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Incentivi alla deforestazione, con particolare attenzione al ruolo dei governi.

Qui un’introduzione all’economia delle foreste. http://www.riccaricci.com/economia-delle-foreste-unintroduzione/

Ci basiamo ancora sul testo di Tietenberg indicato nel post precedente.

INCENTIVI PERVERSI PER I PROPRIETARI (Esempi.)

Il governo brasiliano ha tenuto spesso le tasse a livelli bassi su agricoltura e allevamento, incentivando la deforestazione e favorendo la trasformazione dei terreni per usi agricoli (o destinandoli al pascolo) anche quando la coltivazione o l’allevamento non sarebbero stati profittevoli in assenza di sussidio. In pratica i tax payers brasiliani hanno sussidiato la deforestazione, perdendo per di più un loro stock di capitale. (Adesso queste politiche di sussidi sono scomparse).

Un’altra politica che ha avuto effetti disastrosi in Brasile è stata quella dello squatting. Dal 1850 vigeva una legge (ops: ancora il governo di mezzo) per la quale se tenevo e gestivo la terra per cinque anni, questa diventava mia e potevo rivenderla. Chi era senza terra era incentivato a deforestare. La terra era riconosciuta fino a tre volte l’ammontare di foresta ripulita: anche questo era un incentivo. Oggi non c’è più nemmeno lo squatting.

Il governo brasiliano ha però inventato i “resettlements programs”, finalizzati alla costruzione di porti, autostrade, strade, dighe, impianti idroelettrici che modificano il valore della terra e incentivano la deforestazione.

Inoltre, se il mercato del latte, della carne, dei bovini tirano, la deforestazione è incentivata visto che i proprietari possono non riconoscere valore a tutti i benefici derivanti dal mantenimento della foresta.
Dove il terreno è meno adatto all’agricoltura o all’allevamento, perché l’umidità è più alta e piove troppo, come nell’Amazzonia occidentale, la deforestazione è ridotta o evitata, sempre che lo Stato non intervenga, come è successo, sussidiando tali attività anche in luoghi inadatti e quindi sussidiando la deforestazione.

Nell’estremo oriente degli Stati Uniti i proprietari non riconoscono gli amenity values e quindi tagliano in modo inefficiente.

Un ulteriore problema è legato alle concessioni alla raccolta. Conviene tagliare tanto e subito se la concessione dura poco ed è slegata dal pagamento di rendite. Queste sarebbero legate al valore commerciale derivante dall’avere, in futuro, alberi più grandi e vecchi. Questi alberi potrebbero avere oggi un’età per la quale il taglio sarebbe economicamente inefficiente. Non vincolare la concessione al pagamento di rendite o lasciarla di durata troppo breve determina un vantaggio per i concessionari, concesso dal solito governo che così riesce a fare cassa immediata.) La ricchezza va a piccoli proprietari o a imprese, però, e non al governo che potrebbe usarla per obiettivi sociali o di riduzione della povertà. (Per chi ci crede.)
Le concessioni a breve termine incentivano la deforestazione, quindi, e inoltre possono portare a costruire strade senza criterio, a rovinare le piante, a eliminare gli elementi naturali protettivi ecc.

Infine ricordiamo il taglio illegale: chi lo compie assume un tasso di sconto infinito, cioè non assegna nessun valore al futuro. Del resto un tagliatore illegale non è incentivato ad aspettare il raccolto: preferisce prendere i soldi e scappare.
In tutto ciò le popolazioni indigene che vivono nella foresta e traggono la sopravvivenza sono costretti ad andarsene dalle loro terre. (Che forse dovrebbero essere assegnate a loro? Diritti di proprietà garantiti? Diventerebbero deforestatori pure loro?ndrr.)

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