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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Tuscan gorgia

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La Toscana è la regione senza la c, dice qualcuno.

In effetti in buona parte del territorio la gente aspira la c.

Qualcuno non la pronuncia proprio, per esempio dalle parti di Pisa.

Quelli che invece le pronunciano tutte o appartengono ad un’altra razza (aretini, massesi) oppure hanno qualche mescolamento (casentinesi.)

Oltre alla c anche la t, la p e la v possono essere aspirate o annullate nella pronuncia.

Anche l’effetto trascinamento della c dolce in parole come pace o della g in parole come gente fa parte dello stesso fenomeno. Si chiama spirantizzazione delle consonanti occlusive intervocaliche.

 

Tralasciamo il fatto che quando un non toscano prova a parlare toscano sbaglia sistematicamente. Magari dice “Ahasa” quando si direbbe “accasa” con fenomeno di raddoppiamento fonosintattico. Oppure dice “shiacciata”, ma la prima c è tra due consonanti e quindi si pronuncia “schiacciatha”.

Se poi qualcuno vuol far dire a un toscano l’abusata frase “una oaolaonlaannucciaortaorta” rischi di essere preso a male parole.

 

Da un punto di vista linguistico, il fenomeno è curioso. Sembra che non abbia niente a che fare con gli etruschi, come si riteneva un tempo, ma che risalga agli anni attorno al 1500, periodo in cui si verificarono forme di sonorizzazione o indebolimento anche in altre zone.

Esempi. Fica > figa. Lacum > lago. Amico > amigo.

Tale fenomeno si è verificato anche nelle lingue germaniche. Vedi ad esempio la legge di Grimm, con padre, corno, dente diventati father, horn, teeth.

Fenomeni analoghi si riscontrano anche in lingue non indoeuropee, come l’ungherese e il tamil.

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