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there is no life b

Ma scrivi un po' cosa ti pare

Una cagna in mezzo ai maiali?

Zanzan! Settecolli 2019, primo giorno

TRASPORTI PUBBLICI ROMANI
Sintesi di questo punto: fuori c’è il sole, dentro il bus piove.
I viaggi nei TPR sono un’esperienza che ti tempra per la vita. Dante avrebbe fatto un canto dell’inferno in più destinato ai loro dipendenti e soci e un canto in più del purgatorio (non esageriamo) per gli abbonati.
Se passi un giorno affrontando i trasporti pubblici romani perdi il diritto di lamentarti di quelli di qualsiasi altra città al mondo. A vita.
D’altro canto una volta superata questa esperienza tutto il resto ti sembrerà un paradiso.
La metro: gente accalcata, gente in coda, momenti in cui sembra di essere come un’auto nel traffico nel centro di Calcutta, due fermate ancora sospese (Barberini e Repubblica), “il servizio riprenderà normalmente appena possibile”. In nessuna metro al mondo mi sono mai sentito così respinto come in quella di Roma.
Il bus: come la metro, tanto che a un certo punto decido di fare come se il mezzo fosse il mio e non mi tolgo lo zaino né appoggio il borsone e la fotocamera. Ce bus c’est moi e se vuoi passare devi aspettare che io scenda. Solo che lei non ha aspettato e mi ha giustamente spinto per passare.

A volte si ha l’impressione che i bus vadano da deposito a fuori servizio, quando non sono fermi col triangolo in strada.
Secondo Muoversiaroma.it il 301 sarebbe dovuto passare alle 13,35. Alle 13,38 passa il 32, non segnalato dal sito.
“Scusi, autista, a quale fermata devo scendere per le piscine del Foro Italico?”, chiede la sventurata signora. “Si vedono”, risponde l’autista. “De Bosis Stadio Tennis” penso io, coadiuvato da Google Maps e da anni di esperienza tra tennis, nuoto, atletica e calcio. “De Bosis”, dice un passeggero del bus, che si rivelerà essere un giornalista francese che chiederà alla signora notizie della Pellegrini tanto per fare conversazione. Il punto è, comunque: vi sembra normale la risposta, pur vera, dell’autista?
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NFC
Però una ficata c’è: il biglietto dei trasporti scaricabile da un’app (my cicero) e poi mostrabile anche via nfc ai lettori del bus o della metro. Sì, una cosa del genere è possibile in moltissime città e comunque fatto sta che funziona. Forse perché non dipende dall’Atac.
L’NFC mi è servito ormai più volte per i trasporti, così come le app. Mo’ vi risparmio un pippone sui vantaggi del progresso tecnologico rispetto a quando tutte queste possibilità non c’erano.
Alla fine ho fatto un biglietto per il viaggio dalla fermata Ottaviano alla De Bosis di cui sopra e poi ho fatto due viaggetti mini di cinque minuti fino a Ponte Milvio a scrocco, in applicazione della teoria della finestra rotta.

CAMERIERA DI UNO DEI LOCALI DI PONTE MILVIO
Se mentre io guardo con attenzione il menu tu ti giri verso di me, mi guardi e (pure) mi sorridi (orrore) io fuggo e non ci metto piede nemmeno domani lì.

CIBO E DINTORNI
Aho me so’ studiato li locali su puntarella rossa e artri siti prima de veni’ aroma pe’vvede se poteo trova’ quarchecosa de novo.
O’ Steria. Citato da quasi tutti, ma con qualche recensione negativa su Tripadvisor. Si trova in una traversa di Ponte Milvio, via prati di Farnesina (io so che in questa via una volta ci ho alloggiato). All’una di oggi il ristorante era vuoto. Situazione ideale. Io, un cameriere (gentile, vada dove vuole, che le porto, nessuna insistenza) e l’aria condizionata. Over the top. Tutti suggerivano l’amatriciana e io invece ho preso uno spaghetto con verdure e pecorino. Cioè. Gli spaghetti erano più di uno, a dire il vero. Ed erano buoni. Locale che va premiato con un ritorno nei giorni successivi.
Gli Specialisti. Locale citato da nessuno, ma io ci sono andato tutti gli anni e mi è sempre piaciuto. Qui, stasera, ho preso i bucatini all’amatriciana. Il cameriere mi ha detto:”Eri qui anche l’anno scorso, vero? Mi ricordo”. “Sì” (In realtà saranno sei anni che ci vado, di Settecolli in Settecolli). All’ingresso mi ha sorriso ed è stato un sorriso accettato. “Voglio quelli”. “Ma un antipastino no?”. Ho detto voglio quelli, i bucatini. Se avessi voluto l’antipasto te l’avrei ordinato, no? “Sì, grazie, prendo anche un filetto di baccalà fritto e un altro coso fritto che non ricordo”.
Patapinsa. Pizza (pinsa) romana e prosciutto iberico. Ci sono già stato gli altri anni. Lo scrivo subito che vale la pena.
Quinto quarto. Che ci vado o no? Dice che facciano una carbonara da urlo. Alcune recensioni lo negano. Casomai lo sperimenterò a pranzo, domani. Ha l’aria un po’ troppo chiccosa, però.
Gelateria non il pellicano ma l’altra, lì dove parte la via Cassia. Ci sono anche i dolci siciliani. Il gelato è di produzione artigianale ed è buonissimo.
I fritti di Maria. Locale citato da molti. Le altre volte è stato deludente. Forse riproverò.

SALITA
Immaginate uno con uno zaino, un borsone, una borsa fotografica, un ipad in una mano e un telefonino nell’altra mano. Immaginatelo sotto il sole dell’una e mezzo di pomeriggio a Roma. Cocente, il sole. Cotto, lui. Immaginatelo camminare in salita, la via Cassia,col caldo e il peso addosso: camminare fa bene sempre che non ti distrugga la schiena per farlo. Immaginate le allucinazioni che questa situazione gli ha provocato: ha pensato di essere Gesù sulla via del Calvario e poi ha pensato agli eserciti medievali che avrebbero potuto fronteggiarsi lungo la via Cassia.

VIA CASSIA
La ss2 Cassia è una strada bellissima, come ben sapete. È una delle strade più belle da percorrere in auto, con quelle curve ondulate e il paesaggio delle colline tra Siena e Firenze, quando tale via è in terra toscana, terra sovrana sempre giovane e gentil.

CASSONETTO DIFFERENZIATO PER IL FRUTTO DEL PECCATO
“Cosa ti ha colpito di più di Roma?”
I rifiuti sparsi accanto ai cassonetti o lasciati per la strada. Sono ovunque e sono tantissimi.
Al secondo posto le buche: ho rischiato di inciampare tre volte e l’ultima ho gridato un bellissimo maremmamaiala perché ho rischiato una distorsione alla caviglia destra.

CASA
“Almanza Eternal Lodge”. La casa si chiama così su Airbnb. Peccato che da una parte ci sia scritto che è al numero 6 e dall’altra al numero 24. L’host mi conferma che il numero è 24 e poimidicechec’èdapagareancheunatassadisoggiornograzie.
Arrivo in via Francesco Ferrara 24, portato da San Google Maps. La strada è privata. La via è un po’ nel mezzo tra la Cassia e la Flaminia. Il quartiere di riferimento qua è Tor di Quinto. Sembra un posto chiccoso rovinato dai rifiuti.
All’orizzonte, dalla finestra di camera mia, si vedono parchi, laghetti, campi gialli sconfinati che avrebbero forse dato qualche idea agli impressionisti o a Van Gogh (o a Doctor Who).
Arrivo davanti al numero 24. Ci sono dei campanelli. Non ho idea quale sia quello al quale devo suonare. Telefono al tipo. Non risponde. Sto per scrivergli. Suono al portiere. Vedo arrivare verso di me una ragazza con un ragazzino e due borse della spesa. “Dove devi andare?” “Boh, qui”. Le faccio vedere il nome del luogo secondo Airbnb e lei dice: “Ah, Almanza, il campanello è questo”. Ehm. Almanza era il cognome del tipo. Tale Lorenzo. Quindi bastava suonare a lui. Secondo Airbnb “l’host vi accoglierà al vostro arrivo”. Ora non è che sia andata proprio proprio così ma ho anche sbagliato io e quindi va bene.
Lorenzo è un tipo simpatico. Anche il suo cane, che mi salta addosso per farmi le feste e si lascia coccolare è un cane simpatico.
Lorenzo mi dice questa è la camera questo è il bagno e mi saluta. Ehm, gli dico, ma le chiavi? Ah giusto le chiavi eccole. Questa è per qui, questa è per lì. Oh, tieni un asciugamano. Ah, ma tu stai a mori’ dal caldo. Aspetta che ti prendo un bicchier d’acqua. Ah vieni da Firenze ah vieni a vedere il nuoto ma certo che puoi correre guarda qua c’è un parco giù c’è la pista ciclabile dopo ponte milvio là c’è saxa rubra giù sotto c’è il rumore delle auto e lo stridere dei freni perché gli autisti vedono il benzinaio poco dopo aver passato quella curva a destra venendo da Corso Francia.
Ok. Io vedo solo salite nelle vicinanze. Che comunque fanno bene: le salite rinforzano i muscoli e le ripetute in salita seguite da ripetute in pianura velocizzano. Poi uno dei miei obiettivi è migliorare nella corsa in salita.
La camera e il bagno sono enormi.
“Non abbiamo messo la tenda alla doccia per motivi estetici. Però puoi anche fare bagnato per terra che poi ci pensiamo noi a pulire”.
In cucina intanto ci sono la mamma di Lorenzo (avrà 30 anni, ndrr, lui), che mi saluta quando prendo il bicchiere d’acqua, una ragazza che avrà sui sedici anni e una bambina di circa cinque anni. Nessuno di loro mi considera più di tanto. Nemmeno Lorenzo, a dire il vero: “Questo è qui. Quello è lì. Oh tieni tutto. Ciao”. Perfetto! Questa sbrigatività gli farà meritare un punteggio più alto quando valuterò l’alloggio su Airbnb.
In camera ci sono libri di cucina (“cuochi si diventa” ce l’ho anche io ma non sono mai diventato cuoco e nemmeno ci ho provato), di teatro, di architettura, di arte, poi gialli e alcuni libri sulla Tunisia, tra cui un “storia dei costumi delle donne tunisine”. Sarebbe interessante saperne di più, indagare su questa passione per la Tunisia. Basterebbe chiederglielo, direte voi. La fate facile, direi io: chiedere? Che strano verbo.

CARTOLINE
Oh hai preso questa cartolina tutta stropicciata? Ce ne è un’altra? No. Uhm. No, vabbe’ te la faccio trenta centesimi.
Ah bene dai ne prendo un’altra di un altro tipo, allora.
Questo è avvenuto alla tabaccheria del bar Pallotta, che è un bar e è anche una libreria, molto bella perché non ci sono tanti bestseller ma la scelta dei libri è molto curata, molto…come dire…radical chic. Be’, dai. Della libreria parlerò in un’altra puntata, perché ora ho sonno.

SETTECOLLI
Per le gare rimando a un articolo di Cento Sciolto, ma direi di menzionare anche il tempone di Giulia Gabbrielleschi nei 1500sl.
Per il resto rimando a domani perché ho sonno. L’ho detto anche prima?
Allora buonanotte.

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