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Lo stupore delle prese elettriche

Procedendo verso Granada

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Verso Granada, 6 novembre 2018
Vi è mai successo di svegliare tutto un vagone con la musica degli Stato Sociale? Il resto è inferno, urlavano loro dall’ipad su cui avevo premuto inavvertitamente il tasto della musica. Che era a tutto volume. Alle sette di mattina.
Poi non è che sia facile contemporaneamente arrossire, dire maremma maiala, prendere l’ipad, riuscire ad aprirlo mentre sai che tutti ti guardano e stanno preparando le cerbottane, cercare disperatamente il tasto della pausa, trovarlo, fare una gran fatica a premere, sperare che effettivamente faccia il suo e finalmente zittire gli Stato Sociale e i sessanta milioni di partiti.
Vi è mai successo che mentre portavate circa tre chili di oggetti metallici tutti retti sull’avambraccio sinistro, una macchina fotografica mirrorless dentro una tasca aperta del giubbotto e un trolley portato avanti con la mano destra e lasciato sbattere sulla fotocamera per evitare che cadesse, si sia di nuovo accesa la musica? Ancora una volta il resto sarebbe stato inferno non fosse che il tipo della sicurezza che aveva fatto l’errore di minare il mio equilibrio precario chiedendomi il biglietto, era un equivalente della maschera di ghiaccio. L’aeroporto ha continuato a funzionare regolarmente. Nessuno si è lamentato della musica. Dietro di me c’erano solo due passeggeri che hanno atteso con una pazienza infinita che spengessi la musica e prendessi il telefonino con la sua simpatica carta d’imbarco e la mostrassi al tipo che…non l’ha guardata nemmeno!
Vi è mai successo che al caffè oltre i controlli di sicurezza abbiate dovuto fare uno stop al trolley che cadeva come neanche Roberto Baggio quando gli veniva passato un pallone con un lancio di quaranta metri? Anche lì si è sentito un bel maremma diavola. Dovevo salvare la fotocamera, che era adesso dentro la valigia.
Vi è mai successo di cercare le lenti a contatto nei contenitori, scoprire che non c’erano, farvi prendere dal panico e ricordarvi dopo un minuto buono di averle negli occhi?
Vi è mai successo di stare in fila per prendere un caffè, fila formata da tre persone avanti a voi, ma non scorre perché il capofila ha qualche problema col bancomat e voi non potete proprio aspettare perché siete in ansia dovete passare dai controlli di sicurezza poi dovete andare al gate e anche se mancano due ore e mezzo non potete certo rischiarediperderelaereopercolpadiunminutoinpiùpassatoaprendereuncaffè che avreste preso poi con calma dopo avere oltrepassato con calma i controlli di sicurezza e dopo avere messo a posto le cose metalliche impiegandoci circa dieci minuti.
Vi è mai successo (eh, oh, ormai si continua così) di trovarvi a scrivere nello stesso posto, stesso tavolino, stessa sedia, stesso ristorante, con lo stesso ipad, di tre mesi prima, quasi? Era il due agosto e partivo per Glasgow e scrivevo questa cosa qua: https://m.facebook.com/doppiaerre/posts/10155953647915674?__tn__=K-R Non mancano nemmeno i rompipalle. Il bambino che il due agosto mi fissava si è trasformato in bambino che urla, ma è durato poco stavolta. Ha cominciato presto a ridere e giocare con una probabile sorella e si è calmato. Lo speaker che annuncia le solite cose sul fumo, sulle disposizioni sui liquidi e sui bagagli incustoditi all’interno dell’aerostazione invece non dà tregua e il problema è che non sopporto essere distratto quando scrivo.
Be’. (Sì, basta, si cambia). Il due agosto la lotta per lo spazio in valigia fu più dura. Stavolta ho lasciato a casa un paio di pantaloni rispetto a quelli messi in valigia ieri sera, ho messo uno zainetto più piccolo e però non so se abbia fatto bene a portare la fotocamera. A Bilbao feci bene a non portarla. Non vorrei che in questo viaggio sia solo un ingombro e resti ferma in camera.
E poi? Douglas Adams ha scritto che in nessuna lingua al mondo esiste l’espressione bello come un aeroporto e ogni volta penso a questa frase e ogni aeroporto ne conferma la veridicità.
E poi ancora? Nel treno da Milano Centrale a Malpensa una ragazza raccontava al suo probabile boyfriend che un suo amico gira il mondo e lavora lì dove gira il mondo. In questo modo è stato un mese in Thailandia, un mese in Australia e poi in Nuova Zelanda, in Laos, in Vietnam e poi boh. In ogni caso queste cose non sorprendono più di tanto ormai, no
Nel treno da Firenze a Milano purtroppo avevo una persona accanto, una donna che ha detto amore al telefono tre volte, ha parlato di figli, ha detto che un po’ leggeva (libri con “cuore” nel titolo) e un po’ lavoricchiava. Il problema per quanto mi riguarda è solo che mi ha costretto a fare degli equilibrismi per prendere le cose nella valigia. Oltre al fatto che dovevo farla alzare visto che scendevo prima di lei. Durante tutto il viaggio in treno mi sono anche mangiato letteralmente le dita, ma sembra che ce le abbia ancora e quindi sono a posto.
Ah, certo! Per la serie non c’entra una mazza con questo viaggio ho prenotato già alcune cose per il 2019. L’hotel per gli assoluti di nuoto a Riccione, il biglietto per le partite del giovedì degli Internazionali d’Italia di tennis a Roma sul Next Gen Arena, ma soprattutto ho fissato con booking una camera al Gwangju Backpackers per nove notti per centosettanta euro totali a fine luglio per i mondiali di nuoto. Tanto c’è la cancellazione gratuita. Sarà che vada in Corea a vedere i mondiali di nuoto, adesso, no?
Ora devo andare al gate. Ovviamente prima o poi scriverò i racconti di questo viaggio. Non so invece se e quando e per quanto mi disconnetterò dal mondo virtuale, instagram, facebook, whatsapp ecc., ma è un’idea che potrebbe trovare il posto a tavola. Magari a questa tavola e perché no? Farmi tornare a tre mesi fa. Dite che non è possibile, eh?
Bene. Allora andiamo avanti. Verso questa nuova avventura.

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