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Sud: dallo sviluppo assente allo sviluppo subìto

Da: “Perché il sud è rimasto indietro,” di Emanuele Felice.

Le precondizioni dello sviluppo erano assenti negli anni dell’Unità d’Italia al sud e nello Stato Pontificio.

Tali precondizioni sono: capitale umano, alfabetismo, istruzione, persone che mandano i figli a scuola anziché a lavorare, infrastrutture, sistema creditizio, moneta cartacea, strade, ferrovie, giustizia riformata, gestione degli affari dello Stato affidata al ceto imprenditoriale, fine dei sussidi ai propri prodotti, apertura al commercio che toglie importanza ad alcuni settori meno efficienti ma ne aggiunge a quelli in grado di esportare.
Esisteva un divario di reddito a favore delle regioni del centro nord. Esisteva anche più disuguaglianza al sud.  La maggior parte della popolazione viveva in condizioni di lotta per la sopravvivenza. Le persone erano inoltre più basse perché non si cibavano di proteine animali, associate a una maggiore ricchezza.

Non tutte le regioni meridionali si trovavano nelle stesse condizioni, comunque.
La prima globalizzazione aveva abbassato il prezzo del grano, aiutando così la conservazione del reddito dei più poveri, ma peggiorando la situazione dei proprietari di terreni agrari. Allo stesso tempo aveva avvantaggiato regioni come la Puglia, che potevano esportare olio e vino.

Il lavoro minorile era più esteso al sud. Le persone più povere mandavano i figli a lavorare e impedivano un possibile sviluppo legato all’aumento dell’istruzione.

I dati che circolano sui media e che asseriscono che il sud sia stato depredato dal nord sono stati costruiti male. Secondo gli studi di Emanuele Felice “chi ha soffocato il Mezzogiorno sono state le sue stesse classi dirigenti − una minoranza privilegiata di meridionali − che ne hanno orientato le risorse verso la rendita più che verso gli usi produttivi, mantenendo la gran parte della popolazione nell’ignoranza (come evidenziato da tutti gli indici di istruzione e capitale umano) e in condizioni socio- economiche che favorivano i comportamenti opportunisti (come ci dicono le stime sul capitale sociale).”
Tra l’altro la situazione del sud è peggiorata proprio dopo la Restaurazione e con essa il divario con le altre regioni. Dopo l’Unità, invece, ha subito un miglioramento, soprattutto in quelle regioni che hanno potuto beneficiare della prima globalizzazione, come la Puglia.
I Borboni, in particolare, erano interessati a non far scoppiare il malcontento, quindi tenevano le tasse basse e non spendevano in infrastrutture utili, ma nella ferrovia da Napoli a Portici che serviva a portarli nella loro residenza. Invece le regioni del nord e di parte del centro costruivano le ferrovie per trasportare le persone e soprattutto le merci. I Borboni ritenevano la Sicilia una periferia da soggiogare e la rivolta contro i garibaldini fu anche una rivolta antiborbonica.

NOTA. Il Pil per abitante delle regioni italiane nel 1871 (Italia = 100) Piemonte 103 Veneto 101 Abruzzo e Molise 80 Liguria 139 Emilia- Romagna 95 Campania 107 Lombardia 111 Toscana 105 Puglia 89 Nord- Ovest 111 Marche 82 Basilicata 67 Umbria 99 Calabria 69 Lazio 146 Sicilia 94 Nord- Est e Centro 103 Sardegna 78 Centro- Nord 106 Sud e Isole 90

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