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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Vienna 2011. Prima parte

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UNO

Metti che un giorno non si possa più viaggiare o andare in aereo. Può meritare conservare il ricordo di quando mi sono alzato alle tre a Firenze, ho preso un taxi alle quattro, sono stato teso in attesa all’aeroporto, ho osservato le persone davanti a me che mi facevano allungare l’attesa, ho visto un uomo girare attorno e una donna che aveva il primo volo per Parigi.
Due ragazze slave stavano sedute su panchina, una si teneva il mento, l’altra siedeva su valigia, avevano giacche di pelle nera, una indossava un foulard.
Arrivano una signora anziana, posata, con piccola valigia, e un uomo che prende un carrello e ci mette le valigie. Passa uno in divisa da forse pilota. Un uomo seduto davanti a me e alla porta si alza, ha delle cuffie alle orecchie, passeggia, ha un valigione. Una donna nera bassa e tozza con cappotto grigio scuro e stivali bianchi ha tre valigie e un borsone.
Io sto fermo rigido accanto alla valigia e scrivo e osservo con ansia finché non arrivo in aereo.
Perche non aprite?
La donna nera ha una macchina fotografica, l’uomo parla al telefono, ride e butta via qualcosa.

Ho sempre paura di aver commesso qualche errore, magari rispetto al peso del bagaglio, che faccio controllare e l’addetta di Austrian Airlines dice che 8,6kg vanno bene. Mi rilasso, vado in bagno, poi in libreria, poi al bar.

Io prendo un cappuccino. Due tedeschi bevono una cioccolata e parlano di lavoro. Una signora maneggia nervosamente dei fogli, un signore lavora al pc e è molto concentrato. Io mi dirigo al controllo sicurezza, poi al gate. Leggo il Kindle, aspetto, sbaglio posto in aereo (il finestrino non era per me) e il tipo vuole proprio il mio posto anziché fare a cambio. Saluto Firenze dall’alto e guardo il panorama finché si può.
L’aeroporto di Vienna è bello. Giro tranquillo, compro la guida, esco ed è subito pioggia e vento e io sono senza ombrello. Entro nel loop del fai tutto, vedi tutto, conosci tutti. Vado subito in giro: all’hotel andrò in seguito.
La città mi sembra elegante, sfarzosa, tranquilla, ma rischia di diventare noiosa, troppo silenziosa, troppo composta.
Vedo chiese, viali, grandi strade, grandi piazze, grandi parchi, monumenti, palazzi maestosi, qualche diversivo sotto forma di strade strette, vicoli, salite, edifici in mattoni rossi, giardini fioriti, mercatini. Inizio a sentire della musica nell’aria. Musica che esploderà nei giorni di sole.
C’è poca gente, ma del resto piove. Una coppia si bacia, un barbone no, un uomo si gratta.
Arrivo all’hotel. La ragazza alla reception mi chiede come si traduce shoes in italiano in cambio mi dà la password dell’wifi, che sarebbe dovuta restare segreta. Inoltre mi dice di allenarmi lungo il Donau. Io mi innamoro di lei anche se l’unica cosa che mi dà è la password. L’hotel ha camere grandi con l’essenziale.

Esco e mi incammino.
Stephenplatz: la piazza, il duomo, le vie spaziose, la gente, le gite.
Dal dommuseum attraverso le strisce e scopro i negozi, poi le vie meno affollate a est, perfino una scritta sui muri (“We are everywhere”), gli immancabili ristoranti italiani, una chiesa carina, qualche cortile, qualche sottopassaggio, delle librerie con qualche libro in italiano, i supermercati, il piacevole Fleishmarkt, una via lunga stretta e colorata che sembra di essere nelle vie colorate di Londra).
Nelle vie principali si notano negozi chiccosi.
Dopo aver camminato un po’ questa città mi viene a noia, c’è poco da fare.
Nella zona dei musei vedo ragazze coi capelli colorati e diversi giovani, oltre a locali retrò, che non so se sia un retrò settecentesco.
Il miglior cibo gustato in giornata: una super schnitzel tenera.
Chiudo la giornata con la nebbia sul fiume e la receptionist dell’hotel preoccupata dall’arrivo di una gita di italiani. I ragazzi si riveleranno tranquilli. La colazione sarà discretamente abbondante: latte, yogurt, caffè, salumi, uova. Wurstel freddi, non molti dolci. Quando siamo andati a Berlino c’erano anche succhi di frutta e più cose calde (salsicce, fagioli ecc.), da colazione centronordeuropea superabbondante.

DUE

A volte questa città sembra finta. Troppo precisa, perfetta, ordinata. La coda per salire sui mezzi pubblici rappresenta è così composta che viene voglia di saltarla. I muri delle strade sono così puliti che viene voglia di imbrattarli. Nelle grandi piazze c’è musica, ci sono tanti suonatori o ballerini e sembra di essere ancora ai tempi dell’impero asburgico con la gente che balla il walzer.
La sacher torte è obiettivamente deliziosa e da nessun’altra parte è come qua, soprattutto nel locale dove l’hanno inventata.
C’è tanto verde. Ci sono delle casette con giardino. Il Danubio è un grande padre. I parchi sono rilassanti. Non mancano le panchine per sedersi.
Eppure anche il parco a volte mi sembra fermo: non è vivo come a Londra o a Stoccolma. È come se fosse un museo.
Il colore dominante della città è comunque il bianco grigiastro dei palazzi, dei monumenti, di questa città classicheggiante ed elegante. Forse troppo.
Non so perché i parchi di questa città non mi spingono a fermarmi. Mi sembra tutto costruito. Non sento neppure fruscii. Finalmente sento un uccellino e mi piace perfino il rumore di una macchina da giardinaggio. Mi sembra di vivere in un monumento.
Forse quel che manca è un corso d’acqua in mezzo al parco. Oppure un panorama.
Ci sono in giro rovine romane, c’è un labirinto artificiale e artificioso.
Trovarsi nella direzione sbagliata della fila in metro è imbarazzante. Due ragazze ne guardano un’altra che ha l’ardire di parlare, sempre in metro.
Rieccomi a piedi. Ecco il parco. Bellino e finalmente vivo. Con la gente che legge, gioca a carte, parla, gironzola. Ci sono giochi per bambini e passeggini con bambini. I giardini sono curati, ovviamente.
Ecco il mercato! Tanta gente con le buste della spesa. Erano tutti qua. Una ruspa lavora in corso. Ci sono tanti negozi di fiori.

“Entrò da Starbucks. Avrebbe detto sì a qualsiasi cosa avesse detto la cameriera, non perche bellina ma per non rivelare di non aver capito. Notò il legno, i disegni, i prezzi, la cioccolata che mangiava il signore quasi obeso di fronte a lui, il bambino e il padre con due pc, un cornetto e una brioche. Sulla destra la vista era occultata da un viennese riemerso dal Settecento che portava un parrucchino. Tutti armeggiavano col cellulare.
Vide una ragazza sola con iphone. Avra meno di venti anni, vestita di nero, capelli neri, ciglia nere, scarpe da ginn blu, Pensò di risorriderle. Se ricambiasse non saprebbe che dire. Non saprebbe dire se il caffe era buono. Era concentrato a scrivere.”

Stadtpark. Il parco è piacevole ma non c’è nessuno. È pomeriggio. Il cielo è grigio. Saranno tutti a lavoro. Piano piano qualcuno arriva. Qualcuno si sdraia. Appare un cane. Ci sono come sempre fiori curati ed erba mai calpestata da nessuno. L’età media è anziana.

Treznieski e i panini di kafka. 4 crostini 4 euro(ma ottimi e con molto condimento). Sono stato assalito affinché prendessi qualcosa. Due euro per un po’ di acqua.

La metro è affollata. Anche gli adolescenti fanno la fila ordinata per entrare. Perfino i ragazzi italiani in gita scolastica non fanno casino.

Eccomi al Prater. La strada per arrivarci è insignificante. Esce del fumo dal cassonetto in cui ho buttato la bottiglia di acqua. Mi cercheranno? Altalene che volano con bambini seduti, mamme che guardano e che sorridono, gente che fa picnic, una coppia matura beve birra, due uomini si baciano, un altro uomo ha la busta della spesa da cui prende del cibo in vaschetta e lo mangia. Un uomo sui trent’anni supta praticamente sui piedi di un vecchio seduto su una panchina. Una bambina con la cartella corre verso la metro. Un’automobile si ferma sulle strisce perché il guidatore vede me che però non intendevo attraversare e allora attraverso. Finalmente vedo la ruota. E giovani sdraiati. Ma poi, a parte la fama, il Prater è un bel parco?

TRE
Altro giro altra corsa altre visioni.
Ragazza che corre.
Tre neri che osservano il mappamondo gigante che ruota.
Il verde è tutto prato e orti.
Bimbi in bici.
Coppia che si tiene per mano.
Ragazza che telefona.
Ragazzo che pattina.
Lavori in corso.
Augarten. Bel parco, bei palazzi, strade larghe.
Tipa cinese con foulard.
Ragazza bionda con minigonna, calze nere, scarpe texane di pelle, occhi sul cellulare.
Palle sopra i palazzi.
I caffè all’aperto come a Parigi.
Negozi di alimentari, gallerie di arte, parrucchieri, parcheggi, tram.
Horfburg.
Maria Theresen Platz. Mlto bella. Chiesa, piazza, giardino grande evario, statue, gente sdraiata.
Quart Museum Platz. Strutture gialle tipo navi. Tanti giovani. Donna col velo. Finalmente mi fermo ad ammirare la vita. Vedo persone che mi sembrano creative e libere. Mi sdraio. Lui appoggia la mano sul collo di lei e si coccolano.
Qualcuno corre.
Una donna di colore beve della birra con un’amica bionda e ride.
Un ragazzo in giacca si siede accanto a me (perché lo fai?)
C’è chi mangia, c’è chi parla (molti col cellulare).
Lei bacia lui sulla guancia e poi appoggia la testa sulla sua spalla.
Nella via dei negozi si vedono anziani, bambini, uomini col computer tenuto nel marsupio come fosse un neonato. Da Ors hanno messo una fontana con l’acqua che scorre e giochi per bambini.

Fuori dal museum quartier.
Ecco strabordare la musica, finalmente, in una piazza enorme. Ragazzi pieni di colore in gruppo suonano la chitarra. A un altro angolo della piazza il suonatore è in giacca e cravatta. Suonano tutte le musiche del mondo, alcuni col cappello per strada. Rosamunda commuove sempre.
Ci sono locali con gelati italiani e Gazzetta dello Sport sui tavoli.
Molti negozi. Cibo austriaco, .bei palazzi, centri commerciali, belle strade.

Cafè Kafka.Giornali sui tavoli, musica, relax. Una biondona col vestito a fiori legge con gli occhi incollati alla pagina. Un quartetto è formato da una coppia che si bacia e un’altra nella quale lui indossa un sigaro e lei scrive al pc. Ci sono più succhi di frutta che birra in circolazione. Si sentono risate. Si vedono vestiti sportivi semplici.
Appena fuori un barbone ride da solo. Un uomo viene portato a braccio: aveva un colorito giallastro. Una ragazza coi pantaloni color blu vernice entra nell’Apple store. La via è affollata e viva. Ci sono i mega negozi di elettronica. Non mancano le panchine.
Devio ed entro in un parco. Kollerngasse. Mi fiondo in una libreria.
Cibo? È la giornata del cibo troiaio.

A girare scopro ulteriori chiese, negozi, persone, giardini, balletti per strada, muscisti, cafè, abbigliamento vintage, mercatini, borsette a forma di radio, libri usati, magline con scritte ironiche (I have the body of God, unfortunately is Buddha).

Kafe Museum. Quello della sachertorte originale. Ci torneremo dopo la gara e sarà la sacher sulla gara, quella delizia.

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