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Lo stupore delle prese elettriche

L’illusione statalista produce crisi finanziarie.

Succede sempre così.

Un governo o una banca centrale cercano di incentivare le persone a comportarsi in un certo modo così da consentire al sistema economico di prendere una certa direzione.

Il tempo che passa dalla decisione all’applicazione è più o meno lungo, ma è comunque tempo perso: nel frattempo le persone, le famiglie, le imprese, hanno cominciato a formarsi delle idee su cosa succederà a breve e ad agire di conseguenza. Questa è una parola chiave: le conseguenze delle decisioni potrebbero non essere quelle attese. Il mercato si potrebbe muovere per conto suo. Il governo potrebbe decidere di stimolare ancora di più il mercato nella direzione in cui si è mosso oppure di ostacolarlo. Per esempio rendendo il credito facile abbassando i tassi d’interesse oppure cercando di controllare i capitali. Quali sono le conseguenze definitive? O si forma una bolla, con una crescita finanziaria fittizia scollegata da fondamentali reali, oppure si crea un mercato nero. Quindi inizia un percorso di correzioni, cure, ribaltamenti di fronte, disastri, crolli, che difficilmente hanno una soluzione semplice e spesso peggiorativa: nel mettere in atto gli incentivi o i disincentivi i governi si sono assicurati un certo livello di potere e di clientelismo. Cambiare adesso le carte in tavola potrebbe fare arrabbiare i cittadini, di solito contenti e illusi finché le cose andavano bene.

Spesso i governi o le banche centrali si illudono di poter indirizzare l’economia, incentivare certi comportamenti, guidare i mercati. Le persone, le famiglie, le imprese spesso si illudono, a un certo punto, che esista la possibilità di fare denaro facilmente, di solito indebitandosi senza restrizioni.
Ed ecco i disastri finanziari ed economici. Tutta colpa delle illusioni, delle inondazioni di liquidità e del credito facile, rispetto alle reali condizioni economiche, vale a dire al sottostante “reale
In tutto questo addossare le colpe alla finanza o al mercato è sbagliato, ma serve ai politici per allungare le mani sul bottino e cercare di spartirsi ogni fetta di torta fino all’ultima briciola.
Tutte le crisi degli ultimi decenni sono il frutto di politiche economiche e finanziarie irresponsabili. Dagli Stati Uniti all’Irlanda, dalla Spagna alla Grecia. Tassi bassi rispetto al sottostante e denaro facile a tutti. Bolle finanziarie e immobiliari, debiti espansi, corruzione. Finché i soldi spariscono e la paura di non essere ripagati o di non riuscire a pagare esplode.

L’ultima puntata di questo processo, anche prescindendo dalle situazioni dell’Argentina, dello Zimbabwe e del Venezuela, si intitola “Cina.”
Potrebbe essere andata così.
“Senti. Le rivoluzioni che hanno sopportato i regimi sovietici le abbiamo scampate. Ci siamo aperti al mercato. Siamo i creditori degli Stati Uniti e la fabbrica dell’Occidente, anche se un po’ meno di un tempo. Siamo diventati esportatori di nostri smartphone oltre che di quelli progettati dagli altri, compresi quei bastardi di taiwanesi, giapponesi e coreani. Abbiamo portato la gente dalle campagne alle città. Abbiamo trasformato milioni di milioni di contadini poveri in industriali un po’ meno poveri. Abbiamo una classe di persone ricche poi sono andate a turisteggiare in Occidente a viaggiare, formare capannelli nelle strade con macchine fotografiche in alto, sguardo al collo e ombrellino aperto. La gente riesce a mangiare perfino la carne. Certo: l’inquinamento nelle città è spaventoso, ma stiamo rimediando: ci buttiamo sulle energie rinnovabili, come ci buttiamo sulle terre africane perché ci potrebbero fare comodo.
Intanto abbiamo mantenuto il controllo delle banche, delle grandi imprese di Stato, di tutto.
Adesso che non siamo più poveri dovremmo far fare al Paese un salto di qualità e trasformarlo verso industrie ad alto valore aggiunto e verso i servizi.”
Così avrà detto un esponente del Partito con qualche cognizione economica. Quello che non ha detto è che le grandi imprese di Stato e le banche semi pubbliche non sono gestite in modo efficiente e mandarle avanti zavorra l’economia. Le piccole e medie imprese dinamiche e innovative rischiano lo strangolamento visto che le risorse vengono tolte a loro con le tasse per darle a imprese meno efficienti.
“Il Pil cresceva di oltre il dieci per cento fino a poco tempo fa e adesso cresce solo del 7,5% annuo. Temo che questo rallentamento possa fare arrabbiare il popolo, la classe media, che vuole continuare ad arricchirsi e a prosperare. Le case. Le case hanno perso valore. Mica vorremo subire delle rivolte adesso dopo che siamo scampati a quelle degli ultimi anni Ottanta? Sai cosa possiamo fare? Abbassiamo i vincoli all’investimento in azioni, abbassiamo i vincoli per operare a leva, incentiviamo la gente a investire in borsa, magari permettiamo anche qualche investimento da operatori stranieri. Così saremo meno banco-centrici perfino rispetto all’Italia. Così le nostre piccole imprese potranno capitalizzarsi e crescere. Così anche le nostre imprese di Stato potranno acquisire risorse e magari diventare più dinamiche. Così la gente sarà contenta di avere i propri risparmi aumentare di valore, anche se le case lo hanno un po’ perso.” Dirà lo stesso esponente di prima.
Ciò che manca a questa analisi è il “contro.” Da dove arrivano i soldi? E se qualcosa va male? Peccato che alle perdite, gli investitori tendano a pensare sempre troppo tardi. Peccato che se da qualcosa si può guadagnare si può anche perdere. Peccato che non esistano pasti gratis. Piuttosto esistono banche ombra che amplificano sia l’abbuffata che il crollo.
E allora?
“Dai. Espandiamo il credito. Facciamo investire le persone in azioni. Aiuto! Si è formata una bolla! Allentiamo i vincoli! Più credito ancora! Si è sgonfiata la bolla! Qua viene giù tutto! Tutti vendono tutto! Paura! Panico! Controlliamo i capitali! Vietiamo le vendite allo scoperto! Chiudiamo la borsa per un po’!”
Così alla fine un’altra bolla è scoppiata. Adesso non resta che attendere gli sviluppi. La Cina avrebbe riserve valutarie sufficienti per sistemare i crediti, ma se lo fa tocca agli Stati Uniti stare attenti.
A chi dice che bisogna tenere a freno i mercati rispondiamo che è meglio tenere a freno gli Stati.
Articoli di approfondimento sulla Cina:

https://phastidio.net/2015/07/07/cina-la-bolla-e-la-farsa/

https://phastidio.net/2015/07/02/cina-al-margine-del-disastro/

http://www.linkiesta.it/cina-bolla-immobiliare-buco-nero

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/22/cina-la-finanza-ombra-che-droga-la-crescita/955861/
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/08/crescita-mondiale-altro-che-atene-il-pericolo-vero-e-la-bolla-di-shanghai/1855307/

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