there is no life b

Lo stupore delle prese elettriche

Weekend in montagna

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STRADE. Alla partenza dalla Coop di Piazza Leopoldo abbiamo due macchine: la mia e quella di Marco. Basta un incrocio, dico un incrocio, per andare in direzioni opposte. Lui gira a destra, dove l’accesso sarebbe consentito solo ad ambulanze ecc., e io giro a sinistra. Io mi dirigo verso via Faentina, ma riesco a perdermi in una strada che avrò fatto duecento volte ma ogni volta ha dei punti ostici: dico il passaggio da viale Volta a via Faentina. Mentre la Rai trasmette la partita dei mondiali, interrompono la diretta per dare la notizia che Marco si trova al Saschall e non capisco cosa ci faccia. Arrivo alla Casa del Prosciutto a Vicchio e mi gusto un panino e un pezzo di torta prima che passi anche Francesco Zoppeddu e prima di scoprire che la macchina di Marco è già a Villore. A questo punto ci dovevamo dirigere a destra, secondo le indicazioni degli autoctoni e invece giriamo a sinistra verso Borgo San Lorenzo. Torniamo indietro, scorgiamo il cartello “Villore”, ma la strada non finisce mai e svoltiamo verso una strada di montagna. La mia macchina decide di scioperare e quindi la rimettiamo sulla strada normale, convinti che ci sia un modo migliore. Infatti troviamo il bivio per il casale, grazie al fatto che Francesco riesce a leggere il cartello invisibile con scritto GP e la freccia a destra: fosse stato per me, chissà dove mi avrebbe portato il mio proseguire diritto. La sera vado a prendere Micaela insieme a Daniela. Alla fine della discesa di Villore io giro a destra e lei, che il pomeriggio era stata in macchina con Marco, dice che loro erano venuti da sinistra. Io riprendo la strada fatta nel pomeriggio, raccogliamo Micaela e poi decido di passare per la strada conosciuta, cioè la ss 67 che conduce da Pontassieve a Dicomano e Vicchio e Forlì. Più o meno distanze e tempi sono uguali. E’ anche vero che da Firenze a Pontassieve prendiamo la strada parallela a quella che avevano fatto nel pomeriggio e così si spiega il “Noi di qui non ci siamo passati” detto da Daniela che mi aveva fatto pensare di fare una ricerca su una strada che presumibilmente avevano creato la notte stessa.

 

SCORPIONI E CIMICI. Per la gioia di Daniela, Beatrice ed altri soggetti, ogni tanto in casa apparivano dei simpatici animaletti. (Non sono stati in vacanza in Puglia con una casa piena di blatte con le ali prese a scopate, nel senso di battute con la scopa). Scorpioni, scarafaggi e di tutte le qualità. Cercando di non ucciderli, venivano prelevati con scopa e cassetta ed invitati a sloggiare. Pare che uno di loro si sia vendicato su Daniela, però…Deve aver fatto una lunga marcia durata due giorni fino a casa sua cantando “se vengo fin lì ti faccio due labbra così”.

 

PIZZA. L’abbiamo mangiata. Questa è la notizia vera. Dato che alle sette sembrava che tre ore di attesa fossero troppe, non abbiamo acceso il forno a legna. Allora abbiamo cotto la pizza sul camino, con l’effetto o di carbonizzarla o di dare fuoco alla carta da forno. La pizza in sé non era male, se paragonata per esempio a mangiare cemento armato intonacato. Abbiamo finito di mangiare alle due: dopo poco noi saremmo andati a letto e da Pesaro sarebbero partiti per venire a trovarci. Fonti romane hanno fornito un utile suggerimento per abbassare il fuoco della fiamma del camino: occorre buttarci il sale. L’effetto immediato è stato quello di farla alzare, la fiamma.

 

BIRRE. Non esiste il moto perpetuo e non si può trasformare il piombo in oro, ma il sabato sera a Villore si verificava una strana riproduzione di birre Moretti. Ogni volta che si pensava che fossero finite e che quindi si iniziava a bere vino, apparivano misteriosamente nuove bottiglie di birra piene. Ciò contribuiva a non far finire giochini e chiacchiere attorno al tavolo degli apostoli sistemato in giardino.

 

FILM. Pare che si sia visto un film verso le due di notte proiettato da un computer. Non sono in grado di ricordare quale fosse e per quanto tempo sia stato a vederlo. Ricordo solo di aver tenuto la porta aperta a Roberta che doveva avere un appuntamento galante fuori. (Mi viene da dire che doveva lanciare un messaggio ad una stella, ma o è troppo romantico o troppo fantascientifico e dovrei inventarmi una storia tra Villore e la stella e ora non ho tempo).

 

MARIO. Ha cercato di connettersi a internet da ogni posizione, ha cercato vari modi per inserire la chiavetta usb sul computer, ha testato ogni punto nei dintorni per vedere dove prendeva il cellulare (ci sono state a tal proposito rimostranze da chi aveva Vodafone e non prendeva, mentre Wind sì, a differenza di quanto scritto nella mail del pre skill share), è apparso mentre giocavamo a calci con cuffie in testa e pc in mano come se fosse un rabdomante informatico, ha visto un teschio e si è nascosto a sentire parlare un contadino, è andato a comprare un giornale, ha parlato di vari argomenti tra cui la famosa (per chi c’era) dotta disquisizione sulla castità che nasceva dai riferimenti al film “Into the wild”, ha fatto ridere le pisane anche mentre parlava nel sonno. Riesce a rendere perfino l’accento aretino (il dialetto peggiore sulla Terra) simpatico. Forse perché è simpatico lui.

Durante la disquisizione sulla castità è stato contrastato dall’opinione di Domenico che stava mangiando farro e latte a colazione. Domenico si è anche prodigato in rime calabre, che hanno riscosso un certo successo.

 

FIUME. Le leggende narrano dell’esistenza di un fiume dalle parti del casale. A Francesco la sua presenza è stata confermata da un autoctono, ma non è andato ad esplorare la zona. Mentre giocavamo a calcio (o a calci), è apparsa un’improvvisa nuvola di polvere che ha oscurato tutto il giardino, tanto da far temere l’aeroporto di Peretola che fosse eruttato un vulcano sconosciuto dalle parti di Vicchio. La nuvola è però lentamente svanita e sono apparse le facce precedentemente sommerse del gruppo di Pisa. Non sono però arrivati al fiume, malgrado abbiano percorso un numero di chilometri tale da far pensare che questo fantomatico fiume in realtà non esista.

 

CALCIO. Durante una pausa alcuni di noi hanno giocato a calcio. Risultato: Marco con ferita ad una caviglia causata dal sottoscritto, io con livido a caviglia e Irene infortunata ad un piede. Non male, direi. L’agonismo non ci manca.

 

 

 

 

 

 

 

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