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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Responsabili del declino (1). Le banche.

Banchieri, sistema bancario, fondazioni bancarie, manager bancari, imprenditori e politici con legami perversi (=non di mercato) con il sistema bancario e tutte le categorie professionali citate nel commento seguente, che è di Michele Boldrin.
Nota: se intendete risolvere alla radice i problemi strutturali, dovete affrontarli e non ergervi a paladini del sistema o inventarvi soluzioni-palliativo, cari editorialisti, sindacalisti, politici, sindaci, banchieri, imprenditori e rottamatori di ‘sta cippa.

1) Le banche italiane sono un problema di lungo periodo, diciamo un decennio circa, strutturalmente. Chiaramente visibile, il problema, gia’ nel 2009 circa. Ignorato colpevolmente da TUTTI e, con tutti, intendo proprio tutti: tutti i governi (BS, Monti, Letta, Renzi), i partiti (da Fd’I a chi diavolo volete mettere voi all’estremo opposto), la Banca d’Italia, la Consob e, non scordiamolo, i media e chi ci scrive e/o chiacchiera. Che io sappia solo nel libro collettivo di nFA su Tremonti ne parlammo (nel 2010) e poi in altri interventi nostri sino a chiedere nel 2012 la nazionalizzazione (con azzerramento capitale, eccetera, insomma modello svedese) di MPS.

2) La crisi delle banche italiane si deve a tre fattori, tutti di lungo periodo.

2.a) Gestione clientelare, manager incompetenti messi lì da partiti e fondazioni, crediti fatti ad amici e/o per ragioni di consenso ed elettorali, tentativi di takeover di questo o di quello andati a monte, investimenti in derivati senza capirci un cazzo, la lista è infinita. In due parole: management mediamente incompetente, con le solite, rare, eccezioni.

2.b) Scarsa capitalizzazione da sempre, accentuatasi dal 2010 in avanti perché crollo valori titoli di stato (di cui son pieni i loro portafogli perché questa è la funzione che il sistema politico che le controlla vuole che le banche svolgano) implica perdite nel mark-to-market e, quindi, crollo delle valutazioni di borsa ed accantonamenti che a bilancio pesano. Ovviamente la scarsa capitalizzazione e’ diventata progressivamente più grave mano a mano che, con l’accentuarsi della crisi strutturale italiana, i veri crediti “difficili” che si continuava da anni a rifinanziare per fingere che tutto “andasse bene madama la marchesa” sono diventati così platealmente incagliati che non c’è stato più scampo.

2.c) E’ arrivata la BCE, ha fatto fare degli stress test che non fossero la presa in giro che Bd’I faceva fare per far finta che tutto fosse in ordine ed il fango che giaceva al fondo del lago bancario è salito in superficie.

Ecco, queste le cause della crisi bancaria. Meglio discutere di questo. E del fatto che la BCE, dopo aver il merito di aver rivelato che un sistema bancario così non può durare perché ammazza il paese e va quindi risanato, sta ora permettendo che il risanamento sia molto parziale, anzi fondamentalmente finto e che, soprattutto, venga fatto sotto direzione del sistema politico e per mantenere le banche nelle mani delle fondazioni che la politica continua. E che per far questo si usino, una volta ancora, i soldi dei contribuenti.

La mia critica alla BCE su questo si basa. Ovviamente è 1/1000 e viene molto dopo di quella a Bd’I e tutto l’ambaradan menzionato in apertura. Sarebbe utile focalizzarsi su questo tema.

In particolare, coloro che, come un disco rotto, continuano a ripetere che non c’è alternativa ed occorre fare così perché c’è il rischio del panico e ce lo ha insegnato Lehman, e ci sarà il panico altrimenti e c’è il rischio sistemico e tutte le cazzate che han sentito ripetere in televisione da giornalisti sia servi che incompetenti, dovrebbero provare a capire che il loro argomento non c’entra un CAZZO!

La questione non è se salvare il sistema bancario ma COME e, soprattutto, se farlo lasciando che gli attuali azionisti e manager (leggasi: fondazioni) continuino a controllarlo oppure no.

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