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Lo stupore delle prese elettriche

Il protezionismo alla lunga fa male anche ai protetti

La classe politica chiede il voto a coloro che sono attualmente occupati e si appunterà volentieri la medaglia del protezionismo sul petto, ma un paese che si protegge dalla concorrenza estera finisce per perdere opportunità e occasioni di crescita. Proteggere il lavoro dei padri non aiuta i figli.
Chi è protetto potrebbe credere di essere competitivo perché vende all’interno e trascura l’estero. Lo scudo non induce le imprese e nemmeno i lavoratori a migliorarsi.
Le aziende non reagiscono ai segnali rappresentati da prezzi liberi. I lavoratori e le aziende dell’indotto che forniscono prodotti all’azienda protetta non farebbero appello alla libertà di farsi scegliere, immaginando di essere già stati scelti.
Le barriere daziarie fermano chi è fuori e imprigionano chi sta dentro. Scegliere di non competere con altri diminuisce le opportunità di imparare. E come è possibile pensare di partire alla conquista di mercati stranieri senza trovarsi la strada sbarrata quando per primi l’abbiamo chiusa noi?

Un esempio? La Fiat. In passato c’erano i dazi sulle aziende giapponesi. I lavoratori italiani in Italia producevano solo auto Fiat, l’indotto era dipendente dalla Fiat, erano vietati stabilimenti di altre imprese automobilistiche in Italia (così limitando anche la libertà di farsi scegliere: se sei un tecnico di auto non puoi che andare alla Fiat, appunto).
I consumatori italiani compravano Fiat (che aveva una quota di mercato del 60% in Italia negli anni Settanta) e spendevano di più a parità di qualità di quanto avrebbero speso comprando altre marche, per le quali avevano limitata la libertà di scelta.
Le aziende fornitrici di aziende automobilistiche non avevano altri clienti che la Fiat, legandosi mani e piedi a un’azienda e quindi sottoponendosi a un rischio.
La Fiat poteva permettersi di non innovare, di non seguire il mercato mondiale e aveva rapporti con la politica del tipo io non licenzio e tu mi sussidi quando sarebbe dovuto avvenire il contrario.
Quando il mercato ha vinto e i dazi sono stati aboliti i lavoratori licenziati non avevano alternative, le aziende dell’indotto sono andate in crisi, mentre i consumatori hanno finalmente potuto scegliere e hanno scelto cosa conveniva a loro.
Ci fosse stata sempre concorrenza i problemi sarebbero stati minori.

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