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Lo stupore delle prese elettriche

Viaggio a Boston (terza parte.)

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Boston, terza parte.
Boston, e in particolare Cambridge, sono come una grande università-città, che in effetti è famosa per le scuole, Harvard, Mit, Boston University (trentamila iscritti,) Boston College ecc.e inoltre per gli ospedali.
I campus sono organizzati in modo funzionale allo studio, alla ricerca, allo sviluppo anche. Le interazioni tra professori e studenti sono frequenti.
Nelle librerie delle coop del Mit e di Harvard potrei passare giornate intere e sfogliare libri per poi…comprarli su Amazon. Ci sono sezioni favolose su tutti i settori scientifici, accademici, sportivi, economici, finanziari, ambienatali. Libri non paragonabili per quantità e qualità a quelli che si trovano nelle grandi librerie italiane. (C’era una volta la Marzocco, potrebbero dire i fiorentini…)
Boston è una città che trasuda gioventù, innovazione, dinamismo, progresso, creatività, tecnologia, avventura, talento, passione, ricerca, sviluppo, propositività pensiero accademico e scientifico, dubbiosità nella ricerca di verità pronte a essere sconfessate dopo poco, attenzione all’ambiente, passione e cultura sportive.
Ad approfondire la realtà, emergono delle contraddizioni: i barboni di Harvard Square, i costi -e i benefici- del sistema universitario, i suoi meriti e le sue ingiustizie, la serrata contro quelli di Occupy Harvard, il rifiuto di far parlare qualche persona scomoda.
Eppure questo ambiente mi ha fatto pensare per cinque giorni di trovarmi in una specie di paradiso per gente curiosa, appassionata e interessata a conoscere, esplorare e forse migliorare il mondo. Un paradiso per chi sceglie di restare universitario e sportivo a vita.
Crescere in un ambiente così deve essere piuttosto produttivo e stimolante. La natura che circonda la città è essenziale, semplice e bella. Niente di impressionante. Solo, quello che serve per stare bene: prati, acqua, alberi, strade e case che non si impongono all’ambiente. Poi, volendo, in un quarto d’ora di traghetto, si arriva su isole affacciate sull’oceano.
Boston è anche una città amica dello sport e degli sportivi.
Stranamente non sembra una città ciclabile, a differenza di molte città europee, ma in compenso pare che corrano tutti. Poi, magari, passano dal corridoio principale del Mit ancora in abbigliamento da atleti, almeno il sabato.
Sempre al campus del Mit si possono fare un sacco di sport in grandi impianti sportivi, perché nelle università statunitensi la pratica dello sport è incoraggiata e ai campioni vengono offerte borse di studio, anziché bocciature o interrogazioni subito dopo i giorni di gara come raccontano diversi sportivi riguardo all’Italia.
A Boston giocano delle istituzioni dello sport americano come i Celtics, i Red Sox, i Patriots. La domenica i locali si riempono di gente che guarda il football insieme. La linea di arrivo della più antica maratona del mondo, quella dove un successo è già partire, quella che è il vero sogno di ogni maratoneta, è impressa sull’asfalto in modo indelebile, come un monumento.
Il traffico è quasi impercettibile. I negozi di libri o di musica, un po’ da twenty something, inevitabilmente resistono.
La città è molto più a misura d’uomo di altre grandi città come New York, Londra, Barcellona. Alla fine, insomma, Boston ha molto per guadagnarsi il titolo di città ideale per viverci

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