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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Roberto tra macchinette che si rompono e sesso e incendi presunti.

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Prendere il caffè alle macchinette è un atto di masochismo. Questa era la frase preferita di Roberto quando doveva assaggiare quella brodaglia. In quel momento, però, stava pensando a Douglas Adams, che aveva iniziato un libro con l’espressione “non esiste in nessuna lingua la frase bello come un aeroporto”. Il capitolo proseguiva parlando della bruttezza intrinseca degli aeroporti, della difficoltà di trovare indicazioni valide per check in, partenze, arrivi e della facilità di trovare indicazioni inutili. Faceva delle battute sui bagagli e quindi si concentrava su una donna che pensava che tutto stesse cospirando contro la sua idea di partire per la Norvegia. Come aveva intuito il tassista che l’aveva accompagnata, c’era un uomo di mezzo e forse lei avrebbe fatto bene a seguire il suo consiglio di andare a Tenerife, tanto l’uomo era quasi sempre assente.
Il libro continuava con il possibile ritardo causato da un signore sprovvisto di documenti che stava insultando tutti gli antenati dell’addetta al check in. La protagonista del romanzo gli avrebbe pagato il volo, ma il successivo intoppo, la mancanza del passaporto, non era risolvibile. Quando lei decise che era evidente che il destino non l’avrebbe fatta arrivare in Norvegia, tornò indietro e ci fu un’ esplosione seguita da un consueto rimpallo di responsabilità.
Al momento in cui Roberto pensava alle dichiarazioni dell’Ente Nucleare, la macchinetta cui si trovava davanti esplose.
Non fosse stato travolto da pezzi di metallo e soprattutto da una specie di girandola di fuochi d’artificio alla caffeina, peraltro migliorando in questo modo il look, avrebbe potuto pensare a risolvere la faccenda senza dare nell’occhio.
Invece da ogni stanza uscì una donna.
“Roberto!cosa hai combinato? Hai sporcato tutta la parete! Alzati! Cosa ci fai lì accucciato? Vai a lavarti e poi pulisci la parete! Sai quanto costa la macchinetta?” Era evidente che qualunque replica non sarebbe stata accettata. Per le colleghe lui aveva sicuramente fatto qualcosa di maldestro che aveva causato il danno. Roberto sgattaiolò in bagno.
Fu salvato da un rumore simile a un boato che scatenò una corsa per le scale che portavano all’uscita dalla pazzina. Tutti scesero, tranne un uomo dell’ufficio tecnico aiutò Roberto a pulire.
Fuori dagli uffici il direttore amministrativo aveva sbattuto con l’auto contro un marciapiede per evitare di passare dalla stessa strada che aveva visto attraversare a un gatto nero. Alla fine scese anche l’uomo dell’ufficio tecnico. Alcuni si limitarono a guardare dalle finestre cosa stava succedendo. Roberto, che poteva approfittare della possibilità di stare da solo, si mise a sedere alla sua scrivania e iniziò a scrivere un racconto, ma poi si scese pure lui e si accorse che tutti, nel cortile che separa la palazzina dell’amministrazione dalla Villa Scomparsi, stavano guardando in una direzione. Voleva indagare sulla questione e non gli fu necessario chiedere cosa stesse succedendo perché le persone parlavano proprio di quello.
“Sembra che ci siano due che fanno sesso in quella macchina oltre il cancello che conduce a Villa Aldilà”, spiegava il Responsabile della Sicurezza sul Lavoro ad una collega.
“Qualcuno li ha visti?”
“O te guarda i vetri posteriori sono come sono appannati! E quelli anteriori sono coperti da dei giornali!”
“Hanno trovato un modo per riscaldarsi, ma perché nessuno interviene? Gli vogliono fare l’applauso quando scendono?”
“Boia.”
“S’ha a andare a vedere noi?”
“Mah. Forse è meglio telefonare al portiere per vedere se sa qualcosa.”
“Sie. Poi c’è caso che ci si infili anche lui.”
Roberto capì che quella conversazione era inconcludente e scese in basso, verso l’altra casa di cura: Vlla Aldilà.
Vide arrivare anche qualche paziente che si reggeva sulle stampelle.
La teoria formulata dalle persone che si trovavano nella parte sud del cortile, adibita a grande parcheggio, era diversa da quella di coloro che potevano definirsi la parte nord. “Ci deve essere un incendio alla casa oltre Villa Scomparsi. Guardi là! Si vede del fumo!”, diceva un’ infermiera della Sala Operatoria, riconoscibile dal camice verde e dalle scarpe.
“Porca miseria! E ora?”
Il direttore sanitario, signora Ballotta, a sentire queste parole, urlò: “Chiamate i pompieri!”, senza valutare l’ipotesi di farlo lei. Qualcuno, in realtà, ci aveva già pensato. Si sentiva infatti una sirena suonare sempre più forte finché il camion dei Vigili del Fuoco si piazzò in uno spiazzo nel parcheggio.
“Dov’è l’incendio?” chiese un uomo in tuta rossa.
“Là. Lo vede il fumo?”
“Bisogna andare dall’altra parte. Gino, torna giù e risali per via della Pietra. Come mai nessuno ha chiamato da là? Saranno svenuti?”
“Hai sentito?”, disse un uomo che portava un vistoso apparecchio acustico, sbucato da chissà dove, ad una signora che aveva l’aria di essere sua moglie, dato il modo con cui lo teneva a braccetto, “qualcuno si deve essere fatto male. Ecco che arriva l’ambulanza.”
“Ferma! Ferma!”, fece la folla della parte sud che stava bloccando la strada come potrebbe fare un gruppo di ciclisti durante una corsa oppure un gruppo di podisti che partecipano ad una gara senza che siano state chiuse le strade al traffico o ancora un assembramento di persone intorno a un incidente stradale.
“Ho un ferito qua dentro. Devo portarlo a Villa Scomparsi. Che volete?”, chiese stupito l’autista dell’ambulanza.
“C’è uno che si è fatto male. Andate a prenderlo,” si sentì rispondere.
” Che si gioca alle figurine? Io ti do uno con l’influenza in cambio di uno che s’è rotto un femore?”
L’autista disse che se non c’erano problemi di vita o di morte avrebbero dovuto chiamare un altro mezzo. Lui veniva dalla Misericordia di Signa e là doveva tornare entro un’ora, perché aveva anche altro da fare e, specie adesso che alla struttura toccava perfino pagare l’Imu, non aveva intenzione di svolgere lavori extra. Riuscì a farsi largo e a portare la persona che si trovava nel retro dell’ambulanza al reparto apposito.
Roberto, intanto, si fermò dove la coda finiva, proprio davanti alla portineria di Villa Aldilà, da cui, oltre ad un insieme di persone che guardavano all’insù, l’unica cosa visibile era del fumo che arrivava da quella casa oltre Villa Scomparsi.
“O cosa è successo?”, si decise a chiedere ad un vecchietto che si reggeva su un bastone.
“Non sento. Sono sordo. Chieda a mia moglie”.
“Screanzati! Hanno sparato a un tordo!”, fece qualcuno. Fu come una palla che inizia a rotolare in discesa e ne trova altre nel suo cammino. Le voci si accavallavano, ma ognuno diceva la sua, senza ascoltare gli altri. Qualcuno parlava alla persona lì vicino, magari toccandolo e se quello non reagiva neanche agli spintonamenti, passava a fornire la sua opinione ad altri. Qualcun altro invece manteneva la stessa posizione impassibile, senza muoversi, ma facendo uscire la voce, anche con tono sostenuto.
La domanda: “Ma i pompieri che fanno?”, si univa alla dichiarazione: “Oh, ma lo sai chi ho sentito alla radio? La Laura!”, che era seguita da un: “Sì? Ma dai!” per essere smorzata da un: “Sì. Sono capitato per caso su Radio Radicale e c’era lei che stava facendo un discorso sul divorzio”.
“Guardate, escono dalla macchina!”. Questa affermazione zittì tutte le altre. La parte nord aveva già saputo che la coppia che era nell’auto che aveva scatenato tutto quel putiferio si era addormentata qualche ora prima. I vetri anteriori erano coperti perché si erano rotti e avevano chiamato un vetrista affinché facesse qualcosa, ma dato che lui sarebbe arrivato solo tre ore dopo, ne avevano approfittato per fare una dormita, visto anche il lungo viaggio che avevano sostenuto per accompagnare il loro figlio a Firenze. Avevano trovato posto nel parcheggio e si erano messi là, ma non avevano nessun altro tipo di rapporto con la casa di cura: non erano né malati né dipendenti né visitatori. Si vide il direttore amministrativo intimare loro di andarsene appena avessero risolto la questione dei vetri. Un pompiere, riconosciuto il direttore e quindi la sua autorità, spiegò che la chiamata era stata inutile e probabilmente sarebbe stata addebitata all’azienda. Il fatto era che le studentesse americane ospitate nella casa oltre Villa Scomparsi avevano fatto un barbecue: quello era il motivo del fumo. Il direttore si scusò e tornò a parlare alla coppia che era uscita dalla macchina, la quale lo ringraziò per permettergli di restare con l’auto parcheggiata ancora un po’ là dentro e chiesero se ci fosse lì vicino un bar in cui avrebbero potuto prendere da mangiare. Lui rispose che avrebbero potuto recarsi alle macchinette degli alimenti, all’interno dello stabile di Villa Scomparsi.
La folla era ancora incuriosita da quella storia e soltanto alcuni, quelli che sapevano di avere dei lavori urgenti da fare, tutti gli infermieri, ma non tutti i medici e nemmeno i pazienti che erano usciti, rientrarono al proprio posto.
Villa Aldilà, quella le cui persone avevano formato la parte sud, era ancora quasi vuota.
La descrizione della giornata fu riportata da tutti in modo diverso all’amministratore delegato, dopo che a questi gli si erano rivolte con tono molto ossequioso le segretarie, le quali affermarono che per quelle ore in cui molta gente si trovava fuori ufficio, loro erano coscienziosamente rimaste al posto di lavoro.
L’A.D. emanò di suo pugno un ordine di servizio in cui si dichiarava il divieto di fare sesso in macchina all’interno del parcheggio, il divieto di addormentarsi in auto, la decurtazione dallo stipendio per chi fosse responsabile di esplosioni di qualsivoglia oggetto, il divieto di distruggere il marciapiede pena la riparazione a spese proprie più interessi pari al tasso Euribor più il tre per cento.

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