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there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Volevano solo salvare il mondo (seconda parte.)

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Siamo a tavola. Troppe posate. Troppi piatti. Dal giorno successivo mangeremo a buffet. Ci sarà un menu a parte per i vegani, il resto è vegetariano. Camerieri guardiani impediranno l’arrivo di portoghesi e anche lo scambio di menu: i vegetariani e i carnivori non potranno avventarsi sul cous cous per vegani, ad esempio. Non c’era nessun marchio a pelle per capire la differenza: i camerieri riconoscevano a vista chi beveva latte o no. Assaggeremo melanzane alla terra, cannelloni di gomma, budini alla colla, pasta acqua e pomodori. A tavola siamo noi di Firenze, i pisani e Claudia di Genova. Mi sento in uno strano imbarazzo nei confronti di Stefania. Le chiedo della laurea. Non so che dirle. Già ci vediamo poco. Vorrei continuare a incontrare le persone che ho conosciuto e con cui mi sono trovato bene. Le pisane le ho conosciute durante l’azione contro la Feltrinelli al Salone del Libro di Torino. Il primo anno ci siamo visti spesso tra concerti e altro. Poi meno. Ho anche iniziato a viaggiare per incontrare altri grinpisini, ma tra tutte le attività anche quei viaggi sono  diventati meno.

Mi ricordo che non avevo ancora dato i soldi per il regalo. Li do ad Antonella, pisana amica di Stefania e da poco ragazza di Marco.  Stefania accetta una birra al banco del bar e mi ringrazia. Non so di cosa si tratti, ma non è quello il punto. Comunque me lo dice lei, che ha iniziato la specialistica e quindi ci sarà un’altra festa di laurea. Ricordo il viaggio di un anno fa con Adriano, lei e Beatrice per andare alla riunione nazionale 2011. Dovemmo rifare tutto il giro dell’Eur, Beatrice mi disse che ero messo male perché avevo la mela Apple attaccata al vetro della macchina, loro due dovettero dormire in una jeep perché nella loro camera stavano trombando.

Usciamo in giardino. Ci mettiamo a sedere. Ci sono volontari di alcuni gruppi: Lecce, Salerno, Pisa, Firenze, Verona. Penso e dico in giro che non conosco quasi nessuno. Mi sento a disagio. Vado un quarto d’ora in camera. Ne approfitto per dare una ricarica all’iphone. I dubbi sulla permanenza o sull’impegno per l’associazione permangono. Torno in giardino.

Vedo una ragazza. Mi sembra Nina di Verona. Ha gli stessi capelli corti e la stessa faccia quadrata. Però mi sembra più grassa e più alta. Chiedo se è lei. Mi dicono di sì. Continuo a fissarla. Lei mi guarda. Nessuno dei due si saluta. Se è lei, la dovrei salutare. Se mi riconosce, dovrebbe farlo lei. Perché non lo fa? Io temo che non sia lei. Se fosse lei le salterei quasi addosso. Aveva detto che aveva abbandonato il coordinamento. Si accorge che la guardo. La rivedo altre volte. La riguardo. Mi riguarda. Alla fine qualcuno mi dirà il suo nome. Ecco. Non è lei. Adesso dovrei dare qualche spiegazione?

. Continuo a vedere che conosco poca gente. Mi sembra di assistere a un ricambio generazionale. Molte figure storiche mancano. Che poi si tratta di gente che c’era già quando c’ero io: sarà durata cinque anni. In tanti hanno detto di abbandonare per motivi personali o legati all’ufficio.  Prima o poi ognuno troverà la sua priorità o passerà dall’idealismo giovanile al realismo. Io ho cominciato a dubitare anche degli aspetti scientifici di alcuni argomenti oppure dell’utilità di certe azioni o ancora della coerenza delle persone. Oppure ho iniziato a essere critico verso le idee non relative agli aspetti ambientali, come se il sessantotto e i comunisti, oltre che avere conquistato i no global avessero messo le mani anche sulle associazioni ambientaliste.

Penso al gruppo locale un po’ in crisi, divago, generalizzo. Ne parlerò il giorno dopo con Cinzia di Bologna.

“Tre anni è la durata media. Questo gruppo va risollevato. Ognuno pensa a qualcos’altro. Ora il manifesto. Non è che si facciano azioni. Non abbiamo tempo e comunque tutti mettono famiglia, lavoro, studio in priorità. Anche in altri periodi della mia vita mi infervoravo per aspetti politici o voler fare tante cose: la conclusione è sempre stata fare per sé. Trovi amici e se ne vanno. Insomma crescono, si responsabilizzano, hanno famiglia e alla fine si comportano nei modi che prima criticavano. Anche quella del corso di scrittura si è contraddetta. Dici faccio come mi pare, ma gli altri non possono. Quelli che non si fidano più. Quelli che dubitano delle azioni. Quelli che dubitano filosoficamente. Quelli alla Patrick Moore che dicono che son diventati ecomarxisti. Quelli che siete diventati un’azienda. Quelli che non gli va bene facebook. Quelli che vorrebbero restare ai ciclostili. Tutti hanno un motivo per lasciare. A me preoccupa la deriva anti liberista.”

 

Vado a mettere in carica l’iphone. Mi sento a disagio. Gli altri dei gruppi toscani sono andati a letto. Scendo di nuovo. In corridoio una ragazza mi saluta. “Ricci!”. E’ quasi buio: le lampade emettono una luce molto fioca. Del resto ormai sono più delle due di notte. Saluto, ricambio i baci, ma chiedo chi sia. Succederà più o meno la stessa cosa con Maria Chiara di Roma. Però di lei avrò un dubbio: del resto queste donne che cambiano sempre la pettinatura rendono i riconoscimenti difficili.Faccio un resoconto mentale. Non può essere che Viviana di Rimini, anche per l’accento. Non so se sono stato abbastanza spontaneo, ma appena la riconosco lo divento: inizio a urlare, parlare a ruota libera.

Finalmente conosco la famosa dallo skill share Noemi, che conosce Giuseppe. Nasce una conversazione  abbastanza alcolica. Arrivano da Varese. Una ragazza è già mia amica di facebook. Parla soprattutto con Matteo di Pisa. Arrivano i veneziani. Io e Gabriella abbracciamo Elisa. Comincia ad arrivare gente che conosco. E’ il turno dei pescaresi. Abbraccio Annalisa. Stringo la mano a Gianluca. Noto l’assenza di Angela, che ha avuto un impegno. Ci parlerò al telefono la sera dopo e ci scambieremo l’idea di rivedersi: o lei a Firenze o io a Pescara.

Dei gruppi toscani restiamo fuori io, Stefania e Gabriella.Gli altri vanno a letto.

Andiamo in giardino. Vado a sedere vicino ai pescaresi. Da più trattenuto e silenzioso divento logorroico e sorridente. Parlo soprattutto con Annalisa, anche di calcio, visto che vorrei che Zeman, l’allenatore del Pescara, venisse a Firenze.  C’è Gioia, appena entrata in Greenpeace e piena di quell’entusiasmo contagioso dei primi tempi. Sorride e parla. C’è Gianluca. Siamo due a due. Conosco metà gente, insomma. La media è rispettata anche con l’arrivo a tarda notte dei veneziani e dei salernitani. Da Bari vedo Leonardo e Max, che si ammalerà. Finalmente conosco l’amica di Fb Valentina, grazie a Roberta, che appare magicamente la mattina. All’inizio mi sembra scostante, poi sarà protagonista con bacio in testa e unione alcolica.Anche Stefania conosce i pescaresi, mentre Gabriella è accanto a Elisa. Mi chiamano prima loro e poi la coppia Francesco di Treviso – Matteo di Olbia. L’argomento diventa l’alcool e la ripetizione della performance dell’anno scorso. In merito all’alcool la discussione verte sul mirto: finirlo tra di noi o aspettare il giorno successivo? Io sono per aspettare almeno qualcuno, ad esempio i torinesi. Sembra che tutti siano d’accordo, ma comunque il liquore finisce, anche a causa mia. La scena dell’anno prima riguarda una persona che rotola per la strada a mo’ di bottiglia mentre un conduttore ne fa la cronaca. Io affermo che le cose non si ripetono: casomai se ne possono produrre di nuove, se nascono spontaneamente.

Saranno ormai le tre. Siamo ancora in giardino. Parlo con diversa gente, sempre combattuto con l’ossessione perfezionista di dire la cosa giusta, salutare, aspettare, non dare noia parlando. Forse l’idea del ricambio generazionale era prematura. E’ anche vero che, pur parlando, in alcuni momenti mi sento solo. Entrano i torinesi. Saluto Claudia e Clarissa. Gli altri due non li conosco. Un ragazzo  si alzerà la mattina per andare a correre. Esiste un runner di Torino che è andato a correre alle sette, dopo aver fatto tutto il viaggio e essere andato a dormire alle tre. Oltre a grinpisini che corrono, hanno corso, hanno detto di voler cominciare, ci sono quelli che scrivono: Francesca, Danilo, Claudia (“Tu scrivi?”, la mia frase di apertura. Lei mi sorprende perché sostiene che io scriva bene. Mi sembra che non abbia mai letto niente di mio) che ha preferito un concerto metal alla rn. Sento Angela al telefono e ci scambiamo inviti di visite nelle nostre città. Vorrei andare al salone del libro, su suggerimento di Clarissa e l’idea mi piace tanto che manderebbe a puttane gli altri dodici impegni, teatro compreso. Alla fine non ci andrò, causa teatro e attività cui non sono chiamato (“diciamo di farla finita a pierdavide”, diventa “peccato avergli detto che nei prossimi mesi non ci sarò”).

Rientriamo in corridoio. Scende Stefania: dice che in camera sua un condizionatore dà noia.

Sto bene. Non voglio andare a letto. Ho già bevuto un discreto quantitativo di alcool. Comunque non penso più che questa riunione nazionale potrebbe essere l’ultima alla quale partecipo.

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