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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Figure di merda e posti stretti.

UNO
Figure di merda al campo centrale.
Entro per vedere Djokovic – Nishikori. La partita sarà bellissima, tutto un altro livello rispetto alle precedenti, compresa quella di mezzogiorno tra Fognini (bel primo set, il suo, con tanti bei colpi vincenti) e Nadal (che perso il primo set ha cambiato marcia). Devo salire su uno scalino per arrivare al mio. Una signora mi dà la mano per aiutarmi. Declino l’invito. Ho lo zaino con l’ipad dentro sulla schiena e lo zaino con la fotocamera sulla destra. Lo scalino è alto. Inciampo. Cado addosso alle persone, signora di cui sopra compresa.
Vado a sedere sullo scalino senza dire niente. Vedo che la gente accanto e sotto di me sta cercando qualcosa. È un cappellino bianco. È tra me e il divisore. “Ah, è lui il colpevole”, fa la signora di cui sopra. Consegno il cappellino.
La signora sotto di me a un certo punto della partita tra Ostapenko e Sharapova (avvincente per come cambiava il risultato, bella per qualche punto, ma spesso piena di errori e abbastanza noiosa, un po’ come il tennis femminile odierno) mi ha intimato di silenziare la fotocamera. L’ho fatto. Allora ha iniziato a suonarmi il cellulare.
Per farla breve: ho visto quattro partite in territorio nemico.

DUE
Sei sul campo centrale, cerchi il posto. Sono segnati i numeri delle file. Se entri a partita iniziata, per vedere i numeri del posto dovresti fare alzare le persone e leggere il numero nello schienale del seggiolino.
Chiedi al personale, ben vestito e gentilissimo? Può succedere che la persona ti rimandi a un’altra persona, che confabulino e ti lascino trovare il posto da te perché non ne hanno idea. Può darsi che uno dei due ti mandi verso un posto e naturalmente il tuo senso dell’orientamento farà sì che vedrai un pezzo di match in piedi perché ti sei ritrovato negli scalini della stampa e non sai perché. Può darsi che ti vengano date le indicazioni giuste: il numero uno è il primo seggiolino dopo il divisorio laterale. Il problema è che devi salire su un muro di persone, superando scalini più alti di te oppure muoverti lateralmente pestando i piedi di una trentina di persone e sbattendo loro in faccia il tuo zaino comprendente un ipad e una macchina fotografica.
Una volta che ti sei seduto, come fai a spostarti senza fare una strage di persone? Non ti resta che aspettare la fine della partita, quando le persone si muovono, qualunque cosa succeda, qualunque bisogno tu abbia.
Una volta che sei arrivato alle undici di sera, si gioca l’ultimo quarto di finale e hai visto già quattro partite sul centrale più un doppio sul Pietrangeli e un po’ di allenamenti sui campi secondari, devi decidere se fare una strage di persone per metterti a sedere e poi rifarla per uscire prima della fine (se non vuoi aspettare l’una di notte prima di tornare nella casa dove dormirai) oppure rinunciare al posto e guardare Zverev Goffin sul maxi schermo.

TRE
Dovrebbero scriverlo al momento di comprare i biglietti: guardate che i posti che costano di più non è detto che siano quelli dai quali vedete meglio. Era già successo per il Golden Gala di atletica allo stadio olimpico di Roma: avevo dei buoni posti da cui cosa vedevo meglio erano i fisci degli atleti in partenza, ma poi sfuggiva sempre qualcosa durante le gare veloci e sfuggiva tutto quello che succedeva dall’altra parte dello stadio, come i lanci o i salti.
Stavolta è stato il turno del campo centrale di tennis al Foro Italico.
La tribuna internazionale sud è preferibile alla nord se accetti il rischio di beccarti un’insolazione pur di non vedere le partite col sole in faccia. I cosiddetti posti top costano di più, perché sono più in basso e quindi più vicini al campo, ma non sono per niente top. Ci sono i divisori coi settori inferiori che fanno sì che mezzo campo si veda con uno schermo davanti, come se vedessimo la partita in tv. Quindi appuntiamoci per la prossima volta che è meglio prendere posti delle file 6 o 7.

Entrare e uscire dal campo centrale è facile. Basta avere il biglietto, aspettare i cambi campo e prendere il tagliando quando esci in modo da poter rientrare. Il problema è quando sei entrato.

QUATTRO
Comunque l’atmosfera degli internazionali vale la pena di essere rivissuta. Quindi penso che l’anno prossimo raddoppierò. Magari andrò il giovedì e il venerdì. Magari eviterò il turno serale e farò due diurni, uno nei distinti o comunque in un posto che mi faccia vedere la partita di lato (e così potrò percepire la velocità della palla), uno in tribuna nord o sud ma non top. Poi potrei scegliere il Next Gen Arena anziché il Centrale oppure potrei sceglierli tutti e due. Di sicuro, per quanto le partite possano essere più o meno belle, è piacevole e divertente girellare tra una partita e l’altra o anche tra un set e l’altro in mezzo agli stand, ai prati, ai negozi di abbigliamento o di materiale tennistico o di cibo e girovagare per i campi secondari dove si vedono gli scambi e le persone più da vicino. Se scelgo di tornare sul Centrale, il posto da scegliere deve essere vicino alle scalette, così da potermi muovere liberamente quando e come mi pare ed evitare di fare strage di persone.

CINQUE
A volte capita di osservare delle cose da una prospettiva diversa. Per esempio la strada alberata da Firenze Sud verso il Girone vista dal treno, con la gente che corre o va in bici o si riposa o porta a spasso il cane. Di solito, quando vado a correre là, vedo il treno passare.

SEI
A volte capita di osservare delle cose che si saranno viste un migliaio di volte senza farci caso. Venerdì, arrivandoci da viale Mazzini, mi è sembrato di non avere mai visto la scritta “Stazione Campo di Marte” sul muro che porta al tunnel di ingresso.

SETTE
A volte capita di lasciarsi cullare dal movimento del treno.

OTTO
Conversazione in treno. “Se vai in pensione prima, puoi trovare un lavoro in nero”. Dovete morire male e presto.

NOVE
Intervistatrice: “Cosa ti piace di Roma?”
Sharapova:”Le tue scarpe, le scarpe italiane”.

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