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Lo stupore delle prese elettriche

Venti o dodici anni dopo. Che differenza fa?

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Scritto dopo la finale di pallavolo alle Olimpiadi di Rio
Ci sono degli eventi che sembrano ripetersi e fa piacere ripercorrerli nella mente come se fossero dei segnatempo che scandiscono i passaggi della propria vita. Così ripensi a tanti Italia Brasile indimenticabili non solo per i loro risultati, ma per dove eri, per cosa facevi, per le persone insieme a cui vivevi quei momenti, per quello che hanno rappresentato per te. Calcio e pallavolo si sovrappongono nella memoria.
Ricordi quel luglio 1982, la partita vista a casa dei nonni, il gol di Paolo Rossi, il pareggio di Socrates, il “Ce ne fanno una cesta”, il 3-2 finale, la cena insieme ai parenti, “Ora bisogna vincerle tutte” e sarebbe stato proprio così.
Ricordi quel 1990, quando nel tornare da una discoteca spingesti sull’acceleratore per arrivare in tempo a casa e gustarti, insieme alla cena in famiglia, l’inizio dell’avventura della Generazione dei Fenomeni. Italia – Cuba, quell’urlo del telecronista di Telemontecarlo: “Bernardiiiiiii”
Torni indietro poi nel tempo perché ti viene in mente il ricordo molto vago di una tv in bianco e nero, sempre a casa dei nonni, e qualcuno che si entusiasma per una pallavolo che sembra antica quanto la tv. Deve essere stato il 1978, i mondiali a Roma, un gabbiano d’argento (ops!), il volley che irrompe nelle case o almeno nella tua.
Ripensi a un altro Italia – Brasile. Di nuovo calcio. I Mondiali del 1994 negli Stati Uniti, brutti come la fame. Eri contro l’Italia, a quei tempi, prima che diventassi indifferente alla nazionale italiana di calcio, ma  è il luogo in cui vedesti la finale che è importante per la tua storia personale: il glorioso bar Savelli.
Due anni prima a Barcellona l’invincibile Italvolley era stata battuta ai quarti di finale e però tu non ti ricordi niente di quella sconfitta: evidentemente non fa parte degli eventi che hanno scandito la tua vita. Ricordi quella partita meravigliosa che fu la finale per l’oro vinta dal Settebello, ma quelle emozioni fanno parte del filo dei ricordi legati agli sport acquatici e le lasciamo da parte adesso.
Non dimenticherai mai quel 4 agosto 1996. Una camminata nelle Foreste Casentinesi iniziata alle sette di mattina e terminata alle sette di sera. “Dai! Andiamo a Castagno d’Andrea a piedi e torniamo in su? Tanto siamo stati già solo a Capo d’Arno! Che vuoi che sia?”. Fu una giornata bellissima e memorabile, a parte la nebbia che calava a fine cammino la sera, l’acqua nelle borracce che cominciava a scarseggiare come le fonti nel bosco e due o tre lamponi che ebbero l’effetto di un pollo arrosto, tanta era la necessità di prendere fonti energetiche negli ultimi metri (o chilometri) prima di arrivare alla macchina. La cena pantagruelica che seguì a casa alla camminata fu accompagnata dall’Evento-Che-Doveva-Verificarsi-E-Che-Invece-Non-Successe. La squadra più forte del decennio, l’invincibile armata della pallavolo italiana sarebbe rimasta per sempre senza quell’oro olimpico che avrebbe meritato ma che sarebbe mai riuscita a conquistare. La partita con l’Olanda fu epica. Il tiebreak fu epico. La sconfitta fu dolorosa. Ed epica. L’Olanda era comunque una squadra molto forte, detto tra parentesi. Facciamo un altro inciso. Tra il ’78 e il ’96 era già un po’ cambiata la pallavolo, ma ancora esistevano i cambi palla, le partite potevano essere stupendamente interminabili e quindi ancor più epiche. Vale lo stesso per la pallanuoto di quando esistevano i supplementari a oltranza, ma chiudiamo qua gli incisi, che cominciano a diventare troppi.
Be’. Comunque non ha senso pensare a una rivincita. Quella era la squadra che avrebbe dovuto vincere un’Olimpiade e non lo fece (ma resterà per sempre e comunque nel ricordo di tutti). Il peso dei ricordi non deve andare su chi non era nemmeno nato a quell’epoca. Così come nessuna nazionale di calcio sarà mai più Zoff Gentile Cabrini Oriali (Marini), Collovati Scirea Conti Tardelli Rossi Antognoni Graziani (Altobelli), nessun’altra nazionale di pallavolo sarà mai più Bernardi, Bracci, Cantagalli, Zorzi, Lucchetta, Gardini, Giani, Papi, Tofoli, Martinelli, Masciarelli, De Giorgi ecc. Del resto nessuna partita di pallavolo dopo l’introduzione del rally point system può essere considerata come una rivincita di un match avvenuto negli anni in cui questo sistema non esisteva: si potrebbe perfino parlare di sport diversi.
Ricordare gli eventi passati serve solo a inventare un filo conduttore nella propria vita.
Così nella tua memoria ti trovi ancora con alcuni degli stessi amici con cui facesti la camminata nel ’96, ma hai scorso il filo e sei finito nel 2004. Le Olimpiadi di Atene viste in parte a casa di Clara, come quella domenica in cui l’Italia perderà ancora una volta la finale olimpica, ma stavolta partendo da sfavorita, contro un Brasile molto forte e più forte di quello attuale. Che poi quelle Olimpiadi sarebbero state l’inizio di un ciclo riccardiano legato più al nuoto, con l’esplosione della Pellegrini, o al Setterosa, o alla maratona di Baldini, o ai tuffi della Cagnotto che a quella squadra di volley, la cui sconfitta, peraltro, fu preceduta la sera prima dall’argento azzurro nel basket.
Un giorno sarebbero arrivate anche le donne. C’è stato un arco temporale in cui devi avere avuto altre beghe a cui pensare, visto che sembra che non ti sia rimasto impresso l’oro ai mondiali delle ragazze del volley (che facevi quel giorno?) e le prime vittorie delle ragazze del tennis. Lasciando anche queste ultime al loro filo, ricordi soltanto le sconfitte ai quarti di finale delle pallavoliste in varie edizioni olimpiche, lo sguardo di Bonitta che si limitò a parlare alle ragazze prima di un punto determinante in un’Italia – Cuba (Atene?), la coreana che distrusse le ambizioni azzurre (Pechino?), la rivolta anti Bonitta, il suo ritorno, fino ad arrivare a quel bellissimo mondiale a Milano, visto dal vivo al ForumAssago grazie all’ospitalità di Serena Antolini e al fatto che avevi iniziato a viaggiare per guardare eventi sportivi dal vivo anziché limitarti alla tv e allo stadio di calcio. Sì, certo. Anche il filo degli eventi sportivi a cui hai partecipato da praticante fa parte di un’altra storia e magari sarà raccontata un’altra volta.
Intanto, a forza di ripercorrere la tua vita attraverso la pallavolo e qualche Italia – Brasile calcistico, sei arrivato a oggi.
Le Olimpiadi per l’Italvolley erano un tabù alle quattro del pomeriggio, ora italiana, e lo sono rimaste alle nove di sera. L’Italia aveva subito solo un anno fa una rivolta al maschile, l’espulsione di alcuni giocatori da parte di Berruto, la cacciata dell’allenatore, la sua sostituzione con il secondo, Blengini, e il ritorno di Zaytsev. Gli azzurri hanno fatto un girone eliminatorio spettacolare, battendo gli Stati Uniti e la bestia nera Brasile, con cui l’Italia aveva perso le ultime sette partite giocate in precedenza. Oggi avrebbe dovuto essere ripetuta quella partita lì, quella del girone eliminatorio, e magari anche i brasiliani arebbero dovuto essere quelli lì, un po’ più fallosi. L’Italia è sempre stata dentro i set, combattuti quasi sempre punto a punto, ma non ha mai dato l’impressione di poter vincere il match. I dettagli, gli errori, le imprecisioni sono state sempre favorevoli al Brasile. Del resto, se non fosse stato così, la partita non sarebbe finita tre set a zero. Ci possono anche essere stati due errori arbitrali in due momenti importanti del secondo e del terzo set, ma ci sono anche stati degli errori in battuta o in ricezione di troppo. Un niente, magari, ma quel niente che è servito al Brasile per vincere meritatamente la partita. Peccato, perché tra gli incontri disputati e persi in questi giorni dalle squadre italiane, forse questo era il meno impossibile.
Non importa. Ai ragazzi dobbiamo solo dire grazie, per averci ancora una volta tenuti incollati davanti ai televisori a palpitare, a urlare, a esultare, a deprimersi, a sbraitare, a emozionarsi, a piangere insieme a loro.
Adesso questa partita rappresenta solo un allungamento del filo dei ricordi, anche se rischia di essere sovrastata da uno dei match più belli mai vissuti: quello in semifinale contro gli Stati Uniti. Forse tra qualche anno sarà quello a restare più impresso nella memoria. Succede anche questo, nello sport: non è detto che sia l’evento finale quello più memorabile. Messico ’70: la partita che ha fatto la storia è stata Italia – Germania, la semifinale, e non Italia – Brasile, la finale. Un altro Italia – Brasile! Già. Avrebbe fatto parte del filo dei ricordi pure quella, se fossi già nato all’epoca? Chissà!
Intanto è finita anche questa Olimpiade e ora non resta che iniziare un nuovo quadriennio di vita da cercare di riempire di eventi e storie che poi possano far parte di nuovi fili di ricordi di cui magari potresti parlare l’ultima serata di gare di Tokyo 2020.

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