la sua immensa esperienza, grazie a Clelia, pilastro fondamentale di questo gruppo, grazie a Laura, per le risate, per esserci ritrovate dopo tanti anni, grazie a Diletta, per i racconti a fine allenamento e per tanto altro, sei una scoperta. Grazie a Valeria per aver portato un po’ del suo nord, grazie a Chiara, per tutte le volte che ci ha fatto fare delle immense risate, grazie a Giara per aver portato una ventata di novità.
Grazie a Sara per essere Sara con i suoi momenti di follia pura.
Grazie alle empolesi, Lucrezia e Anna per averci aiutato nei momenti di difficoltà.
Grazie a Francesca, ci siamo conosciuti 11 anni fa in quel caldo pomeriggio di settembre sugli spalti di San marcellino e oggi siamo qui più unite che mai, sei L’ Amica!
Grazie a Margherita, per aver condiviso con me e mia sorella tutti i viaggi, per tutte le risate che solo le pischelle posso farti fare, per la musica, per le sue parole di conforto; voi non immaginate neanche quanto mi abbiate alleggerito ogni singolo viaggio!
Grazie a mia sorella Marta, anche se non c’è un grazie che basti per lei che ha il mio stesso sangue, la mia stessa passione, per lei che è una sorella, un’amica ma anche una seconda mamma, per lei che è una forza della natura, per lei che ha imparato a vivere da vincente sempre e comunque.

In questi anni ho visto il palacoverciano vuoto, contavamo le persone con le mani. Ieri vederlo così pieno intonare “Firenze Firenze Firenze” mi ha messo i brividi. Avrei potuto giocarne mille di partite, non avrei mai sentito la stanchezza. Grazie a tutti quelli che sono venuti fino a Ponzano, a tutti i genitori e i fidanzati, alle bambine di martina, Ludovica ed Eleonora perché si sa: i bambini fanno bene al cuore. Grazie a tutti quelli che ieri sono venuti a vederci, a tifarci, a sostenerci. Nelle mie lacrime a fine partita c’era il dispiacere per la fine di questo incredibile anno!

Non pensavo che a 24 anni la pallacanestro mi avrebbe potuto regalare, dopo infortuni e stagioni no, tutte queste incredibili emozioni. Abbiamo provato a vivere un sogno e non siamo riusciti a difenderlo fino alla fine.
Non sarà semplice ma Ci riproveremo, per vivere serate come quelle di ieri e cambiare il finale!

 

 

PALLANUOTO FEMMINILE. IL TRIONFO DI PADOVA.

La finale scudetto di pallanuoto femminile è stata spettacolare. Tante campionesse di nazionali diverse (la ex Aiello, Garibotti, Bianconi, Palmieri, Johnson in porta, Van der Sloot ) non sono state abbastanza squadra, per l’Orizzonte Catania, e hanno subito i primi due tempi perfetti del Plebiscito Padova, gruppo che gioca da più tempo insieme e che è risultato proprio più squadra anche se con meno fuoriclasse. Teani in porta e Queirolo in attacco hanno parato, fatto assist e segnato gol, mentre tutta la squadra era concentratissima e attenta in difesa ed esuberante in attacco. Nel terzo tempo le catanesi hanno risposto con una tripletta di Garibotti e un gol di Bianconi, per un 4-0 parziale che non ha annichilito le padovante, caricate a molla dal tecnico: “Se necessario lottiamo a pugni in faccia. Non potevamo sperare di più che essere un punto sotto a inizio quarto. Ripigliatevi”. Mancava un “non siamo mica qui a smacchiare i giaguari”. Si sono riprese le sue ragazze: si sono riportate in vantaggio e poi sono state agguantate nel finale. È stata un’emozione continua. Forse hanno ragione Tania di Mario e Martina Miceli che hanno affermato che le padovane ci hanno creduto di più. Se sai di dover fare la partita perfetta contro una squadra superiore, magari la fai, mentre se ti aspetti di vincere perché sei favorito e punti solo sul fatto di essere bravo, rischi di essere punito. Ai rigori il verdetto è stato favorevole alle venete, che così hanno conquistato il quarto scudetto consecutivo, il più sofferto, il più inatteso, il più goduto.

http://www.raisport.rai.it/dl/raiSport/media/Padova-campione-1d2354f0-3bc3-4133-9dec-4e654847999b.html

http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/media/ven-Pallanuoto-donne-Padova-vince-scudetto-quarto-consecutivo-battuta-catania-firenze-accd0497-45d0-4258-9b51-e81410ff256a.html

 

 

RUNNING
Zitto zitto ho corso 10 km in un’ora e cinque minuti, cioè a 6’35” al minuto. Chissà se ci saranno sviluppi senza nuovi infortuni. Continuiamo a stare zitti, via.

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