there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Riflessioni a caldo dopo il primo corteo organizzato dai fff

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UNO

 

  1. La notizia è che i cambiamenti climatici sono diventati una notizia. Sono usciti da alcune mie bolle e sono entrati negli articoli dei media, nelle opinioni degli opinionisti, nei post sui social network, nelle pagine che di solito si occupano di altro, nei post di persone che “non pensavo potessero interessarsi del problema”, nei post di persone i cui figli magari sono tornati dalla manifestazione e hanno detto loro che è tempo di agire.  
  2. Io sono entrato in Greenpeace perché volevo difendere le foreste e il mare. Volevo essere una specie di loro avvocato. Nelle relazioni tra gli uomini esistono i contratti. Se vai a deforestare, chi dà voce agli alberi? Insomma il concetto per me era più o meno questo. Non credo di averlo spiegato benissimo, ma non importa adesso. Una volta entrato in quell’associazione ho studiato l’energia solare, mi sono interessato alla questione dei cambiamenti climatici di cui non sapevo niente e mi sono entusiasmato all’idea di una rivoluzione energetica che avrebbe reso il mondo interamente “rinnovabile”. Un nuovo mondo, un futuro pulito, tantissimo cambiamento tecnologico e disruptive innovation come se piovesse. Poi ho iniziato a leggere rapporti, blog, siti, libri e a cercare anche un po’ più di razionalità e di critiche, ma senza mai perdere tutto l’entusiasmo e alcune convinzioni. Questo punto che significa? Che il tema mi ha sempre appassionato, tutto qua.
  3. Ricordo cortei con più foto che persone, attività fatte in piazza in quattro gatti e di fronte a due gatti, ma anche marce più partecipate o addirittura cortei piuttosto imponenti come quello di Copenaghen, anno 2009. Però anche quello era un corteo organizzato dai soliti ambientalisti rompipalle e al quale partecipavano le solite associazioni. Le manifestazioni in tutto il mondo di venerdì scorso sono state soprattutto degli studenti per gli studenti, tanto che non avevo considerato l’idea di partecipare fino a…quando ho deciso di assentarmi dal lavoro giusto in tempo per arrivare a corteo finito. 

È stato emozionante vedere quelle facce, leggere alcuni cartelli,  guardare video e foto da tutto il mondo, per esempio sul live della CNN o in articoli del New York Times. 

  1. L’iniziativa di Greta ha portato studenti nelle piazze di tutto il mondo e ha fatto prendere coscienza del problema del cambiamento climatico a loro e ad altri milioni di persone, compresi quelli che la criticano e di cui non voglio parlare perché mi sale il disgusto, per loro e per i loro presunti argomenti.
  2. Si possono criticare le parole di Greta e di alcuni o molti studenti? Certamente. Affermano che le soluzioni già ci siano, siano prontamente eseguibili (senza costi, evidentemente) e non vengano messe in pratica perché i politici e le elite non vogliono. Dicono che siano gli scienziati ad aver posto un ultimatum e quindi i politici dovrebbero ascoltare almeno loro. Fanno un po’ di pauperismo terzomondista colpevolizzando i paesi ricchi che in cui la gente si preoccupa dell’ambiente proprio perché si è arricchita. Dicono che in sei-dieci anni si dovrebbero eliminare le emissioni di anidride carbonica. Il rischio è quello di credere che se il mondo fa come dice lei o come dicono gli studenti allora è un bene e andrà tutto bene, mentre altre soluzioni non sono previste e quindi forse nemmeno accettate. Su questi punti si può discutere. Non sulle minchiate dei sovranisti o su quelle di molti negazionisti (immagino che possano esistere anche dei negazionisti che portano argomenti validi e non solo quelli che vengono pubblicati da roba come primatonazionale o imolaoggi o liberolaverità). 
  3. E  adesso vorrei parlare di speranze, sogni, utopie, esperienze, illusioni, disillusioni,  di soluzioni possibili, di soluzioni presunte che potrebbero invece rivelarsi dannose tra venti o trent’anni, di rapporti da leggere per bene, di incertezze nei modelli e nelle stime, di rapporti UNEP che tra le soluzioni parlano di carbon pricing e di innovazione e non sono così catastrofici come si fanno passare, di rapporti IPCC che sembrano affermare che i costi delle azioni da intraprendere siano maggiori dei danni causati dai cambiamenti climatici, di allarmi passati e futuri, di catastrofismi e realismi, di attività messe in atto dalle cosiddette elite e dalle imprese e perfino dai politici e osteggiati dalla gggente di merda (gilet gialli, per esempio, ma metti anche un agricoltore a cui il governo impone, come azione concreta, che il suo trattore non deve più andare a gasolio e deve comprarlo elettrico, ammesso che esista), di idee come la decarbonizzazione totale immediata che non può che avere come conseguenza quella che dovremmo smettere tutti e subito di consumare e di produrre beni e servizi (niente più viaggi aerei, pochi viaggi in auto, uscite in discoteca, acquisti di cellulari ultimo modello, fast fashion, riscaldamento, docce calde e così via),  di opinioni (non sarà meglio cercare di adattarsi, non sarà meglio lasciare che la natura faccia il suo corso, non sarà meglio evitare a tutti i costi la scomparsa delle barriere coralline, non sarà meglio questa o quell’altra cosa?), di carbon pricing, di economia ambientale, di climatologia, di Greenpeace, di   Tutto questo mi appassiona, quindi da qualche parte ne dovrò parlare, ma non in questo post perché è già troppo lungo e poi ogni volta ho nuovi dubbi e devo leggere qualcosa di nuovo. Però è bello così.

 

Ma se per caso i costi delle azioni che vorrebbero intraprendere fossero maggiori dei danni causati dal climate change, come sembra sostenere anche lo stesso IPCC? Ma se certe soluzioni danneggiassero soprattutto i paesi poveri che, innanzitutto devono uscire dalla povertà? Ma se i famosi dieci anni da qui alla fine del mondo fossero solo una lettura esagerata e catastrofista dei rapporti dell’IPCC e dell’UNEP che per ora ho solo sfogliato? Il rapporto dell’UNEP tra l’altro cita tra le possibili soluzioni, da accelerare, il carbon pricing e l’innovazione e non una specie di decrescita infelice. Ho letto or ora un fisico affermare che l’obiettivo dovrebbe essere ridurre del 75% le emissioni in 30 anni, che è cosa diversa dalla totale decarbonizzazione in dieci anni. Che poi, se fosse fattibile e poco costosa, ben venga! Però attenzione! Chi si oppone anche solo a una semplice tassa sulla benzina? Il popolo di merda rappresentato ad esempio dai gilet gialli e non le elite o le imprese che in buona parte conoscono il problema. Sono i cittadini che spesso non vogliono sopportare i costi delle misure necessarie (se chiedi il divieto di produzione e vendita delle auto a benzina e diesel sei disposto a non ascoltare le proteste di chi perderà il lavoro a breve salvo forse ritrovarlo nelle auto elettriche più avanti negli anni, per dire)? Una soluzione che non preveda lo sviluppo tecnologico, la ricerca e il mercato e che porti a una decarbonizzazione totale in una decina di anni è possibile: smettere di consumare, di produrre, di vivere. Niente viaggi in aereo, pochi viaggi in auto, niente fast fashion, niente ultimo modello di cellulare. Da subito. Tutti. Anche quelli che hanno scioperato venerdì. 

 

  1. Per non cadere nella retorica e parlare di speranza a potrei cadere nella retorica opposta e dire che ognuno deve percorrere la parabola delle proprie disillusioni. Ma no, il social forum del 2002 lo citerò solo di passaggio e non darò spiegazioni, almeno non qui. 
  2. Il problema in molti cortei e nelle parole di Greta qual è? Le soluzioni. Non ci sono soluzioni già pronte all’uso, che non vengono messe in pratica solo per l’inazione dei governi o delle elite. Altrimenti sarebbe troppo facile. Se non costasse niente metterle in pratica e fossero già disponibili e supportate dalle persone, quindi fossero convenienti e accettate, già il mondo sarebbe decarbonizzato. Quello che chiede Greta è eliminare totalmente le emissioni di anidride carbonica in sei-dieci anni o sbaglio? È impossibile a meno che…invece che chiedere ai governi di agire, tutte le persone in tutto il mondo smettessero di…vivere. Niente più acqua calda, riscaldamento, spostamenti in automobile, produzione di beni e servizi, acquisto di cellulari ultimo modello, fast fashion ecc. Meno consumi e meno figli. 

5b. I governi potrebbero intervenire imponendo, che so, il divieto di circolazione e vendita delle auto a benzina e a gasolio? Certamente. Come reagirebbero i lavoratori delle aziende automobilistiche ma anche i cittadini costretti a fare a mulo d’asino il percorso da casa a lavoro (ipotizzando che vivano in campagna e lavorino in città?) E’ bastato aumentare le tasse sulla benzina per far scatenare una rivolta di parassiti pieni di invidia sociale in Francia. Già. Le elite e le imprese stanno facendo qualcosa. Sono i cittadini il problema, perché non vogliono sopportare i costi delle politiche

  1. Il problema principale dei cortei è stato l’aspetto anticapitalista e anti mercato e addirittura anti sviluppo tecnologico presente in almeno alcuni cartelli e in troppi pensieri. Se ti arricchisci inizi a pensare anche all’ambiente. I paesi sviluppati ci pensano perché possono permetterselo. Il problema sono i paesi emergenti. Alcune delle soluzioni proposte potrebbero essere dannose per i paesi poveri. Il mercato e lo sviluppo tecnologico hanno fatto fare progressi e solo loro potranno farne ulteriori.
  2. I rapporti non sono così catastrofici. Parlano di carbon pricing, di innovazione. C’è incertezza nella modellizzazione. C’è incertezza sulle stime. I costi dei cambiamenti climatici sono ritenuti dall’IPCC inferiori ai costi per affrontare i cambiamenti. Potrebbe convenire non fare niente. Non è peggio fare qualcosa e scoprire tra 50 anni che ci siamo sbagliati? O invece dobbiamo tener conto anche dei benefici dei cambiamenti nel sistema economico? E alla natura in sé non pensa nessuno?

 

DUE

 

Le manifestazioni in tutto il mondo di oggi sono state degli studenti per gli studenti, tanto che non avevo considerato l’idea di partecipare fino a…stamani quando ho deciso di assentarmi dal lavoro giusto in tempo per arrivare a corteo finito. 

Eppure è stato emozionante vedere quelle facce e leggere quei cartelli. È stato emozionante o sarà ancora più emozionante guardare video e foto da tutto il mondo. L’ho già detto “tutto il mondo?” Esempi potete trovarli qui: il live della CNN https://edition.cnn.com/world/live-news/global-climate-strike-students-protest-climate-inaction-intl/, gli hashtag climatestrike, fridaysforfuture ecc., o altri siti come questi: https://thinkprogress.org/youth-climate-strikes-b6c5e2f8866f/https://www.cbc.ca/news/canada/saskatchewan/ada-dechene-climate-change-pov-1.5056541. Quelli di Bloomberg vi appoggiano, ragazzi: https://www.bloomberg.com/opinion/articles/2019-03-15/why-your-kids-are-absolutely-right-to-go-on-climate-strike

Be’. Le foto di Firenze, piazza Santa Croce: https://firenze.repubblica.it/cronaca/2019/03/15/foto/firenze_migliaia_nelle_strade_con_greta_per_l_ambiente_il_cambiamento_siamo_noi_-221613207/1/?ref=fbpr#1

Per non cadere nella retorica e parlare di speranza affidata ai giovani  potrei cadere nella retorica opposta e parlare di disillusioni dettate dall’esperienza (social forum 2002, does anybody remember?)

Comunque è stato già bello vedere le piazze piene di giovani desiderosi di avere un futuro. 

Ora, oltre ai video, ai post, alle pagine Facebook, ad alcuni profili, a Instagram, ci sono tutta una serie di articoli da leggere, da quelli di Linkiesta che il venerdì diventa Greenkiesta, a quelli ricavati da Flipboard o dallo stesso Facebook. Poi ho tipo una ventina di pagine di articoli da leggere dai blog di economia ambientale in materia di climate change, carbon tax, cap and trade. 

Inoltre bisognerà pur comprare qualche libro, per esempio questi: http://greeneconomics.blogspot.com/2018/07/some-general-interest-reading-in.html e/o questi: https://www.env-econ.net/2018/10/climate-change-book-reviews-do-nothing-do-a-little-do-a-lot-or-just-drink-beer.html. Tra questi libri mi ispira “climate shock” anche se una pecca è che non parli di come adattarsi al climate change, cosa che fa parte delle possibilità. Una lista di “libri di testo di economia con qualche riferimento al climate change” consigliati o sconsigliati è questa: https://www.sightline.org/research_item/2014-update-grading-economics-textbooks-on-climate-change/

Ci sono i vecchi marpioni che pensano solo a criticare i ragazzi e direi di ignorarli. Se sono pensionati, pensino al fatto che stanno rubando il futuro (e un bel po’ di presente) ai giovani anche da pensionati, tra l’altro. Ma non divaghiamo. 

Ci sono quelli che dicono che il problema esiste, ma le soluzioni non sono necessariamente quelle che pensano gli studenti o quelle proposte da Greta, un po’ troppo tirate con l’accetta. Noi siamo il bene e voi siete il male. Anche no. Due articoli interessanti sono quelli di Lomborg https://eu.usatoday.com/story/opinion/2019/03/15/climate-strike-greta-thunberg-nobel-peace-prize-school-walkout-column/3155906002/ e Francesco Costa: http://www.francescocosta.net/2019/03/14/greta-thunberg/

Il cartello che mi è piaciuto di più? Anche i dinosauri pensavano di avere tempo.

I cartelli che mi sono piaciuti di meno? Quelli anticapitalisti, ovviamente. La pianificazione economica non funziona in teoria (assenza di informazioni, cattura del regolatore, impossibliità di prevedere i comportamenti degli agenti e il cambiamento nelle loro aspettative…) e non ha funzionato in pratica.  Non basta il mercato a risolvere i problemi ambientali, forse, ma il mercato, lo sviluppo tecnologico, la capacità dell’uomo di adattarsi, l’arricchimento dei paesi poveri (nei quali quindi la gente potrà pensare all’ambiente anziché a sopravvivere, come è avvenuto in Occidente), quindi l’allocazione efficiente delle risorse scarse che dà il mercato e non dà lo Stato possono essere risolutivi. Almeno per quanto riguarda la capacità di contrastare i cambiamenti climatici da parte dell’uomo o quella di adattarsi senza che vi siano conseguenze catastrofiche. Una questione diversa è l’interesse per gli effetti sulla natura: come consideriamo i ghiacci artici, le barriere coralline, le specie in via di estinzione, le margherite a gennaio (che poi a loro che frega di spuntare a gennaio o in primavera?). Se la nostra priorità, il nostro interesse primario è per loro, allora per noi il beneficio dell’inversione del climate change può essere superiore al costo. A proposito, leggete Massimo Fontana, sui pericoli di declinare la lotta al climate change in chiave anticapitalista: https://www.facebook.com/100000647346579/posts/2411298862235002/ 

Esistono poi le soluzioni propugnate dagli economisti, quasi tutti, e che si trovano nella ventina di articoli pubblicati. Magari un giorno ne faccio un riassunto. Erano interessanti quelle proposte da Tirole, è interessante l’idea dei carbon dividend. In generale: put a price on it.  Volevo scrivere un cartello così oggi, ma poi non ne ho avuto il tempo. Affinché carbon tax o cap and trade siano efficaci sulla CO2 bisogna che ci sia un accordo globale. Il problema è questo: vai a fidarti degli Stati.

Altre cose stucchevoli sono: noi contro le multinazionali che pensano al profitto. Il profitto intanto è il voto che il consumatore dà all’impresa e, come il prezzo, ha una funzione fondamentale. Scacciare gli inefficienti. I prodotti lo sono da parte delle imprese perché soddisfano dei bisogni che determinano la domanda di quei prodotti. Il petrolio è richiesto non solo per il profitto del petroliere (che in molti casi è uno Stato), ma perché le persone vogliono riscaldarsi e muoversi e usare l’elettricità a basso costo e quindi chiedono o hanno chiesto petrolio o gas o carbone una volta che è diventato economico utilizzarli (lato offerta e lato domanda) ed averli. Il petrolio porta profitti al petroliere, ma anche a chi usa il bene di consumo derivato dal petrolio. Le macchine non fanno bene solo al portafoglio di chi lavora nelle aziende automobilistiche (a proposito: anche nelle imprese lavorano le persone, vi sembrerà strano ma non è persone contro imprese ma al limite persone contro altre persone), ma anche a tutti coloro che lavorano nell’indotto o nelle carrozzerie o nelle officine o a chi usa le macchine e paga l’azienda perché ne ricava un beneficio, cioè una soddisfazione di bisogni, cioè un suo profitto personale. 

Poi c’è la questione dei dodici anni che mancano alla fine del mondo. I rapporti dell’Onu già parlavano di dieci anni a fine anni Novanta. Secondo Al Gore il ghiaccio nell’Artico si sarebbe già dovuto estinguere. Se non facciamo niente entro il Duemila sarà impossibile intervenire, si leggeva. Quando sono entrato in Greenpeace nel 2009 sembrava che o si agiva subito o entro pochi anni (non più di dieci) si sarebbero verificati i peggiori cataclismi. The Age of Stupid era un film catastrofista, smentito recentemente, visto che le sue previsioni già non si sono verificate: https://m.youtube.com/watch?feature=youtu.be&v=GqHKYwxEIRA Comunque va bene: bisogna leggere i rapporti e magari verificare i gradi di probabilità delle ipotesi fatte, i margini di errore, come viene scontato il futuro, qual è il grado di incertezza (che, secondo Nordhaus, è sempre molto alto).

Poi ci sono i costi. Allora. Intanto a me piaceva molto dieci anni fa l’idea di decarbonizzazione totale. Dai. Un mondo completamente nuovo. Tutto rinnovabile. Tutto rinnovato. Tutto possibile, come dicevano i rapporti di Greenpeace. Una rivoluzione tecnologica. Tutto bellissimo e futuristico. Bene. Ma i costi? Le ipotesi sulla base delle quali il mondo rinnovabile a breve era possibile? Non è che il costo atteso dalla decarbonizzazione totale e immediata è superiore ai benefici, che sono incerti e su obiettivi non del tutto chiari? Se il rapporto ipcc di ottobre dice che il costo in termini di pil del non far nulla è pari al 2% del pil mondiale entro il 2100, sembra preferibile non far nulla. Anche perché probabilmente per il 2100 ci saranno delle tecnologie che avranno risolto il problema, per noi, anche se forse non per la natura, che sarà stravolta, ma quanto gliene frega a lei? 

Cose positive Sulle auto elettriche: https://www.facebook.com/100000647346579/posts/1751820258182869/ Eppur si muove:https://www.facebook.com/100000647346579/posts/1712998418731720/

 

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