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Lo stupore delle prese elettriche

Un giorno all’Alhambra

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  1. C’era una volta un biglietto. Un bel foglio di carta in formato A4 che diceva “esta es su entrada” per l’Alhambra. Questo bel biglietto l’ho messo dentro la tasca aperta della giacca. Dopo essere andato a fare colazione in un negozietto di alimentari che vendeva biscotti e pasticcini ho infilato la mano nella giacca e ho avvertito una mancanza. Il grande peso dell’assenza. Ho avuto un presentimento, che si è rivelato esatto dopo la ricerca del biglietto in tutte le tasche, il portafogli e in tutti i luoghi, compresa la camera in cui ero tornato e il negozietto in cui ero andato di nuovo, e in tutti i laghi. Il biglietto si era smarrito. Lui da solo, aveva deciso di andarsene, l’ingrato. Eppure non lo avevo trattato male.
  2. Bene, mi sono detto, anche se ero diventato pallido in viso. Pfui, bigliettaccio, farò a meno di te. Non mi sono perso d’animo e ho cercato di scaricare il pdf del biglietto ricevuto via email sperando che lo accettassero. Spoiler: lo avrebbero accettato, visto che c’era il codice qr e non avrei avuto problemi col fatto di tenere il telefonino acceso, grazie al mio meraviglioso caricabatterie da 20 ampere. Sono comunque uscito dal negozietto e guarda che ti riguarda per terra, lui è tornato! Il biglietto è apparso magicamente per terra, con una vistosa impronta di una scarpa nella parte superiore. Evidentemente il biglietto ha capito che senza di me sarebbe stato peggio e si è fatto trovare, quasi miracolosamente, dopo una decina di minuti da quando aveva deciso di lasciarsi cadere.
  3. Bene (2). Mi sono quindi incamminato verso l’Alhambra, raggiunta attraverso la Calle Real, seguendo un po’ Google Maps, un po’ i cartelli e un po’ la gente, secondo la ben nota filosofia della pecora. Sempre col dubbio di sbagliare strada, sono arrivato all’ingresso. Il punto era che entro un quarto d’ora avrei dovuto entrare al Palazzo dei Nasridi. Quindi ansia! La distributrice di audioguide mi ha tranquillizzato e io ho preso una guida audio che illustra tutto il percorso dell’Alhambra e che, sappiatelo, è fondamentale se volete imparare qualcosa, conoscere a fondo l’Alhambra e anche se volete non perdere ore a passare da un posto all’altro. Per la cronaca per entrare in ogni “posto” dovrete farvi scannerizzare il biglietto, quindi tenetelo al guinzaglio.
  4. Mentre mi dirigevo in fretta e furia verso il palazzo, chi mi trovo di fronte lungo il viale alberato che contorna la Medina? (Hehe, allora non sapevo che cosa fosse quel viale, ma adesso lo so, si vede che ci sono stato, eh?). Una comitiva di occhiammandorlati! Li ho definiti giapponesi, ma a parte il luogo di provenienza, il problema è che occupavano tutta la carreggiata, spostandosi pure a zig zag sempre zigzagando dove mi dirigevo io, fermandosi all’improvviso, andando a rilento, rallentando ignominiosamente il mio passo. Per fortuna loro a un certo punto si sono messi in fila e li ho sorpassati, ma la mia voglia di fare una strage non è per questo diminuita.
  5. Le visite al palazzo sono previste a orari scaglionati e devi rispettare il tuo orario di ingresso, altrimenti non entri (anche se a due cinesi è stato permesso di entrare un quarto d’ora dopo l’orario di ingresso). Anche le visite al complesso (eccola la parola che non mi veniva!) dell’Alhambra devono essere prenotate. Tutto questo ha il vantaggio di rendere i percorsi molto vivibili e le code scorrevoli, tanto che alla fine perfino le comitive di occhiammandorlati e di scolari non creano disturbo. Insomma lo scaglionamento è un bene perché evita lo scoglionamento.
  6. Palazzo dei Nasridi, Medina, Viale delle Torri, Giardini del Partal, Palazzo di Carlo Quinto (che voleva la pace nel mondo), Generalife, Alcazaba (con gli spettacolari panorami che si vedono dalla Torre della Vela, Sierra Nevada nevada compresa). Queste sono le parti che compongono il complesso dell’Alhambra. Qui nel 1829 lo scrittore Washington Irving ha scritto “I racconto dell’Alhambra”. Tutti questi luoghi sono splendidi e valgono sicuramente i circa 15 euro del biglietto, più i sei euro dell’audioguida. A tornarci con calma potrei anche fermarmi a riflettere sull’universo in alcuni punti, ma oggi non avevo tempo.
  7. Oggi era il giorno del tour de force! Anche perché poi pensavo di andare all’Abbazia di Sacromonte e invece ho desistito! Deve essere la vecchiaia. Ho preferito tornare in città facendo un tour a caso per delle stradine che andavano in discesa e quindi in effetti non potevano che portare nei dintorni di Plaza Nueva. Mi sono detto: non è la strada di stamani, ma vai in giù e affidati a dio.
  8. Cioè. Sei stato all’Alhambra, fai un elenco di punti che sembra che tu abbia scritto chissà cosa e non racconti sostanzialmente niente del complesso? Sì, esatto. Andate a vedervelo.
  9. Comunque il caffè preso al chiosco che si trova tra il palazzo di Carlo Quinto e l’Alcazaba è in assoluto il peggiore che abbia mai bevuto. Ci ho messo per forza di cose lo zucchero, così almeno è diventato una bevanda al gusto di zucchero.
  10. Al ritorno a Granada centro ho optato dunque per fare un giro di tapas. All’Antigualla II ho preso una sangria e un hamburger dove il panino (con patatine incluse) è gratis, come d’abitudine da queste parti. Così me la sono cavata con 3,50 euro. Dieci euro dieci tapas è stato invece l’invito per fermarmi a cena, in una strada che congiunge la cattedrale con le piazze Romanilla e Bib Rambla, quelle piene di ristorantini, insomma e quelle dove mi sono nel pomeriggio fermato su delle panchine. Anche lì però non ho riflettutto sull’universo e nemmeno ho scritto qualcosa su quello che osservavo o qualcosa che avrebbe potuto produrre un mini racconto o un mini post. Niente. Ho abbandonato le pause di riflessione in questo viaggio che tra l’altro non è per niente frenetico.
  11. Libri adocchiati in libreria (sono stato in due, ma una era una libreria paolina e c’era solo roba religiosa, quindi sono scappato in fretta): 1001 serie tv da vedere, 100 luoghi per andare a correre, Rafa & Roger la storia. Niente su Granada e la sua storia. È strano non solo che non mi sia fermato a riflettere e a scrivere. È strano che non abbia preso niente sulla storia dell’Andalusia e della sua lingua (che è castigliano con un accento particolare, dice il corso Assimil). È strano anche che non abbia voglia di rendere questi post un po’ più divertenti o particolari ma non sempre è domenica, non tutte le ciambelle riescono con il buco, non esistono più le mezze stagioni e rosso di sera bel tempo si spera. Così è se vi pare, insomma.
  12. Ma dicevamo della Sierra Nevada. Non vi vengono in mente i training della nazionale di nuoto o l’esperienza spagnola di Alice Mizzau? D’accordo. Ma vi verrà in mente Alberto Tomba, no? I mondiali del ‘96.

https://youtu.be/dfnU9lDifYo

https://youtu.be/mi3AK9Y7x94 coppa del mondo 95

https://youtu.be/Lw7Mkk9QXBk documentario

 

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