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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Tredici ore di viaggio tra tempo che vola, paesaggi stupendi e gente interessante.

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25 luglio 2016.
PRIMA PARTE: DA BERGEN A BALESTRAND
Ci sono:

I fotomaniaci.
I fotomaniaci in movimento.
Gli agitati.
Gli osservatori.
I conversatori.
Le allattatrici.
Le bimbe annoiate.
I girovaghi.
I frequentatori del bar.
I bimbi che giocano.
Gli addormentati.
Gli spippolatori.
I lettori.
L’uomo italiano che dice guarda il fiordo, la moglie che replica scocciata lo vedo anche io, la figlia annoiata che se ne frega.
Il figlio italiano che spinge la mamma a uscire.
I cartografi.
I succhia diti.
Le bimbe che dormono per terra sotto i sedili.
La coppia giovane, baciante lui, scostante lei.
Gli ascoltatori di musica attraverso gli smartphone.
Gli sfidanti il vento.
I pontisti.
Chi lascia fluire i capelli al vento.
Gli ammiratori con i soli occhi e non con gli obiettivi.
I sorridenti.
I rilassati.
I persi nel vuoto.
I bimbi che fanno girotondo sul ponte tenuti per un braccio dal padre.
I francesi.
Gli inglesi.

Gli spagnoli.
Gli arabi.
Gli italiani.
Gli occhiammandorlati.
I lettori di ebook.
I mangiatori.
I disegnatori.
Quelli che si incrociavano a ogni movimento con me.
I piangenti.
Quelli col giacchetto nyc marathon.
Gli scrittori.
I telecronisti di ciò che riprendono con la telecamera. (Italiano, era.)
I ruttatori.
La cucitrice.
La truccatrice.
Abbiamo.
Vento in faccia, gocce di acqua che schizzano, passaggi in mezzo ai fiordi visti da dietro e davanti la nave con visuali complete perché c’è tanto spazio e non troppe persone sul ponte.
Non ti stanchi mai, anche perché scrivi, scendi al bar, entri dentro, esci fuori, ti muovi dal davanti al retro della nave, guardi, contempli, leggi, fotografi, osservi il mondo attorno, ascolti.
Le ore passano che è un piacere.
DA BALESTRAND AL FJAERLANDSFJORD, A FJAERLAND, AL MUSEO DEL GHIACCIAIO JOSTEDALBREEN, ALLA PARTE DEL GHIACCIAIO CHIAMATA BOYABREEN.

Montagne imbiancate, piccola nave, paesini affacciati sul fiordo e schiacciati sulle montagne, tempo grigio e nuvoloso che diventerà soleggiato al ritorno, acqua verde come una crema di latte su sui sembra di scivolare e contemporaneamente acqua così limpida da far specchiare perfettamente cascate, alberi, case. Ovunque ti giri vedi della bellezza. Quindici persone sul ponte esterno, tutti dotati di coperte contro il freddo. Una ragazza coreana mi offre un fazzoletto per asciugare la sedia. Una donna francese mi consiglia di spostarmi dove posso avere una visuale più ampia. Una ragazza inglese si lamenta perché un bambino, figlio di una coppia inglese che ha anche una bambina, ha fatto scappare un gabbiano.

Le persone qua in questa piccola nave si dividono in:
fotografi,
spippolatori,
osservatori,
beati osservatori,
mogli sorridenti,
mariti increduli poi sorridenti,
ragazzina e padre cibatori di gabbiani,
bimbi curiosi,
coppia coreana giovane e felice,
giapponese fotografo,
ragazza indecifrabile ma carina.

Non c’è rumore. Solo serenità L’età va dai dieci ai settant’anni.

Il fiordo si restringe, le montagne si addolciscono.
L’arrivo della nave è un evento per il paesino: tre bambine e un cane si fermano a vederci arrivare. Con loro alcuni vecchi che poi rientrano al bar. Il numero di abitanti di Mundal, o Fjaerland, è pari a duecento. A scuola, alle elementari, ci sono trenta alunni. La classe più numerosa ha cinque studenti.

Si vede il ghiacciaio, colpito dal climate change, come si vede dalle foto scattate in varie epoche. Per la gente il ghiacciaio ha rappresentato una fonte di vita e una strada di passaggio: le persone andavano in giù e su per il ghiacciaio soprattutto finché hanno aperto la strada che porta a Sogndal, nel 1996. Fino ad allora il paese era isolato.
Il museo è interessante. Shopping di gadget, libri, dvd, film, magliette. Storia del ghiacciaio, come nascono e vivono i ghiacciai, come si vive nei pressi del ghiacciaio, a cosa può essere utile, come nascono i fiordi, illustrazioni, riproduzioni, film, disegni, laboratori didattici, film sul cambiamento climatico, ristorante.

Arriviamo al ghiacciaio. E’ stupendamente blu. Noi ci avviciniamo a non più di cento metri. Ai nostri piedi acqua gelida e sassolini. Sul lato sinistro della montagna in alto neve, cascate e un altro pezzo di ghiaccio. Abbiamo poco tempo per osservare. Potremmo stare ore a vedere il gigante di ghiaccio che si muove di due metri al giorno, anche se in buona parte si ritrae a causa del climate change.

TERZA PARTE. RITORNO A BALESTRAND.

Dispiace non avere visto il centro del paese, la book town dei fiordi.

Al ritorno è arrivata la coppia che teneva nelle mani pezzetti di pane e li offriva ai gabbiani (e rideva facendolo) che arrivavano a frotte. Alla fine si sono saziati, visto che sono scomparsi.

Intanto
una signora si fa fotografare col ghiacciaio e il fiordo dietro le spalle,
alcuni fotografano i gabbiani,
un arabo e sua moglie mangiano pop corn,
la ragazza indecifrabile riguarda le foto che ha scattato con lo smartphone,
un uomo legge the reader,
la sua ragazza guarda in qua e là,
due donne anziane parlano tra di loro,
una signora con gli occhiali ha losguardo fisso avanti a sé,
altre due signore contemplano il paesaggio,
una coppia sulla cinquantina dorme,
due signore spippolano sui rispettivi telefonini.

QUARTA PARTE: DA BALESTRAND A BERGEN.
Riprendiamo la nave grande a Balestrand per tornare a Bergen.
Verso VIk. Scene di vita al porto, con anziani e bambini a vederci passare.
Adesso da Vik in giù sta diuviando. A suo modo è affascinante. Sarebbe stato da bestemmie se fosse successo stamani. Acqua a catinelle anche qua sul ponte. Smette di piovere. Faccio tutto il viaggio di ritorno fuori, in compagnia di

due ragazze dell’est Europa che alloggeranno all’YMCA hostel di Bergen,
un trentenne italiano che prende appunti e legge “L’inquisizione spagnola”,
una studentessa universitaria americana.
Una ragazza, su una delle panchine del ponte, fa l’uncinetto per tutto il viaggio. Ha prodotto un calzino giallo.
Le due ragazze dell’est hanno con sé una bottiglia di vino bianco.
La ragazza americana si presenta con un bicchiere di vino rosso.

Faccio il time lapse dell’ingresso nel fiordo, del passaggio tra le rocce. Il tempo continua a passare che è un piacere. A proposito: Balestrand – Bergen richiede quattro ad andare e quattro a tornare. Balestrand – Fjaerland richiede un’ora e mezzo ad andare e un’ora e mezzo a tornare. A vedere il ghiacciaio siamo stati un quarto d’ora. A vedere il museo un’ora. E’ valso la pena tutto. Anche questa è stata una giornata indimenticabile, tra le top di una vita.

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