there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Il fallimento del Venezuela

Agosto 2004. I venezuelani scelgono di non destituire Chavez, il quale dichiara di essere diventato il garante del prezzo del petrolio, qualunque cosa voglia dire.
http://phastidio.net/2004/08/17/hasta-el-petroleo-siempre/
Settembre 2005. Controllo della gestione delle aziende, affidamento ai lavoratori del 20% degli organismi aziendali di controllo, espropri di chiese e di aziende senza indennizzo, controllo dell’erogazione del credito secondo i propri desideri (premi agli amici, spesa sociale), uccisioni degli oppositori, creazione di un parlamento fantoccio. Per ora il Venezuela gode della rendita petrolifera.
http://phastidio.net/2005/09/08/ma-non-chiamatelo-stato-canaglia/
Febbraio 2007. Chavez instaura una dittatura e la chiama “dittatura della democrazia.” Cerca di controllare ogni area della vita del paese, dall’industria petrolifera alle telecomunicazioni alle banche.
http://phastidio.net/2007/02/02/chavez-the-model-weekend-open-trackback/
Febbraio 2007. Chavez si è sostituito all’FMI nel prestare soldi ai paesi vicini. Per ora è seduto su uno stock di riserve petrolifere e su una notevole dose di liquidità corrente. Anche l’export è aumentato. I problemi sono il crescente deficit di bilancio, la scomparsa dell’industria manifatturiera e il deprezzamento della valuta rispetto al dollaro. Se il prezzo del petrolio si abbassa sono prevedibili molti dolori. http://phastidio.net/2007/02/28/socialismo-petrolifero/

Maggio 2007. Venezuela formato Zimbabwe.
Si inizia con i sequestri di terre coltivabili, sradicamento violento della tutela dei diritti di proprietà, introduzione di controlli sui prezzi.
Si passa per mercato nero, contrabbando, svalutazione del cambio, crescenti deficit pubblici per acquisti sussidiati dallo stato, monetizzazione del deficit pubblico ad opera di banche centrali sottoposte a controllo governativo, nazionalizzazioni di imprese.
Si arriva all’ iperinflazione, alla carenza di beni, alla fame, alla povertà. Si aggiungano poi la dittatura, la corruzione, il nepotismo, il rifugio dei propri beni all’estero da parte degli oligarchi, i lavori forzati, gli arresti e gli omicidi degli oppositori politici. Già tutto visto, conosciuto e replicato da Diocleziano in poi.

https://epistemes.org/2007/05/22/caracas-zimbabwe/

Dicembre 2007.
Dal 2004, grazie alla rendita petrolifera, il governo ha moltiplicato la spesa pubblica e così è aumentata la domanda dei consumatori. Si sono avuti tassi di crescita del pil del 12% medio annuo.
L’altra faccia della medaglia: controllo dei prezzi e nazionalizzazioni hanno prodotto inflazione al 21% (uno dei più alti al mondo e quindi il PIL reale è negativo), mancanza di latte e di carne, crollo degli investimenti esteri.
Lo schema è da “libro di testo della discesa agli inferi dell’economia:” Sequestri di terre coltivabili, sradicamento violento della tutela dei diritti di proprietà, introduzione di controlli sui prezzi, mercato nero, contrabbando, svalutazione del cambio, crescenti deficit pubblici per acquisti sussidiati dallo stato, monetizzazione del deficit pubblico ad opera di banche centrali sottoposte a controllo governativo, iperinflazione.
Chiamiamola “La Profezia di Phastidio”: “Se i prezzi del greggio dovessero calare il paese sudamericano si troverà sprovvisto di beni di consumo, sia prodotti internamente che importati. La “malattia olandese”, il processo di progressivo ridimensionamento della manifattura causato dalla scoperta e sfruttamento di ingenti giacimenti di idrocarburi, colpisce il paese sudamericano in modo amplificato dall’analfabetismo economico che da sempre caratterizza gli adepti del credo marxista. L’esito di questa sprovvedutezza sarà l’ennesima punizione della popolazione.” Qualche anno dopo, in effetti, mancheranno il latte, la carne, i beni di prima necessità, la carta igienica, gli alimentari, fino ai soldi per stampare i soldi. La gente cercherà di andare a comprare dollari o a fare la spesa in Colombia e le verrà impedito dal governo, a meno che non incontri guardie corruttibili, faccia parte della cricca degli amici del governo o sia espressione del regime.
http://phastidio.net/2007/12/13/chavez-non-fermera-la-sua-revolucion/

Luglio 2008. Inflazione al 32%. Forte spesa pubblica, consumi drogati dal boom petrolifero. Chavez alza un po’ i tassi, alza un po’ i prezzi dei beni a tariffe controllate, accusa presunti speculatori e chiede ai consumatori di contrattare sui prezzi. Il muro dello schianto si avvicina. Il fatto è che era ben visibile.

http://phastidio.net/2008/07/24/julio-a-caracas/
Novembre 2013. Non bastano una rendita petrolifera annua di circa 90-95 miliardi di dollari e un debito estero di 45 miliardi di dollari. Il paese importa tutto e il governo sussidia la popolazione e impedisce la svalutazione del cambio. Esplode il mercato nero, crollano le riserve valutarie e si determina iperinflazione. Non si sapessero queste cose, certe politiche economiche idiote potrebbero essere giustificate dalla buona fede.
Restrizione di offerta di dollari, diffusa penuria di beni, imposizione del cambio ufficiale e di margini di profitto consentiti agli importatori, vendita di dollari attraverso aste segrete che favoriscono gli amici, tentativi di giocare sui cambi, mancata svalutazione del cambio ufficiale per riportarlo a quello nero (cioè alla realtà.)
Alla fine “Maduro ordina l’occupazione della catena di elettronica accusata di conseguire profitti del 1.000 per cento, più o meno la differenza tra il cambio nero e quello ufficiale.”

http://phastidio.net/2013/11/15/venezuela-il-saccheggio-verso-la-felicita/

Dicembre 2013.
Divario abnorme tra cambio ufficiale e mercato nero. Riserve valutarie in caduta libera e inflazione rampante. Assegnazione di dollari da parte del governo agli operatori economici tramite aste segrete.
“Il problema è sempre quello: lo stato può razionare un bene (in questo caso la valuta forte), ma domanda e offerta si portano comunque in equilibrio, e definire illegale questo equilibrio ha la stessa valenza che vietare che il sole sorga ogni mattina.”

Poi ci sono gli insostenibili sussidi alla benzina. Il prezzo alla pompa è bloccato da circa vent’anni.
“I sussidi mandano in malora i conti pubblici e la bilancia commerciale; per metterci una pezza si tenta di rimuoverli progressivamente; se si sopravvive politicamente a moti di piazza e morti, si devono comunque affrontare fiammate inflazionistiche successive, che spingono a stampare moneta e fingere che nulla sia successo. Ma questo manda nuovamente alle ortiche conti pubblici e commercio estero, oltre a perdere rapidamente valuta forte e causare inflazione che viene contrastata con nuova stampa di moneta. E la giostra ricomincia.”
http://phastidio.net/2013/12/19/venezuela-la-svalutazione-secretata/

Gennaio 2014. Maduro crea un organismo di sovrintendenza del prezzo giusto. Fissa un tetto ai profitti delle imprese, calcolando i margini sui beni importati in base al cambio ufficiale, che rispetto al dollaro è dieci volte più basso di quello al mercato nero. Inflazione al 55%. Cominciano a sparire i prodotti di prima necessità dagli scaffali. Non viene svalutato il cambio, ma viene assegnata della valuta agli amici degli amici in base ad aste segrete.
http://phastidio.net/2014/01/16/ok-il-prezzo-e-giusto/

Maggio 2014. Crollo del pil, dei consumi, degli investimenti. Asfissia economica causata da incertezza del diritto e impossibilità ad accedere ai dollari. Inoltre le imprese sono ostacolate nel rimpatrio degli utili e dei ricavi e cessano le operazioni.
L’export si contrae perché non si riesce a reperire i capitali necessari per gli investimenti e la produzione di petrolio si ridimensiona.
Continua il sistema di aste segrete per ottenere dollari, che comunque arrivano in ritardo, quando arrivano. Risultato: blocco delle attività produttive, falcidia delle importazioni (con effetto favorevole sul pil) ed esplosione di inflazione, alimentata anche dalla stampa di moneta da parte della banca centrale.
Così l’inflazione è al 60% e si vedono code lunghissime davanti ai negozi vuoti.
“Quindi, riepilogando: il Venezuela è prossimo al collasso finale. Al momento, la priorità del paese è (o dovrebbe essere) il riallineamento del cambio alla realtà dei propri disastrosi fondamentali economici, ed il ritorno (o la creazione) di condizioni idonee per la ripresa degli investimenti, soprattutto esteri. Ma per ottenere ciò sono necessarie azioni (soppressione dei sussidi, ad esempio) che causerebbero ulteriori acute sofferenze alla popolazione. Ogni altra via sarebbe funzionale a rendere ancora più devastante il collasso del paese. Ad oggi, il rischio che per le strade del Venezuela scorra il sangue (tanto sangue, molto più di quanto visto sinora), è in crescita. E parliamo di uno dei paesi più ricchi al mondo, in termini di riserve petrolifere accertate, pensate.”
http://phastidio.net/2014/05/08/venezuela-dollari-o-morte/
Giugno 2014.
“In pratica in Venezuela la benzina viene regalata con costi enormi e crescenti per le casse pubbliche. Ora siamo alla resa dei conti, letteralmente: il paese deve progressivamente lasciare andare il cambio, portandolo a livelli realistici, e ridurre il deficit pubblico, cercando anche di eliminarne la monetizzazione. Di conseguenza, servirà agire sulla spesa pubblica, riqualificandola. La progressiva rimozione dei sussidi sui carburanti, auspicabilmente sostituita da erogazioni di welfare per i soggetti in condizioni di reale disagio economico, ha costi di transizione elevatissimi, primo fra tutti un ulteriore gradino inflazionistico. Per un paese che già convive non solo con un’iperinflazione monetaria ufficiale, ma anche con quella reale data dalla drammatica penuria di generi di prima necessità, questo potrebbe essere il colpo di grazia.E tuttavia, non ci sono reali alternative. O il caos da status quo, o il caos da risveglio alla realtà. Il solito conto che arriva in testa ai paesi che vivono di fiabe.”

http://phastidio.net/2014/06/25/venezuela-gettare-sussidi-sul-fuoco/

Dicembre 2014. Il governo a caccia di soldi.
http://phastidio.net/2014/12/03/venezuela-il-capitalismo-corre-in-soccorso/

Marzo 2015. Sulle orme di Carlo Freccero. “In Venezuela le maggiori catene della grande distribuzione hanno “accettato volontariamente” di dotarsi di sistemi biometrici di controllo delle impronte digitali, per una più efficace attuazione della dottrina rivoluzionaria del razionamento dei generi alimentari.”
http://phastidio.net/2015/03/09/il-freccerismo-arriva-a-caracas/

Maggio 2015. Controllo sui tassi di cambio. Deflussi valutari. Importazioni fasulle. Arricchimento degli uomini d’affari e dei funzionari pubblici che avallano le transazioni. “Chissà quanti altri milionari venezuelani verranno prodotti nei prossimi mesi, soprattutto se il prezzo del petrolio si alzerà. Alla fine, il sogno socialista per gli amici e gli esponenti del regime si avvera.”
http://phastidio.net/2015/05/06/venezuela-fraude-o-muerte/

Gennaio 2016. Maduro resiste alla democrazia e blinda il parlamento, il sistema giudiziario e la banca centrale. Intanto continuano la monetizzazione del debito pubblico, l’iperinflazione e le idiozie dei simpatizzanti in Italia. (Vedi il Manifesto.)
http://phastidio.net/2016/01/05/venezuela-maduro-resiste-alla-democrazia/

Maggio 2016. I sindacati chiedono a un imprenditore di dotare i bagni aziendali di carta igienica perché è previsto dalla contrattazione collettiva. Il Venezuela non ha niente, prima di tutto valuta con cui pagare le importazioni, cioè tutto. Quindi non ha nemmeno carta igienica. L’imprenditore è riuscito a trovare della carta igienica. I lavoratori se la sono presa per casa loro.
A questo punto l’imprenditore sarebbe in violazione degli accordi sindacali e avrebbe rischiato il sequestro dell’azienda. Allora si è rivolto al mercato nero “ed è riuscito a procurarsi forniture di carta igienica per alcuni mesi. I rotoli erano appena entrati in azienda, quando si è materializzata la polizia segreta, che li ha sequestrati come evidenza del complotto yankee mirato all’accaparramento di beni di prima necessità per mettere in ginocchio l’economia del paese. L’imprenditore e tre suoi dirigenti sono sottoposti ad indagine penale, e rischiano il carcere. Accade in un paese che, in 17 anni, ha introitato oltre mille miliardi di rendita petrolifera, e che soffriva di penuria di beni di prima necessità anche quando il greggio stava sopra i cento dollari al barile. Nel frattempo i tassi di mortalità sono schizzati alle stelle, con il collasso del sistema sanitario del paese, attaccato dal virus Zika che trova fertile coltura nell’immagazzinamento dell’acqua in secchi, a causa della condizione tragica delle infrastrutture idriche. La fame avanza, i bambini lasciano la scuola per fare la fila davanti ai negozi. Malgrado ciò la compagnia petrolifera statale, PDVSA, che non opera al dettaglio e di conseguenza non ha esigenza alcuna di sponsorizzare alcunché, per cinque anni ha pagato 45 milioni di dollari annui per mantenere un pilota venezuelano, Pastor Maldonado, in Formula 1. Per tutto il resto, si stampa moneta. Ammesso di riuscire a pagare gli stampatori, s’intende.”

http://phastidio.net/2016/05/24/venezuela-un-paese-rotoli-mancano/

Maggio 2016. Nessun’ipotesi di ripudiare il debito. Perché? Che gli esponenti del regime non abbiano a perdere i propri soldi depositati in banche estere mentre la popolazione soffre la fame.?
http://phastidio.net/2016/05/30/venezuela-perche-debito-estero-va-ripagato-ad-costo/
29 maggio 2016.
Negli ospedali manca tutto. La gente muore di fame o di malattia. Non ci sono soldi nemmeno per stampare i soldi. I disordini sono all’ordine del giorno. Mancano l’elettricità, l’acqua, i beni di prima necessità, il lavoro e la sicurezza. I dipendenti pubblici lavorano due ore al giorno.
«I tassi di mortalità sono alle stelle; i servizi pubblici stanno collassando uno dopo l’altro; l’inflazione a tre cifre ha lasciato oltre il 70 per cento della popolazione in condizioni di povertà; un’ondata ingestibile di criminalità ha costretto a rinchiudersi in casa la sera; le persone devono stare per ore in coda per comprare del cibo; moltissimi bambini muoiono per la mancanza di semplici medicine e macchinari negli ospedali, così come gli anziani e chi soffre di malattie croniche»
Inoltre si è aggiunta la siccità. Le dighe non hanno più acqua. Maduro vuole usare il petrolio per l’export, e il prezzo è calato facendo entrare meno soldi. Manca la diversificazione energetica.
“la persistente adozione di politiche che si sono mostrate infruttuose, come il controllo statale dei prezzi e del tasso di cambio; la corruzione molto diffusa tra i politici e i loro familiari. Per esempio, negli ultimi anni il governo venezuelano ha esteso il controllo dei prezzi a un numero sempre maggiore di beni: cibo e medicine, ma anche batterie per le auto, deodoranti e carta igienica. L’obiettivo era mantenere accessibili i beni anche ai più poveri ma le conseguenze sono state disastrose: quando i prezzi sono stati fissati al di sotto dei costi di produzione, i venditori non sono più riusciti a produrre a un ritmo tale da rifornire gli scaffali dei supermercati: «I prezzi ufficiali sono bassi, ma è un miraggio. I prodotti sono scomparsi».

Lo stato è cronicamente a corto di fondi ed è costretto a stampare sempre più denaro per finanziare la sua spesa: ma il problema è che se viene stampata più moneta si toglie valore a quella che c’è già in circolazione, aumentando ulteriormente l’inflazione e facendo peggiorare la situazione iniziale che si voleva risolvere. Negli ultimi due anni il governo venezuelano ha offerto a diverse società tipografiche delle commesse per la stampa delle banconote (è un’operazione che non fa necessariamente la Banca centrale): poi però sono finiti anche i soldi per pagare il lavoro delle società tipografiche che stampano i soldi.
http://www.ilpost.it/2016/05/29/venezuela-collasso/

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