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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Risposte a chi dice che il debito non deve preoccupare

 

In parte da “Status Quo” di Perotti.

1. Avanzo primario alto e superiore da venti anni a quello tedesco. Se parti da un debito più alto e hai una crescita più bassa, che tu abbia un avanzo primario superiore è inevitabile se non vuoi che il rapporto debito/pil esploda. I mercati non ti premiano perché resti a rischio. Inoltre strozzi l’economia a causa delle tasse e il tuo pil fatica. Ricordiamo che il pil è il reddito e la somma degli attivi è la ricchezza.
2. Bisogna confrontare il debito con la ricchezza privata e l’Italia avrebbe una quota superiore di ricchezza privata perché possiede più case. Se gli altri paesi hanno assicurazioni immobiliari, significa che le loro famiglie hanno ricchezza. Oltre alla difficoltà di misurarla bisogna dire che aumentare le tasse sulla ricchezza è difficilmente proponibile perché: la pressione fiscale è già elevatissima; esiste una componente elevata di economia sommersa che quindi non contribuisce al gettito fiscale; tassare la ricchezza significa tassare le case e l’Italia è refrattaria a questo.

3. Gli italiani non amano le tasse, malgrado soprattutto la sinistra insista che sono una cosa bellissima.
4. Se aumenti la spesa pubblica aumenta il pil e quindi le tasse. Affinché questo avvenga ci vorrebbe un moltiplicatore molto alto e si sarebbe trovato il moto perpetuo. Sull’ipotesi che l’aumento del disavanzo sarebbe stato ripagato dalla crescita futura sono andati avanti movimenti populisti in Sudamerica e anche i politici italiani degli anni 80. Facciamo quell’autostrada inutile che poi ripagheremo il debito con la crescita. Non ha mai funzionato.
5. Se riduci le tasse aumenta il pil e quindi ripaghi il debito perché la crescita porta maggiore gettito fiscale che compensa la riduzione. Anche in questo caso il moltiplicatore deve essere alto per avere una crescita sostenuta. Si parla di vodoo economics.
6. In ambedue i casi 4 e 5 resta il fatto che bisogna che qualcuno dica come coprire le riduzioni delle tasse o gli aumenti di spesa. Molti assicurano che la spesa pubblica verrà ridotta in futuro, ma poi non lo fa nessuno anche perché le elezioni incombono sempre. Qualcuno dice che le spese si ridurranno nelle fasi espansive, ma non lo fa nessuno. Per una riduzione della pressione fiscale del tre per cento del pil, quindi pari a 50 miliardi in meno di tasse, occorre una riduzione di qualche decina di miliardi della spesa pubblica: l’unico che è uscito con numeri del genere, Cottarelli, è stato fatto fuori. Si parla di time inconsistency: la discrepanza tra l’annuncio e la realtà, una discrepanza che più si protrae nel tempo più rende il paese non credibile. Ridurre subito e stabilmente la spesa pubblica sarebbe il segnale al mondo di un cambiamento epocale e quindi renderebbe più credibile il paese e quindi meno a rischio il suo debito. In ogni caso il vincolo di bilancio non può essere aggirato: se si spende di più di quanto si incassa, il debito aumenta.

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