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Spesa pubblica, debito, crescita in un video

Riassunto per chi non vuole guardare i primi trenta minuti del video. (Gli altri devo vederli).
COTTARELLI

Se riusciamo a bloccare la spesa primaria ai livelli del 2017, in termini reali, per tre anni, raggiungiamo il bilancio di pareggio nel 2020, mantenendo il tasso di crescita del pil all’1,5% e in assenza di shock.

Il rapporto debito pil si ridurrebbe gradualmente fino al 100%.

Se riduciamo il rapporto con questa velocità, la probabilità di una crisi come quella del 2011 si dimezza. Il problema è il debito alto e crescente. Se il debito scende, accade uno shock, il pil scende, il rapporto smette di scendere ma non ricomincia a salire e questo tranquillizza i mercati. Lo dimostrano diversi studi statistici.

Se l’obiettivo è solo di mettere sotto controllo il debito pubblico si può fare così. Però si può andare avanti. Si DEVE TAGLIARE LA SPESA PUBBLICA SOPRATTUTTO PER POI POTER RIDURRE LA PRESSIONE FISCALE.

Sbaglia, come è teoricamente ed empiricamente dimostrato, sia chi dice che sia possibile ridurre il rapporto debito/pil espandendo la spesa pubblica senza toccare la tassazione sia chi dice che sia possibile farlo riducendo le imposte senza abbassare la spesa.

Invece in Italia abbiamo deciso di aumentare la spesa e ridurre la tassazione rinviando gli obiettivi di riduzione della spesa. Il surplus primario è inferiore a quello del 2012. Il deficit scende perché scendono gli interessi, ma avevamo obiettivi di surplus del 3% che sono diventati dell’1% per motivi elettorali.

Notiamo che in italia il pareggio di bilancio c’è stato solo nel 1875 e nel 1876. Che il debito pubblico sia esploso negli anni 70 e 80 lo sanno tutti, no?

Debito alto significa interessi più alti e tasse più alte. Se fosse meno alto si potrebbe anche fare deficit in caso di crisi.

La spesa pubblica è fatta da acquisti di beni e servizi, stipendi e trasferimenti (soldi che lo stato dà a famiglie e imprese). Ovviamente in caso di tagli qualcuno protesta.

STEVANATO

Il debito è tassazione futura.

Le imposte dovrebbero essere il corrispettivo dei servizi forniti, mentre nell’opinione comune e anche per molta giurisprudenza sembra che siano un elemento di di solidarietà. Si concorre alla spesa non per avere un beneficio ma per solidarietà. Si sta affermando questo concetto.
Se le imposte servono a garantire diritti sociali non possono essere limitate: ecco dove porta questo concetto.
I giudici costituzionali stessi non arrivano a concepire che una minore tassazione possa essere compensata da una minore spesa: per loro una minore entrata deve essere compensata da una nuova tassazione.

Anziché guardare prima quanto entra e quindi decidere quanto spendere , il principio che guida le decisioni amministrative e politiche sembra essere: prima decido quanto spendere e poi un giorno mi occuperò di coprirle.

Il centralismo finanziario non favorisce riduzione della spesa e quindi delle imposte.

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