there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Sportivi in guerra. Quella vera

Un biathleta ventenne è rimasto ucciso.

Due famosi biathleti (un uomo e la Dzhima) sono passati dalle Olimpiadi alla guerra, in veste di combattenti.

Le spadiste azzurre ai campionati giovanili e cadetti hanno rifiutato di sfidare le russe (giustamente, anche se queste non hanno colpa della guerra) e hanno abbracciato le ucraine.

Il nuotatore Romanchuck ha rifiutato l’invito dell’amico Paltrinieri ad allenarsi in Italia perché vuole restare a difendere l’Ucraina: non nelle gare di nuoto ma in guerra.

Tra tutte le notizie della guerra queste mi hanno colpito di più. È come se qualcuno della tua famiglia o te stesso o qualcuno conosciuto un giorno vivesse la sua vita normale, pensasse ad allenarsi per la prossima gara e improvvisamente il giorno dopo si trovasse al fronte. Sono cose che ti potevi aspettare nel 1914 o nel 1939 ma non nell’Europa del 2022. Oppure, già, negli anni ’90 nella ex Jugoslavia

 

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