there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Post scritto nel 2011

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Scrivo in sita grazie ad un portatile Asus eeepcc e ho già sbagliao un sacco di parole, il che mi fa propendere per l’acquisto di un ipad, cosa ch4 sarà possibile quando avrò rifatto un po’ di soldi.

Sì, lo so che la tastiera è virtuale e tutto quanto, ma il vero problema è che continuo a pensare ai percorsi anziché agli obiettivi, come mi direbbe un life coach. Ovvero: scrivi, anziché pensare al suppporto su cui scrivere.

Quello che mi sta mettendo in difficoltà è che scambio la prima riga delle lettere con quella superiore. Scrivo 7 anziché y, insomma.

 

Sarà bene che salvi ( mi manda in paranoia questa diversa disposizione dei tasti. Scrivo velocissimamente e mi disturba che il cursore se ne sia andato per i cazzi suoi mentre ero intento a scrivere una maiuscola e quindi a premere il tasto SHIFT, ma al suo posto ci hanno messo quello di invio).

Salvo il file nella penna USB prima di perdere tutto quanto.

Notas di servizio: il mio impegno è testimoniato dal fatto che mi lecco i baffi. Sì, proprio così. Succede da quando mi sono fatto crescere il pizzetto. Ogni tanto andrebbe anche tagliato, ma non si può sempre pensare a tutto. Comunque mi stanno vedendo: uno che scrive su su netbook appoggiato su una gamba sola e si lecca costantemente i baffi.

Ok. Lo so che l’ipad non ha la porta usb e so anche che qualche lettore lo avrà pensato.

 

A proposito di Apple (no, via: questa cosa che il tasto INVIO è al posto del tasto SHIFT destro mi fa impazzire). Oggi il mio iphone è partito per nonsodove e tornerà dotato di una batteria nuova. Ho il Samsung dimmibabbo, touch screen e tutto quanto, che sto odiando. Ora non parlerei di questo, però. Piuttosto: concentriamoci sulla durata della batteria di questo coso.

 

Potrei cominciare a scrivere in inglese. Queste stesse cose in inglese. In un blog a sé. Con errori e tutto. Ho letto che c’è un sito che fa proprio questo: tu scrivi e la gente ti corregge. Lo stesso fanno gli altri. Puoi anche correggere gli italiani. Così inizierei finalmente a vivere in inglese.

 

Ho deciso di tagliuzzare i post. Cioè: penso che sia meglio scrivere dieci post brevi che uno lungo. Oppure no. Magari dipende dal post.

 

Cosa sta succedendo in sita? La sita è una società di trasporti, che dalle mie parti è sinonimo di pullman o di corriera (curiera, per Davide Van de Sfroos). Sì, va bene. Ma che sta succedendo?

La parte destra sembra assorta nei propri pensieri. L’unico che fa qualcosa di strano sono io, che scrivo e mi giro attorno per guardare che succede.

A sinistra troviamo due ragazze che stanno telefonando: una è intenta a parlare, con la faccia o stanca o innamorata e con un tono molto basso (altrimenti racconterei tutto quello che dice) ed un’altra che ha smesso ora di ascoltare.

La signora accanto a me si è appena alzata e stava leggendo un libro di circa trenta pagine, ma sembrava un bel libro o comunque interessante. Un libro da bouchiniste.

Un gruppo di adolescenti era partito col fare casino, ma sta ormai zitto da lungo. Un solo urlo, il classico “viva la fica” e niente di più. Una ragazza se ne è uscita ora con l’idea di ritrovarsi da qualche parte e andare verso luoghi strani (jesa, il psoto strano della Toscana di cui sentivo stamani alla radio? Esele? “Ci si trova alle nove in vetta al castello di…”, non capisco i nomi, ma li scoprirò, perché naturalmente in questo luogo simil medievale che assomiglia ad un gioco di ruolo non posso non entrarci).

Ho chiuso una parentesi e sono troppo pigro per ricordarmi se questo aveva senso.

In Sita, dicevamo. C’è un donnone. Tutti sanno come è fatto un donnone. Non c’è bisogno di descriverlo. Il donnone tipico dei casolari di campagna, col marito che è a curare il campo, mentre lei cucina e ci dà di mattarello. Oggi, anziché cucinare, si è decisa a venire in città a trovare il nobiluomo che le ha promesso mille sesterzi se gliela dà una volta a settimana, escluse le feste comandate.

 

L’ho seguita appena vista. Calze a rete strappate. Capelli ritti tipo punk. Piercing al sopraccciglio. Borsa di Libera. Legge un libro e ascolta il cellulare. Non avevo dubbi che potesse leggere un libro. Fa parte delle persone che mi piacerebbe conoscere, con quel che di artistico, culturale, anticonformista. Poi magari è una nazista che brucerebbe i neri e ha la collezione completa dei dischi di Gigi d’Alessio, ma ciò non le toglierebbe il fascino, anzi farebbe aumentare la mia curiosità nel conoscerla.

Ok. Ma come? Cioè questo è il punto in cui mi blocco. Qualcuno direbbe di parlarle. Sì, ma che le dico? Il mio hard disk non contiene dati su cui possa basarmi.

Una ragazza, robusta, agghindata, le si è seduta accanto, ma non sento cosa si dicono, per colpa di un uomo con delle scarpe multicolor (la parte bianca sembravano dei calzini da corsa) che sta parlando di lavoro al cellulare.

La ragazza abita a Diacceto e io devo trovare il modo di affrontare questa questione.

 

Lunedì primo agosto a lavoro.

 

Ho preso una settimana di ferie per guardare i mondiali di nuoto e per mettere i puntini sulle i nella ricerca del mio lavoro o dei miei lavori.

Cosa mi hanno chiesto in ufficio? La storia sentimentale di Federica Pellegrini e il gossip sul triangolo tra lei, Marin e Magnini. Triangolo che in realtà è un quadrilatero, visto che ci sarebbe da aggiungere la ragazza di Magnini, Cristiana. Avrei potuto dire che non ne sapevo niente e avrei fatto una bella figura con me stesso, ma non era vero. Ho subito ripensato al forum di corsia4.eu dove veniva stigmatizzata l’attenzione della stampa sul gossip anziché sui risultati. Ci sono state delle lettere di questo tenore anche alla Gazzetta. Eppure non mi semrba che Repubblica, Nazione e Gazzetta, i giornali che ho spulciato o comprato, abbiano minimizzato la parte sportiva. Non ho però visto la tv e il fatto che i colleghi abbiano saputo del fattaccio, mi fa capire chi sia la colpevole (signora o troia, come dice Ligabue).

Io sono dalla parte dei fan del nuoto, capisco le ragioni di mercato e anche il fatto che la Pellegrini e Magnini, soprattutto loro due, siano personaggi pubblici, resto stupito (ma ormai accetto con disincanto) del fatto che la famosa GenteComuneDiMerda, cioè la maggioranza, sia prevalentemente interessata a spettegolare sulle questioni di sesso, soldi e potere, anziché a occuparsi dei propri. Basta che qualcuno sia famoso: poi possono fregarsene delle ragioni per cui è famoso. Secondo me Berlusconi stesso è in declino non per quello che fa da politico o per le promesse non rispettate: solo perché a tanti perbenisti cattolici a parole e borghesi non è piaciuto che sia andato a puttane.

 

 

Intanto in sita: ragazzo con maglietta fuckbook e ragazza con due borse da alternativa che legge Verlaine (i poeti maledetti) e ascolta qualcosa nell’ipod. Qua dentro si gela: sembra di essere all’ice bar di Stoccolma, ma almeno là ti vestono (per venti euro circa, una bevuta e minuti piuttosto pacchiani, ma che una volta nella vita può essere giusto passarli in quel modo).

 

Pensare non è ancora proibito ed è una delle attività migliori che si possano fare. In generale, ma anche in ufficio. In questo caso è una delle attività che possono distogliere dal suicidio. Oppure portarci.

Comunque sia, ho ripensato ad un colloquio fatto presso una banca. Anzi: non era un colloquio, bensì un test di gruppo in cui scazzai la parte psicologica (penso di non aver dato una risposta coerente con le altre). Ho ripensato al fatto che quel dirigente (“eh, non è più come una volta, quando bastava saper fare due più due per entrare”) disse che tutti dovevano prima essere messi allo sportello, perché lì si vede come si lavora. L’obiettivo del test era fare da promotori finanziari, credo.

Ora: mettere uno allo sportello non è coerente con l’obiettivo e inoltre può essere che una persona non abbia le capacità e nemmeno la voglia di fare un lavoro da front office o di precisione e abbia altre caratteristiche: sarebbero tutti contenti e si farebbe prima e si eviterebbero errori se non si omogeneizzasse tutto, ma si mettessero i più adatti nei ruoli richiesti. Mi chiedo anche cosa ci facesse un selezionatore del personale: come li scelgono questi soggetti? Libri come “ce l’hai il paracadute” li conosceranno o semplicemente si preoccupano di ricevere il loro compenso adeguandosi alle direttive del cliente? Ci dovrebbe essere differenza tra consulentee venditore…

 

GIOVEDI 6 AGOSTO

 

Ad una ragazza incontrata alla stazione della Sita hanno rubato il portafoglio oggi e il cellulare ieri.

Non sopporto che si aprano i finestrini quando negli autobus hanno attivato l’aria condizionata.

Non sopporto la tendenza del mondo, italiani esclusi per una volta, a urlare negli autobus fra sé o via cellulare.

La mia guru Margherita mi ha fornito molte idee.

La responsabile amministrativa ha detto che se mi mette a fare i resti, chissà cosa potrei combinare con la mia imprecisione. Non lo metto in dubbio, ma sono loro ad avermi fatto svolgere lavori non adatti a me.

La collega ha affermato che l’ipotesi casa nuova insieme ad altri va a cozzare con la possibilità attuale di stare da solo.

Ho fatto alcuni conti delle mie spese.

“Questi uomini non fanno una lavatrice” e qui d’accordo, ma poi “se non trovano la roba pulita, si rimettono quella sudicia”. Allora: se gli uomini si lamentano di ciò sbagliano, ma anche se le donne si lamentano qualora gli uomini si rimettano la roba sudicia senza porsi problemi.

La collega mi ha buttato via una bustina di cracker finiti. Non avrei mai messo le mani nella sua scrivania per farlo. Non ci avrei nemmeno mai fatto caso. “E’ un rugo?” Sì. “Buttalo via che non lo sopporto”. “Cazzi tuoi. Girati”. Bisognava che avessi ripreso la bustina dal cestino ed eventualmente l’avessi ributtata quando mi sarebbe parso.

“Non si rifà il letto”. “Per un anno?”.

VADEMECUM PER ASOCIALI CHE VORREBBERO SOCIALIZZARE

 

Non parlate. Se dite qualcosa, non la capiranno. Oppure la fraintenderanno, ma sono loro che non sono in grado di assegnare un significato logico alle cose. Sono abituati ad interpretare.

 

Non agite. Comunque lo facciate, sbaglierete. Se vi avvicinate a qualcuno, gli romperete le palle. Se lo fa allo stesso modo un social, sarà figo. Se non vi avvicinate, vi chiederanno il perché.

 

Non scrivete. I social non leggono. I giovani social preferiscono i video e gli audio, possibilmente pre impostati. Leggere richiede troppo sforzo.

 

Non testimoniate le vostre opinioni attraverso fatti e dati. In God we trust. for all the rest bring data. E’ un principio da accademici. Se fosse così per la maggioranza non vincerebbe Berlusconi

 

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