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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Torino 2016. Il terzo giorno.

UNO
Dove vado stamani? Mah. Potrei andare subito al palazzetto. Oppure dirigermi verso il museo dell’automobile. O ancora andare al centro storico Fiat. Quello mi piace ed è gratis! E il museo egizio? Costa. Ci metterei troppo tempo. Però apre alle nove. Se devo tornare a Torino apposta spendo di più. Gli altri due musei aprono alle dieci. Mi dovrei vedere con Erika, ma ha avuto dei problemi e non può. Neanche con Claudia e Laura posso incontrarmi. Altri musei? Quello di Torino olimpica sembra chiuso. Già. Anche secondo Clarissa Torino è rinata dopo l’Olimpiade. Allora vado lì no vado là intanto esco vado verso là torno indietro perché se arrivo troppo presto e che faccio un’ora lì non è meglio andare là? Ok. Scelgo di andare in quel là chiamato Museo Egizio.

DUE
Entro e non c’è da fare la coda. Ciò è positivo. Pago i tredici euro del biglietto. Vedo che esiste un balcone con i guardaroba. Vedo che esiste una stanza con degli armadietti senza chiave. Faccio finta di niente. Entro dentro le gallerie. Arriva una tizia: “Ciccio, guarda che devi mettere lo zaino al suo posto. Insomma devi rifare il giro”.

“Ah”. Non sono riuscito a entrare di soppiatto tenendo lo zaino e il giubbotto, quindi.
Rifaccio il giro, rientro, salgo due piani di scale mobili e arrivo al secondo piano, appunto, dove inizia il percorso visita, che prosegue scendendo fino al punto di partenza.
Non do tanto peso ai sarcofaghi/gi e alle tombe e mi affascinano i papiri (compreso quello erotico e quello delle poesie d’amore, oltre ai libri dei morti), alcune tombe, alcuni sepolti, la galleria dei re, come si legge una statua, le sfingi e come venivano trasportate, il culto della birra, le scritture, gli oggetti di vita quotidiana, i registri contabili, l’evoluzione e l’amministrazione delle società egizie, il modo in cui Schiaparelli e gli altri hanno scoperto tesori e li hanno prelevati per deportarli a Torino, anche usando l’ingegnosa tecnica dello strappo per quanto riguarda le pitture.
La ricostruzione del villaggio di Deir El Medina è affascinante. L’amministrazione, i lavori effettuati, il registro dei lavoratori, se non hanno lavorato per colpa di invasioni nemiche o per merito di feste in onore del re. “Tu mi devi il pagamento di un debito, se me lo paghi così è poco equo, allora ci accordiamo così” è scritto in un registro. I giornali, il cibo, le spezie, le vesti, le ciabatte, le case della gente comune, i doni ai faraoni, le divisioni in classi, le divisioni di potere, le ragazze trattate come dee, gli oggetti da viaggio (l’ultimo viaggio, di solito), la cura del corpo, il beauty case dell’epoca. Stringi stringi, non c’è poi tanta differenza con la vita quotidiana di oggi, no? Be’. È preferibile essere un povero (o almeno un uomo di classe media) oggi che un faraone dell’epoca. Pensa a un faraone col mal di denti. Che fa? O che magari uno che avrebbe voglia di girare un mondo, ma la sua conoscenza si ferma forse al suo ombelico.
Mi ci entra anche una pausa caffè e al tavolino c’è il giornale l’Espresso, dove trovo ben quattro articoli interessanti: un Michele Serra ironico come ai tempi d’oro, i football leaks, un’analisi del supermercato globale, l’arrivo in Italia della compagnia telefonica Free. Altro che le minchiate che si leggono sui social. Esiste ancora roba informativa pubblicata su carta, dunque.

TRE
Al Centro Storico della Fiat si vedono i vecchi modelli di auto, di treni, di aerei, i motori, i manifesti pubblicitari e si legge un po’ di storia. È una sorta di museo interessante e gratuito.

QUATTRO
Di nuovo al Palaruffini ad ammirare stoccate, parate, risposte e varia umanità. Oggi tocca agli uomini e alcuni incontri sono stati spettacolari. Il francese Lefort, dopo avere battuto tre italiani (SImoncelli, Garozzo e Aspromonte) è stato fermato in semifinale da un fantastico Alessio Foconi, che aveva battuto Giorgio Avola nei turni precedenti e conquisterà anche la vittoria finale sconfiggendo Massalias.

CINQUE
“Ehi, Beatrice, non ci vediamo live da anni!”
“Davvero! Benvenuto in casa di Gabriele. Lei è Giulia, anche lei di Greenpeace, mentre lei è Fabiana. Per cena ti va bene una pasta con la zucca? Oh. A proposito di cucina: a Torino fanno poco altro oltre a imitare i francesi. Comunque Torino è bella, grande, con le strade larghe e i palazzi e poi è una città e a me piacciono le città: mi voglio muovere, mi piace la moda, mi piace partecipare a eventi, non mi puoi mettere in un posto in mezzo al nulla come quando ero in Bretagna. Bello per un po’ e poi basta. Dici che una tua amica biologa vuole avere consigli sui dottorati? Bisogna intanto sapere se si occupa di uomini o di piante. Fammi sapere. Io e Stefania, per esempio, ci occupiamo ambedue di mutilazione del dna ed epigenetica, ma poi i nostri ambiti di ricerca sono completamente diversi. Io faccio biologia informatica. Ho avuto varie offerte di borse di studio e pochi soldi, anche in Francia, perché il professore li aveva finiti. A Torino invece c’è un buon progetto e ci sono i soldi. Quindi credo che andrò avanti e poi il post doc lo vorrei fare in Germania. Oh. Poi lo sai che a me la Riunione Nazionale non è piaciuta tantissimo? In particolare trovo che in molti nuovi volontari dei gruppi si sia perso lo spirito grinpisino dei tempi storici. Oh, ma guarda in questa cesta dei rifiuti della carta quanti giornali da donne che ci sono! Sono eccitatissima! Li tiro fuori e poi li leggo. Oh, ma a te piacerà sicuramente un libro che ho in camera, guarda: “150 mode de emmerder le monde. Oh, ciao. Ci rivedremo presto. Facciamo qualche evento tra gruppi e poi magari torna a Torino da turista. Se non fossi così stanca ti accompagnerei a San Salvario, a casa tua, e ci prenderemmo una birra. Sarà per la prossima volta. A presto.”
A presto, Torino.

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